Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Le rivoluzioni colorate e le origini della Terza Guerra Mondiale (2 di 3)

Pubblicato da Marco su 22 Novembre, 2009

Quando si sente parlare di ‘poteri forti’ molti non hanno un’idea chiara di cosa si tratti. Nonostante certe letture, anche io, annegato nel tram tram informativo dei giornali on-line e dei telegiornali delle notizie ‘pernacchie’, per usare una calzante definizione di Tiziano Terzani, perdo spesso il contatto con gli uomini che contano davvero, con i grandi manovratori che, mentre noi prendiamo il bus per andare al lavoro, ingannano la gente con solenni propagande e piegano il corso degli eventi in funzione dei loro interessi.

La seconda parte del resoconto storico di Andrew Gavin Marshall passa in rassegna i casi eclatanti di ‘rivoluzioni colorate’, termine con il quale si indicano rivolte popolari finanziate e sobillate da centri di potere che, ad un primo sguardo, non presentano alcun legame con i motivi alla base dei movimenti di piazza o con il paese nei quali questi hanno luogo. Ma è solo dopo una attenta analisi delle relazioni internazionali intessute dalle istituzioni del paese in rivolta è possibile interpretare gli eventi con la giusta chiave.

Ciò che segue offre una casistica importante di capovolgimenti al potere avvenuti nei primi anni 2000, che aiuta a capire come si cambia il corso della storia. Chi sono gli attori e qual’è il copione.

A chi ha seguito negli ultimi anni l’evolvere della cosiddetta ‘controinformazione’ che, perlopiù in internet, ha ispirato un crescente senso di insofferenza verso le istituzioni, non sarà sfuggito il nome ‘Freedom House’, un istituto di ricerca americano che stila classifiche sulla libertà di stampa nei paesi del mondo. Il mediocre posizionamento del nostro paese in questa classifica è stato per lungo tempo, e lo è ancora, un forte argomento contro il potere mediatico di Berlusconi in Italia. Che quest’ultimo esista è fuori di dubbio, ma la credibilità che riveste questa associazione è quantomeno discutibile, dal momento che, come emerge dal saggio di Marshall che segue, essa rappresenta uno dei principali erogatori di finanziamenti delle rivoluzioni nei paesi centro-asiatici, nonché una delle innumerevoli facce del potere corporativo di Washington.

Questo è molto preoccupante, poichè rafforza il potere e lo status quo rendendo vani e inefficaci gli sforzi per contrastarlo.

Per approfondire la conoscenza di Freedom House, la Casa della Libertà, quella vera, come Beppe Grillo si è più volte affannato a specificare, segnalo un interessante articolo di Paolo Barnard a questo link.

LE RIVOLUZIONI COLORATE E LE ORIGINI DELLA TERZA GUERRA MONDIALE  (Seconda Parte)

di Andrew Gavin Marshall

Introduzione

A seguito della geo-strategia degli Stati Uniti nella zona che Brzezinski ha definito i “Balcani mondiali”, il governo americano ha lavorato a stretto contatto con le principali ONG per ‘promuovere la democrazia’e ‘la libertà’ nelle ex-repubbliche sovietiche, muovendosi dietro le quinte per fomentare le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’, con l’unico intento di condurre al potere leader fantocci dall’aspetto amichevole, addestrati a favorire unicamente gli interessi dell’Occidente, sia da un punto di vista strategico che economico.

La seconda parte di questo saggio presenta le rivoluzioni colorate come una strategia chiave nell’imporre la guida statunitense nel Nuovo Ordine Mondiale. La rivoluzione ‘colorata’o ‘dolce’ è una pratica politica segreta della NATO e degli Stati Uniti finalizzata ad espandere la loro influenza fino ai confini della Russia e persino della Cina, seguendo uno degli obiettivi primari della politica estera americana del Nuovo Ordine Mondiale: contenere Cina e Russia e impedire il sorgere di potenze in grado di sfidare gli USA.

Le ‘rivoluzioni colorate’ sono dipinte dai media occidentali come democratiche insurrezioni popolari nelle quali la gente chiede di avere un peso maggiore all’interno di vecchi sistemi politici governati da leader dispotici.

Ma la realtà è ben lontana da ciò che questa utopica immagine suggerisce. Le ONG e i media occidentali sono soliti erogare cospicui finanziamenti e organizzare gruppi di opposizione e movimenti di protesta nel corso degli scrutinii elettorali, con lo scopo di creare la percezione che siano in corso dei brogli aizzando così le masse popolari contro le autorità perchè cedano il potere ai ‘loro’ candidati. Per questo motivo avviene spesso che il ‘loro’ candidato sia sempre il preferito dall’Occidente e dagli USA, e che la sua campagna elettorale sia sempre finanziata da Washington e le proposte politiche ed economiche sempre in linea con le dottrine neoliberali degli USA. Alla fine è il popolo a perdere, con le sue legittime speranze di cambiamento e democrazia rese vane dall’influenza che gli USA esercitano sui loro leader politici.

Le rivoluzioni dolci hanno anche l’effetto di instaurare protettorati americani lungo i confini di Cina e Russia, laddove risiedono molti degli ex paesi del Patto di Varsavia alla ricerca di strette collaborazioni politiche, economiche e militari. Questo aggrava quindi la tensione tra l’Occidente e l’asse Cina-Russia, il che, in ultima analisi, porta il mondo più vicino ad un potenziale conflitto tra i due blocchi.

Serbia

La Serbia conobbe la sua ‘rivoluzione colorata’ nell’ottobre del 2000 quando ci fu il rovesciamento del leader serbo Slobodan Milosevic. Come riportato dal Washington Post nel dicembre del 2000, a partire dal 1999 gli Stati Uniti intrapresero un’importante ’strategia elettorale’ per cacciare Milosevic. “Consulenti pagati dagli Stati Uniti hanno svolto un ruolo importante dietro ogni attività anti-Milosevic, dal controllo dei sondaggi alla formazione di migliaia di attivisti dell’opposizione, fino all’organizzazione di un conteggio di voti parallelo che si rivelò cruciale. Gli studenti attivisti vuotarono 5000 barattoli di vernice spray sui muri delle città con graffiti contro Milosevic e attaccarono 2,5 milioni di adesivi con lo slogan ‘Sei Finito’, che poi divenne lo slogan della rivoluzione. E tutto a spese dei contribuenti americani”. Inoltre, secondo quanto scritto da Michael Dobbs sul Washington Post, alcuni tra i “20 leader dell’opposizione serba furono invitati nell’ottobre del 1999 ad un seminario tenutosi al Marriott Hotel a Budapest patrocinato dal National Democratic Institute (NDI) con sede a Washington”.

È interessante notare che “alcuni americani coinvolti nelle azioni anti-Milosevic rivelarono di essere a conoscenza del coinvolgimento della CIA nelle operazioni elettorali, ma non riuscivano a capire cosa volessero ottenere. Qualunque cosa fosse, comunque, conclusero che non avrebbero sortito alcun effetto. Il ruolo principale fu svolto dal Dipartimento di Stato americano e dalla Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ovvero l’agenzia del governo per l’assistenza straniera, due istituzioni che canalizzarono i finanziamenti attraverso i fornitori commerciali e associazioni no-profit, come l’NDI (National Democratic Institute), che rappresenta il partito democratico americano, e l’IRI (International Republican Institute), la sua controparte repubblicana. La NDI “ha lavorato a stretto contatto con i partiti di opposizione serba, l’IRI ha concentrato invece la sua attenzione su Otpor, che fungeva da spina dorsale ideologica e organizzativa della rivoluzione. Nel mese di marzo l’IRI pagò due dozzine di capi di Otpor perchè partecipassero ad un seminario sulla resistenza non violenta presso l’Hotel Hilton a Budapest”. Nel corso del seminario, “gli studenti serbi hanno ricevuto istruzioni su come organizzare uno sciopero, comunicare con i simboli , superare la paura e minare l’autorità di un regime dittatoriale”. [1]

Stando a quanto riportato dal New York Times, Otpor, il principale gruppo di opposizione studentesca, ricevette un flusso costante di denaro proveniente dal National Endowment for Democracy (NED), un’organizzazione finanziata dal Congresso per la ‘promozione della democrazia’. L’Agenzia americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID) offrì denaro a Otpor, così come fece l’International Republican Institute, un’altra organizzazione non governativa di Washington finanziata in parte dall’USAID”. [2]

Georgia

La Georgia conobbe la sua ‘Rivoluzione Rosa’ nel 2003, con la caduta del presidente Eduard Shevardnadze e l’insediamento di Mikhail Saakashvili dopo le elezioni del 2004. In un articolo del novembre 2003 su The Globe and Mail, è stato segnalato che una fondazione con sede negli Stati Uniti “ha favorito la caduta di Shevardnadze” attingendo ai fondi della sua organizzazione no-profit con l’intente di “inviare un’attivista 31enne di Tbilisi di nome Giga Bokeria in Serbia e incontrare i membri del movimento studentesco Otpor (Resistenza) per apprendere come questi hanno provocato la caduta del dittatore Slobodan Milosevic servendosi di manifestazioni di piazza”. Nel corso dell’estate seguente, “la fondazione pagò il viaggio di ritorno agli attivisti di Otpor dopo che questi avevano tenuto corsi di tre giorni a più di 1.000 studenti in materia di simulazione di una rivoluzione pacifica”.

Questa fondazione con sede americana “ha anche finanziato una popolare stazione televisiva di opposizione che è stata fondamentale nel mobilitare le masse nella cosiddetta ‘rivoluzione di velluto’, e si riporta che ha offerto sostegno finanziario ad un gruppo di giovani che hanno trascinato la protesta in strada”. Il proprietario della fondazione “è in stretti rapporti di amicizia con l’avversario principale di Shevardnadze, Mikhail Saakashvili, un avvocato formatosi a New York che ci si aspetta vinca le elezioni presidenziali in programma per il prossimo 4 gennaio”.

Nel corso di una conferenza stampa, una settimana prima delle sue dimissioni, Shevardnadze affermò che la fondazione degli Stati Uniti “è schierata contro il Presidente della Georgia”. Inoltre, “Giga Bokeria, che tra le fila del Liberty Institute ricevette denaro sia dalla fondazione americana che dall’Istituto per l’Eurasia, sostiene che altre tre organizzazioni hanno svolto un ruolo chiave nella caduta di Shevardnadze: il Partito del Movimento Nazionale di Saakashvili, l’emittente televisiva Rustavi-2 e Kmara! (Basta! in georgiano), un gruppo di ragazzi che ha dichiarato guerra a Shevardnadze in aprile dando inizio ad una campagna denigratoria con manifesti e graffiti sui muri che denunciavano la corruzione nel governo”. [3]

Il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo precedentemente citato, l’autore ha pubblicato un altro articolo su The Globe and Mail, spiegando che la ‘rivoluzione senza spargimento di sangue’ in Georgia “odori maggiormente come un’altra vittoria degli Stati Uniti sulla Russia nella grande scenario internazionale del periodo post-Guerra Fredda”. L’autore, Mark MacKinnon, ha spiegato che dietro la caduta di Eduard Shevardnadze si trova “il petrolio sotto il Mar Caspio, una delle poche grandi risorse di petrolio al mondo relativamente ancora non sfruttate”, e quindi la “Georgia e la vicina Azerbaigian, che si affaccia sul Mar Caspio, presto cominceranno ad essere considerati non solo come paesi di recente indipendenza, ma come parte di un ‘corridoio energetico’ “. Sono stati infatti già definiti dei piani che porteranno alla costruzione di un imponente “oleodotto che attraverserà la Georgia verso la Turchia e il Mediterraneo”.

A questo proposito, vale la pena citare ancora MacKinnon:

“Quando questi piani furono definiti, Shevardnadze era visto favorevolmente sia dagli investitori occidentali e che dal governo degli Stati Uniti. La sua reputazione di uomo che ha contribuito a porre fine alla Guerra Fredda diede agli investitori un senso di fiducia nel paese, e la sua intenzione dichiarata di spostare la Georgia fuori dall’orbita della Russia e verso le istituzioni occidentali come la NATO e la UE non fece altro che aumentare il suo credito presso il Dipartimento di Stato USA.

Gli Stati Uniti si mossero velocemente per offrire sostegno alla Georgia aprendo una base militare nel paese (2001) con lo scopo di formare le milizie georgiane ‘anti-terrorismo’. Questa base divenne il primo insediamento militare americano in una ex repubblica sovietica.

Ad un certo punto, però, Shevardnadze invertì la rotta e decise di abbracciare ancora una volta la Russia. Questa estate, infatti, la Georgia ha firmato un accordo segreto per una fornitura di gas per 25 anni con il colosso energetico russo Gazprom, che diventa così suo unico fornitore. Inoltre, ha di fatto venduto la rete elettrica del paese ad un’altra azienda russa tagliando fuori AES, una società che l’amministrazione USA aveva appoggiato per vincere l’appalto. Shevardnadze attaccò i manager di AES definendoli ‘bugiardi e imbroglioni’. Entrambe le trattative hanno dunque drammaticamente avuto l’effetto di incrementare l’influenza russa a Tbilisi”.

A seguito delle elezioni in Georgia, Mikhail Saakashvili, formatosi negli States e spalleggiato dal governo americano, salì alla presidenza e “vinse la giornata”. [4] Ci troviamo di fronte ad un altro esempio di come la geopolitica del petrolio e la politica estera degli Stati Uniti siano intimamente connesse. La tattica della ‘rivoluzione colorata’ è di vitale importanza nell’ottica degli interessi USA-NATO nella regione: ottenere il controllo sulle riserve di gas dell’Asia centrale ed evitare che la Russia espanda la propria zona d’influenza. Tutto questo deriva direttamente dalla strategia imperiale messa in atto dall’asse USA-NATO per l’instaurazione del nuovo ordine mondiale a seguito del crollo dell’Unione Sovietica. (Questa strategia è stata descritta in dettaglio nella prima parte del presente saggio).

Ucraina

La sua ‘rivoluzione colorata’ l’Ucraina la vide nel 2004 con la ‘Rivoluzione Arancione’, in cui il leader d’opposizione filo-occidentale Viktor Yushchenko divenne presidente sconfiggendo Viktor Yanukovych. Come il Guardian rivelò nel 2004, dopo le elezioni contestate (come accade in ogni ‘rivoluzione colorata’), “i guerrieri della democrazia del movimento giovanile ‘Ukrainian Pora’ hanno già conquistato una importante vittoria – qualunque sia il risultato di questa pericolosa situazione a Kiev”, tuttavia, “tutto questo è opera degli Stati Uniti: un esercizio sofisticato e brillantemente ideato dai geni del marketing globale dell’Occidente, e che è stato utilizzato per nascondere elezioni truccate e rovesciare regimi non graditi in ben quattro paesi in quattro anni”.

L’autore, Ian Traynor, ha spiegato che, “la strategia adottata in Ucraina, finanziata e organizzata dal governo degli Stati Uniti mettendo a disposizione consulenti, sondaggisti, diplomatici, entrambi i grandi partiti americani e le ONG, era già stata utilizzata in Europa a Belgrado nel 2000 per far cadere il regime di Slobodan Milosevic”. Inoltre, “l’NDI del Partito Democratico, l’IRI del Partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e l’USAID sono le principali organizzazioni coinvolte in queste iniziative a favore dei cittadini, così come la ONG Freedom House, oltre agli stessi finanzieri miliardari già coinvolti nella ‘Rivoluzione Rosa’ in Georgia. Nell’attuazione delle strategie di rovesciamento dei regimi, “le opposizioni spesso riottose devono compattarsi dietro un unico candidato, se si vuole avere possibilità di scalzare il regime. Quel leader viene scelto sulla base di criteri di opportunità e di obiettivo, anche se lui o lei è anti-americano”.

“Freedom House e l’NDI del Partito Democratico”, prosegue Traynor, “hanno finanziato e organizzato ‘la più grande operazione di monitoraggio elettorale’ in Ucraina, coinvolgendo più di 1.000 osservatori appositamente istruiti. Essi hanno inoltre eseguito gli exit poll. Nel corso della serata di domenica, quei sondaggi davano Yushchenko in vantaggio di 11 punti prevendendo di fatto quello che sarebbe successo di lì a poco”.

Gli exit poll sono fondamentali dal momento che, comparendo inevitabilmente per primi e ricevendo ampia copertura mediatica, rivestono un ruolo importante nella lotta propagandistica contro il regime e costringono le autorità a dare subito delle spiegazioni.

La fase finale della strategia americana delle ‘rivoluzioni colorate’ prende in considerazione le contromosse da usare quando il leader sconfitto non accetta l’esito delle elezioni  [...] A Belgrado, Tbilisi, e adesso Kiev, dove le autorità hanno inizialmente cercato di restare aggrappati al potere, il consiglio era di rimanere freddi ma determinati e di organizzare manifestazioni popolari di disobbedienza civile, che doveva rimanere comunque pacifica nonostante il rischio di provocare la violenta repressione da parte del regime. [5]

Come descritto in un articolo apparso sul Guardian a firma di Jonathan Steele, il leader dell’opposizione Viktor Yushchenko, che contestò i risultati delle elezioni, “era primo ministro nel governo del presidente uscente Leonid Kuchma e alcuni dei suoi sostenitori sono anche legati ai gruppi industriali senza scrupoli che hanno gestito a loro vantaggio la privatizzazione dell’Ucraina post-sovietica”. Egli ha inoltre spiegato che i brogli elettorali sono fondamentalmente irrilevanti, infatti “la decisione di protestare sembra dettata principalmente da ragioni di realpolitik o dalla natura più o meno ‘filoccidentali’ e a favore degli interessi economici dello sfidante. In altre parole, coloro i quali sosterranno un programma economico neoliberista avranno il sostegno dell’asse USA-NATO, dal momento che il neoliberismo rappresenta il dogma economico internazionale alla base delle loro mire nella regione.

Citando ancora l’articolo di Steel, “in Ucraina, Yushchenko ricevette l’avallo dell’Occidente, oltre ai fiumi di denaro versato dai gruppi che lo sostengono, che vanno dalla organizzazione giovanile, Pora, a vari siti web di opposizione. In pratica, gli Stati Uniti e le altre ambasciate occidentali pagarono per avere quegli exit poll”. Questo chiarisce bene le idee circa l’importanza strategica dell’Ucraina per gli Stati Uniti, ‘che rifiuta di abbandonare la sua politica di guerra fredda per il contenimento della Russia cercando di attirare dalla sua parte tutte le repubbliche ex-sovietiche”. [6]

Un commentatore del Guardian descrive così l’ipocrisia dei media occidentali: “Due milioni di manifestanti anti-guerra che invadono le strade di Londra vengono politicamente ignorati, mentre poche decine di migliaia di persone nel centro di Kiev diventano ‘il popolo’ e la polizia ucraina, i tribunali e le istituzioni governative gli strumenti di oppressione”. Inoltre si rivela che, “enormi manifestazioni sono state organizzate a Kiev a sostegno del primo ministro, Viktor Yanukovich, ma in tv questo non è mai stato mostrato: se si parla dei sostenitori di Yanukovich è solo per ridicolizzarli, ad esempio per essere giunti in autobus. Le manifestazioni a favore di Viktor Yushchenko hanno invece luci laser, schermi al plasma, sofisticati sistemi audio, concerti rock, tende da campo ed enormi quantità di indumenti arancioni; ma nonostante questo continuiamo ad illuderci che si tratta di semplici manifestazioni spontanee.[7]

Nel 2004, la Associated Press riportò che, “l’amministrazione Bush negli ultimi due anni ha speso più di 65 milioni dollari in aiuti alle organizzazioni politiche in Ucraina, denaro che è servito a portare il leader dell’opposizione Viktor Yushchenko ad incontrare i leader degli Stati Uniti e organizzare exit poll che indicassero Yushchenko come vincitore delle elezioni”. Il denaro, affermano, “è stato incanalato attraverso organizzazioni come la Fondazione Eurasia o attraverso gruppi allineati con i Repubblicani e i Democratici del Congresso, i quali hanno organizzato le sessioni di training per gli elettori insieme alle associazioni per i diritti umani e le testate di informazione indipendente”. Tuttavia , anche i funzionari dil governo “riconoscono che parte del denaro è servito ad aiutare i gruppi e i singoli individui che si opponevano al candidato di governo spalleggiato dalla Russia”. 

Il rapporto afferma che alcune grandi fondazioni internazionali finanziarono gli exit poll, che secondo il presidente in carica furono ‘asimmetrici’. Tra queste fondazioni ci sono “la NDI (National Endowment for Democracy), che riceve i soldi direttamente dal Congresso, la Fondazione Eurasia, finanziata dal Dipartimento di Stato, e la Fondazione Rinascimento”, che riceve denaro dagli stessi facoltosi finanzieri, oltre che dal Dipartimento di Stato americano. Il coinvolgimento del Dipartimento di Stato americano dimostra che questi finanziamenti rientrano nei piani di politica estera degli Stati Uniti. “Altri paesi offrirono la loro collaborazione in queste operazioni. Tra questi troviamo Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svizzera, Canada, Norvegia, Svezia e Danimarca”. In alcuni gruppi di finanziamento e attività in Ucraina furono coinvolti anche l’International Republican Institute e il National Democratic Institute, quest’ultimo presieduto in quel momento dall’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Madeline Albright. [8]

Nel 2004, Mark Almond scrisse per il Guardian dell’avvento del ‘Potere del Popolo’, descrivendolo in funzione di ciò che stava accadendo in Ucraina. In particolare Almond scrisse che “i disordini in Ucraina sono presentati dai media come una lotta tra il popolo e le vecchie strutture di potere sovietiche. Il ruolo delle organizzazioni dell’Europa occidentale risalenti al periodo della Guerra Fredda è invece tabù. Se provi ad interessarti dei finanziamenti piovuti sulla sensazionale messa in scena di Kiev, le grida di rabbia che sentirai ti dimostreranno che hai toccato un punto nevralgico del Nuovo Ordine Mondiale”.

Continua Almond: “Attraverso tutti gli anni ‘80, nella organizzazione delle rivoluzioni di velluto fino al 1989, un piccolo esercito di volontari – e, per dirla con franchezza, spie – ha collaborato alla promozione di quello che divenne il Potere del Popolo. Una galassia di fondazioni interconnesse tra loro e associazioni di beneficenza che spuntavano come funghi per trasferire milioni di dollari ai dissidenti. Il denaro proveniva prevalentemente dai paesi NATO e da finti alleati come la ‘neutrale’ Svezia. [...] La sbornia del Potere del Popolo è una terapia d’urto. Ogni aggregazione civile viene descritta dalle testate giornalistiche ‘indipendenti’ occidentali come una rappresentazione della prosperità della regione euro-atlantica, purché la gente scenda in strada a manifestare. Nessuno si sofferma sulla disoccupazione di massa, il crescente abuso di informazioni riservate, l’aumento della criminalità organizzata, la prostituzione e l’impennata dei tassi di mortalità tra la popolazione degli stati dove vige il Potere del Popolo.

Usando una certa eleganza, Almond spiega: “Il Potere del Popolo si rivela essere più favorevole ad una società chiusa che aperta. Si chiudono le fabbriche, ma, peggio ancora, le menti. I suoi sostenitori richiedono libero mercato su tutto, ma non sulle opinioni. L’ideologia corrente tra i pensatori del New World Order, molti dei quali sono ex comunisti, è il Leninismo di Mercato – cioè la combinazione tra un modello dogmatico economico e metodi machiavellici di afferrare le leve del potere”. [9]

Come riportato da Mark MacKinnon su The Globe and Mail, anche il Canada sostenne il gruppo di giovani attivisti ucraini denominato Pora, finanziando il movimento per ‘il potere democratico del popolo’. MacKinnon osserva che: “L’amministrazione Bush era particolarmente ansiosa di vedere un presidente filo-occidentale con l’obiettivo di assicurarsi il controllo su un importante oleodotto che va da Odessa, sul Mar Nero, a Brody, sul confine polacco”. Tuttavia, “il presidente uscente, Leonid Kuchma, aveva da poco invertito il flusso in modo che l’oleodotto trasportasse il greggio russo verso sud, invece di aiutare i produttori degli Stati Uniti nella regione del Mar Caspio trasportando i loro prodotti verso l’Europa”. Dall’analisi di MacKinnon emerge che i primi finanziamenti occidentali provennero dal Canada, anche se successivamente furono di gran lunga superati dagli stanziamenti statunitensi.

Andrew Robinson, ambasciatore del Canada in Ucraina in quel periodo, cioè nel 2004, “organizzava incontri mensili segreti con gli ambasciatori occidentali, dirigendo quello che lui chiamò ‘il coordinamento dei donatori’, costituito dai 28 paesi interessati a vedere Yushchenko presidente dell’Ucraina. Ma, alla fine, Robinson agì come semplice portavoce del gruppo diventando uno dei principali critici del governo Kuchma”. Il Canada inoltre, “finanziò dei discussi exit poll, realizzati il giorno stesso delle elezioni dal Razumkov Centre dell’Ucraina e altri gruppi, che mettevano in dubbio i risultati ufficiali mostrando la vittoria di Yanukovich”. Non appena il nuovo governo filo-occidentale si insediò, “fu annunciata l’intenzione di invertire il flusso dell’oleodotto Odessa-Brody”. [10]

Analogamente a quanto accaduto in Georgia, questo dimostra ancora una volta quali sono i reali interessi che gli USA e i paesi della NATO proteggono attraverso le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’: contenere l’espansione russa aumentando la propria influenza sulla regione, nonché imporre il controllo da parte degli Stati Uniti e della NATO sulle maggiori risorse e i corridoi di trasporto della regione.

Daniel Wolf scrisse sul Guardian che: “Per la maggior parte delle persone che si sono radunate nella piazza dell’Indipendenza di Kiev, la manifestazione era sentita come spontanea. Essi avevano tutte le ragioni per impedire al candidato Viktor Yanukovich di arrivare al potere e non fecero altro che cogliere l’occasione che è stato offerta loro. Ma attraversando a piedi gli accampamenti nel dicembre scorso, era difficile non notare la precisione con cui erano state preparate le cucine, le tende per i dimostranti e i concerti, la professionalità delle cronache televisive e la capillare diffusione dei loghi arancioni che si potevano ammirare ovunque”. Wolf sostiene che, “gli eventi di piazza furono il risultato di un’attenta e segreta pianificazione resa possibile da una cerchia ristretta di uomini di Yushchenko nel corso di anni. La vera storia della rivoluzione arancione è molto più interessante della favola comunemente accettata“.

Roman Bessmertny, responsabile della campagna elettorale di Yushchenko, due anni prima delle elezioni del 2004, “organizzò corsi di formazione, seminari, lezioni pratiche condotte da esperti di legge e comunicazione per circa 150 mila persone”.

La “Rivoluzione del Tulipano” in Kirghizistan

Nel 2005, il Kirghizistan ebbe la sua “Rivoluzione del Tulipano”, in cui il presidente in carica venne sostituito dal candidato filo-occidentale attraverso un’altra ‘rivoluzione popolare’. Come riportava il New York Times nel marzo del 2005, poco prima della elezioni, “un giornale di opposizione ha pubblicato alcune foto che ritraevano un palazzo residenziale destinato al presidente della nazione Askar Akayev, in quel momento fortemente impopolare, suscitando una profonda indignazione e una rivolta popolare”. Tuttavia, va segnalato che “questo giornale ha ricevuto notevoli sovvenzioni dal governo degli Stati Uniti ed era stampato da una tipografia finanziata dal governo americano e gestita da Freedom House, un’organizzazione statunitense che si presenta come ‘una voce chiara in favore della democrazia e della libertà in tutto il mondo”.

Gli altri paesi che hanno “contribuito a sottoscrivere programmi per lo sviluppo della democrazia e della società civile” in Kirghizistan sono stati la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Norvegia. Questi paesi “hanno svolto un ruolo fondamentale nel preparare il terreno per l’insurrezione popolare che ha portato al potere i politici dell’opposizione”. La maggior parte del denaro proveniva dagli Stati Uniti, in particolare attraverso il National Endowment for Democracy (NED), nonché “la Freedom House o le traduzioni per il Kirghizistan di Radio Free Europe/Radio Liberty, un’emittente filo-democratica”. Il National Democratic Institute ha anche svolto un ruolo di primo piano nell’erogazione di finanziamenti, per i quali uno dei principali beneficiari disse, “sarebbe stato assolutamente impossibile avere successo senza aiuti esterni”.

Il Times riporta ancora che: “Il denaro americano contribuisce a finanziare in tutto il paese i centri della società civile, in cui gli attivisti e i cittadini possono incontrarsi, ricevere una formazione, leggere giornali indipendenti e persino guardare la CNN o navigare in Internet. La sola  NDI (National Democratic Institute) gestisce 20 centri che offrono flash giornalistici in russo, kirghizo e uzbeko. Gli Stati Uniti sponsorizzano l’American University in Kirghizistan, la cui missione dichiarata è, in parte, promuovere lo sviluppo della società civile, e finanzia programmi di scambio culturale attraverso i quali studenti e leader di organizzazioni governative vengono mandati negli Stati Uniti. Il nuovo ministro del Kirghizistan, Kurmanbek Bakiyev, è stato uno di loro. Tutto questo denaro e le risorse umane impiegate hanno favorito la crescita delle forze di opposizione in Kirghizistan offrendo loro sostegno morale nel corso degli ultimi anni, oltre ad aver messo a disposizione le infrastrutture necessarie a comunicare le proprie idee al popolo kirghizo”.
Per coloro “che non conoscevano il russo o non avevano la possibilità di leggere il giornale potevano ascoltare una sintesi dei principali articoli pubblicati in lingua kirghiza su Radio Azattyk, un’emittente locale che fa capo al franchise di Radio Free Europe/Radio Liberty, broadcast finanziato dal governo USA”. Ma anche altri media cosiddetti ‘indipendenti’ sono stati sostenuti finanziariamenti per gentile concessione del Dipartimento di Stato USA. [12] Come il Wall Street Journal rivelò prima delle elezioni, i gruppi di opposizione, le ONG e i media ‘indipendenti’ del Kirghizistan ricevevano ingenti contributi finanziari americani da Freedom House, oltre che dalla Agenzia americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID). Il Journal riportò che, “per evitare di provocare la Russia e violare le norme diplomatiche, gli Stati Uniti non possono sostenere direttamente i partiti d’opposizione. Possono però organizzare una influente rete di ONG schierate a favore della libertà di stampa, lo stato di diritto e elezioni pulite, quasi sempre in contrasto con gli interessi consolidati dei vecchi regimi autocratici”.

Riprendendo ancora le parole del Wall Street Journal, il Kirghizistan “occupa una posizione strategica. Sia gli Stati Uniti che la Russia hanno infatti basi militari nella regione. I cinque milioni di cittadini, in gran parte mussulmani, che popolano il paese, si trovano costretti in una zona molto calda compresa tra il Kazakistan, ricco di petrolio e governato da un regime che tollera poco il dissenso politico, il dittatoriale Uzbekistan, che ha posto un freno agli aiuti esteri e il povero Tagikistan”.

Una delle principali ONG di opposizione è la Coalizione per la Democrazia e i Diritti Civili, che riceve denaro “dall’Istituto Nazionale Democratico per gli Affari Esteri, una fondazione no-profit con sede a Washington finanziata dal governo degli Stati Uniti, e dall’USAID”. Altre fondazioni che risultano coinvolte, sia attraverso il finanziamento che la promozione tecnico-ideologica (vedi: propaganda), sono il National Endowment for Democracy (NED), l’Albert Einstein Institute, Freedom House, e il Dipartimento di Stato USA [13].

Il Presidente del Kirghizistan Askar Akayev aveva infatti parlato di una ‘terza forza’ che stava conquistando il potere nel suo paese. Il termine è stato preso in prestito da uno dei più importanti think tank statunitensi, per il quale la ‘terza forza’ è definita come “… quella forza che fa in modo che le organizzazioni non governative sostenute dall’Occidente (ONG) favoriscano i regimi e cambino la politica in tutto il mondo. La ripetizione regolare di una terza rivoluzione del ‘potere del popolo’ nell’ex Unione Sovietica in poco più di un anno – dopo gli eventi analoghi avvenuti in Georgia nel novembre 2003 e in Ucraina nel Natale scorso – significa che oggi la zona ex sovietica somiglia all’America Centrale negli anni ‘70 e ‘80, quando una serie di colpi di stato guidati dagli Stati Uniti consolidarono il controllo americano  sull’emisfero occidentale”.

Come il Guardian infatti riporta: “Molti operatori di governo americani degli Stati Uniti, che avevano lavorato in America Latina, hanno effettuato scambi commerciali nell’Europa orientale durante l’amministrazione di George Bush. In particolare Michael Kozak, ex ambasciatore americano in Bielorussia, che su queste pagine nel 2001 si vantava di star facendo in Bielorussia quello che già aveva fatto in Nicaragua: ’sostenere la democrazia’ “.

Ancora dal Guardian: “Il caso di Freedom House è particolarmente clamoroso. Presieduta dall’ex direttore della CIA James Woolsey, Freedom House è stata uno degli sponsor principali della rivoluzione arancione in Ucraina. Nel novembre 2003 aprì a Bishkek una tipografia che stampava 60 riviste di opposizione. Anche se viene dipinta come stampa ‘indipendente’, l’ente che la possiede è presieduto dal bellicoso senatore repubblicano John McCain, mentre l’ex consigliere alla Sicurezza nazionale Anthony Lake fa parte del consiglio di amministrazione. Gli Stati Uniti sostengono inoltre le radio e le TV di opposizione locali”. [14]

E così che, ancora una volta, la stessa formula è stata riproposta nelle repubbliche centro-asiatiche dell’ex Unione Sovietica. Questa politica estera americana di promozione delle ‘rivoluzioni dolci’ è gestita da un network di ONG statunitensi e internazionali, nonché think tanks (letteralmente ’serbatoi di pensiero’). Essa persegue in quella regione gli interessi della NATO, ma soprattutto degli Stati Uniti.

Conclusione

Le rivoluzioni dolci o ‘rivoluzioni colorate’ rappresentano una strategia chiave del Nuovo Ordine Mondiale, che mette in atto, attraverso manipolazioni e inganni, l’obiettivo cruciale di contenere la potenza russa e mantenere il controllo delle risorse chiave. Questa strategia è fondamentale per comprendere la natura imperialistica del Nuovo Ordine Mondiale, soprattutto quando si tratta di riconoscere quando essa viene utilizzata, come ad esempio nelle ultime elezioni iraniane del 2009. La prima parte di questo saggio illustrava la strategia imperiale messa in atto dall’asse USA-NATO per costruire un Nuovo Ordine Mondiale, in seguito allo smembramento dell’Unione Sovietica nel 1991. Si è detto che l’obiettivo primario era circondare la Russia e la Cina per prevenire il sorgere di una nuova superpotenza. In tutto questo il compito degli Stati Uniti era quello di agire come potenza egemone imperiale con lo scopo di servire gli interessi finanziari internazionali nell’imporre il Nuovo Ordine Mondiale. La seconda parte del saggio si è invece occupata della pratica imperiale americana delle ‘rivoluzioni colorate’, organizzate per promuovere gli interessi degli USA nell’Asia centrale e orientale, seguendo le linee politiche generali, già discusse nella prima parte, di prevenire che la Russia e la Cina espandano la loro zona di influenza e accedere alle principali risorse naturali.

La terza e ultima parte di questo saggio si occuperà della natura della strategia imperiale di costruire un Nuovo Ordine Mondiale, focalizzando l’attenzione sui conflitti crescenti in Afghanistan, Pakistan, Iran, America Latina, Europa Orientale e Africa, e le possibilità che questi conflitti possano porre le basi per una nuova guerra mondiale contro la Cina e la Russia. In particolare, essa analizzerà quanto accaduto negli ultimi anni, ponendo l’accento sulla natura crescente dei conflitti in corso e il rischio che si verifichi una ‘Nuova Guerra Mondiale per un Nuovo Ordine Mondiale’.


Riferimenti

[1] Michael Dobbs, U.S. Advice Guided Milosevic Opposition. The Washington Post: December 11, 2000: http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A18395-2000Dec3?language=printer

[2] Roger Cohen, Who Really Brought Down Milosevic? The New York Times: November 26, 2000: http://www.nytimes.com/2000/11/26/magazine/who-really-brought-down-milosevic.html?sec=&spon=&pagewanted=1

[3] Mark MacKinnon, Georgia revolt carried mark of Soros. The Globe and Mail: November 23, 2003: http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia3.html

[4] Mark MacKinnon, Politics, pipelines converge in Georgia. The Globe and Mail: November 24, 2003: http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia2.html

[5] Ian Traynor, US campaign behind the turmoil in Kiev. The Guardian: November 26, 2004: http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa

[6] Jonathan Steele, Ukraine’s postmodern coup d’etat. The Guardian: November 26, 2004: http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.comment

[7] John Laughland, The revolution televised. The Guardian: November 27, 2004: http://www.guardian.co.uk/media/2004/nov/27/pressandpublishing.comment

[8] Matt Kelley, U.S. money has helped opposition in Ukraine. Associated Press: December 11, 2004: http://www.signonsandiego.com/uniontrib/20041211/news_1n11usaid.html

[9] Mark Almond, The price of People Power. The Guardian: December 7, 2004: http://www.guardian.co.uk/world/2004/dec/07/ukraine.comment

[10] Mark MacKinnon, Agent orange: Our secret role in Ukraine. The Globe and Mail: April 14, 2007: http://www.markmackinnon.ca/dispatches_ukraine4.html

[11] Daniel Wolf, A 21st century revolt. The Guardian: May 13, 2005: http://www.guardian.co.uk/world/2005/may/13/ukraine.features11

[12] Craig S. Smith, U.S. Helped to Prepare the Way for Kyrgyzstan’s Uprising. The New York Times: March 30, 2005: http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9806E4D9123FF933A05750C0A9639C8B63&sec=&spon=&pagewanted=all

[13] Philip Shishkin, In Putin’s Backyard, Democracy Stirs — With U.S. Help. The Wall Street Journal: February 25, 2005: http://www.iri.org/newsarchive/2005/2005-02-25-News-WSJ.asp

[14] John Laughland, The mythology of people power. The Guardian: April 1, 2005: http://www.guardian.co.uk/world/2005/apr/01/usa.russia

Andrew Gavin Marshall è un Ricercatore Associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG). Attualmente si occupa dello studio di Politica Economica e Storia presso la Simon Fraser University.

L’articolo originale potete trovarlo qui:

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15767

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Una strategia imperialista per un Nuovo Ordine Mondiale: Le Origini della Terza Guerra Mondiale (1 di 3)

Pubblicato da Marco su 27 Ottobre, 2009

Restando sulla scia di quanto detto a proposito del libro di Marco Pizzuti Rivelazioni non autorizzate, la storia del nostro tempo non viene mai completamente narrata alla gente, che ne è la vera protagonista. In tv la storia ha i colori bianco e nero dei documentari dell’Istituto Luce, come se quello che accade in questi anni non fosse degno di essere un giorno ricordato con gli stessi toni solenni con cui oggi si racconta l’invasione polacca del Terzo Reich. Sui giornali la storia, intesa come storia della politica internazionale, è solo cronaca, priva di quelle dettagliate analisi che invece abbondano quando si discute di scandali sessuali o beghe di partito. In questi giorni si rincorrono notizie di morte in Pakistan, Iran e Iraq. I media le diffondono sottoforma di estemporanei flash giornalistici per lasciare spazio sufficiente al delitto di Garlasco o al caso Marrazzo. Nessun esperto prova a fare dei collegamenti, ad alzare lo sguardo sulla situazione geopolitica delle regioni mediorientali e dell’Asia Centrale chiedendosi a chi possa giovare una tale situazione e a quali sviluppi futuri andiamo incontro.

Al di là della solita scontata retorica filoamericana e antiterrorismo, esiste a mio avviso un buio informativo di una gravità assoluta. Un buio da illuminare, prima che il soffitto di casa nostra crolli all’improvviso sulle nostre menti distratte, senza che ce ne accorgiamo.

Pubblico la traduzione di un articolo di Andrew Gavin Marshall, che in realtà è un saggio storico diviso in tre parti (qui, per ora, troverete solo la prima), in cui si analizzano i passaggi attraverso i quali si è giunti all’assetto geopolitico attuale a partire dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1989. Troverete i nomi, i fatti e le circostanze che hanno portato gli Stati Uniti e la NATO a dominare l’Europa e i Balcani, e i piani futuri di predominio euroasiatico che prendono le mosse dall’11 settembre 2001 e minacciano di trascinare il mondo in un terzo conflitto mondiale.

Il vasto corollario di fonti permette al lettore di verificare quanto scritto nell’articolo ed eventualmente continuare il lavoro di ricerca e affinamento dell’informazione. Il video pubblicato in cima al post mostra un’intervista a Webster Tarpley, coraggioso giornalista e storico americano, in cui svela le trame di potere che si celano dietro l’immagine ‘pacifica’ e conciliatrice di Barack Obama, descritto come un ‘puppet’ dei poteri forti. Rintracciare le analogie tra quanto scritto nell’articolo seguente e le tesi di Tarpley è un esercizio molto interessante.

L’atteggiamento che dovrebbe avere chiunque si accosti allo studio o alla lettura di un argomento è ben riassunto dalle parole di Paolo Barnard: “Ogni volta che voi pubblico ascoltate o leggete il lavoro di chi vi informa, dovete imporvi di pensare che si tratta solo di fonti, non di oracoli, ma fonti da ascoltare a debita distanza, fra le tante altre fonti che ascolterete. Dovete arrivare al punto dove non esista più la relazione col giornalista ‘personaggio/divo/esperto’, che va visto sempre come un vostro consulente fra i tanti”.

UNA STRATEGIA IMPERIALISTA PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE: LE ORIGINI DELLA TERZA GUERRA MONDIALE (Prima Parte)

di Andrew Gavin Marshall

Introduzione

A fronte del totale collasso economico globale, le probabilità che si verifichi una massiccia guerra internazionale sono in aumento. Storicamente, i periodi di declino imperiale e crisi economica sono contrassegnati da un aumento della violenza internazionale e della guerra. Il crollo dei grandi imperi europei è stato segnato dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale e la Grande Depressione che ebbe luogo tra i due conflitti. Attualmente, il mondo sta assistendo al declino dell’impero americano, a sua volta nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Come dominatore imperiale del dopoguerra, l’America creò l’attuale sistema monetario e rivestì il ruolo primario di arbitro della politica economica globale. Per gestire la politica economica mondiale, gli Stati Uniti hanno creato la più grande e potente forza militare della storia. Non è possibile mantenere il controllo dell’economia globale senza una costante presenza e azione militare.

Ora che sia l’impero americano che l’economia politica globale sono in crisi e in procinto di collassare, la prospettiva di una fine violenta per l’era imperiale dell’America si fa drammaticamente concreta. Questo saggio è suddiviso in tre parti distinte. La prima parte riguarda la strategia geopolitica USA-NATO dopo la fine della guerra fredda e all’inizio del Nuovo Ordine Mondiale, che delinea la politica imperiale dell’occidentale che ha spianato la strada alla guerra in Jugoslavia e la “guerra al terrore”. La seconda parte analizza le origini delle “rivoluzione dolci” o “rivoluzioni colorate” nella strategia imperiale degli Stati Uniti, concentrandosi sulla creazione di egemonia nell’Europa orientale e nell’Asia centrale. La terza parte analizza la natura della strategia imperiale di costruire un nuovo ordine mondiale, con particolare attenzione ai conflitti crescenti in Afghanistan, Pakistan, Iran, America Latina, Europa Orientale e Africa, e la possibilità che questi focolai di guerra hanno di scatenare una nuova guerra mondiale con la Cina e la Russia.

Definizione di una Nuova Strategia Imperiale

Nel 1991, con il crollo dell’Unione Sovietica, la politica estera dell’asse USA-NATO ha dovuto ripensare il suo ruolo nel mondo. La guerra fredda è servita come un mezzo per giustificare l’espansione imperialista degli Stati Uniti in tutto il mondo con lo scopo di “contenere” la minaccia sovietica. La NATO stessa è stata creata ed esiste solo allo scopo di formare una alleanza anti-sovietica. Dopo la dissoluzione dell’URSS, la NATO non aveva più alcun motivo di esistere. Gli Stati Uniti hanno dovuto quindi trovare un nuovo scopo per la loro strategia imperialista nel mondo. Nel 1992, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, sotto la direzione del Segretario della Difesa Dick Cheney (che in seguito diventerà vice-presidente di George Bush Jr.) e del sottosegretario del Pentagono alla Difesa per la politica Paul Wolfowitz (che sarà Vice Segretario della Difesa durante l’amministrazione di Bush Jr. e presidente della Banca mondiale), scrisse un documento di difesa che divenne la guida della politica estera americana nel dopo-guerra fredda, comunemente denominato “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il documento, intitolato ‘Defense Planning Guidance’, fu rilasciato nel 1992, e rivelò che “In una estesa dichiarazione per una nuova politica, che è nella sua fase finale di stesura, il Dipartimento della Difesa afferma che la missione politica e militare degli Stati Uniti nel post-guerra fredda sarà assicurare che a nessuna superpotenza rivale sia permesso di emergere in Europa Occidentale, Asia o nei territori dell’ex Unione Sovietica”, e che “Il documento riservato delinea i confini di un mondo dominato da un’unica superpotenza, la cui posizione può essere perpetuata da un comportamento costruttivo e un controllo militare sufficiente a scoraggiare qualsiasi nazione o gruppo di nazioni contesti la supremazia americana. Inoltre, “il nuovo progetto tratteggia un mondo in cui esiste una potenza militare dominante i cui leader hanno il compito di ‘instaurare dei meccanismi di dissuasione per i potenziali concorrenti, o per chiunque aspiri ad un ruolo locale o globale più rilevante’ ”. Tra le sfide necessarie per la supremazia americana, il documento “richiede guerre contro l’Iraq e la Corea del Nord” ed ha individuato nella Cina e la Russia le principali minacce. Il documento inoltre “suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero anche prendere in considerazione l’ipotesi di estendere le operazioni di ‘contenimento’ alle nazioni dell’Europa centrale e orientale, analogamente a quanto avviene per i paesi dell’Arabia Saudita, Kuwait e altri paesi arabi lungo il Golfo Persico”[1].

NATO e Yugoslavia

Le guerre in Jugoslavia durante tutto il 1990 sono servite come pretesto per l’esistenza della NATO nel mondo e l’allargamento degli interessi imperiali americani nell’Europa dell’est. La Banca Mondiale e FMI hanno posto le basi per la destabilizzazione della Jugoslavia. Dopo aver a lungo vissuto all’ombra del dittatore Josip Tito, morto nel 1980, la Jugoslavia ha attraversato una crisi di leadership. Nel 1982, i funzionari della politica estera americana hanno studiato un piano di prestiti erogati dal FMI e dalla Banca Mondiale, che presero il nome di Programmi di aggiustamento strutturale (SAPs), con lo scopo di gestire la crisi del debito che aveva raggiunto la cifra di 20 miliardi di dollari. L’effetto di questi prestiti, nell’ambito dei SAPs, hanno provocato “uno sconvolgimento economico e politico del paese…La crisi economica ha messo a rischio la stabilità politica…ed ha inoltre minacciato di aggravare le già alte tensioni etniche”.[2] (Per maggiori informazioni circa i SAPs, consiglio la lettura di Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale di Michel Chossudovsky, nda)

Nel 1989, Slobodan Milosevic divenne presidente della Serbia, la più grande e potente repubblica jugoslava. Sempre nel 1989, il premier della Yugoslavia viaggiò negli Stati Uniti per incontrare il presidente George H.W. Bush, al fine di negoziare un altro pacchetto di aiuti finanziari. Nel 1990, il programma finanziario patrocinato da Banca Mondiale/Fondo Monetario Internazionale ebbe inizio, con il risultato che le spese dello stato jugoslavo furono dirette esclusivamente al rimborso del debito contratto. Come risultato, i programmi sociali furono smantellati, la moneta fu svalutata, gli stipendi rimasero congelati mentre i prezzi subirono un forte rialzo. Le riforme “alimentarono tendenze separatiste dovute a fattori economici nonché le divisioni etniche, praticamente garantendo de facto la secessione della Repubblica”, il che portò al distaccamento della Croazia e la Slovenia nel 1991. [3]

Nel 1990, la comunità di intelligence degli Stati Uniti rilasciò un rapporto intitolato ‘National Intelligence Estimate (NIE)’, nel quale venivano previsti la scissione della Jugoslavia e lo scoppio della guerra civile, attribuendo la responsabilità dei successivi disordini al presidente serbo Slobodan Milosevic [4].

Nel 1991, scoppiò il conflitto tra la Jugoslavia e la Croazia, dopo che quest’ultima dichiarò l’indipendenza. Nel 1992 si giunge però ad un cessate il fuoco. Ma nonostante ciò, i croati continuarono a mettere in campo piccole offensive militari fino al 1995 entrando anche nel conflitto in Bosnia. Nel 1995, la Croazia intraprese l’operazione Tempesta, con lo scopo di riconquistare la regione della Krajina. Un generale croato è stato recentemente messo sotto processo alla Corte Internazionale dell’Aia per crimini di guerra durante questa battaglia, che è stata fondamentale per guidare i serbi fuori dalla Croazia e “consolidare l’indipendenza della Croazia”. Gli Stati Uniti appoggiarono queste operazioni e la CIA fornì attivamente informazioni segrete alle forze croate che provocando tra 150.000 e 200.000 profughi serbi, in gran parte scacciati dalle loro terre uccidendo, saccheggiando case, incendiando villaggi e compiendo atti di pulizia etnica. [5]

L’esercito croato fu addestrato addestrato da consiglieri americani, mentre tutte le operazioni furono supportate personalmente dagli uomini della CIA [6]. L’amministrazione Clinton diede il ‘via libera’ all’Iran per armare i musulmani bosniaci e “dal 1992 al gennaio 1996 c’è stato un afflusso di armi iraniane e consulenti in Bosnia”. Inoltre, “l’Iran e altri paesi musulmani hanno contribuito a portare i mujihadeen combattenti in Bosnia a combattere con i musulmani contro i serbi, ‘i guerrieri sacri’ provenienti dall’Afghanistan, Cecenia, Algeria e Yemen, alcuni dei quali avevano sospetti legami con i campi di addestramento di Osama bin Laden in Afghanistan”.

Fu “l’intervento occidentale nei Balcani ad esacerbare le tensioni e sostenere le ostilità. Rispondendo alle richieste delle repubbliche e i gruppi separatisti nel 1990/1991, le élites occidentali – americani, britannici, francesi e tedeschi – indebolirono le strutture di governo in Jugoslavia accrescendo le insicurezze, infiammando i conflitti ed inasprendo le tensioni etniche. Offrendo sostegno logistico alle varie parti in guerra, l’intervento occidentale sostenne di fatto lo stesso conflitto nella metà degli anni 1990. La scelta di Clinton di prendere le parti dei musulmani bosniaci sulla scena internazionale e le richieste della sua amministrazione di alleggerire l’embargo militare disposto dalle Nazioni Unite in modo che i musulmani e i croati potessero essere armati contro i serbi, deve essere letta in questa luce” [7].

Durante la guerra in Bosnia, “è stato messo in atto un grande traffico di contrabbando di armi attraverso la Croazia. Questo traffico è stato organizzato dalle agenzie clandestine degli Stati Uniti, Turchia e Iran, insieme con una serie di gruppi radicali islamici, tra cui i mujihadeen afghani e il filo-iraniano Hezbollah”. Inoltre, “i servizi segreti di Ucraina, Grecia e Israele sono stati impegnati nell’armare i serbo-bosniaci”.[8] Anche l’agenzia di intelligence tedesca BND favorì i traffici di armi verso i musulmani di Bosnia e Croazia per combattere contro i serbi. [9] Gli Stati Uniti avevano influenzato la guerra nella regione, in una grande varietà di modi. Come l’Observer riportò nel 1995, una parte importante del loro coinvolgimento avvenne attraverso il “Military Professional Resources Inc. (MPRI), una società privata con sede in Virginia formata da generali in pensione e funzionari dei servizi segreti. L’ambasciata americana a Zagabria ammise che MPRI stava addestrando i Croati su licenza del governo degli Stati Uniti”. Inoltre, l’Olanda “era certa del coinvolgimento delle forze speciali americane nell’addestramento dell’esercito bosniaco e serbo-bosniaco (UAV)”. [ 10]

Già nel 1988, il leader della Croazia incontrò il cancelliere tedesco Helmut Kohl per definire una “una politica comune con l’obiettivo di spezzare la Jugoslavia” e portare la Slovenia e la Croazia nella “zona economica tedesca”. Ufficiali dell’esercito degli Stati Uniti sono stati quindi mandati in Croazia, Bosnia, Albania e Macedonia come “consulenti” e inseriti nelle forze speciali statunitensi per offrire aiuto. [11] Durante i nove mesi del cessate il fuoco della guerra in Bosnia-Erzegovina, sei generali degli Stati Uniti incontrarono i leader dell’esercito bosniaco per pianificare l’offensiva che ruppe il cessate-il-fuoco. [12] Nel 1996, la mafia albanese, in collaborazione con l’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), un’organizzazione militante della guerriglia, prese il controllo delle rotte di enormi traffici di cocaina attraverso i Balcani. L’UCK era legato ai combattenti mujaheddin in Afghanistan, tra cui vi era anche Osama bin Laden. [13] Nel 1997, l’UCK iniziò le ostilità contro le forze serbe [14] e nel 1998 il Dipartimento di Stato americano rimosse l’UCK dalla lista delle organizzazioni terroristiche. [15] Prima e dopo il 1998, l’UCK ricevette armi, addestramento e sostegno dagli Stati Uniti e la NATO, mentre il Segretario di Stato di Clinton, Madeline Albright, coltivava strette relazioni politiche con il leader dell’UCK Hashim Thaci. [16]

Sia la CIA che l’intelligence tedesca, il BND, appoggiarono i terroristi dell’UCK in Jugoslavia, prima e dopo il bombardamento della NATO del 1999. Il BND era in contatto con l’UCK sin dai primi anni ‘90, nello stesso periodo in cui l’UCK intratteneva rapporti con Al-Qaeda [17]. Membri dell’UCK furono addestrati da Osama bin Laden nei campi di addestramento in Afghanistan. Anche l’ONU ha dichiarato che gran parte degli atti di violenza che si sono verificati provenivano da membri dell’UCK, specialmente quelli alleati con Hashim Thaci. [18] Nel marzo del 1999 i bombardamenti della NATO nel Kosovo vennero giustificati col pretesto di porre fine alla repressione serba degli albanesi del Kosovo, che è stato definito un genocidio. L’amministrazione Clinton ha dichiarato che almeno 100.000 albanesi del Kosovo sono dispersi e “potrebbero essere stati uccisi” dai serbi. Bill Clinton in persona paragonò gli eccidi in Kosovo all’Olocausto degli ebrei. Il Dipartimento di Stato americano aveva affermato che si temevano fino a 500.000 albanesi morti. Alla fine, la stima ufficiale fu ridotta a 10.000, tuttavia, dopo gli opportuni accertamenti, è stato rivelato che ai serbi poteva essere attribuita la morte di meno di 2.500 albanesi. Durante la campagna di bombardamenti della NATO, tra i 400 ei 1.500 civili serbi rimasero uccisi, trasformando quelle operazioni militari in crimini di guerra, compresi il bombardamento di una stazione televisiva serba e un ospedale. [19]

Nel 2000, il Dipartimento di Stato Usa, in collaborazione con l’American Enterprise Institute, AEI, tenne una conferenza sulla integrazione euro-atlantica in Slovacchia. Tra i partecipanti vi erano molti capi di stato, funzionari degli affari esteri e ambasciatori di vari paesi europei, nonché i funzionari delle Nazioni Unite e della NATO. [20] Una lettera di corrispondenza tra un uomo politico tedesco presente alla riunione e il Cancelliere tedesco rivelò la vera natura della campagna della NATO in Kosovo. Se la conferenza chiedeva una rapida dichiarazione di indipendenza per il Kosovo, era palese ormai che la guerra in Jugoslavia era stata condotta con l’obiettivo di allargare la NATO, la Serbia sarebbe dovuta essere esclusa definitivamente dal piano di sviluppo europeo per giustificare una presenza militare americana nella regione e l’espansione territoriale nei Balcani è stata in ultima analisi finalizzata al contenimento della Russia [21].

La questione fondamentale è che “la guerra ha posto le basi per la sopravvivenza della NATO nel post-guerra fredda, dal momento che si è disperatamente tentato di giustificare la sua esistenza e il suo desiderio di espansione”. Inoltre, “Mentre i russi pensavano che la NATO si sarebbe sciolta dopo la guerra fredda, la NATO non solo si è allargata, ma è entrata anche in guerra intromettendosi in una controversia interna di un paese slavo dell’Europa orientale”. Questo è stato visto dalla Russia come una grande minaccia. Così, “gran parte dei rapporti tesi tra gli Stati Uniti e la Russia negli ultimi dieci anni trae origine proprio dalla guerra del 1999 contro la Jugoslavia”. [22]

La Guerra al Terrore e il Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC)

Quando Bill Clinton divenne Presidente, i falchi neo-conservatori (chiamati anche ‘neocon’, nda) che già avevano lavorato nell’amministrazione di George H.W. Bush formarono un think tank, ovvero una corrente di pensiero, chiamato il ‘Progetto per il Nuovo Secolo Americano’, o PNAC. Nel 2000 pubblicarono una relazione dal titolo ‘Ricostruire la Difesa dell’America: Strategia, Forze e Risorse per un nuovo secolo’. Traendo spunto dal ‘Defense Policy Guidance’, essi affermano che “gli Stati Uniti devono mantenere forze sufficienti in grado di organizzare in breve tempo e vincere guerre multiple e simultanee su larga scala”. [23] E ancora, “è necessario mantenere forze di combattimento sufficienti a combattere e trionfare sui più teatri di guerra contemporaneamente” [24] e che “è importante che il Pentagono inizi a calcolare le forze necessarie per proteggere, senza alcun aiuto esterno, gli interessi americani in Europa, Asia orientale e Golfo Persinco in ogni momento”.[25 ]

È interessante notare che il documento afferma che “gli Stati Uniti hanno per decenni cercato di svolgere un ruolo più permanente nella sicurezza regionale del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l’Iraq fornisce una giustificazione immediata, la necessità di una sostanziale presenza di forze americane nel Golfo trascende la questione del regime di Saddam Hussein”.[26] Tuttavia, nel sostenere un massiccio incremento delle spese federali per la difesa e l’ampliamento dell’impero americano in tutto il mondo, compresa la distruzione forzata di numerosi paesi attraverso le principali guerre, il rapporto afferma che, “il processo di trasformazione, sebbene conduca a cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo e potrebbe comprendere anche un evento catastrofico e catalizzante – come una nuova Pearl Harbor”.[27] Quell’evento si verificò un anno dopo, esattamente l’11 settembre 2001. Molti tra gli autori di quel rapporto e i membri del PNAC lavoravano nell’amministrazione Bush, trovandosi dunque nella migliore posizione per mettere in atto il loro “Progetto” dopo aver ottenuto la loro “nuova Pearl Harbor”.

I propositi di guerra erano “già in fase di sviluppo negli anni Novanta da parte dei think tanks di estrema destra, organizzazioni in cui militavano i guerrieri della guerra fredda provenienti dal cuore dei servizi segreti, delle chiese evangeliche, delle multinazionali produttrici di armamenti e delle compagnie petrolifere, che mettevano a punto progetti impensabili per realizzare un Nuovo Ordine Mondiale”. Per fare questo, “gli Stati Uniti avrebbero bisogno di usare tutti i mezzi – diplomatici, economici e militari, anche guerre di aggressione – per garantirsi la possibilità di avere il controllo permanente delle risorse del pianeta e la capacità di controllare ogni possibile rivale, anche debole”.

Tra le persone coinvolte nel PNAC e nei piani per l’impero vi erano, “Dick Cheney – Vice President, Lewis Libby – capo dello staff di Cheney, Donald Rumsfeld – Ministro della Difesa, Paul Wolfowitz – vice di Rumsfeld, Peter Rodman – responsabile in materia di Sicurezza Globale, John Bolton – Segretario di Stato per il controllo degli armamenti, Richard Armitage – Vice Ministro degli Esteri, Richard Perle – ex Vice Ministro della Difesa sotto Reagan, oggi capo del Defense Policy Board, William Kristol – capo del PNAC e consigliere di Bush, noto come il cervello del presidente, Zalmay Khalilzad, che divenne successivamente ambasciatore in Afghanistan e in Iraq in seguito ai cambiamenti di regime in quei paesi”. [28]


La “Grande Scacchiera” di Brzezinski

Il falco e stratega Zbigniew Brzezinski, co-fondatore della Commissione Trilaterale insieme a David Rockefeller, ex consigliere alla Sicurezza nazionale e il personaggio più decisivo nella politica estera dell’amministrazione di Jimmy Carter, ha scritto un libro sulla geostrategia americana. Brzezinski è anche un membro del Council on Foreign Relations (CFR) e del Gruppo Bilderberg, ed è stato membro del consiglio di Amnesty International, il Consiglio Atlantico e il National Endowment for Democracy. Attualmente ricopre l’incarico di amministratore fiduciario e consulente presso il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS), il più importante organismo politico americano. Nel suo libro pubblicato nel 1997, il Grande Scacchiere Brzezinski delineò una strategia per l’America nel mondo. Egli scrisse, “Per l’America, l’obiettivo geopolitico principale è l’Eurasia. Per mezzo millennio gli affari del mondo sono stati dominati da potenze eurasiatiche e da popoli che hanno combattuto l’uno contro l’altro per il dominio regionale tentando anche di conquistare il potere mondiale”. Inoltre, “La maniera con cui l’America ‘controlla’ l’Eurasia è di fondamentale importanza. L’Eurasia è il continente più grande del mondo e geopoliticamente assiale. Un potenza che domini l’Eurasia controllerebbe due delle tre più avanzate ed economicamente produttive regioni del mondo. Un semplice sguardo alla cartina suggerisce anche che il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa”. [29]

Brzezinski continua a delineare una strategia per l’impero americano affermando che “è imperativo che non emerga nessuno sfidante euroasiatico in grado di dominare l’Eurasia e quindi di competere con l’America. La formulazione di una geostrategia eurasiatica globale e integrata è dunque lo scopo di questo libro”.[30] L’ex consigliere della Sicurezza nazionale spiega inoltre che, “Due passi fondamentali sono quindi necessari: in primo luogo, identificare gli stati eurasiatici geostrategicamente dinamici e in grado di provocare un cambiamento potenzialmente importante nell’equilibrio internazionale del potere e capire gli obiettivi esterni principali delle loro èlite politiche e le probabili conseguenze che un loro eventuale raggiungimento comporterebbe. In secondo luogo, formulare specifiche politiche per gli Stati Uniti con lo scopo di compensare, cooptare e/o controllare quanto detto”. [31]

Questo significa che è fondamentale in primo luogo identificare gli stati potenzialmente in grado di uscire dalla sfera di influenza degli Stati Uniti e successivamente “compensare, cooptare e/o controllare” tali stati e i contesti in cui essi agiscono. Uno stato che certamente rientra in questa definizione è l’Iran. L’Iran, infatti, è uno dei maggiori produttori al mondo di petrolio e si trova in una posizione strategicamente molto importante lungo l’asse di Europa, Asia e Medio Oriente. L’Iran potrebbe essere in grado di alterare l’equilibrio dei poteri in Eurasia, stringendo accordi commerciali con la Russia o la Cina, o entrambi,  per ingenti forniture di petrolio e allo stesso modo esercitare una notevole influenza sul Golfo Persico mettendo in seria discussione l’egemonia americana in quella regione.

Brzezinski a questo punto rimuove ogni sotterfugio verbale rivelando chiaramente i suoi progetti imperiali, scrivendo, “Per dirla usando una terminologia che richiama il periodo più violento degli antichi imperi, i grandi imperativi della geostrategia imperiale sono impedire i consociativismi, assicurarsi sudditanza da parte dei vassalli, garantire i flussi tributari ed evitare alleanze tra i barbari”. [32]

Brzezinski definisce le repubbliche dell’Asia Centrale i ‘Balcani Euroasiatici’, scrivendo, “Inoltre, esse (le repubbliche dell’Asia Centrale), dal punto di vista della sicurezza e delle ambizioni storiche, sono importanti almeno quanto tre dei loro più potenti paesi confinanti, vale a dire la Russia, la Turchia e l’Iran, con la Cina che si sta facendo notare per un crescente interesse politico nella regione. Ma i Balcani Eurasiatici sono infinitamente più importanti come potenziale vantaggio economico. In quelle regioni si trova infatti una concentrazione enorme di gas naturale e di riserve di petrolio, oltre a importanti minerali, compreso l’oro”. [33] Il fondatore della Commissione Trilaterale ha inoltre scritto che, “Ne consegue che l’interesse primario dell’America è quello di contribuire a far sì che nessuna singola potenza arrivi a controllare questo spazio geopolitico e che la comunità mondiale possa godere in quelle terre del libero accesso finanziario ed economico”. [34] Questo è un chiaro esempio del ruolo che l’America ricopre come motore dell’impero; con una politica estera imperiale pensata per mantenere gli USA in una posizione strategicamente molto importante, ma soprattutto è “infinitamente più importante” garantire “un vantaggio economico” per “la comunità internazionale”. In altre parole, gli Stati Uniti è una potenza egemone imperiale che lavora per soddisfare interessi economici sovranazionali.

Brzezinski inoltre avverte che, “per gli Stati Uniti può divenire necessario determinare il modo di far fronte a coalizioni regionali che cerchino di spingere l’America fuori dall’Eurasia, minacciando in tal modo lo status di potenza mondiale dell’America” [35] e egli “ipotizza concessioni a chiunque manovri e manipoli al fine di prevenire l’emergere di una coalizione ostile in grado di sfidare il primato degli Stati Uniti”. Quindi, “La prima azione da compiere è quello di assicurarsi che nessuno stato o una combinazione di stati conquisti la capacità di espellere gli Stati Uniti dall’Eurasia o anche di diminuire significativamente il suo ruolo decisivo di arbitro”. [36]

La Guerra al Terrore e all’Eccesso di Imperialismo

Nel 2000 il Pentagono rilasciò un documento denominato ‘Joint Vision 2020′, che descriveva le linee guida di un piano per realizzare quello che fu chiamato, ‘Full Spectrum Dominance’, e cioè un progetto futuro per il Dipartimento della Difesa per il futuro. “Con ‘Full-Spectrum Dominance’ si intende la capacità delle forze militari Usa, che operino da soli o con gli alleati, di sconfiggere ogni avversario e di controllare qualsiasi situazione che rientri in tutta la gamma di possibili operazioni militari”. Il rapporto “indirizza la ‘Full-Spectrum Dominance’ verso ogni tipologia di conflitto militare, dalla guerra nucleare alle guerre su scala minore. Esso si rivolge anche alle situazioni amorfe, come le operazioni di peacekeeping e interventi umanitari”. Inoltre, “Lo sviluppo di una rete globale di informazione fornirà l’ambiente ideale per godere di credito nel momento di importanti decisioni”. [37]

Da economista politico, Ellen Wood chiarisce che, “Il dominio senza confini di una economia globale e degli stati che la gestiscono richiede un’azione militare senza fine, in termini di tempo e obiettivi “. [38] Inoltre, “Il dominio imperiale in una economia capitalista globale richiede un delicato e contraddittorio equilibrio tra il controllo forzato della concorrenza e il mantenimento di condizioni di competitività economica tali da stimolare i mercati e generare profitti. Questa è una delle contraddizioni più importanti del nuovo ordine mondiale”. [39]

Dopo l’11 settembre 2001, la “dottrina Bush” è stata messa in atto e stata definita “un diritto unilaterale ed esclusivo di attacco preventivo, in qualsiasi momento, ovunque, svincolata da eventuali accordi internazionali, al fine di garantire che le (nostre) forze militari siano abbastanza forti da dissuadere i potenziali avversari dal perseguire un potenziamento militare nella speranza di superare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti”. [40].

La NATO ha messo in atto la prima invasione terrestre della sua storia ai danni di un’altra nazione quando prese parte all’occupazione dell’Afghanistan nel 2001. La guerra in Afghanistan è stata di fatto prevista prima degli eventi dell’11 settembre 2001, con gli accordi intrapresi tra le grandi compagnie petrolifere occidentali e i talebani in merito all’oleodotto transafgano. La guerra è stata pianificata durante l’estate del 2001 con l’obiettivo di entrare in guerra a metà ottobre [41].

L’Afghanistan è un paese estremamente importante dal punto di vista geopolitico. “Il trasporto di tutto il combustibile fossile del bacino del Caspio attraverso la Russia o l’Azerbaigian aumenterebbe notevolmente il controllo politico ed economico della Russia sulle repubbliche dell’Asia centrale, che è precisamente ciò che l’Occidente ha cercato di evitare negli ultimi 10 anni. D’altro canto, il trasporto attraverso l’Iran arricchirebbe un regime che gli Stati Uniti cercano di isolare. Il passaggio attraverso la Cina, indipendentemente da considerazioni strategiche, avrebbe invece costi proibitivi. Controllare gasdotti passanti attraverso l’Afghanistan permetterebbe dunque agli Stati Uniti e di perseguire l’obiettivo di “diversificazione dell’approvvigionamento energetico” e di penetrare all’interno dei mercati più redditizi del mondo”. [42]

Come il San Francisco Chronicle ha segnalato solo due settimane dopo gli attacchi dell’11 settembre, “Dietro la determinazione americana a stanare gli autori degli attentati, al di là del rischio di lunghe ed estenuanti battaglie con numerose morti civili nei mesi e anni a venire, la posta in gioco nascosta della guerra contro il terrorismo può essere riassunta in una sola parola: petrolio”. E ancora, “La mappa dei santuari del terrorismo e degli obiettivi in Medio Oriente e nell’Asia Centrale coincide, con uno straordinario grado di approssimazione, con la mappa delle principali fonti energetiche del mondo nel 21 ° secolo. La difesa di tali risorse energetiche – piuttosto che un semplice ’scontro di civiltà’ tra Islam e Occidente – sarà il principale oggetto del contendere del conflitto globale per i decenni a venire”.

Tra i molti importanti stati dove coesistono terrorismo e riserve energetiche vitali per gli USA e l’Occidente troviamo l’Arabia Saudita, Libia, Bahrein, Emirati del Golfo, Iran, Iraq, Egitto, Sudan e Algeria, Turkmenistan, Kazakistan, Azerbaigian, Cecenia, Georgia e Turchia orientale. In particolare, “questa regione rappresenta oltre il 65 per cento della produzione mondiale di petrolio e gas naturale”. Inoltre, “E’ inevitabile che la guerra contro il terrorismo sarà percepita da molti come una guerra in nome della Chevron, ExxonMobil e Arco, per l’America; TotalFinaElf per la Francia; British Petroleum, Royal Dutch Shell e altri colossi multinazionali, che hanno investito nella regione centinaia di miliardi di dollari”. [43]

Non è un segreto che la guerra in Iraq ha molto a che fare con il petrolio. Nell’estate del 2001, Dick Cheney convocò una task force per l’Energia, che si è sviluppata in una serie di riunioni altamente segrete in cui è stata decisa la politica energetica per gli Stati Uniti. Nel corso di questi incontri e attraverso altri mezzi di comunicazione, Cheney e i suoi collaboratori hanno incontrato alti funzionari e dirigenti della Shell Oil, British Petroleum (BP), Exxon Mobil, Conoco e Chevron. [44] Durante meeting, tenutosi prima dell’11 settembre e prima che si facesse alcuna menzione alla guerra contro l’Iraq, furono presentati e discussi documenti relativi ai giacimenti petroliferi, oleodotti, raffinerie e terminali iracheni, e “documenti altrettanto significativi riguardanti l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), nei quali figurava una mappa con ogni giacimento petrolifero, oleodotto, raffineria e terminale cisterna del paese”.[45] Da quel momento in poi Royal Dutch Shell e British Petroleum hanno siglato i contratti più redditizi per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi iracheni. [46]

La guerra in Iraq, così come la guerra in Afghanistan, sono funzionali soprattutto agli interessi americani e, più in generale, agli interessi strategico-imperiali dell’Occidente. In particolare, le guerre sono state strategicamente progettate con lo scopo di eliminare, minacciare o contenere le potenze regionali, come pure installare direttamente decine di basi militari nella regione, il che sancisce fermamente una presenza imperiale. L’obiettivo di queste politiche è soprattutto quello di precludere alla Russia ed alla Cina l’accesso al petrolio ed alle riserve di gas. L’Iran è ora circondata, con l’Iraq da un lato e l’Afghanistan dall’altro.

Note conclusive

La prima parte di questo saggio ha illustrato la strategia imperiale dell’asse USA-NATO per l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale in seguito allo smembramento dell’Unione Sovietica nel 1991. L’obiettivo primario è stato stabilito nel contenere la Russia e la Cina prevenendo il sorgere di una nuova superpotenza. Gli Stati Uniti sono stati designati per agire come potenza egemone imperiale e servire gli interessi finanziari internazionali imponendo così un Nuovo Ordine Mondiale. La prossima parte di questo saggio prende in esame le rivoluzioni ‘colorate’ in tutta l’Europa orientale e Asia centrale, continuando la politica degli Stati Uniti e della NATO di contenimento della Russia e della Cina e controllando l’accesso alle principali riserve di gas naturale e delle rotte di trasporto. Le ‘rivoluzioni colorate’ sono state fondamentali nella strategia geopolitica imperiale dell’Occidente, e la loro analisi è la chiave per comprendere il Nuovo Ordine Mondiale.


Riferimenti

[1]        Tyler, Patrick E. U.S. Strategy Plan Calls for Insuring No Rivals Develop: A One Superpower World. The New York Times: March 8, 1992. http://work.colum.edu/~amiller/wolfowitz1992.htm

[2]        Louis Sell, Slobodan Milosevic and the Destruction of Yugoslavia. Duke University Press, 2002: Page 28

Michel Chossudovsky, Dismantling Former Yugoslavia, Recolonizing Bosnia-Herzegovina. Global Research: February 19, 2002: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=370

[3]        Michel Chossudovsky, Dismantling Former Yugoslavia, Recolonizing Bosnia-Herzegovina. Global Research: February 19, 2002: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=370

[4]        David Binder, Yugoslavia Seen Breaking Up Soon. The New York Times: November 28, 1990

[5]        Ian Traynor, Croat general on trial for war crimes. The Guardian: March 12, 2008: http://www.guardian.co.uk/world/2008/mar/12/warcrimes.balkans

[6]        Adam LeBor, Croat general Ante Gotovina stands trial for war crimes. The Times Online: March 11, 2008: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article3522828.ece

[7]        Brendan O’Neill, ‘You are only allowed to see Bosnia in black and white’. Spiked: January 23, 2004: http://www.spiked-online.com/Articles/0000000CA374.htm

[8]        Richard J. Aldrich, America used Islamists to arm the Bosnian Muslims. The Guardian: April 22, 2002: http://www.guardian.co.uk/world/2002/apr/22/warcrimes.comment/print

[9]        Tim Judah, German spies accused of arming Bosnian Muslims. The Telegraph: April 20, 1997: http://www.serbianlinks.freehosting.net/german.htm

[10]      Charlotte Eagar, Invisible US Army defeats Serbs. The Observer: November 5, 1995: http://charlotte-eagar.com/stories/balkans110595.shtml

[11]      Gary Wilson, New reports show secret U.S. role in Balkan war. Workers World News Service: 1996: http://www.workers.org/ww/1997/bosnia.html

[12]      IAC, The CIA Role in Bosnia. International Action Center: http://www.iacenter.org/bosnia/ciarole.htm

[13]      History Commons, Serbia and Montenegro: 1996-1999: Albanian Mafia and KLA Take Control of Balkan Heroin Trafficking Route. The Center for Cooperative Research: http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro

[14]      History Commons, Serbia and Montenegro: 1997: KLA Surfaces to Resist Serbian Persecution of Albanians. The Center for Cooperative Research: http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro

[15]      History Commons, Serbia and Montenegro: February 1998: State Department Removes KLA from Terrorism List. The Center for Cooperative Research: http://www.historycommons.org/topic.jsp?topic=country_serbia_and_montenegro

[16]      Marcia Christoff Kurop, Al Qaeda’s Balkan Links. The Wall Street Journal: November 1, 2001: http://www.freerepublic.com/focus/fr/561291/posts

[17]      Global Research, German Intelligence and the CIA supported Al Qaeda sponsored Terrorists in Yugoslavia. Global Research: February 20, 2005: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=431

[18]      Michel Chossudovsky, Kosovo: The US and the EU support a Political Process linked to Organized Crime. Global Research: February 12, 2008: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8055

[19]      Andrew Gavin Marshall, Breaking Yugoslavia. Geopolitical Monitor: July 21, 2008: http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-07-21/breaking-yugoslavia/

[20]      AEI, Is Euro-Atlantic Integration Still on Track? Participant List. American Enterprise Institute: April 28-30, 2000: http://www.aei.org/research/nai/events/pageID.440,projectID.11/default.asp

[21]      Aleksandar Pavi, Correspondence between German Politicians Reveals the Hidden Agenda behind Kosovo’s “Independence”. Global Research: March 12, 2008: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8304

[22]      Stephen Zunes, The War on Yugoslavia, 10 Years Later. Foreign Policy in Focus: April 6, 2009: http://www.fpif.org/fpiftxt/6017

[23]      PNAC, Rebuilding America’s Defenses. Project for the New American Century: September 2000, page 6: http://www.newamericancentury.org/publicationsreports.htm

[24]      Ibid. Page 8

[25]      Ibid. Page 9

[26]      Ibid. Page 14

[27]      Ibid. Page 51

[28]      Margo Kingston, A think tank war: Why old Europe says no. The Sydney Morning Herald: March 7, 2003: http://www.smh.com.au/articles/2003/03/07/1046826528748.html

[29]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Pages 30-31

[30]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page xiv

[31]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 41

[32]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 40

[33]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 124

[34]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 148

[35]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 55

[36]      Brzezinski, Zbigniew. The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives. Basic Books, 1997: Page 198

[37]      Jim Garamone, Joint Vision 2020 Emphasizes Full-spectrum Dominance. American Forces Press Service: June 2, 2000:
http://www.defenselink.mil/news/newsarticle.aspx?id=45289

[38]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 144

[39]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 157

[40]      Ellen Wood, Empire of Capital. Verso, 2003: page 160

[41]      Andrew G. Marshall, Origins of Afghan War. Geopolitical Monitor: September 14, 2008:
http://www.geopoliticalmonitor.com/content/backgrounders/2008-09-14/origins-of-the-afghan-war/

[42]      George Monbiot, America’s pipe dream. The Guardian: October 23, 2001:
http://www.guardian.co.uk/world/2001/oct/23/afghanistan.terrorism11

[43]      Frank Viviano, Energy future rides on U.S. war. San Francisco Chronicle: September 26, 2001:
http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?file=/chronicle/archive/2001/09/26/MN70983.DTL

[44]      Dana Milbank and Justin Blum, Document Says Oil Chiefs Met With Cheney Task Force. Washington Post: November 16, 2005:
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/11/15/AR2005111501842_pf.html

[45]      Judicial Watch, CHENEY ENERGY TASK FORCE DOCUMENTS FEATURE MAP OF IRAQI OILFIELDS. Commerce Department: July 17, 2003: http://www.judicialwatch.org/printer_iraqi-oilfield-pr.shtml

[46]      TERRY MACALISTER, Criticism as Shell signs $4bn Iraq oil deal. Mail and Guardian: September 30, 2008: http://www.mg.co.za/article/2008-09-30-criticism-as-shell-signs-4bn-iraq-oil-deal

Al-Jazeera, BP group wins Iraq oil contract. Al Jazeera Online: June 30, 2009: http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/06/200963093615637434.html

Andrew Gavin Marshall è un Ricercatore Associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG). Attualmente si occupa dello studio di Politica Economica e Storia presso la Simon Fraser University.

L’articolo originale potete trovarlo qui:

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15686

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Pillole di satira_004

Pubblicato da Marco su 19 Ottobre, 2009

satira

Giappone, la first lady: “Ho volato su un UFO”. Cresce l’attesa per la presentazione del nuovo aereo presidenziale.

Via libera nel CDM alla Finanziaria ‘light’. Tremonti assicura che con questa legge molti italiani perderanno peso.

Una donna saudita chiede il divorzio perchè suo marito aveva memorizzato sul cellulare il suo numero con il nome ‘Guantanamo’. Al processo si presenterà con la tuta arancione.

Influenza A, muore un bambino. Aveva la meningite.

Camorra, sparito il baby-testimone che aveva assistito ad un delitto. I carabinieri pensano ad una fuga d’amore.

Barack Obama vince il Nobel per la pace. La Casa bianca: “Wow!”. Berlusconi: “Gulp!”. Borghezio: “Prrrr!”.

Musica: si sciolgono gli A-ha. E-eh?

Jenson Button campione mondiale di F1. Gli ufficiali di gara: “Non può esserci ancora ufficialità fino a quando Badoer non taglia il traguardo del Gran Premio del Belgio”.

Due minorenni uccidono 59enne e lo sezionano «Volevamo vedere gli organi interni». Ai miei tempi si usavano le lucertole.

Cecchi Paone sfiora la rissa nella trasmissione Domenica Cinque condotta da Barbara D’Urso. Pare che la lite sia scoppiata mentre si discuteva dell’influenza dadaista nella pittura di Dalì.

Una donna saudita chiede il divorzio perchè suo marito aveva memorizzato sul cellulare il suo numero con il nome ‘Guantanamo’. L’uomo ha dichiarato: “Mi dispiace, ma non ne potevo più delle sue scoregge notturne che mi privavano del sonno”.

Tremonti: “Credo nel posto fisso. Ma ho un’erezione tutte le volte che vedo la Gelmini sparare cazzate per giustificare i miei tagli”.

Confalonieri: «Berlusconi ottimo padre, forse non un buon marito». Di certo, un eccellente puttaniere.

Ex pugile olimpico rubava i portafogli ai turisti in Vaticano. Quando è stato fermato sembrava talmente rapito da quello che faceva che i carabinieri per farlo smettere hanno dovuto suonare la campana.

A Herta Müller il Nobel per la letteratura. A noi il piacere di scoprire chi è.

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Rivelazioni non autorizzate

Pubblicato da Marco su 13 Ottobre, 2009

rivelazioni-non-autorizzate

La responsabilità di chi scrive i programmi didattici per le scuole e redige i libri di testo sono enormi. Fatta eccezione per la grammatica, la matematica e la geografia, materie ‘dimostrabili’, la Storia può essere soggetta a manipolazioni pericolose. Cresciamo con l’idea che esistano verità inconfutabili per il solo motivo che così ci è sempre stato detto e insegnato. Dopo la scuola difficilmente si va ad approfondire ciò che si è imparato tra i banchi. Spesso si impara un mestiere e dell’Unità d’Italia non ci frega più nulla. Oppure si continua a studiare la Storia all’università, ma su libri spesso scritti dal docente che tiene il corso o comunque imposti dalla programmazione d’istituto. Per chi non ha voglia di sgobbare sui libri, ci sono invece i documentari televisivi e i film storici, in larga parte americani, prodotti che spesso non fanno altro che corroborare le nostre convinzioni, i nostri dogmi culturali. Basta pensare alla sterminata filmografia sulla Shoah, la guerra in Vietnam o l’attacco a Pearl Harbour. Questi film sono stati le nostre lezioni di storia, con Spielberg e Stone a farci da insegnanti, trasformando le sale cinematografiche e i salotti domestici in aule scolastiche.

Rivelazioni non autorizzate si pone come un efficace antidoto contro le ‘imposture’ della Storia, per dirla con Roberto Scarpinato, a cui la nostra società ci ha abituato. Questo libro passa in rassegna la storia dei popoli e dei suoi momenti cruciali negli ultimi tre secoli, svelando al lettore le macchinazioni occulte che hanno influenzato in maniera determinante gli eventi che tutti conosciamo. Con rigorosa precisione nel citare le fonti ed incalzante ritmo narrativo, l’autore Marco Pizzuti ci spiega perchè la Storia che ci è stata tramandata non è il semplice risultato di spontanee iniziative dei popoli o gesti isolati inattesi e fuori controllo, ma l’incredibile prodotto dei piani di dominio di una ristrettissima èlite di uomini potenti, provenienti dal mondo della finanza e dell’industria, e accomunati dall’appartenenza a quella Massoneria presente ormai troppo spesso quando si discute dell’origine delle nostre infrastrutture economiche e societarie.

Accompagnati dalla consapevolezza di rivedere in toto le nostre convinzioni, la lettura di queste pagine ci fa ripercorrere gli anni della guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti, della Rivoluzione Bolscevica, della Rivoluzione Francese, delle guerre mondiali, fino al conflitto israelo-palestinese ed alla recente guerra al terrorismo scatenata dagli Stati Uniti, spalleggiati da altre potenze occidentali, a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001. Pizzuti riscrive la Storia con analisi impietose e radicali, povere di opinioni personali ma fertili di dati e documenti facilmente rintracciabili. La grande verità che emerge dalla sterminata mole di nozioni presente nel libro è una sola, e sferza le nostre vite, il nostro passato e il nostro futuro, con la mannaia della consapevolezza e dell’informazione: le unioni europee, le unità nazionali, le propagandate guerre di religione e le rivoluzioni ideologico-popolari non sono appannaggio esclusivo del nostro attivismo politico, ma rispondono a precisi progetti premeditati da coloro i quali detengono il potere economico, e cioè dalle lobbies finanziarie, per lo più di origine ebrea, e dalle multinazionali. Questi uomini non hanno credi religiosi. Il loro unico dio è il profitto e non si riconoscono in nessuna ideologia politica che non rechi loro vantaggio personale. Sono al di sopra di esse, mentre lasciano che gli uomini dibattano e si infervorino sulla politica quel tanto che basta per tenerli all’oscuro della grande scacchiera su cui essi vengono inconsapevolmente movimentati.

L’èlite striscia silenziosa all’interno di organizzazioni come il Bohemian Club o il Bilderberg Group e di società segrete massoniche. Tra queste la più importante è la setta degli Illuminati di Baviera, bollata come eretica dalla Chiesa, ma successivamente risorta e tramandata alle aristocrazie internazionali. L’èlite congiura per sfinire l’umanità e asservirla ai suoi interessi. Non fanno appello ad alcuna moralità o senso civico. Non rispettano le identità culturali dei popoli e i loro desideri di autodeterminazione. Fomentano guerre finanziando entrambi i fronti di battaglia. Come avvenne nel secondo conflitto mondiale, in cui i tedeschi non avrebbero mai conquistato mezza Europa se non avessero ricevuto ingenti carichi di armamenti di provenienza americana e britannica, ossia da quei paesi entrati in conflitto proprio contro il Terzo Reich. Il partito nazionalsocialista di Hitler, racconta Pizzuti, fu finanziato da Wall Street e la sua cerchia di banchieri, tra cui figurano i soliti nomi: Rothschild, Rockefeller, Warburg e Morgan. Tutto questo mentre in patria, nel cosiddetto ‘mondo libero’ a stelle e strisce, la propaganda nazionale tracciava il profilo del folle dittatore tedesco e preparava la strada ad un’entrata in guerra che di lì a poco la vicenda Pearl Harbour avrebbe propiziato.

La lettura di Rivelazioni non autorizzate offre la possibilità di capire cosa ha reso possibile lo scoppio delle guerre e il nascere delle rivoluzioni che hanno sconvolto gli assetti sociali fino ai giorni nostri. Apprendere che Stalin e Lenin erano massoni di origine ebraica che stringevano accordi con le lobbies affinchè si ingannasse la popolazione russa con la falsa utopia comunista, o che Prescott Bush, capostipite di una famiglia che ha generato due presidenti degli Stati Uniti, era in affari con Hitler da cui ricevette anche un riconoscimento ufficiale per la collaborazione offerta, notizie queste incredibilmente e colpevolmente trascurate dai testi storici ufficiali, è fondamentale per comprendere e decifrare la geopolitica attuale.

Il libro di Pizzuti descrive un modus operandi, un copione cioè sempre uguale a se stesso, che un gruppo elitario di uomini estremamente facoltosi attua da secoli per guadagnarsi la supremazia mondiale sulle genti e le risorse dei territori. L’elemento essenziale del potere dell’èlite è il controllo esercitato sulla emissione del denaro, attraverso ad esempio la pratica del signoraggio bancario, e sulle coscienze, attraverso la propaganda mediatica diffusa da organi di informazione al servizio del sistema. Il controllo del denaro garantisce la possibilità di generare crisi finanziarie laddove è necessario creare disagio sociale e quindi possibilità di intervento, mentre disporre dei mezzi di comunicazione consente di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica su ogni operazione militare e sociale che le lobbies decidono di mettere in pratica.

Le tematiche trattate in Rivelazioni non autorizzate riconducono per molti versi alla Geometria del Male raccontata da Sigismondo Panvini, che affronta l’argomento ponendo però l’accento non già sui principali avvenimenti storici guidati dalla Massoneria, ma sulla natura esoterica e simbolica delle èlite di potere internazionali. Come spesso sono solito ricordare, libri come questo non devono essere il punto di partenza e di arrivo del nostro studio, ma semplici stazioni di passaggio, o stanze intermedie le cui porte possono condurci ad approfondire le nostre conoscenze e confrontare diverse fonti per verificare l’attendibilità delle tesi riportate.

Nonostante timidi e sporadici segnali di coscienza proveniente dalla politica attuale, come l’interrogazione parlamentare sul signoraggio dell’on. Buontempo, siamo purtroppo ancora molto lontani dal capire le circostanze che hanno portato l’umanità a vivere condizioni di ingiusta sperequazione delle ricchezze e soprattutto dal conoscere e riconoscere i responsabili.

“Quel che accade nel mondo non avviene per caso. Sono eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali; e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano i soldi”. (Denis Healey, Ministro della Difesa britannico dal 1960 al 1974).

“L’individuo e’ talmente in difficolta’ quando viene faccia a faccia con una cospirazione cosi enorme che non puo’ credere che esista”. (Edgar Hoover, direttore dell’FBI dal 1924 al 1972).

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Cui prodest?

Pubblicato da Marco su 26 Settembre, 2009

Qualche anno fa vedere in tv le esequie di Stato per i soldati morti in guerra mi commuoveva. Trovavo giusto onorare la memoria dei caduti, abbracciare le vedove e avvolgere le bare nel tricolore. I libri, i film e le medaglie del nonno ci hanno da sempre abituato a considerare la guerra un’arte nobile e una pratica inevitabile. Uno scotto da pagare per la libertà e il benessere. Poi si cresce e nascono i dubbi sul senso della guerra o delle cosiddette ‘missioni di pace’. L’Italia non ha dichiarato guerra a nessuno e non deve guardarsi da nessuna minaccia diretta, eppure i nostri soldati continuano a morire in territori di guerra, e lo Stato continua a spendere soldi pubblici per sostenere l’industria delle armi e finanziare le sue missioni.

Dal sito del Ministero della Difesa si legge che dal 1 gennaio 2008 fino al 31 ottobre 2009 lo Stato ha destinato più di 800 milioni di euro per le missioni ISAF e EUPOL AFGHANISTAN, operazioni di sostegno al governo ed alla polizia afgane. Un sostegno che in realtà non ci è stato mai chiesto, ma che noi offriamo lo stesso. Ovviamente a spese dei contribuenti, che vengono quotidianamente rabboniti con la retorica guerrafondaia mascherata da volontariato internazionale, una retorica tanto forte quanto falsa e dannosa. Da quando quelle stramaledette torri sono crollate, i grandi media non hanno fatto altro che diffondere l’idea che fosse giusto invadere l’Afghanistan per liberare i cittadini dalla minaccia talebana, per aiutare le donne islamiche ad emanciparsi o semplicemente catturare il grande terrorista Bin Laden. Dopo otto anni di guerra, nessuno di questi risultati è stato raggiunto. I Talebani continuano a padroneggiare, il commercio dell’oppio è più fiorente che mai, Bin Laden non ancora si trova, e per giunta migliaia di innocenti civili afgani sono caduti, e continuano a cadere, sotto i colpi dei caccia militari americani e della NATO. Sangue e instabilità sociale sono gli unici risultati realmente apprezzabili che oggi si possono ammirare in Afghanistan e in Iraq, due stati illegittimamente occupati dagli eserciti occidentali in nome della lotta al terrorismo. Ma anche due stati di straordinaria importanza dal punto di vista strategico. E allora la domanda è scontata. Perchè tutto questo? Cui prodest? Perchè lo Stato italiano si ostina a spendere centinaia di milioni di euro per sostenere guerre ingiuste, mentre si tagliano fondi alla scuola lasciando senza futuro migliaia di giovani precari e le piccole imprese elemosinano soldi alle banche per tirare a campare? Forse nel mirino dei signori della guerra non c’è soltanto la stabilità sociale dei paesi occupati, ma anche quella dei paesi che la guerra la finanziano.

La guerra o le missioni di pace sono come un vecchio giocattolo nelle mani della propaganda mediatica. Giovani meridionali che si arruolano perchè l’Esercito paga bene e c’hanno famiglia. Se poi cadono in disgrazia le televisioni indugiano sul bambino col basco per strappare la lacrimuccia e lo Stato li celebra come eroi della Patria, come se esistessero ancora valori nazionali in cui credere, che non siano quelli del profitto e del potere. Tutto ciò è disgustoso e diseducativo, perchè il bambino col basco da grande si arruolerà per vendicare il padre, senza preoccuparsi delle ragioni della guerra.

Pubblico la traduzione di un articolo apparso sul magazine inglese New Statesman e scritto da John Pilger, giornalista australiano e video-documentarista riconosciuto a livello internazionale.

La miglior reazione alle morti in guerra è la giusta informazione, non lacrime ipocrite.

PER MOLTI INGLESI, IL GIOCO DEI PARTITI E’ FINITO

di John Pilger

Nel giorno in cui Gordon Brown pronuncia il suo ‘massimo discorso politico’ sull’Afghanistan, ripetendo il suo surreale dogma in base al quale, se l’esercito britannico non combattese i cavernicoli Pashtun nella loro terra, dovrebbe combatterli qui da noi, la puzza di carne bruciata si diffonde lungo le rive del fiume Kunduz. Gli aerei da combattimento della NATO hanno fatto a pezzi i più poveri tra i poveri. Erano afgani che si precipitavano a prelevare carburante da due autobotti in stallo nel fiume. Molti di loro erano solo bambini che trasportavano secchi d’acqua e utensili da cucina. ‘Almeno’ 90 di loro sono rimasti uccisi, nonostante la NATO preferisca non contare i suoi nemici civili. “Sembrava l’inferno”, racconta Mohammed Daud, un testimone. “Mani, gambe e brandelli umani erano sparsi dappertutto”. Ma non c’è stata nessuna parata per loro in Wiltshire Street.

Ho visto qualcosa di simile nel sud-est asiatico. Una bomba incendiaria aveva raso al suolo più di un villaggio di paglia, e resti umani carbonizzati venivano appesi alle reti da pesca. Quelli ancora integri ma anneriti venivano distesi sulle reti, come grandi ragni neri. Non credevo che per comprendere il crimine fosse necessario esserne testimone. La questione morale è un problema per tutti, ma non per l’uomo moralmente corrotto e potente.

Subito dopo l’ennesima dimostrazione di quanto sia inopportuna la presenza delle truppe occidentali in Afghanistan, frutto di un piano ordito lontano da quel povero paese sofferente, Brown “autorizzava” nel luogo dell’attacco Nato un salvataggio in stile Rambo di Stephen Farrel, giornalista di nazionalità inglese e irlandese. Ma è stata un’impresa finita male. A rimetterci la vita sono stati un soldato inglese e la guida di Farrell, un giornalista afgano di nome Sultan Munadi, che, al contrario del giornalista, è stato abbandonato sul campo e poi ucciso. La famiglia di Munadi adesso ha imparato che una vita inglese vale di più di una afgana.

Durante i massacri della Grande Guerra, il Primo Ministro Lloyd George riferì: “Se la gente davvero sapesse [la verità], la guerra finirebbe domani. Ma naturalmente nessuno sa, e nessuno è in grado di sapere”. E’ vero allora che i cadaveri di un secolo fa non sono serviti a nulla se ancora oggi persone come Gordon Brown negano i loro bugiardi sotterfugi? La guerra in Afghanistan è una frode. Tutto è iniziato come una vendetta privata dell’America per gli attacchi dell’11 settembre 2001,  nei quali non un solo afgano fu coinvolto. Prima di allora, i Talebani, che sono afgani, non avevano alcun contrasto con gli americani, anzi, trattavano in segreto con l’amministrazione Clinton per un oleodotto di importanza strategica. Essi avrebbero acconsentito all’arresto di Osama Bin Laden ed al suo processo, ma la proposta fu rifiutata.

L’instaurazione di una presenza permanente USA/NATO all’interno di una regione ricca di risorse e di importanza strategica è la ragione principale della guerra. L’esercito inglese è in Afghanistan per volere di Washington. L’idea di prevenire l’attacco dei Talebani alle nostre città ricorda da vicino le parole di Lyndon B. Johnson quando disse: “Dobbiamo fermare i comunisti in Vietnam o ci ritroveremo presto a combatterli in California”.

Ma c’è una differenza. Rifiutando di ritirare le truppe, Brown rischia di scatenare una rivolta tra i musulmani inglesi che vedono la guerra come una crociata occidentale; e il sentiero imbroccato di recente dalla Corte della Corona lo spiega chiaramente. Così come gli è stato confermato dai servizi segreti e per la sicurezza della Corona inglese. E lo stesso è stato dichiarato pubblicamente dal consigliere per la sicurezza personale di Gordon Brown. Analogamente a Tony Blair per le bombe del 7 luglio 2007, ormai è solo di Brown la responsabilità della violenza e del dolore provocato alla sua gente.

Più delle spese eccessive dei suoi parlamentari, è proprio questa corruzione e banalizzazione della vita e della morte che caratterizza meglio il ‘modernizzato’ Partito Laburista, o il partito della guerra criminale. I delegati che stanno preparando le celebrazioni annuali del partito a Brighton lo capiranno? E’ comunque già abbastanza significativo che la maggior parte dei parlamentari del partito non si sia mai pronunciata sullo spargimento di sangue di Blair in Iraq mentre non esitarono a tributargli una standing ovation quando se ne andò. Solo una timida mozione della ‘gente comune’ potrebbe essere accolta. Questa afferma che “la maggioranza del popolo ritiene che la guerra in Afghanistan sia impossibile da vincere”. Non c’è in essa alcuna indicazione che la guerra sia sbagliata, immorale o basata su bugie analoghe a quelle che hanno giustificato l’uccisione di milioni di iracheni, “evento che ha prodotto più vittime del genocidio ruandese”, secondo una stima scientifica.

Questo è il principale motivo per cui il gioco dei politici è finito per molti inglesi, specie i giovani. Nel 2005, un sistema asservito ha permesso a Blair di vincere le elezioni con meno voti popolari rispetto alla catastrofica tornata elettorale dei Tory nel 1997. Il principale risultato del Nuovo Partito Laburista è la più bassa affluenza alle urne registrata dall’introduzione del suffragio universale. Oggi gli elettori vedono Brown regalare miliardi di sterline di denaro pubblico alle banche-casinò senza chiedere nulla in cambio,  dopo aver riconosciuto le loro pratiche come un esempio ‘per l’intera economia mondiale’. In occasione del recente G20 tenutosi a Londra, Brown si è distinto per essersi opposto, e aver cassato, una modesta proposta franco-tedesca per porre un limite ai bonus e alle sanzioni per le imprese che falliscono. Il gap tra i ricchi e i poveri in Gran Bretagna è oggi il più ampio dal 1968.

Gli effetti della politica del Nuovo Partito Laburista vanno dalla perdita del lavoro, dell’istruzione e della speranza per un giovane su cinque ai 12 milioni di sterline che Blair guadagna in un anno, “consigliando” i ricchi (dopo l’abbandono della carica di premier inglese Blair è stato consulente della JP Morgan, nda) e tenendo conferenze da 157 mila sterline. Tra i più radicali nelle fila dei consiglieri e cortigiani delle amministrazioni Brown e Blair, come Peter Mandelson, che ha avuto la sfortuna di lavorare con entrambi i premier, è forte la convinzione che il più importante traguardo raggiunto dal New Labour è quello di posizionarsi alla destra dei Tories, sebbene sia più corretto affermare che i due partiti maggiori sostengano le stesse posizioni, ad esempio minacciando tagli ai servizi pubblici per foraggiare le banche e i signori dell’oppio di Kabul. Senza contare i miliardi di tagli per finanziare la costruzione dei sommergibili nucleari Trident progettati per la vecchia guerra fredda.

Il gioco è finito. Il corporativismo e un militarismo rinvigorito si sono finalmente impadroniti della democrazia parlamentare realizzando uno storico cambiamento. Per gli afgani esplosi in mille pezzi nel nostro nome, la sola codarda mozione presentata durante la conferenza dei Labour è ormai tardiva.  Ma almeno la componente popolare del partito potrebbe chiedersi perchè.

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Non è il virus il pericolo maggiore, ma il vaccino

Pubblicato da Marco su 18 Settembre, 2009

Nell’ultimo post, tra le altre cose, ho parlato del virus A/H1N1 e del rischio, sempre più concreto, che ci troviamo di fronte ad una grande montatura mediatica architettata da uomini senza scrupoli che progettano oscure strategie di potere alle spalle e ai danni dell’umanità. L’assenza in tv e sulla carta stampata di approfondimenti sull’argomento è una chiara dimostrazione di quanto complice, asservito o semplicemente carente sia il nostro sistema mediatico. Non possiamo non porci delle domande davanti alle notizie sempre più inverosibili che giungono dagli organi di informazione. Tra poco dovrebbero iniziare le vaccinazioni disposte dal ministero della Sanità, ma nessuno ci ha ancora spiegato cosa contiene il vaccino, quali sono gli effetti collaterali che può causare e, soprattutto, se la nuova influenza A è davvero così pericolosa. Allo stato attuale non esistono ancora dati ufficiali sul contagio. In Italia c’è stato un solo presunto caso di decesso a causa del virus A/H1N1, a Napoli. Episodio etichettato subito come ‘la prima vittima italiana del virus H1N1’, salvo poi ascoltare un medico sostenere che il paziente soffriva già di gravi patologie, per cui la morte non si può associare all’effetto del virus messicano. Ma lo stato del contagio italiano del virus non interessava chi ha già da tempo inoltrato l’ordine di ingenti scorte di vaccino per le quali Fazio ha annunciato l’imminente inizio delle somministrazioni.

Mentre in tv già si sprecano consigli su come lavarsi le mani per non ammalarsi, come se fino a qualche mese fa dell’igiene non fregasse nulla a nessuno, forse dovremmo informarci meglio sull’origine di questi allarmismi, che dalla Sars all’aviaria destano da sempre sospetti di manipolazione umana.

Per tentare di colmare questa lacuna informativa, ho tradotto un articolo di David Icke, studioso e saggista inglese, di cui già avevamo letto un interessante articolo sulla guerra in Palestina. Consiglio di non fermarsi a questa lettura, ma di usare le informazioni contenute come spunto per altre ricerche.

Non è il virus il pericolo maggiore, ma il vaccino

di David Icke

Viviamo tempi difficili ed è importante restare calmi e pensare, evitando di reagire in preda al panico. Il terrore, il panico e le reazioni emozionali ci hanno portati fino a questo punto e certamente ora non rappresentano la via d’uscita da questa situazione. Dobbiamo inoltre capire, qui e adesso, che siamo da tempo governati da una dittatura a tutti gli effetti fascista.  Per molti anni è rimasta nascosta, ma oggi finalmente è sul punto di svelarsi. Restare inerti e adeguarsi passivamente ad un stato di paura e apatia non è più una opzione di scelta. O, almeno, non dovrebbe, se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli e nipoti che rischiano di trascorrere la maggior parte delle loro vite sotto la minaccia di questo Male assoluto.

La parola ‘male’ è abusata e non la pronuncio con leggerezza. Ma stiamo avendo a che fare con il male, che è il contrario della ‘vita’. Tutto quello che si nasconde dietro la cospirazione che punta a selezionare e uccidere la popolazione mondiale e schedare il resto del genere umano nei computer è contro la vita. Gli autori di questo piano non la rispettano e non si preccupano di coloro i quali soffrono le conseguenze delle loro azioni, nè di quanto queste siano terrificanti. Sono stato avvisato di quello che ci aspetta nei prossimi 20 anni e non ci aspetta nulla, tutto qui. Non abbiamo più alibi. Siamo chiamati a risolvere il problema. Dobbiamo disegnare una linea sulla sabbia e dire basta.

Mai in passato c’è stata cosa più importante del complotto globale per indurre la popolazione mondiale a vaccinarsi contro l’influenza suina. Il virus dell’influenza A è stato creato in laboratorio per generare il panico tra la gente e indurla a farsi somministrare il vaccino. Problema – Reazione – Soluzione. Questo virus ‘naturale’ contiene apparentemente geni umani, di uccelli e di maiali provenienti da tutto il mondo.

Se si crea e si diffonde un virus per poi organizzare un programma a lungo termine di vaccinazioni di massa è possibile trarre una sola conclusione: l’influenza suina non è il più grande pericolo, ma il vaccino. L’estensione e la velocità di vaccinazione previsti da questo programma sono folli, dal momento che la grande maggioranza di coloro i quali finora hanno contratto il virus hanno accusato sintomi molto lievi. Il Dottor Peter Holden, appartenente alla British Medical Association controllata dalla famiglia Rothschild, ha detto che, nonostante l’influenza suina non sia particolarmente grave, sono pronti ad iniziare una campagna di vaccinazione di massa, a partire da ‘gruppi prioritari’. Cosa?? Questa non è  salute pubblica, non lo è mai stata.

Chi è incaricato di somministrare il vaccino non sa né cosa contiene né quali siano i suoi potenziali effetti. Semplicemente pensa e dice ciò che gli hanno detto di pensare e dire. Soltanto gli artefici di questo complotto globale e chi indaga su di loro conosce questo gioco.

La giornalista austriaca Jane Burgermeister ha presentato una denuncia per crimini all’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite, Barack Obama, componenti delle famiglie Rockefeller e Rothschild, e altri, dopo aver scoperto che questi stavano ordendo un complotto ai danni dell’umanità con l’intento di decimarla attraverso la somministrazione del mortale vaccino contro l’influenza suina. La Burgermeister sostiene che i virus dell’aviaria e dell’influenza suina sono stati creati in laboratorio e diffusi con lo scopo di sterminare le masse attraverso le vaccinazioni. Il documento presentato all’FBI si intitola Prove di Bioterrorismo. La trattazione riguarda gli Stati Uniti, ma ciò che la giornalista scrive vale anche per il resto del mondo:

11“Esistono prove che un gruppo di criminali internazionali, che conta tra le sue fila anche membri del Governo federale e statale, è intenzionato a mettere in atto un genocidio di massa contro la popolazione degli Stati Uniti attraverso il virus pandemico dell’influenza e un programma di vaccinazioni obbligatorie mirati a decimare la popolazione americana e trasferire successivamente il controllo degli Stati Uniti alle Nazioni Unite insieme ai loro eserciti provenienti da paesi come Cina, Canada, Regno Unito e Messico. Ci sono le prove che molte organizzazioni, come l’OMS e le Nazioni Unite, così come le case farmaceutiche produttrici del vaccino, Baxter e Novartis, sono parte di un unico sistema controllato da una élite ristretta di uomini che esercita la leadership strategica e che è responsabile dello sviluppo, la manipolazione e la diffusione di virus artificiali allo scopo di giustificare le vaccinazioni di massa servendosi di un’arma biologica che annienti la popolazione USA e permettere così di ottenere il controllo di beni e risorse dell’America del Nord.

Il movente del crimine rispecchia i classici schemi della rapina con omicidio, nonostante la vastità e i metodi che caratterizzano queste azioni non trovino eguali nella storia. Il gruppo principale di uomini che costituisce la mente di questa cospirazione fissa i suoi obiettivi strategici e le priorità operative in segreto all’interno di organizzazioni di facciata come la Commissione Trilaterale oppure riunendosi annualmente nel Bilderberg”.

Jane Burgermeister è una delle poche giornaliste vere, tanto che è stata licenziata dal suo lavoro di corrispondente europea per il sito web ‘Renewable Energy World’, dopo aver presentato la denuncia all’FBI. Energie Rinnovabili? E’ la loro anima e il loro senso della decenza che dovrebbe essere rinnovato. Questo episodio, comunque, dimostra come ogni cosa sia controllata da loro.

La situazione che la giornalista austriaca descrive nella sua denuncia non è altro che un riassunto di ciò che io sto cercando di diffondere attraverso i miei libri e le mie conferenze da circa vent’anni. Un gruppo di famiglie intrecciate tra loro congiura contro l’umanità con l’obiettivo di imporre una dittatura fascista e porre i popoli sotto il loro controllo. Essi agiscono muovendosi all’interno di una rete di società segrete strutturate come una multinazionale. Le loro centrali operative si trovano in Europa, in città come Roma, Londra, Parigi, Bruxelles e Berlino. E’ come un ragno, e la sua ragnatela è il mondo intero.

Esistono anche network secondari di società segrete in ogni paese che fanno capo al ‘ragno’. Il loro lavoro consiste nel controllare le politiche, le banche, i mercati, gli eserciti, i media, la sanità, ecc., di ogni nazione, mettendo in pratica i punti dell’agenda globale dettata dal ‘ragno’. I componenti della cerchia ristretta al centro di questa organizzazione sono noti come gli ‘Illuminati’. Questo è il metodo attraverso il quale essi stabiliscono contatti nascosti dietro le facciate di governi, multinazionali e gruppi editoriali apparentemente distanti tra loro. Le dinastie Rothschild e Rockefeller (la stessa cortina di sangue) sono interamente coinvolte in questo sistema, come ho spiegato per lungo tempo, e controllano le case farmaceutiche e le politiche sanitarie di tutti i governi nazionali.

La rete controlla i governi, l’industria farmaceutica, o ‘Big Pharma’, l’OMS e le agenzie di ’salvaguardia’ della salute pubblica come il Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie negli USA (CDC). In breve, l’élite di potere detiene il controllo dell’intero sistema sanitario mondiale.

E’ in funzione della congiura degli Illuminati che sono stati istituiti organi di controllo come l’OMS, la Banca Mondiale e l’OMC (o WTO) (Organizzazione Mondiale del Commercio), al fine di trasferire il potere dal popolo ad una cerchia limitata di gruppi di potere. Il loro obiettivo finale è avere un governo mondiale, una banca centrale, una moneta e un unico esercito.

Per imporre una dittatura globale è necessario centralizzare il potere, mentre la diversità dei popoli rappresenta il loro incubo peggiore. La setta degli Illuminati è la mente della cosiddetta ‘globalizzazione’ e della creazione di un superstato dittatoriale come l’Unione Europea.

Detto questo, non è stata una sorpresa per me leggere la lista dei nomi e delle organizzazioni denunciate da Jane Burgermeister:

7“Specificatamente, si presenta prova che gl’imputati Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, David Nabarro, Coordinatore delle Nazioni Unite per l’Influenza, Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, Kathleen Sibelius, Ministro della Sanità USA, Janet Napolitano, Segretaria per la Sicurezza della Patria, David de Rothschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George Soros, banchiere, e Alois Stoger, Ministro della Sanità austriaco, insieme ad altri, rappresentano parte di questo apparato criminale sovranazionale che, marciando unita come una falange armata decisa a portare a termine i suoi programmi di genocidio, ha sviluppato, prodotto, accumulato e usato armi biologiche allo scopo di eliminare la popolazione statunitense per ottenere vantaggi politici e finanziari”.

Burgermeister sostiene di essere in possesso di prove inequivocabili che le società farmaceutiche e le agenzie di governo internazionali sono attivamente coinvolte nella produzione e diffusione di agenti biologici classificati come le armi biologiche più letali al mondo.

La giornalista afferma che il virus dell’influenza suina è stato creato e diffuso con l’aiuto dell’OMS, controllato dalle famiglie Rothschild e Rockefeller, lo stesso organismo che poi si affrettò ad annunciare che la propagazione del virus stava diventando talmente capillare da dover dichiarare lo stato di pandemia.

I sintomi dell’influenza suina allo stato attuale sono molto simili a quelli di una normale influenza di stagione. Chi ha interesse a diffondere il panico tra la gente ha quindi gioco facile nell’imputare al virus A/H1N1 il maggior numero di decessi per rendere più drammatiche la cifre del contagio. Il governo inglese ha annunciato che la popolazione, quando avverte i sintomi dell’influenza, non dovrebbe perder tempo con il medico generico che gli farebbe una semplice diagnosi telefonica senza conferme di laboratorio. Immaginate allora come dovrebbe avvenire il consulto con il medico di fiducia:

“Ciao, dottore sento molto freddo. Che cos’ho?”

“Credo sia l’influenza porcina. Arrivo”.

Jane Burgermeister ha denunciato colossi dell’industria farmaceutica come Novartis International AG, che ha sede in Svizzera (Basilea), Baxter AG, in Austria, e la sua succursale di Illinois, Baxter International, per atti di bioterrorismo. Indovinate quali sono le ditte che stanno fornendo la maggior parte delle scorte di vaccino contro l’influenza suina…Baxter International e Novartis.

E’ la stessa Baxter International ad aver spedito ‘per sbaglio’ presso alcuni laboratori europei il virus dell’influenza aviaria che poi fu incrociato con la normale influenza stagionale per creare un ceppo molto più pericoloso. L’anno scorso almeno 81 persone sono morte a causa dell’eparina, un farmaco anticoagulante prodotto dalla Baxter International, sintetizzato in Cina, tra le altre cose, a partire dalle interiora dei maiali. Non è meravigliosa l’industria del farmaco? L’eparina contaminata ha inoltre provocato seri danni alla salute di altre centinaia di persone ed è stato scoperto che il fornitore cinese della Baxter non ha mai subito alcun controllo igienico da alcun ente autorizzato nè americano nè cinese.

Più di 50 pazienti in dialisi sono morti a causa della Baxter International, e questo mese la Baxter Healthcare Corporation, filiale della Baxter International, ha siglato un accordo privato con lo Stato del Kentucky per 2 milioni di dollari. Questo accordo ha provocato un aumento dei prezzi dei farmaci endovenosi nel Kentucky del 1300%.

Nonostante ciò, è la Baxter la società più affidabile e per questo oggi è il più grande fornitore mondiale di vaccini contro l’influenza suina che i governi vogliono somministrare all’intera popolazione mondiale senza i requisiti minimi di sicurezza. Il vaccino ha superato a tempo di record tutte le normali procedure di sicurezza ottenendo l’approvazione in meno di una settimana. Il Times di Londra riporta: ‘ I responsabili della European Medicines Agency hanno dichiarato che la procedura rapida di approvazione è consistita nella esecuzione di test su vaccini ‘modello’ che sono erano stati già utilizzati per il più grande programma di vaccinazioni mai eseguito. Il vaccino sarà somministrato a tutta la popolazione mentre ancora i test saranno in pieno svolgimento’.

Chapeau!

Non c’è alcun bisogno di testare il vaccino. Loro già sanno cosa contiene e quali sono i suoi effetti. In un documento firmato dal ministro della Sanità dell’amministrazione Obama Kathleen Sebelius, viene concessa alle case farmaceutiche produttrici del vaccino l’immunità giudiziaria in caso di morte o danni alla salute provocati dal vaccino. E questo è un vantaggio che non avevano mai avuto.

6La Baxter International ha assicurato che il vaccino sarà spedito in tutto il mondo entro la fine di luglio e i profitti saranno enormi. Ma non è il profitto l’obiettivo principale, bensì l’attuazione di un piano secolare di sterminio dell’intera popolazione mondiale.

Ci è stato detto che le case farmaceutiche e l’OMS stanno lavorando sodo per sviluppare un vaccino per la nuova influenza suina, meglio nota come H1N1, ma…un attimo….la Baxter International aveva già ottenuto la licenza per la produzione del vaccino H1N1 il 28 agosto 2008. Il documento intitolato ‘Baxter Vaccine Patent Application US 2009/0060950 A1′ recita infatti:

‘…In particolare, nella composizione del vaccino è possibile rintracciare più di un anticorpo…come l’influenza A e B, selezionati tra uno o più virus umani come l’ H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7, H1N2, H9N2, H7N2, H7N3, sottogruppi del virus H10N7 , o dell’influenza suina H1N1, H1N2, H3N1 e sottogruppi di H3N2, dell’influenza dei cani o dei cavalli, H7N7, sottogruppi del virus H3N8 o dell’aviaria H5N1, H7N2, H1N7, H7N3, H13N6, H5N9, H11N6, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8, H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, sottogruppi del virus H12N5 .’

La licenza è stata resa pubblica nel marzo 2009, un mese prima della diffusione del virus dell’influenza suina in Messico avvenuta in aprile, ma era stata conseguita ben 7 mesi prima che il ‘nuovo ceppo’ divenisse ufficialmente noto. E’ la truffa più spudorata che ci sia.

Tra le altre cose, nella licenza si specificano inoltre i seguenti componenti del vaccino e avvisi di tossicità:

‘Possono essere utilizzati coadiuvanti opportuni ricavandoli da gel minerali, idrossido di alluminio, sostanze attive di superficie, lisolecitina, pluronic polyols (polimero industriale), polianioni o emulsione di olii come acqua in olio o olio in acqua, o una miscela specifica. Naturalmente, la selezione dei coadiuvanti dipende essenzialmente dall’uso che si intende fare del vaccino. Ad esempio, eventuali tossicità possono dipendere dall’organismo del paziente e possono variare da valori nulli di tossicità fino a valori alti’.

Interessante.

Un’altra multinazionale del farmaco coinvolta è la Novartis, in Svizzera. L’AD Daniel Vasella, è regolarmente presente nei meeting del Gruppo Bilderberg, di cui ho diffusamente parlato nei miei libri. Il Gruppo Bilderberg, citato nella denuncia di Jane Burgermeister, è una creazione della famiglia Rothschild ed è stato governato per anni da uomini come David Rockefeller e Henry Kissinger. Questo organismo risponde ad una società segreta britannica chiamata Round Table. Inizialmente questa società era guidata da Cecil Rhodes, che saccheggiò l’Africa del Sud per conto dei Rothschild. Vasella ha preso parte all’ultimo incontro del Bilderberg avvenuto lo scorso maggio, proprio mentre veniva artatamente creato il panico per la diffusione dell’influenza suina e, guarda caso, la sua società presentava il vaccino.

Non sto dicendo che la gente morirà in massa subito dopo aver preso il vaccino. Questo è possibile, ma il rischio è che potrebbe scoraggiare gli altri ad assumere il vaccino. In alcuni gli effetti potrebbero essere immediati, per la maggior parte dei pazienti invece potrebbero palesarsi nel medio o lungo termine, per mascherare la vera origine dei loro problemi. Ciò che dobbiamo sapere è che stiamo assistendo alla messa in atto di un programma di vaccinazione di massa ideato da persone che della nostra salute se ne fregano. Questo chiarisce ogni dubbio circa le vere ragioni di queste azioni. Ma solo chi manovra nell’ombra è a conoscenza dell’obiettivo che si cerca di raggiungere.

E’ evidente che si tratta di colpire il sistema immunitario umano. Una volta indebolito questoo, infatti, è finita, come abbiamo già osservato nel caso di quel distruttore di sistemi immunitari chiamato AIDS. La gente non muore di AIDS, ma muore di malattie che normalmente il nostro sistema immunitario debellerebbe.

In un eccellente lavoro, il ricercatore americano e autore Patrick Jordan, ha descritto il piano di sterminio di massa attraverso la creazione di virus e vaccini attualmente in corso. Jordan sostiene che sono stati messi a punto dei vaccini che demoliscono il sistema immunitario e che le truppe militari USA sono state usate come cavie.

Patrick Jordan ha scoperto che gli Illuminati hanno sviluppato un sistema composto da una serie di tre vaccini. La prima vaccinazione annienta i globuli bianchi (il sistema immunitario), la seconda inietta il virus, e la terza riattiva le difese immunitarie. Nel medio periodo il virus si espande nel corpo, ma il paziente non si sente male perchè il sistema immunitario non lo combatte. Quando invece il sistema immunitario viene riattivato con la terza vaccinazione, scatena un violento attacco al virus che uccide l’intero organismo.

Questo fenomeno è noto come la ‘tempesta delle citochine’, che avviene quando il sistema immunitario manda troppi anticorpi nello stesso momento uccidendo l’organismo. Inoltre, è da segnalare che l’OMS ha preteso che il vaccino contenga il virus vivo dell’influenza suina ed è quindi abbastanza possibile che così la forza del virus supererà l’efficacia del vaccino. Sul sito web dell’OMS si legge:

‘In vista della disponibilità limitata del vaccino a livello globale e la potenziale necessità di proteggersi contro nuovi ceppi del virus, SAGE (programma di ricerca in seno all’OMS) suggeriva che la promozione della produzione e dell’utilizzo dei vaccini con coadiuvanti e con virus attenuati dell’influenza è stata importante’.

Le prove a supporto della denuncia di Jane Burgermeister si sono avvalse del contributo di Wayne Madsen, ex ufficiale dei servizi segreti della Marina statunitense. Madsen rivela che un importante scienziato delle Nazioni Unite ha concluso che il virus dell’influenza H1N1 viaggia sicuramente su un ‘vettore’ di trasmissione, a riprova del fatto che il nuovo ceppo dell’influenza suina è stato geneticamente manipolato per ottenere un arma biologica militare. L’esperto della Nazioni Unite ritiene che i virus Ebola, HIV/AIDS e l’attuale A-H1N1 siano agenti biologici realizzati a scopo militare. Madsen scrive:

‘La recente esplosione dell’influenza suina ha visto il passaggio del virus dal maiale all’uomo, e poi da uomo a uomo. Tuttavia, il virus A-H1N1 non ha colpito nessun maiale. Infatti, secondo il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC), il virus A-H1N1 possiede segmenti genetici dell’influenza suina, aviaria e umana dell’America del Nord e della suina euroasiatica’.

Wayne Madsen sostiene inoltre che le sue ricerche confermano che il CDC e l’esercito americano hanno ritrovato il corpo di una donna Inuit che morì nel 1918 a Brevig Mission, in Alaska, a seguito della epidemia Spagnola che uccise 100 milioni di persone in 18 mesi. Madsen racconta che il materiale genetico recuperato da quel corpo ha fornito le basi per lo sviluppo del virus H5N1 dell’influenza aviaria all’interno del laboratorio militare americano di Fort Detrick, in Maryland. Da questo stesso laboratorio partirono gli attacchi all’antrace contro il Congresso USA e i media americani subito dopo l’11 settembre 2001.

5La conoscenza di queste informazioni potrebbe rappresentare per noi una via d’uscita dalla Zona d’Ombra nella quale ci troviamo, ma ciò che dobbiamo capire è che questi Illuminati sono completamente pazzi. Questa gente non ragiona come noi, quindi è bene cercare di non commettere l’errore di pensare a ciò che faranno loro, ma a ciò che faremo noi.

Il piano degli Illuminati prevede la decimazione della popolazione mondiale e l’inserimento di un microchip nel corpo di ogni uomo, donna e ragazzo rimasti in vita. I microchip ci renderebbero tutti rintracciabili 24 ore su 24. E non solo.

Esistono tecnologie informatiche che consentono di utilizzare i chip per manipolare le menti, le emozioni e i corpi. Questo potrebbe essere fatto su più uomini contemporaneamente o individualmente attraverso un unico chip in grado di trasmettere e ricevere segnali. Uccidere qualcuno a distanza potrebbe diventare una operazione automatica.

Parlo di questo perchè, come i lettori dei miei libri già sapranno, uno scienziato della CIA nel 1997 mi rivelò che i microchip sviluppati nei progetti di ricerca segreti condotti parallelamente dal governo e dall’esercito erano già abbastanza piccoli da essere iniettati nell’epidermide nel corso dei programmi di vaccinazione. Grazie alle nanotecnologie, nessuno potrà mai accorgersene.

Il falso allarme della influenza suina del 1976 non era altro che una prova generale di ciò a cui stiamo assistendo oggi. Questi eventi vengono pianificati con sufficiente anticipo e questa persone malate sono estremamente meticolose nei preparativi. Il panico iniziò a diffondersi dopo la morte di una recluta militare di Fort Dix, in New Jersey, che il governo dichiarò presto dovuta al virus dell’influenza suina. Quel soldato fu l’unica vittima del virus nel 1976, ma il governo non esitò ad organizzare un piano di vaccinazione di massa per tutti gli americani contando inoltre su una scandalosa campagna pubblicaria di propaganda basata, come sempre, sul terrore della gente. Vedi qui un esempio. Il risultato fu che almeno 25 persone morirono a causa del vaccino e centinaia riscontrarono gravi danni alla salute mentre la recluta di Fort Dix restò l’unica vera vittima del virus, anche se il governo diceva la verità circa la diagnosi iniziale. Stiamo oggi assistendo agli stessi eventi, ma su una scala più ampia.

I governi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti hanno ordinato quantità di vaccini sufficienti per l’intera popolazione e altri paesi stanno facendo lo stesso. E’ chiaro che stanno semplicemente mettendo in pratica ciò che ‘il ragno’ ha chiesto loro. La loro intenzione è quella di rendere obbligatoria la vaccinazione e minacciare con la perdita dei loro figli quei genitori che rifiuteranno la logica di questo fascismo. Ma prima di arrivare a quel punto, le pressioni psicologiche esercitate sui genitori diventano sempre più insistenti.

Il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC), controllato dai Rockefeller, ha annunciato negli USA che i bambini non ancora colpiti dall’influenza devono essere vaccinati quattro volte nel prossimo autunno, due per la classica influenza di stagione e due per l’influenza suina. Recuperiamo il tempo perso, eh? Gli altri bambini saranno vaccinati solo tre volte, così come previsto nelle ricerche di Patrick Jordan.

Il fantoccio del gruppo Rothschild-Rockefeller, Barack Obama, ha dichiarato che la sua riforma della Sanità diventerà legge entro agosto, proprio quando il programma di vaccinazione di massa avrà inizio. La legge è stata approvata in settimana dalla Commissione del Senato per la Sanità, l’Educazione, il Lavoro e le Pensioni, ed include anche le procedure da mettere in pratica nel caso in cui i genitori si rifiutano vaccinare i loro figli. La legge autorizza in questo modo l’orwelliano ‘programma dimostrativo per l’aumento della copertura immunologica’. Il testo recita:

‘Con questo programma, il CDC erogherà fondi agli stati per incrementare la copertura immunologica dei bambini, adolescenti e adulti attraverso l’utilizzo di interventi basati su prove evidenti. Gli stati possono disporre dei fondi per attuare gli interventi raccomandati dalla task force della Community Preventive Services, come solleciti e telefonate al pazienti o capo famiglia, oppure con visite a domicilio’.

‘Interventi’? ‘Visite a domicilio’? Questo è soltanto il primo passo verso la vaccinazione forzata dei vostri bambini e l’arresto nel caso in cui vi rifiutaste di obbedire. Le ‘raccomandazioni’ dell’OMS sono state concordate con i circa 200 stati membri nel caso in cui venisse dichiarata una emergenza pandemica in virtù del International Health Regulations Act del 2005 e del piano per la pandemia dell’OMS stilato nello scorso aprile.

Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, dichiarò la pandemia da influenza suina quando di pandemia ancora non si trattava, in modo da esercitare i poteri speciali previsti in caso di emergenza e avviare le vaccinazioni forzate di massa. E praticamente l’ha già fatto. L’organo consultivo dell’OMS sulle regole per la vaccinazione comprende dirigenti di…Baxter, Novartis, GSK e Sanofi Pasteur.

Nella scorsa settimana Margaret ‘Abbiate Paura’ Chan ha avvertito che la diffusione di una forma di tubercolosi resistente al trattamento farmacologico potrebbe essere imminente con potenziali ‘conseguenze catastrofiche’. Parla a vanvera….

‘La situazione è già preoccupante e potrebbe aggravarsi molto velocemente uscendo presto fuori controllo. Avvisate più persone che potete: potrebbe essere una bomba ad orologeria o un semplice barile di sabbia. Cercate di difendervi in qualsiasi modo, questa è una situazione potenzialmente esplosiva’.

Ehi, donna, stai calma. Quando ‘esploderà’ questa tubercolosi? Non appena la notizia sarà circolata abbastanza, immagino.

Ciò che sta accadendo oggi è stato pianificato da molto tempo. Le persone che stanno mettendo in pratica tutto questo sono a lavoro da mesi in operazioni altamente segrete all’interno di un edificio chiamato Westridge, proprio in fondo alla strada rispetto alla mia posizione, qui nell’Isola di Wight. Questi uomini sono talmente sospettosi che ogni gruppo esegue una sola parte del lavoro per poi essere sostituito da uno totalmente nuovo per la parte successiva, e così via. Nessun gruppo di lavoro deve vedere il piano nella sua interezza e proprio in questo momento alcune persone all’interno di anonimi furgoni bianchi si danno il cambio.

Ho dato un’occhiata attraverso la finestra vicino al camino dopo l’uscita di ogni gruppo, ed è chiaro che si tratta di un centro di emergenza di qualche tipo. A questi uomini è stato detto di terminare il lavoro entro la metà di luglio e, a quanto pare, sta accadendo qualcosa si simile in tutti i paesi.

Se ascolti attentamente, gli uomini in nero ti dicono cosa sta accadendo. Come ho detto in un recente bollettino informativo,  ho intercettato il mantra del pericolo incombente dell’influenza suina per il prossimo autunno proveniente da differenti agenzie e stati. Il loro obiettivo è ora quello di seminare panico per costringere la popolazione a vaccinarsi.

In questo momento ho notizia che il virus potrebbe divenire più letale nello stesso periodo rendendo plausibile l’ipotesi che stanno cercando di aumentare il numero delle vittime per generare maggiore panico e stimolare così la domanda di vaccini.

Non dobbiamo mai dimenticare, tuttavia, che la ‘normale influenza’ di stagione provoca ogni anno la morte di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. C’è da aspettarsi che gran parte di questi decessi saranno nei prossimi mesi associati all’influenza suina, che lo siano davvero oppure no.

Da sempre si cerca di arrivare a questo punto ed è importante che la gente senta il bisogno di unirsi e organizzare manifestazioni di disobbedienza civile. Queste menti disturbate vogliono avere accesso ai nostri corpi e a quelli dei nostri figli per ragioni che non hanno nulla a che fare con la nostra salute.

Molte persone si schiereranno dalla parte dei loro bambini, come piccole pecore addomesticate. Essi prenderanno per buone le scandalose bugie che ascolteranno senza porre alcuna domanda e le autorità useranno indicherà questa gente come esempio da seguire per chi rifiuterà il vaccino. Ascolterete sciocchezze come ‘Stai mettendo a rischio la salute dei nostri figli’. Infatti, sono proprio le persone che sostengono i programmi di vaccinazione collettiva che stanno mettendo a rischio la salute di tutti i bambini. Le autorità dichiareranno che chiunque si rifiutasse di assumere il vaccino impedirà di fatto l”immunizzazione generale’, quando in realtà si tratta semplicemente di allontanarsi dalla credulità generale.

Per tutti coloro che la pensano allo stesso modo riguardo a questo criminale piano di vaccinazione è arrivato il momento unire le forze e preparare una strategia di disobbedienza pacifica. C’è molta più forza nel gruppo che nel singolo.

Non dobbiamo soccombere alle vaccinazioni obbligatorie, nè a pressioni da parte di chi vuole dominare le nostre menti. Se lasciamo che le vaccinazioni forzate limitino la libertà nostra e dei nostri figli, cosa diavolo significa allora la parola ‘libertà’?

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Un sistema da ricostruire

Pubblicato da Marco su 29 Agosto, 2009

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Resto sempre più sconvolto dalla leggerezza con cui le istituzioni, microfonate dai soliti media acritici ed inultilmente enfatici, rilasciano dichiarazioni fasulle e di facciata. Trovo snervante e offensivo sentir continuamente usare parole come “timida ripresa economica”, “deboli segnali di ripresa”, “ripresa: si, ma dal 2010″. Non ha alcun significato dire che il paziente forse guarirà senza specificare quale malattia lo ha colpito e in quali circostanze l’ha contratta. Ci si sente colti e informati oggi a parlare di crisi economica. “Si sente la crisi?” e “Non si sente la crisi?” sono diventate le domande più gettonate dell’informazione di massa. Ma si sente cosa? Di cosa parliamo davvero? Draghi, invece di spiegare cosa ha provocato la crisi economica attuale e rivelare chi sono i responsabili, ha da poco dichiarato: “Il peggio è passato. Ora rischi per le imprese”. Se le imprese che chiudono e i lavoratori con famiglie a carico restano a casa, con tutti i disagi che ne derivano, non sono il ‘peggio’ che possa capitare ad una società civile, allora cosa lo è, secondo il governatore della Banca d’Italia? Un amico banchiere che smette di giocare con i derivati perchè va in bancarotta e torna a casa con una liquidazione milionaria, forse? Se queste sono le parole del massimo esponente di una istituzione che dovrebbe garantire solidità alla nostra economia, e quindi il nostro benessere, siamo messi davvero male.

Napolitano, che di economia forse non ne sa più di me, pochi giorni fa ha invitato tutti a leggere costantemente la Costituzione. Ma è una Costituzione che non ha più senso, perchè violata in numerosi suoi punti. All’articolo 5, la Carta recita che l’Italia è una e indivisibile, ma oggi è governata da uomini che vorrebbero dividerla e, accanto alla parola “Carta”, scriverebbero volentieri “Igienica”, e non “Costituzionale”. L’articolo 1 afferma che il popolo è sovrano, ma la sovranità monetaria, parte integrante della sovranità popolare, il potere cioè di battere moneta e reggere le redini dell’economia del Paese, è affidata alle banche private, che creano denaro dal nulla senza controllo, allargando a dismisura la base monetaria in cambio di semplici promesse di pagamento di ignari cittadini o imprenditori bisognosi di credito. Da sempre mi chiedo da dove provengano tutti i soldi che le banche prestano. Oggi ho la risposta: nascono e basta, e su questo le banche lucrano gli interessi violando così un altro principio della Costituzione, sempre all’articolo 1, cioè quello secondo cui la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, e non su una posizione di privilegio che offre la prerogativa di creare moneta. Per non parlare del famigerato Lodo Alfano, che annulla l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, baluardo dello stato di diritto. Non rileggerò quindi la Costituzione, caro Napolitano. Sarebbe come sfogliare un numero di Tv Sorrisi e Canzoni di 10 anni fa.

In Italia c’è forte bisogno di parlare di problemi seri, concreti, con cui la gente deve gioco forza confrontarsi per garantire un futuro dignitoso a loro stessi e ai propri figli.

Sui blog infuria da anni un dibatto sulla questione monetaria e il signoraggio bancario. La materia economia ci è sempre stata presentata come ostica e inaccessibile per chi non ha studiato. Ma non è così. Con un pò di pazienza e buone letture facilmente reperibili in Rete è possibile farsi un’idea, più o meno esaustiva, del signoraggio bancario e di come un gruppo di banchieri privati abbia il potere di decidere di gettare sul lastrico una famiglia o un’impresa. Per iniziare, si possono vedere interessanti documentari video americani come Zeitgeist o Money as Debt, oppure ascoltare le parole di esperti come Della Luna, Saba o Benetazzo, seguire le interessanti lezioni del compianto prof. Auriti, che mise in atto un rivoluzionario esperimento monetario nel suo paese natale in Abruzzo riscuotendo un grande successo prima di essere inspiegabilmente bloccato dalla Guardia di Finanza, si può studiare la citazione per danni nei confronti di Bankitalia da parte dell’avvocato Arrigo Molinari, che morì poco dopo in una pozza di sangue, o semplicemente affidarsi alle parole di Alessandro Bono, 27enne laureato in economia che spiega il signoraggio bancario partendo dai testi didattici ufficiali. In Rete sono presenti svariate discussioni sull’argomento nelle quali è possibile trovare anche tesi definite impropriamente ‘anti-complottiste’ o argomentazioni moderate e autoreveli, come quelle dell’economista Lino Rossi. Ognuno può quindi farsi una sua libera opinione e condividerla con altri, per affinarla e consolidarla, o eventualmente cambiarla. Questo ruolo potrebbe svolgerlo anche la tv, con maggiore efficacia e capillarità, se solo favorisse dibattiti più reali e meno anacronistici. In tv ho visto parlare di signoraggio solo nella trasmissione Rebus di Maurizio Decollanz in onda su OdeonTv, un programma che attinge alla Rete a piene mani. Rebus, però, a differenza di Ballarò e Porta a Porta, è poco conosciuto. Non fa opinione pubblica e per giunta rischia di chiudere i battenti.

La questione monetaria è fondamentale per comprendere il significato del denaro che usiamo quotidianamente, cioè il frutto del nostro lavoro, la nostra vita. E il lavoro è un altro argomento che latita nei dibattiti cosiddetti politici o culturali. Quest’anno, ad esempio, i tagli alla scuola produrrano una riduzione di organico di 42100 unità, fino ad arrivare a 87000 l’anno prossimo. Questo significa che quasi 90000 insegnanti, che oggi lavorano, domani potrebbero non farlo più, anche se in possesso di lauree, specializzazioni e corsi speciali, come il salatissimo quanto inutile F.O.R.C.O.M. Chi lo spiega ad Antonella Zaccaria, insegnante precaria, che lo Stato deve risanare i conti pubblici, a spese sue, dei suoi figli e dei suoi sogni? Migliaia di insegnanti hanno passato tutta l’estate con gli occhi puntati sulle diaboliche graduatorie e l’angoscia di non avere una cattedra per il prossimo anno accademico. Avrei voluto vedere un dibattito pubblico, magari in tv al posto di una replica della replica del Maresciallo Rocca, tra la Gelmini, Tremonti, Berlusconi e Napolitano, da una parte, e una delegazione di docenti precari incazzati dall’altra. Si tratta del popolo sovrano che chiede il lavoro su cui si fonda la nostra Repubblica. Dovrebbero suonare familiari queste parole a Napolitano. Ma la tv era in ferie, insieme ai nostri presidenti e ministri, e gli unici spazi informativi erano tutti per la love story dell’estate tra George Clooney e Elisabetta Canalis e quel dannato montepremi del superenalotto.

Dopo i soldi e il lavoro, gli altri temi che a mio avviso dovrebbero essere snocciolati continuamente da tutti i principali organi di informazione sono la salute e l’energia.

Cosa ne è dell’influenza suina? Quanti sono i morti? Non si capisce più nulla. Michel Chossudovsky, docente universitario canadese ed analista politico internazionale, di cui già si è già parlato su questo blog, avverte che l’OMS sta barando sui dati epidemiologici dell’influenza H1N1 e afferma che essa fa parte di una strategia globale mirata a distrarre la popolazione dalle indigenze che la crisi economico-sociale di questi mesi sta causando. La giornalista investigativa austriaca Jane Burgermeister, collaboratrice di riviste di scienza come Nature e British Medical Journal, ha invece denunciato all’FBI, l’OMS, l’ONU e numerosi funzionari e rappresentanti di governo per aver messo in atto politiche bioterroristiche sostenendo, tra altri capi d’accusa, di avere le prove che l’OMS spedì alla nota casa farmaceutica Baxter, nella sua sede in Austria, il virus vivo dell’influenza aviaria, che poi è stato mandato in giro per il mondo senza le necessarie misure di sicurezza rischiando una pandemia. Ci sarebbe materiale sufficiente a mettere in dubbio tutto ciò che è stato detto finora sull’ultima presunta emergenza sanitaria. Ma non ci è dato sapere nulla. E’ già deciso che nel prossimo autunno in Italia partiranno le vaccinazioni contro l’influenza suina. Big Pharma ringrazia. Punto.

Capitolo energia. Nel 1987 ci fu un referendum con cui gli italiani rinunciarono al nucleare. Oggi, insieme alla Costituzione di Napolitano, quella libera espressione del popolo è stata dimenticata dal Governo, che ha firmato un accordo con i russi per l’apertura a breve di nuove centrali nucleari. Ma l’uranio non rinnovabile quanto ci costerà quando diventerà rarissimo? E le scorie? Non ricordo nessun responsabile di governo che abbia offerto una chiara spiegazione in merito. Nè i giornalisti l’hanno mai chiesta. E’ così e basta. In Rete però, Claudio Messora ha realizzato una interessante intervista a Michele Boato, esperto di energie rinnovabili, che si dice sorpreso di come proprio l’Italia, il ‘paese del sole’, non investa sul fotovoltaico, che potrebbe soddisfare facilmente gran parte del nostro fabbisogno energetico e senza costi esorbitanti per i cittadini. A differenza dell’Italia, Danimarca, Svezia, Austria, Spagna e Germania hanno già rinunciato al nucleare per il rinnovabile. Per il Bene Comune, un partito piccolo con un programma moderno, ha indetto una petizione popolare contro il ritorno al nucleare.

Ma cos’è PBC? Dunque, PD non può essere. PDL, neanche. Ah, già! Dev’essere il solito guastafeste Di Pietro. No, ma lui è di IDV. Mah, non saprei.

Tutte queste informazioni sono presenti quasi esclusivamente in internet. Se riempissero i programmi di approfondimento, i tg o i giornali, si potrebbe assistere forse ad un cambiamento radicale di prospettive da parte dell’elettore, che ad un tratto non proverebbe più alcuna attrazione verso il mito di plastica del ’self made man’ o dell’ideale di sinistra, ma sentirebbe spontaneamente il bisogno di affidare il voto ad un partito il cui programma includa soluzioni ai problemi di cui sopra.

Secondo Claudio Messora, che ha messo in piedi un blog talmente interessante che la Polizia Postale vuole sequestrarglielo, tra 3 o 5 anni i blog (e non Facebook) saranno la principale fonte di informazione, in luogo della stampa e della tv. Non so se ha ragione. Quello che so è che tra i blog e i comuni organi di informazione le differenze diventano sempre più marcate e il contrasto più aspro. Da una parte un torrente di informazioni, inchieste, scoperte ed elaborazioni concettuali mai banali, realizzate da utenti quasi sempre non iscritti a nessun albo professionale, giovani e determinati a capire i meccanismi politici ed economici che governano la società. Dall’altra una pletora starnazzante di testate giornalistiche che si fanno la guerra tra loro, spesso finanziate con denaro pubblico e divise da interessi privati e vecchie ideologie. I giornali e telegiornali fanno a gara nello screditare la Rete, parlandone solo a proposito di pedofilia on line, di maniaci della chat, truffe delle carte di credito, violazioni di copyright oppure, come va di moda oggi, dei famosi gruppi di Facebook che inneggiano alla mafia o all’odio razziale, accrescendo così il partito di chi pensa ad internet solo come ad un covo di delinquenti, cazzeggiatori e pervertiti.

E’ evidente che esiste la volontà di mantenere in vita un sistema che tenga all’oscuro la gente sulle questioni più importanti, che la metta nelle condizioni di dover lavorare tutto il giorno per avere una vita dignitosa, che neutralizzi il pensiero deviandolo su futili distrazioni come le lotterie e il gossip, che considera un obiettivo il risanamento dei conti pubblici a spese dei giovani insegnanti precari.

E’ un sistema malato, da ricostruire.

Vediamo oggi quali sono gli argomenti del giorno. Berlusconi e Bertone non ceneranno insieme, Berlusconi querela La Repubblica, Il Giornale litiga con Avvenire, laicità dello Stato, testamento biologico e etica.

Per carità, l’etica è importante. Ma chi ha messo in piedi questo sistema, che ne sa di etica?

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Pillole di satira_003

Pubblicato da Marco su 24 Agosto, 2009

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Ronde, il Viminale detta le regole. «Niente divise o simboli politici». La scritta “Berlusconi Presidente” è più che sufficiente.

Afghanistan. Scontro a fuoco tra soldati in guerra e soldati in missione di pace che la ripudiano.

Ladri nella notte svaligiano la casa di Renzo Arbore. L’artista costretto a consegnare soldi, gioielli e Marisa Laurito.

Turbolenza in volo: 7 feriti su un A330 Qantas da Hong Kong a Perth. La notizia è che Schifani non era a bordo.

Cina, nuovi disordini nello Xinjiang. La polizia ha ucciso due uiguri. Insorgono gli animalisti.

Lo stupratore seriale di Roma Luca Bianchini era coordinatore di un circolo PD. Per il partito è uno scandalo talmente grande che Berlusconi ha dichiarato: “Mi arrendo”.

Squalo di 3 metri catturato accidentalmente al largo di Catania. Da domani sarà accidentalmente servito sui tavoli di un rinomato ristorante del centro.

Una ragazza di 13 anni resta incinta dopo un tuffo in piscina. Il padre fa causa al proprietario di Villa Certosa.

Muore soldato italiano in Afghanistan. La Russa dichiara: “Il nostro peggior timore si è verificato”. Poi rimette gli occhiali e torna a leggere “Missione di pace e pace” di Tolstoj.

Già nel 2030 l’estate avrà un mese in più. Casalinghe preoccupate dall’idea di dover guardare altre 30 repliche de La signora in giallo.

Torna il gran caldo. Perugia già domani sotto un’ondata di calore. Il fenomeno, che riguarderà poi altre otto citta’, è stato ribattezzato dagli esperti ‘estate’.

Berlusconi a Maroni: “Devi vincere la guerra con la mafia se vuoi passare alla storia”. Lui ha già chiuso Forza Italia, è ora che anche gli altri facciano qualcosa.

Sei frustate per un bicchiere di birra. Una donna condannata in Malaysia. Preoccupazione tra i minorenni milanesi per le prossime direttive del sindaco Moratti contro il consumo di alcolici.

OMS: “Le lampade abbronzanti sono cancerogene”. E, se aumenta l’esposizione, possono trasmettere anche il virus H1N1.

E’ nato il secondogenito di Barbara Berlusconi. I suoi primi vagiti: “Ueeeeeh!”. Poi in tarda serata smentisce: “La stampa di sinistra ha travisato le mie parole. Volevo dire Uaaaaah!”.

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Quando arriva la sera

Pubblicato da Marco su 27 Luglio, 2009

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Quando penso ai pittori, ai cineasti, agli scrittori, ai musicisti, penso spesso alla lentezza delle loro vite, alla spropositata quantità di tempo che essi dedicano alla meditazione, all’arte.  I ritmi forsennati e apparentemente insensati della metropoli non lasciano spazio all’arte, non necessariamente intesa come emanazione oggettiva di una capacità, ma anche solo come l’esercitazione della facoltà del pensiero, della riflessione, del guardare con altri occhi il mondo in cui viviamo o tentiamo di vivere. L’arrivismo che doma l’estro, l’abitudine che vince la passione, la noia che sostituisce l’entusiasmo, il raziocinio che irretisce lo spirito.

Far trionfare la voglia di fare arte all’interno di un contesto alienante e indifferente è impresa ardua. Lo sa bene Pierpaolo Lauriola, che con i Pliskin, trio musicale nato a Milano nel 2006, di cui è voce, chitarra e autore dei testi, incide Quando arriva la sera, un album emozionante e sincero. Al di là dell’amicizia che ci lega, Pierpaolo è un musicista vero, che sul palco non si esibisce, ma comunica e esprime. Lo dimostra il suo sguardo basso quando ringrazia al microfono i collaboratori dopo l’ultimo pezzo e la sua aria sempre dimessa nonostante gli applausi. Quando arriva la sera è stato un lavoro molto lungo, che ha richiesto tempo e dedizione. Roberto, il bassista del gruppo, ne parla infatti come di “un cantiere che rischiava di rimanere sempre aperto”. Ogni brano porta con sè un messaggio, una vibrazione, una storia. Nonostante questo sia soltanto il loro primo lavoro, la malinconica energia del rock dei Pliskin mostra una maturità artistica già acquisita. Tracce come Nel disincanto e Quando arriva la sera, che dà il titolo all’album, colpiscono da subito preparando abilmente la strada al viaggio attraverso i brani che seguono.

Il suo proverbiale ‘disincanto’ spinge Pierpaolo a dire che questo disco non ha alcuna ambizione ed è destinato ad una ristretta cerchia di amici. Io spero possa diventare anche qualcosa di più. E’ vero che il settore discografico pullula di artisti emergenti, di gruppi organizzati e finanziati che, mentre Pierpaolo, Luca e Roberto sono dietro una scrivania, si dedicano anima e corpo alla musica con le spalle ben protette, ma se alla musica di qualità si affianca un efficace passaparola, allora forse è lecito sperare in un ‘mattino nuovo’. E, comunque, se anche un solo brano dei Pliskin avrà impedito al rumore delle porte di un treno che si chiudono o al clacson di un auto bloccata nel traffico di spezzare un sogno, un piccolo successo forse sarà già stato raggiunto.

Oltre ad omaggiare un amico, questo post ha lo scopo di aiutare la musica autoprodotta italiana ad avere la diffusione che merita.

Quando arriva la sera dei Pliskin è liberamente scaricabile qui.

Spero che il fuoco duri oltre la fiamma,
prima di scomparire nella polvere della cenere.

Pierpaolo Lauriola, Quando arriva la sera (2009).

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Fortapàsc

Pubblicato da Marco su 22 Luglio, 2009

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Giampaolo Siani (Libero de Rienzo) era un giornalista de Il Mattino e faceva il corrispondente per Torre Annunziata, centro nevralgico della camorra napoletana. Correva l’anno 1985. Insieme a Rico, amico-collega con il vizio della droga, Giampaolo girava il paese alla ricerca di scoop. A Torre Annunziata era impossibile però fare il giornalista, raccontare la vita del paese, senza scontrarsi con la camorra, le sue ramificazioni, i suoi affari, i suoi uomini, la sua violenza. Giampaolo Siani voleva descrivere tutto questo. Voleva calarsi nel ‘fango’ della criminalità del suo paese. Perché “la pioggia a Torre diventa subito fango”, diceva. Siani amava il suo lavoro. Guadagnava pochissimo e coltivava il sogno di trasferirsi a Napoli per lavorare nella redazione centrale de Il Mattino. Sogno che presto si avverò premiando la sua passione e la sua tenacia. Prima di allora però, contrariamente alle chiare direttive di Sasà, vivace capo redattore interpretato da un eccellente Ernesto Mahieux, Giampaolo non si limitava a riportare i fatti di cronaca nera del paese, ma era solito indagare, cercare di capire cosa c’era dietro un omicidio o una gara d’appalto truccata, qual’era la rete di alleanze di cui i clan di Valentino Gionta e dei Nuvoletta si servivano. Ma la determinazione e la verginità intellettuale di Giampaolo Siani non potevano convivere con la corruzione di Fortapàsc, come, in un frenetico comizio, il sindaco (Ennio Fantastichini) ebbe a definire il paese di Torre Annunziata. Per questo Siani morì, a soli 26 anni, il 23 settembre 1985, ucciso e ammutolito a colpi di arma da fuoco mentre faceva ritorno a casa.

Prima di vedere il film di Marco Risi non conoscevo la storia di questo ragazzo con la passione per il giornalismo di inchiesta, la cui vicenda ricorda molto da vicino quella di Peppino Impastato, un altro giovane martire della lotta al crimine organizzato. Fortapàsc è passato nelle sale senza fare molto rumore, a differenza del suo ‘cugino’ Gomorra, lungometraggio divenuto in breve popolarissimo varcando i confini nazionali e lanciando persino i suoi attori protagonisti nei reality televisivi. Fortapàsc e Gomorra raccontano la stessa realtà attraverso due punti di vista diversi. Se Fortapàsc punta i riflettori sugli affari della camorra, Gomorra ne studia l’apparato militare affondando le mani nella violenza di quartiere e nel degrado sociale che le fa da sfondo. Sono due lati della stessa medaglia. Una medaglia, però, che stranamente brilla solo da un lato. Dico questo perchè trovo emblematico che Gomorra abbia incassato più di dieci milioni di euro, mentre Fortapàsc si sia fermato a 702 mila euro. Il successo del libro di Saviano non è sufficiente a spiegare questo sbilanciamento di popolarità.

Credo invece che questo caso rientri in una strategia ben definita che ha come obiettivo quello di educare la gente a pensare la mafia e la camorra come semplici fenomeni di deviazione sociale, rappresentati da mitragliette, coppole e arredi kitsch. Per questo in tv e al cinema abbondano storie di criminalità di strada e di violenza tra bande, mentre film come Un eroe borghese o Fortapàsc attraversano i palinsesti e le sale cinematografiche solo in punta di piedi. Per ricordare la mafia oggi resistono solo le commemorazioni delle stragi di Capaci e via d’Amelio, o la vicenda di Peppino Impastato, che ormai sono entrati nella melassa della retorica antimafia che lascia passare il messaggio che la mafia sia un problema ormai risolto, appartenente al passato, indegno di entrare a far parte del dibattito politico. Minima copertura mediatica e nessun dibattito politico invece sulle ultime dichiarazioni di Massimo Ciancimino a proposito del ‘papello’ che Riina consegnò allo Stato dopo le stragi dei primi anni Novanta. Nulla anche sui processi al generale Mori o alla strage di via D’Amelio, in cui fu trafugata la preziosa agenda rossa che Borsellino usava per appuntare i risultati delle sue indagini. Nessuno ha mai sentito parlare dell’agenda rossa di Borsellino, mentre ci hanno tempestato le tempie per anni con il pigiama sporco di sangue della Franzoni. ‘Iceberg‘, trasmissione di Telelombardia condotta da David Parenzo, è stato l’unico programma che ha cercato di approfondire queste tematiche, mentre i grandi canali nazionali sono in stand-by con Porta a Porta Estate sugli ‘amori del secolo’ e Matrix Estate che, chissà, dopo i tormentoni estivi, forse stasera si occuperà delle spiagge più ‘cool’.

Forse ha ragione Sasà, quando dice a Giampaolo Siani in una scena del film: “Questo non è un paese di giornalisti giornalisti, ma solo di giornalisti impiegati”. Voto: 7.

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