Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Archive for luglio 2008

Indulto colposo

Posted by Marco su 30 luglio, 2008

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Due sere fa Raitre ha trasmesso la storia di Adele Sanfilippo, una donna di 47 anni di Regalbuto, un piccolo paese in provincia di Enna. Adele ha un passato molto difficile. Due violenze sessuali alle spalle prima di incontrare Pietro Arena. La relazione tra i due dura 7 anni, fino a quando le perversioni sessuali di Pietro non iniziano a stancare Adele che decide di lasciarlo. Dopo vani tentativi di riavvicinamento, tra cui una apparizione televisiva nella trasmissione ‘Stranamore’, Pietro passa a minacce fisiche e verbali nonché ad una estorsione a sfondo sessuale che gli valgono una condanna penale a tre anni di reclusione. La vita di Adele può così ricominciare lasciandosi alle spalle i traumi subiti. Conosce Nino Allegra, un uomo di cui si innamora e con il quale continua a gestire un bar di proprietà nella piazza centrale di Regalbuto. Ma per Adele i guai non sono finiti. L’indulto giunge in soccorso a Pietro Arena che, dopo appena nove giorni di detenzione, ritrova la libertà e la voglia di perseguitare la sua ex convivente. Per Adele l’incubo ricomincia. Pietro riprende da dove aveva lasciato prima dell’arresto: minacce e scorribande in macchina davanti al bar di Adele. Ma adesso c’è Nino a difendere la donna attirandosi l’odio di Pietro. La situazione degenera la sera del 9 maggio 2007, quando Pietro si arma di una pistola, uccide Nino Allegra e si barrica nel bar con Adele puntandole l’arma alla testa e picchiandola fino a quando, dopo ore di trattative con i carabinieri e una intervista rilasciata alle tv (sopra un fotogramma del video originale di quella notte), Pietro libera Adele e si consegna ai militari. Oggi Pietro è dietro le sbarre e Nino in una bara. Pietro Arena non sarebbe dovuto essere lì quel giorno, perchè una condanna, una giusta condanna, lo aveva costretto in carcere lasciando Nino e Adele vivere la loro relazione in tutta serenità. Ma questo non è stato possibile perchè nel luglio 2006 un manipolo di parlamentari ha votato una legge criminale che ha liberato migliaia di balordi pronti a delinquere nuovamente. Una legge votata in difesa dei diritti umani, della civiltà e dei principi religiosi. Riporto una serie di dichiarazioni sull’indulto rlasciate da politici e non due anni fa:
Berlusconi
: L’indulto e’ necessario per evitare il rischio di rivolte, non approvarlo sarebbe pericoloso’.
Prodi:
“Abbiamo adottato questa norma perchè non c’era alternativa, vista la situazione delle carceri. Noi diciamo no alla carcerazione in condizioni disumane. L’indulto è stata una scelta di civiltà che ha ispirato il Parlamento, senza ricorrere alla depenalizzazione dei reati”.
D’Alema
: “E’ stato raggiunto il quorum con un ampio margine su una misura di carattere umanitario che secondo me era giusta. Io sono sempre stato infatti favorevole all’indulto”
Cardinale Renato Raffaele Martino
, presidente della Pontificia Commissione Giustizia e Pace, commenta così l’approvazione della legge sull’indulto: “Grande la soddisfazione da parte della Santa Sede a questa notizia. Viene coronato il sogno di Giovanni Paolo II e anche quello di Benedetto XVI, assai sensibile alla situazione dei carcerati in tutto il mondo”.
Infine, la chicca dell’allora Guardasigilli e firmatario della legge Clemente Mastella: “Dedico questo gesto di clemenza parlamentare a quel grande Papa che fu Giovanni Paolo II”.
Nino Allegra è vittima della inettitudine, del cinismo e del corporativismo della classe politica, nonché della complicità dei media che divulgano i dettagli di questa storia soltanto in una calda sera d’estate, lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica, mentre Mentana e Vespa distraggono con trasmissioni sul gioco d’azzardo e gli amori di Marina Ripa di Meana.
L’art. 589 del codice penale recita: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni“.
Domanda: qual’è la differenza tra la colpa di un ingegnere che progetta un palazzo senza rispettare i requisiti minimi di sicurezza provocando la morte dei condomini per il collasso della struttura e quella di un parlamentare che vota una legge ben sapendo che questa può mettere a repentaglio la sicurezza e la vita dei cittadini?

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Analisi di una analisi

Posted by Marco su 25 luglio, 2008

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Mentre Berlusconi, ricordando l’annuncio trionfale di Bush Junior che sulla portaerei dichiarava la vittoria americana sulle truppe irachene, celebra la fine della emergenza rifiuti in Campania senza avere conferma da nessun abitante di Chiaiano o Napoli, Alfano studia una legge che depenalizzi l’omicidio di ex militanti del Partito Comunista, Letta e Minniti giocano a fare i ministri, Funari abbandona la scena e Mentana fa vedere a tutti chi è più stakanovista, le notizie economiche si rincorrono. BCE, FMI, Bankitalia Spa, Governo concordano nel dire che l’Italia versa in gravissime condizioni. Ma come fanno gli italiani, in fila per comprare l’IPhone, ad accorgersi che è cacca quella che mangiano e non una partita scadente di Nutella? I più informati leggono le analisi finanziarie sui giornali. Leggono Il Sole 24ore, Repubblica e il Corsera. Oggi voglio analizzare due tipologie di analisi economico-finanziarie: la prima è quella ufficiale, che la stampa diffonde a chi volesse tentare di capirci qualcosa sborsando un euro per il quotidiano; la seconda è l’analisi indipendente, a portata di click, che un qualsiasi internauta di media cultura può consultare liberamente e gratuitamente. Non compro più i giornali perché preferisco spendere i miei soldi al cinema, quindi, per la stampa, ho scelto due articoli comparsi sul sito de La Repubblica e Il Sole 24ore, che quasi sempre comunque corrispondono a quelli stampati. Massimo Giannini, vice-direttore di Repubblica, dopo aver sciorinato cifre e percentuali, scrive:Non è un Paese per forti. E non è una fotografia catastrofista, quella sviluppata a Palazzo Koch. È la pura e dura realtà. Aggravata da una crisi finanziaria globale che comincia solo ora a scaricare i suoi costi sull’economia reale dei singoli Paesi. Di fronte a tutto questo, l’Italia è a dir poco impreparata”. L’Italia è vittima, quindi. L’idea di Giannini che il Paese stia subendo la ‘crisi globale’ davanti alla quale non sa come reagire nonostante al Governo ci siano, e ci siano stati, politici di esperienza internazionale. Subito dopo, Giannini cambia idea: la responsabilità è della politica. “Certo non tutto quello che accade è colpa del centrodestra al potere. Ci sono colpe antiche: quelle sì, tutte rigorosamente bipartisan. Ma oggi tra le cifre del governatore e i numeri del governo si apre un abisso. Di consapevolezza e di ragionevolezza. È vero che stavolta il Cavaliere e il suo ministro del Tesoro non hanno promesso agli italiani il Paradiso terrestre, come fecero colpevolmente nel 2001. Ma è altrettanto vero che, davanti alla criticità del quadro, il Dpef e la stessa Finanziaria triennale appaiono (questi sì) poco più che “aspirine” somministrate a un malato in fase pre-agonica“. Quali sono le ‘colpe antiche’ della politica? Perchè Giannini non spiega il motivo per cui le misure adottate dal Governo sono insufficienti? E perchè l’Italia è ‘un malato in fase pre-agonica’? Cosa l’ha portata fino a questo punto? Un giornalista non dovrebbe limitarsi a raccontare le sue sensazioni, perchè altrimenti la sua funzione non sarebbe molto diversa da quella del pensionato che, seduto sulla panchina, discetta di politica mentre i piccioni gli svolazzano sulla testa. Passiamo ora al quotidiano economico Il Sole24ore, da cui ci aspetterebbe una maggiore chiarezza di analisi unitamente ad un elevato livello di dettaglio. A proposito della crisi dei consumi delle famiglie italiane e della inflazione inarrestabile nell’area Euro, F. Pammolli e N. C. Salerno scrivono: “Ne deriva un messaggio tanto ovvio quanto inconfutabile: il contrasto dell’inflazione e la ripresa della crescita reale sono interesse di tutti, per chi domanda e per chi offre. Da sentieri involutivi dell’economia (bassi redditi => bassi consumi => basse vendite => bassa produzione => disoccupazione) la collettività ne esce profondamente impoverita nel suo complesso. È necessario un atto di responsabilità di tutti, accettando la regola monetaria correttamente imposta dalla Banca Centrale, e condividendo e supportando le azioni di apertura a concorrenza dei mercati dei beni e dei servizi”. Perchè la regola monetaria imposta dalla BCE sarebbe corretta? E come può un’analisi economica pubblicata sul primo quotidiano italiano di finanza terminare con una chiosa generalista e vuota come ‘E’ necessario un atto di responsabilità di tutti’? Ritengo che dietro ai numeri, i grafici, i tecnicismi e l’aspetto settoriale de Il Sole 24ore si nasconda una falsa competenza e una pochezza argomentativa dettata probabilmente dalla volontà di chi controlla i media di celare le vere ragioni della crisi lasciando l’opinione pubblica galleggiare nel limbo della disinformazione pilotata. Passiamo alle analisi indipendenti della Rete. Maurizio Blondet, direttore del giornale on-line Effedieffe.com, spiegando cosa fa davvero la Banca Centrale Europea, scrive: “Claude Trichet, il capo della Banca Centrale Europea  […] , equivocando il senso dei rincari (dovuti a petrolio, quindi fuori della sua possibilità di azione), ha scelto di combattere un’inflazione che non esiste in termini monetari, mantenendo altissimi i tassi d’interesse. Il 4.5%, misura «irresponsabile» l’ha definita Zapatero, perchè condanna alla recessione la Spagna, dove il 20% dell’economia è costituito dall’edilizia, e dove quasi un milione di case sono invendute perchè i mutui sono troppo cari. Trichet, duro nella sua dottrina, mantenendo assurdamente divaricato il differenziale tra il tasso europeo e i Buoni del Tesoro americani, ha ottenuto solo una cosa: che fiumi di denaro rovente si sono rifugiati nell’euro abbandonando il dollaro che rende meno e si squaglia; con ciò, ottenendo un euro assurdamente forte, che strangola le esportazioni. Al punto che l’Europa crolla a picco prima ancora dell’America. Il solo dato positivo è che gli speculatori, ormai, ritengono l’euro sopravvalutato del 20-30%. Entro due anni lo abbandoneranno, e l’euro tornerà debole – com’è debole l’economia reale europea – e tornerà competitivo. Se saremo ancora vivi, s’intende. Per allora, il dollaro sarà sparito come riserva mondiale, e colossi come Cina e Giappone – che siedono su montagne di dollari – avranno ancora voglia di comprare le cravatte di Armani al 20% di sconto? Saremo competitivi, ma nel gelo globale del consumo. Trichet sta cercando di domare il rincaro del greggio provocando l’ulteriore abbassamento dei salari reali in Europa, già erosi dall’inflazione reale degli anni scorsi: fa calare la benzina togliendoci i soldi per comprarla, e anche il posto di lavoro da cui prendiamo i salari. E’ una scelta inumana, ossia da banchiere e burocrate. Spunta in ritardo, come nel 1929, la coscienza che è in atto non una recessione, ma la Depressione”. Toni da Cassandra, direbbero i minimalisti. Non ho mai visto nessuno, però, smentire queste tesi con argomenti altrettanto convincenti. Eugenio Benetazzo, trader professionista e acuto, coraggioso e indipendente analista finanziario, relativamente al rischio di un nuovo 1929,  scrive: “Fateci caso che la storia si sta ripetendo! Istituzioni e banche centrali che garantiscono che il peggio è passato e soprattutto che l’Europa più di tanto non subirà le conseguenze della crisi di liquidità del sistema bancario statunitense. Peccato però che i fatti contraddicano le loro incoraggianti affermazioni: sappiate a tal fine che la BCE ha effettuato interventi di liquidità molto più corposi rispetto alla FED, in buona sostanza ha immesso molto più denaro di quanto ne ha reso disponibile la stessa FED. E come se questo non bastasse assistiamo al teatrino dei mass media che parlano di iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali come se fossero un toccasano per il malato moribondo: tutt’altro. Iniettare liquidità non è di certo una manovra salutare a lungo termine, può consentire una momentanea stabilizzazione della crisi in corso, ma successivamente comporta una inevitabile aumento dell’inflazione con contestuale instabilità dei mercati: in buona sostanza si dovranno alzare ancora i tassi di interesse per raffreddare l’intero sistema, magari molto di più di quanto si era precedentemente annunciato. L’ipotesi di un tasso di sconto al 6 % in Eurolandia comincia a farsi sempre più plausibilie“.

Sensazioni, approssimazione e diplomazia da una parte; chiarezza, argomenti e franchezza dall’altra. E’ chiaro da che parte stare.

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Euroschiavi

Posted by Marco su 11 luglio, 2008

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Ci sono libri che aprono la mente, che schiudono al lettore nuovi orizzonti del pensiero e della immaginazione. Libri portatori di informazioni che altrove è impossibile o quasi reperire. Libri che, una volta letti, si ha voglia di approfondire altrove per accertarsi che ciò che è scritto corrisponde al vero. Uno di questi libri è ‘Euroschiavi’, scritto da Marco Della Luna e Antonio Miclavez. L’argomento può sembrare ostico e noioso, ma quando l’incalzare dei fatti raccontati, unitamente alla portata, alla concretezza ed alla disarmante semplicità e crudezza delle tesi esposte iniziano a far presa, è difficile abbandonare la lettura. Alla stregua di un libro giallo.

Tre i punti chiave di ‘Euroschiavi’: Banca d’Italia, debito pubblico e signoraggio. La Banca d’Italia è un istitituto di diritto pubblico a capitale quasi interamente privato, che stampa banconote al costo tipografico e li presta allo Stato in cambio di obbligazioni sulle quali ogni anno questo restituisce circa 75 miliardi di euro di interessi che vengono direttamente drenati dalla collettività agendo sul prelievo fiscale. Il debito pubblico non è altro che l’importo che lo Stato deve versare alle banche. Un debito che lo Stato non riuscirà mai ad estinguere, ma solo, e a fatica, a pagarne gli interessi. Il prelievo fiscale aumenta insieme al debito pubblico, che aumenta ogni anno. Le tasse degli onesti lavoratori, degli imprenditori e degli artigiani finiscono nelle tasche dei banchieri della Banca d’Italia, invece di essere reinvestite nei servizi, nelle infrastrutture, nella sanità, nei tribunali, nelle scuole e negli ospedali. Il denaro che il lavoratore guadagna finisce nei conti segreti di uomini che, senza alcuna legittimazione democratica, si appropriano del valore della moneta arrogandosi il diritto di decidere delle sorti della economia del Paese e quindi della vita di tutti noi. Tutto questo si può tradurre con la parola signoraggio, tecnicamente differenza tra il valore nominale ed il valore intrinseco della moneta, praticamente un illegittimo profitto di chi detiene il potere di battere moneta. Questo potere, sancito dalla Costituzione, appartiene al popolo sovrano. E’ lo Stato, in rappresentanza del popolo, ad avere diritto ad emettere moneta ed a distribuirla senza alcun interesse per rilanciare la crescita, la produttività e il benessere. Questo non porterà inflazione. L’inflazione è un eccesso di moneta circolante rispetto alla quantità di beni prodotti. E, come sosteneva Keynes, se ad un aumento della quantità di moneta circolante corrisponde un eguale aumento dei beni non si ha inflazione. Attualmente, al contrario di quello che le quotidiane esternazioni di SuperMario Draghi e i politici, non siamo in inflazione, ma in deflazione monetaria. Esiste cioè una quantità di moneta inferiore alla quantità dei beni disponibili. Aumentano, infatti, le giacenze nei magazzini. Gli imprenditori sono scoraggiati e non producono più perché nessuno ha soldi necessari a comprare. Serve moneta e lo Stato dovrebbe sopperire alla sua carenza. E invece cosa fa? Attraverso personaggi come Ciampi (ex Governatore di Bankitalia, poi Presidente del Consiglio, poi Capo dello Stato), Prodi (consulente Goldman-Sachs e noto amico dei banchieri e delle multinazionali), Padoa Schioppa (ex vice-presidente della BCE), vende l’anima alle banche che godono della disperata situazione sociale perché vedono aumentare i clienti che ricorrono a prestiti per far fronte alle spese necessarie. Da anni, politica e finanza si scambiano favori in nome del profitto personale e dello sfruttamento e raggiro dell’intera popolazione che ignora questo immane e diabolico sistema che stritola le vite e mortifica la speranza. La parola chiave di ‘Euroschiavi’ è Euflazione, la giusta flazione, cioè una quantità di moneta circolante che corrisponda esattamente alla quantità di beni prodotti dal Paese. Perché non bisogna dimenticarsi che il denaro non è la ricchezza, ma la misura della ricchezza. E ogni Governo dovrebbe essere giudicato dalla sua capacità di instillare euflazione nella economia della nazione, e non dal carisma, antipatia o simpatia dei suoi rappresentanti. Le Banche centrali e commerciali, servendosi di meccanismi quali signoraggio e riserva frazionaria, moltiplicano esponenzialmente la moneta circolante priva di alcuna copertura depredando il popolo del potere d’acquisto e generando il cosiddetto fenomeno del ‘carovita’, parola che riempie spesso la bocca degli ospiti del salotto di Vespa che nulla sanno delle vere ragioni dell’aumento dei prezzi e del marciume che il sistema bancario ha diffuso nelle nostre vite. Il sistema che sta portando l’Italia alla rovina si ripete anche in Europa e in Usa. La Banca Centrale Europea è una entità partorita dal Trattato di Maastricht nel 1992. E’ un consorzio di banchieri privati che si sono autoincaricati di governare le economie dei Paesi appartenenti all’Unione Europea, tra cui l’Italia. Il capitale sociale della BCE è suddiviso tra tutte le banche centrali dei Paesi aderenti all’Euro. L’Italia partecipa con una quota del 12,5%. I soldi delle nostre tasse finiscono beffardamente anche nei conti dei banchieri internazionali della BCE. Con buona pace dei poliziotti che non hanno soldi per rifornire le volanti o i presidi per ristrutturare le palestre. I banchieri della BCE, che i cittadini dell’area Euro ingrassano, non sono stati eletti in nessun collegio elettorale. I più non conoscono nemmeno le facce dei proprietari delle banche centrali a cui spetta il compito di fissare il TUS (Tasso Ufficiale di Sconto), e quindi le rate del mutuo, mantenere stabile il livello dei prezzi e vigilare sulle banche. Negli USA, lo stesso schema criminale si ripete con la Federal Riserve, mostro mitologico della finanza mondiale posseduto dalle famiglie dei banchieri più potenti e influenti del pianeta, come i Rothschild di Londra e Berlino, i Lazard Brothers di Paris, Israel Moses Seif in Italia, Kuhn, Loeb e Warburg della Germania, e i Lehman Brothers, Goldman, Sachs e le famiglie Rockefeller di New York. La Fed è l’unica corporazione americana totalmente privata a scopo di lucro esente dal pagamento di tasse federali e statali. Milioni di dollari stampati dal nulla e senza alcuna copertura che ogni anno le famiglie elencate sopra intascano e usano per comprare le democrazie e influenzare la politica dei continenti. Ci sono stati nella storia alcuni riformatori che si sono accorti di questo scandalo ed hanno tentato di cambiare lo stato delle cose riportando gli interessi dei cittadini al centro dell’attenzione. Uno su tutti, John Fitzgerald Kennedy. Il quale, firmando l’ordine esecutivo 11110, consentì alla Tesoreria di Stato di emettere banconote federali a copertura argentea esautorando di fatto il potere illegittimo della Federal Reserve. Ma sappiamo quale fu la fine di Kennedy e il mistero che avvolge la sua morte, dopo la quale furono ritirate tutte le banconote federali mentre l’ordine esecutivo 11110 rimane ancora valido ma disatteso da ormai mezzo secolo.

Tutto questo e tanto, tanto altro, è possibile leggere in ‘Euroschiavi’. Uno degli autori, Marco Della Luna, è avvocato del Foro di Mantova ed è considerato tra i massimi esperti di signoraggio bancario. Da anni è attivo con conferenze, libri e interviste su temi di finanza, politica e controllo mentale delle masse. Antonio Miclavez è un medico e imprenditore che da tempo denuncia il cancro del Sistema che allunga i suoi tentacoli anche nel mondo della medicina e delle industrie farmaceutiche. Segnalo una sua lunga intervista su Youtube in cui espone i temi di ‘Euroschiavi’. Colpisce il suo sguardo frustrato, disilluso, irritato e preoccupato, che lo distingue dai tanti pseudoesperti direttori, vice-direttori di giornali e professori universitari tirati a lucido che ammorbano la tv spacciando pure ovvietà per analisi finanziarie. Miclavez era candidato alle ultime elezioni per la Lista dei ‘Grilli parlanti’, che ha fatto parlare di sé più per la causa intentata da Beppe Grillo che per le tesi sostenute. Tesi importanti, ma purtroppo ignorate e oscurate dai battibecchi tra Veltroni e Berlusconi.

‘Euroschiavi’ è un libro non da leggere, ma da studiare. Aiuta a capire il mondo che ci circonda ed a leggere le notizie con occhi diversi. Notizie quali l’ultimo bollettino di Bankitalia che annuncia il nuovo record del debito pubblico, dopo la lettura di questo libro, avranno un peso totalmente diverso.

A dispetto del titolo, ‘Euroschiavi’ è un libro che rende liberi.

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SuperMario Draghi

Posted by Marco su 3 luglio, 2008

 

SuperMario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha presentato ieri la sua ‘grande ricetta’ per uscire dalla grave crisi economica in cui l’Italia sembra essersi impantanata. Sappiamo tutti che in ogni ricetta che si rispetti ci sono gli ingredienti, le loro quantità e i tempi di cottura. Nella ricetta di Draghi, invece, si legge solo: “Usare questo ingrediente, poi anche quest’altro e ancora questo”. Quanto, come e perché non ci è dato sapere. Plauso della Camera e incenso al nostro grande governatore che alcuni additano come il salvatore della Patria post-Berlusconi. Si dirà che Draghi non è il ministro del Tesoro perciò non è suo il compito di delineare la politica economica del governo. Ma allora qual è la ragione della sua audizione in Parlamento e dei suoi proclami contro la nazione e il governo? Innanzitutto, è bene chiarire chi è in realtà Mario Draghi. Draghi è l’amministratore delegato di Bankitalia Spa, una società privata di proprietà delle banche delle quali, per statuto, dovrebbe sorvegliare l’operato. Ma è nominato dall’assemblea degli azionisti, e cioè i proprietari delle banche detentrici delle quote. Rappresenta quindi un istituto di proprietà di grandi gruppi finanziari, tra cui anche assicurazioni e istituti di previdenza, che dovrebbe vigilare sull’operato di se stesso nell’interesse pubblico. Buffo, ma vero. Inoltre, la Banca d’Italia ha il potere di emettere moneta. Può cioè stamparla (forse nelle Filippine) con normali macchinari tipografici e prestarla. Attenzione, non cederla o venderla, ma prestarla. E prestarla al valore nominale della banconota. Attenzione, non valore intrinseco di produzione maggiorato del margine legittimo di guadagno, ma al valore stampigliato sulla carta. Bankitalia Spa si appropria così in maniera illegittima del valore della moneta stampata pretendendone la restituzione. E’ come se un tipografo stampasse 100 finte banconote in carta riciclata da 100 euro per il Monopoli e chiedesse dieci mila euro in cambio. E c’è di più. Oltre al capitale stampato dal nulla ad un costo irrisorio (30 cents a banconota), la Banca centrale pretende anche il pagamento di interessi. Il capitale restituito, che non si dovrebbe esitare a chiamare ‘malloppo’, rappresenta il signoraggio, differenza tra valore nominale e valore intrinseco di produzione della moneta, che i soci azionisti di Bankitalia Spa e il suo bel governatore si dividono alle spalle degli ignari cittadini impegnati a votare il sondaggio ‘Meglio Lippi o Donadoni?’. La moneta così prodotta serve allo Stato che per campare la chiede ‘in prestito’ generando debito pubblico. Questo debito viene finanziato col prelievo fiscale a carico di tutti noi. Le nostre tasse, i nostri soldi finiscono nelle tasche dei soci di Bankitalia Spa e di SuperMario. Alla luce di tutto questo analizziamo ora le parole di ieri del governatore della Banca d’Italia in un Parlamento alle prese con il Dpef. Ecco la profezia: “Nel corso del 2008 i conti pubblici dell’Italia peggioreranno”. Se i conti peggiorano è perché i nostri soldi li diamo a lui e ai suoi amici proprietari della Banca centrale invece di spenderli per finanziare sanità, scuole, ricerca e lavori pubblici. E’ come se lo strozzino dicesse allo ‘strozzato’: “Attento ché finisci i soldi”. E il consiglio: “La politica economica deve ora abbattere il debito e contribuire alla ripresa della crescita con servizi pubblici migliori e una riduzione del carico fiscale“. E come? Il carico fiscale è alto perché alti sono gli interessi sul debito che lo Stato annualmente paga alla Banca centrale. I servizi pubblici migliori si ottengono quando c’è disponibilità monetaria sufficiente a finanziarli. Se lo stato fa cassa aumentando tasse e imposte per poi destinare le entrate a pagare gli interessi alle banche, i servizi pubblici resteranno pessimi. E conferma di questo la si può trovare tutti i giorni guardandoci attorno. Lo Stato italiano ha 1600 miliardi di euro di debito pubblico. Questo significa che, anche se trattasi di moneta-debito, i soldi lo Stato li ha o li ha avuti. Ma, se i soldi ci sono o ci sono stati, perché le scuole sono sempre fatiscenti, gli ospedali sporchi e gli uffici giudiziari privi di cancelleria? Chiedere di abbattere il debito riducendo le tasse e migliorando i servizi è come chiedere di pedalare senza muoversi. E’ impossibile. A meno che a pedalare siano gli altri, e a guadagnare i banchieri.

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