Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

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La pulizia etnica della Palestina

Posted by Marco su 25 settembre, 2010

Nel 1948 si è consumato uno dei più gravi crimini contro l’umanità che la storia ricordi. Il secondo conflitto mondiale era appena finito e un popolo, quello ebreo, decimato dalle persecuzioni naziste, cercava una terra dove stabilirsi, riunirsi e diventare Stato. La terra prescelta era quella indicata dalle sacre scritture: la Terra Promessa. Promessa da Dio ad un popolo che aveva subito la tragedia dell’Olocausto e meritava pace, serenità e futuro. Ogni cosa sembrava perfetta: dolore, sopruso, morte, e rinascita. Tutto nel nome di Dio, anzi Jahveh. Peccato che questo sia avvenuto a spese di un altro popolo, totalmente estraneo alle sofferenze degli ebrei: i Palestinesi. Questi si erano macchiati dell’unica colpa di trovarsi in una terra che i teorici del Sionismo avevano deciso dovesse diventare la loro terra, e dei loro discendenti. Lì, all’ombra degli aranceti, sarebbe nato uno Stato guidato da leader accomunati dalla ferrea volontà di nascondere e far dimenticare l’orribile e violenta genesi d’Israele.

La storia della Nabka (termine arabo cui si intende la ‘catastrofe’ o ‘tragedia’ del popolo palestinese) inizia nella Casa Rossa di Tel Aviv, edificio che ospitava il quartiere generale dell’Haganà, organizzazione armata clandestina sionista che, insieme all’Irgun e Stern, mise in atto il piano Dalet, il programma di sterminio e allontanamento dei Palestinesi dalle loro terre. In pochi mesi i soldati israeliani distrussero 531 villaggi arabi e svuotarono 11 quartieri urbani. 800.000 palestinesi furono allontanati con la minaccia delle armi dalle loro case e da terre che rappresentavano la loro storia e la loro ricchezza, forti di una tradizione contadina tramandata per secoli attraverso le generazioni.

Safad, Giaffa, Deir Yassin, Acri, Baysan, Sirin, Dawaymeh. Villaggio dopo villaggio, agglomerato urbano dopo agglomerato urbano, le armate ebraiche annientarono il popolo palestinese inanellando una serie incredibile di efferati rastrellamenti e gettando migliaia di famiglie in un baratro di disperazione, solitudine e morte per molti anni a venire.

Le ragioni di questi atti terroristici risiedono nelle idee di uomini come Theodore Herzl e Leo Moztkin, che alla fine del diciannovesimo secolo posero le basi del Sionismo. Il progetto sionista consisteva essenzialmente nella creazione di uno stato ebraico indipendente e popolato interamente da persone di razza ebraica; questo stato sarebbe nato nelle terre di Palestina, secondo i sionisti per lo più deserte o popolate da sparute comunità di arabi senza arte né parte, quindi carne da macello per le armate giudee, che agli ordini di uomini come David Ben Gurion, Menachem Begin, Ariel Sharon, considerati ‘padri della patria’ nell’attuale Israele, si incaricarono di tradurre in azione le idee pianificate a tavolino dagli strateghi sionisti.

Partendo dai diari di Ben Gurion, da documenti ufficiali israeliani e dai racconti dei superstiti, lo storico israeliano Ilan Pappe, esibendo un raro coraggio nel mettere in discussione la legittimità del suo paese, ricostruisce la vera storia del conflitto israelo-palestinese, dalla lucida e cinica dearabizzazione della Palestina del 1948, resa possibile anche dalla complice indifferenza della Gran Bretagna mandataria e seguita da risoluzioni ONU tutt’altro che eque e pacificatrici, fino agli ipocriti negoziati di pace degli ultimi 20 anni, che hanno visto il presidente USA di turno tentare di mediare tra le parti in causa ignorando i punti fondamentali della questione mediorientale: il rientro dei profughi del ’48 e la definizione corretta dei confini preestistenti alla ‘Guerra dei Sei Giorni’ del 1967.

La grande verità che emerge da queste pagine è che tutta la questione israelo-palestinese sia stata posta dai media occidentali in maniera errata. Essi, infatti, ignorano sapientemente episodi cruciali del conflitto, la cui conoscenza oggi modificherebbe sensibilmente l’opinione pubblica internazionale sul tema. Non si può negoziare sul congelamento degli insediamenti coloniali e sui confini della Cisgiordania e della Striscia di Gaza senza ricordare che si sta parlando di territori che rappresentano solo il 22% della Palestina originaria. Sarebbe come occupare l’appartamento accanto e, cedendo alle pressioni di tutti i condomini, concedere al vicino, nel frattempo costretto a dormire sulle scale, di accettare un accordo col quale ci si impegna a restituirgli solo il tinello e lo sgabuzzino.

Esiste un torto a monte, un peccato originale che macchia la candida veste democratica di Israele, e cioè la storia di villaggi distrutti, case bruciate, esprori di terre, esecuzioni sommarie, stupri e deportazione di migliaia di profughi palestinesi, i cui discendenti oggi si stima siano 2,5 milioni. A questo è seguita una politica di continue minacce ed espansioni territoriali da parte di Israele, intervallate dalle rappresaglie spesso violente dei palestinesi, culminate con la guerra del ’67 e l’acquisizione di nuovi territori.

E’ importante capire questo prima di affrettarsi a condannare i rifiuti da parte dei vari leader palestinesi di apporre la firma su accordi di pace quasi sempre a loro sfavorevoli o etichettare come terrorismo gratuito episodi di resistenza palestinese contro la prepotenza israeliana. Oltre a raccontare un importante capitolo della storia recente, La pulizia etnica della Palestina aiuta a comprendere gli attuali equilibri politici che ruotano attorno alla questione del Medio Oriente e i possibili scenari futuri, e soprattutto a schivare le insidie dei mezzi di informazione occidentali, anche italiani, ormai smaccatamente vocati alla propaganda filo-atlantista.

22 settembre 2010, CNN. Larry King intervista Mahmud Ahmadinejad:

King: Gli Stati Uniti sostengono Israele perchè un’enorme quantità di persone è stata sterminata per il solo fatto di essere ciò che sono. I morti furono tra i sette e gli otto milioni. Noi siamo un paese umanitario, per questo aiutiamo Israele. Molti ebrei hanno scelto di vivere qui. E molti ebrei hanno creato uno stato in Israele perchè vogliono vivere in pace. Anche Castro ha dichiarato che esiste il problema dell’antisemitismo e tutti noi siamo chiamati a riconoscerlo.

Ahmadinejad: E’ davvero questa la motivazione dell’apporto che gli USA offrono a Israele, la difesa dei diritti umani?

King: Certamente.

Ahmadinejad: Dove furono uccise queste persone? Furono uccise in Palestina? Per mano dei Palestinesi?

King: Non è importante dove furono uccise, ma il fatto che morirono.

Ahmadinejad: Bene, allora, dal momento che in Iraq sono morte un milione di persone, per lei sarebbe un problema se gli iracheni decidessero di occupare gli Stati Uniti? Sono morti in Iraq. Lei accetterebbe il fatto che gli iracheni si stabilissero negli Stati Uniti?

King: Sta dicendo che gli Stati Uniti hanno commesso un genocidio? E’ questo che sta dicendo, vero?

Ahmadinejad: Si, ed è accaduto in Iraq come in Afghanistan. Ma questo è un altro discorso. Io voglio sapere da lei se, quando in un paese vengono violati i diritti umani delle persone, seguendo il suo ragionamento, ipotizzando quindi realistiche le sue affermazioni, questo autorizzerebbe gli oppressi ad andare ad occupare un’altro paese? Esiste una logica in tutto questo? Secondo lei, seguendo questa logica, ci sarebbe ancora un posto davvero sicuro nel mondo?

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Il Club Bilderberg

Posted by Marco su 5 giugno, 2010

E’ da ingenui pensare che ministri e presidenti decidano i cambi di governo, gli accordi economici, i trattati internazionali; ed è difficile dare un nome a chi lo fa al posto loro, nascondendosi dietro a fondazioni o istituzioni di facciata. Da alcuni mesi ormai, in Italia, stanno iniziando a trapelare alcune notizie strane. La mafia ha smesso di recitare la parte del mostro cattivo e solitario (anche se la tv si ostina rappresentarla come tale) per lasciare il posto ad apparati statali, istituzioni, servizi segreti deviati, ‘centri oscuri’, come Walter Veltroni, gasato dai suoi ultimi successi (?) editoriali, va dicendo in tv da qualche tempo. Le stragi del ’92-’93 è probabile dunque che non siano solo opera di picciotti con la coppola, ma abbiano goduto della ispirazione di ‘menti raffinatissime’, che di certo non potevano abitare in fatiscenti casolari periferici e non parlavano con l’accento siciliano. Finalmente, dunque, le denunce che da anni uomini coraggiosi come Roberto Scarpinato e Salvatore Borsellino portano avanti pressoché inascoltati iniziano a trovare conferma.

Per fortuna, di uomini coraggiosi in grado di guardare al di là della realtà più ovvia e comoda da accettare ce ne sono anche all’estero. Uno di questi è Daniel Estulin. Estulin è un giornalista investigativo che da 15 anni concentra i suoi sforzi sul club Bilderberg, un gruppo esclusivo di uomini di potere internazionali rappresentanti del mondo dell’industria, dell’economia, della politica, dell’editoria e della finanza. Nel suo libro Il Club Bilderberg, best seller tradotto in 50 lingue, Daniel Estulin racconta che il Gruppo Bilderberg è stato fondato dal principe dei Paesi Bassi Bernhard nel 1954, anno in cui si tenne la prima riunione del gruppo nell’Hotel Bilderberg a Oosterbeek, in Olanda. Da allora, ogni anno gli uomini più influenti del pianeta si incontrano segretamente per discutere di questioni internazionali. E, al contrario delle irritanti fiere delle buone intenzioni come G8, G20 e summit di varia natura in giro per il mondo, al Bilderberg si prendono decisioni e si cambia il corso della storia. Questo può accadere per la semplice ragione che i partecipanti alle blindatissime riunioni del Bilderberg Group non sono meri rappresentati del Potere, ma sono il Potere. Al Bilderberg il conflitto di interesse non è una violazione dei principi democratici, ma la regola. Se le decisioni prese non riguardano i tuoi affari, la tua presenza non è gradita. Idem se non svolgi una professione che in qualche modo può servire gli interessi dei bilderbergers.

Ecco i nomi di alcuni dei più illustri partecipanti alle riunioni del Bilderberg:

– David Rockefeller (ex direttore generale e presidente della JP Morgan Chase Bank e membro fondatore del Bilderberg)

– Zbigniew Brzezinski (ex consulente per la sicurezza nazionale di Carter e stratega ispiratore delle politche espansioniste degli USA)

– Henry Kissinger (ex segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale, inviato di Obama in Russia e tra i fondatori del Bilderberg)

– Etienn Davignon (ex vice presidente della Commissione Europea e presidente onorario del Bilderberg)

– Jean-Claude Trichet (Presidente della Banca Centrale Europea)

– Paul Volcker (ex presidente della Federal Reserve e attuale presidente del comitato esecutivo dell’Economic Recovery Advisory Board)

– Peter Sutherland (ex direttore generale dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT), primo direttore del WTO, attuale presidente della British Petroleum e della Goldman Sachs)

A questi si aggiungono tanti altri, anche italiani (Gianni Agnelli, Franco Bernabè, Romano Prodi, Mario Monti).

Con un abile lavoro di  spionaggio, forse ereditato da suo nonno ex agente del Kgb, Daniel Estulin è riuscito in questi anni a carpire informazioni sensibili circa l’agenda segreta degli uomini del Bilderberg, i quali, allungando le mani sulle politiche monetarie, sulla finanza, sull’economia, sulle politiche sociali dei paesi, sui media, sui servizi segreti e sugli ambienti militari, dispongono di un potere totale e incontrollabile dalle masse, tenute completamente all’oscuro o distratte con falsi problemi. Controllando i cartelli del petrolio, ad esempio, essi possono decidere gli aumenti del costo unitario del barile, causando a cascata danni enormi all’economia reale delle imprese e i dei consumatori; invitando alle riunioni strateghi militari e CEO di multinazionali nel campo dell’estrazione delle materie prime, decidono guerre e invasioni militari allo scopo di impossessarsi delle ricchezze dei paesi; controllando le banche centrali (Trichet e Volcker, e quest’anno il Bilderberg ospita anche Bernanke e Draghi) detengono il controllo dell’emissione del denaro e quindi dei cicli economici; avendo al loro interno i vertici dell’intelligence possono ottenere qualsiasi tipo di informazione e destabilizzare stati interi per piegarli alle richieste del Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, laboratori delle idee elaborate al Bilderberg, di cui sono propaggini. Ma è solo grazie al controllo della stampa e dei principali media al mondo che gli uomini del Bilderberg riescono a far accettare alla gente le loro decisioni, diffondendo con enfasi tesi inverosimili per giustificare atti estremi.

Gli uomini del Bilderberg, che spesso figurano anche tra i membri di altre organizzazioni internazionali come la Trilateral Commission (TC), il Council of Foreign Relationships (CFR) e la Royal Institute of International Affairs (RIIA), sono accomunati tutti dall’obiettivo ultimo di creare un ordine mondiale centralizzato, compatto, verticistico. Un ordine unipolare, in cui a contare saranno solo gli interessi di pochi attori, e non delle nazioni e le loro identità. A dispetto della natura cinica e criminale del piano mondialista, le parole magiche con cui questi affaristi assetati di potere stanno lentamente ottenendo i loro obiettivi hanno un suono conciliante: libero mercato, liberalizzazioni, liberismo, globalizzazione, area di libero scambio, deregulation. Parole che oggi pesano come macigni sulle spalle di chi le accolse con speranza, e sui loro figli che non ancora si sono accorti di quello che sta accadendo.

I fatti, le situazioni e le prospettive future raccontate nel saggio investigativo di Estulin Il Club Bilderberg aiutano a spostare l’attenzione e concentrare gli sforzi intellettuali di ognuno di noi sul Potere vero che agisce su scala globale, abbandonando per un attimo il cortiletto della politica nazionale, comunque importante, ma da inquadrare in un contesto più ampio e internazionale. Questo sforzo di astrazione dall’ultima querelle di partito verso una visione più allargata degli eventi sarà ripagato dalla scoperta di interessanti chiavi interpretative relative ai fatti più importanti della politica interna italiana, dall’assassinio Moro a Mani Pulite.

Il Bilderberg 2010 è in corso proprio in questi giorni a Sitges, in Spagna, e durerà fino al 6 giugno. Gli invitati di quest’anno li trovate qui. Martedì scorso Daniel Estulin è stato convocato al Parlamento Europeo per tenere una conferenza sul club Bilderberg e i suoi piani rispondendo ad un iniziativa dell’eurodeputato britannico Nigel Farage e del leghista italiano Mario Borghezio (si, proprio lui).

Nonostante Vespa, nel bel mezzo di crisi diplomatiche e sociali, continui ad ospitare cuochi e ballerine, grazie a giornalisti come Daniel Estulin qualche verità sta ora venendo alla luce.

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Rivelazioni non autorizzate

Posted by Marco su 13 ottobre, 2009

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La responsabilità di chi scrive i programmi didattici per le scuole e redige i libri di testo sono enormi. Fatta eccezione per la grammatica, la matematica e la geografia, materie ‘dimostrabili’, la Storia può essere soggetta a manipolazioni pericolose. Cresciamo con l’idea che esistano verità inconfutabili per il solo motivo che così ci è sempre stato detto e insegnato. Dopo la scuola difficilmente si va ad approfondire ciò che si è imparato tra i banchi. Spesso si impara un mestiere e dell’Unità d’Italia non ci frega più nulla. Oppure si continua a studiare la Storia all’università, ma su libri spesso scritti dal docente che tiene il corso o comunque imposti dalla programmazione d’istituto. Per chi non ha voglia di sgobbare sui libri, ci sono invece i documentari televisivi e i film storici, in larga parte americani, prodotti che spesso non fanno altro che corroborare le nostre convinzioni, i nostri dogmi culturali. Basta pensare alla sterminata filmografia sulla Shoah, la guerra in Vietnam o l’attacco a Pearl Harbour. Questi film sono stati le nostre lezioni di storia, con Spielberg e Stone a farci da insegnanti, trasformando le sale cinematografiche e i salotti domestici in aule scolastiche.

Rivelazioni non autorizzate si pone come un efficace antidoto contro le ‘imposture’ della Storia, per dirla con Roberto Scarpinato, a cui la nostra società ci ha abituato. Questo libro passa in rassegna la storia dei popoli e dei suoi momenti cruciali negli ultimi tre secoli, svelando al lettore le macchinazioni occulte che hanno influenzato in maniera determinante gli eventi che tutti conosciamo. Con rigorosa precisione nel citare le fonti ed incalzante ritmo narrativo, l’autore Marco Pizzuti ci spiega perchè la Storia che ci è stata tramandata non è il semplice risultato di spontanee iniziative dei popoli o gesti isolati inattesi e fuori controllo, ma l’incredibile prodotto dei piani di dominio di una ristrettissima èlite di uomini potenti, provenienti dal mondo della finanza e dell’industria, e accomunati dall’appartenenza a quella Massoneria presente ormai troppo spesso quando si discute dell’origine delle nostre infrastrutture economiche e societarie.

Accompagnati dalla consapevolezza di rivedere in toto le nostre convinzioni, la lettura di queste pagine ci fa ripercorrere gli anni della guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti, della Rivoluzione Bolscevica, della Rivoluzione Francese, delle guerre mondiali, fino al conflitto israelo-palestinese ed alla recente guerra al terrorismo scatenata dagli Stati Uniti, spalleggiati da altre potenze occidentali, a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001. Pizzuti riscrive la Storia con analisi impietose e radicali, povere di opinioni personali ma fertili di dati e documenti facilmente rintracciabili. La grande verità che emerge dalla sterminata mole di nozioni presente nel libro è una sola, e sferza le nostre vite, il nostro passato e il nostro futuro, con la mannaia della consapevolezza e dell’informazione: le unioni europee, le unità nazionali, le propagandate guerre di religione e le rivoluzioni ideologico-popolari non sono appannaggio esclusivo del nostro attivismo politico, ma rispondono a precisi progetti premeditati da coloro i quali detengono il potere economico, e cioè dalle lobbies finanziarie, per lo più di origine ebrea, e dalle multinazionali. Questi uomini non hanno credi religiosi. Il loro unico dio è il profitto e non si riconoscono in nessuna ideologia politica che non rechi loro vantaggio personale. Sono al di sopra di esse, mentre lasciano che gli uomini dibattano e si infervorino sulla politica quel tanto che basta per tenerli all’oscuro della grande scacchiera su cui essi vengono inconsapevolmente movimentati.

L’èlite striscia silenziosa all’interno di organizzazioni come il Bohemian Club o il Bilderberg Group e di società segrete massoniche. Tra queste la più importante è la setta degli Illuminati di Baviera, bollata come eretica dalla Chiesa, ma successivamente risorta e tramandata alle aristocrazie internazionali. L’èlite congiura per sfinire l’umanità e asservirla ai suoi interessi. Non fanno appello ad alcuna moralità o senso civico. Non rispettano le identità culturali dei popoli e i loro desideri di autodeterminazione. Fomentano guerre finanziando entrambi i fronti di battaglia. Come avvenne nel secondo conflitto mondiale, in cui i tedeschi non avrebbero mai conquistato mezza Europa se non avessero ricevuto ingenti carichi di armamenti di provenienza americana e britannica, ossia da quei paesi entrati in conflitto proprio contro il Terzo Reich. Il partito nazionalsocialista di Hitler, racconta Pizzuti, fu finanziato da Wall Street e la sua cerchia di banchieri, tra cui figurano i soliti nomi: Rothschild, Rockefeller, Warburg e Morgan. Tutto questo mentre in patria, nel cosiddetto ‘mondo libero’ a stelle e strisce, la propaganda nazionale tracciava il profilo del folle dittatore tedesco e preparava la strada ad un’entrata in guerra che di lì a poco la vicenda Pearl Harbour avrebbe propiziato.

La lettura di Rivelazioni non autorizzate offre la possibilità di capire cosa ha reso possibile lo scoppio delle guerre e il nascere delle rivoluzioni che hanno sconvolto gli assetti sociali fino ai giorni nostri. Apprendere che Stalin e Lenin erano massoni di origine ebraica che stringevano accordi con le lobbies affinchè si ingannasse la popolazione russa con la falsa utopia comunista, o che Prescott Bush, capostipite di una famiglia che ha generato due presidenti degli Stati Uniti, era in affari con Hitler da cui ricevette anche un riconoscimento ufficiale per la collaborazione offerta, notizie queste incredibilmente e colpevolmente trascurate dai testi storici ufficiali, è fondamentale per comprendere e decifrare la geopolitica attuale.

Il libro di Pizzuti descrive un modus operandi, un copione cioè sempre uguale a se stesso, che un gruppo elitario di uomini estremamente facoltosi attua da secoli per guadagnarsi la supremazia mondiale sulle genti e le risorse dei territori. L’elemento essenziale del potere dell’èlite è il controllo esercitato sulla emissione del denaro, attraverso ad esempio la pratica del signoraggio bancario, e sulle coscienze, attraverso la propaganda mediatica diffusa da organi di informazione al servizio del sistema. Il controllo del denaro garantisce la possibilità di generare crisi finanziarie laddove è necessario creare disagio sociale e quindi possibilità di intervento, mentre disporre dei mezzi di comunicazione consente di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica su ogni operazione militare e sociale che le lobbies decidono di mettere in pratica.

Le tematiche trattate in Rivelazioni non autorizzate riconducono per molti versi alla Geometria del Male raccontata da Sigismondo Panvini, che affronta l’argomento ponendo però l’accento non già sui principali avvenimenti storici guidati dalla Massoneria, ma sulla natura esoterica e simbolica delle èlite di potere internazionali. Come spesso sono solito ricordare, libri come questo non devono essere il punto di partenza e di arrivo del nostro studio, ma semplici stazioni di passaggio, o stanze intermedie le cui porte possono condurci ad approfondire le nostre conoscenze e confrontare diverse fonti per verificare l’attendibilità delle tesi riportate.

Nonostante timidi e sporadici segnali di coscienza proveniente dalla politica attuale, come l’interrogazione parlamentare sul signoraggio dell’on. Buontempo, siamo purtroppo ancora molto lontani dal capire le circostanze che hanno portato l’umanità a vivere condizioni di ingiusta sperequazione delle ricchezze e soprattutto dal conoscere e riconoscere i responsabili.

“Quel che accade nel mondo non avviene per caso. Sono eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali; e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano i soldi”. (Denis Healey, Ministro della Difesa britannico dal 1960 al 1974).

“L’individuo e’ talmente in difficolta’ quando viene faccia a faccia con una cospirazione cosi enorme che non puo’ credere che esista”. (Edgar Hoover, direttore dell’FBI dal 1924 al 1972).

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Guerra e Globalizzazione

Posted by Marco su 9 luglio, 2009

guerra e glob

La piena comprensione della politica di un paese non può prescindere dalla conoscenza del quadro delle relazioni internazionali all’interno del quale esso si colloca. E, soprattutto, è fondamentale prendere piena coscienza degli eventi che hanno condotto alla situazione davanti a cui oggi ci troviamo. I quesiti da porci riguardano, ad esempio, le vere ragioni che hanno spinto gli USA ad entrare in guerra con Iraq e Afghanistan e nei quali sono attualmente coinvolti anche altri Paesi come l’Italia, il ruolo svolto dai servizi segreti americani nelle trame politiche internazionali dagli anni ’80 fino ai giorni nostri; è importante chiederci se lo sdegno derivante dalla morte di 3000 persone nel cuore di New York e l’odio antioccidentale che alimenta Al Quaeda dagli inizi degli anni ’90 sono sufficienti a giustificare un intervento militare che continua a mietere vittime e fomentare rivolte civili anche a distanza di 8 anni dall’inizio delle ostilità e quali sono i retroscena che si nascondono dietro queste operazioni militari.

Michel Chossudovsky tenta di rispondere a tutti questi punti di domanda con un saggio lontano dalla propaganda mediatica occidentale, i cui sforzi sono instancabilmente protesi verso l’esaltazione del mito criminale di Bin Laden cresciuto all’interno di un contesto culturale fortemente arretrato. L’accademico canadese ci aiuta a rileggere i fatti attraverso una lente diversa, puntando i riflettori non già sui terroristi sanguinari con il turbante e la mitraglietta, ma sull’establishment economico e politico americano, su una manica di diplomatici e affaristi che, nascondendosi dietro le maschere di Reagan o Bush Junior, un pò come i rapinatori surfisti di Point Break, hanno finanziato e addestrato per anni le organizzazioni terroristiche che oggi, smesse improvvisamente le vesti di complici, appaiono come crudi e spietati nemici dell’umanità nella secolare ‘Guerra al Terrorismo’.

Guerra e Globalizzazione racconta, ad esempio, la storia degli aiuti che le autorità americane offrirono ai Taliban nel 1996 attraverso la collaborazione tra la CIA e l’ISI, i servizi segreti pakistani, nell’ambito di nuovi accordi per la distribuzione del petrolio nel bacino del Mar Caspio. Dopo l’ascesa al potere del gruppo di studenti fondamentalisti afgani, una sua delegazione si recò infatti a Houston per prendere accordi con la Unocal, multinazionale texana del petrolio, fortemente interessata all’estrazione del greggio nella regione caucasica. Pochi anni dopo, l’amministrazione Bush profittò dell’onda emotiva scaturita dagli attacchi alle Torri per invadere l’Afghanistan e installare strategiche basi militari in una zona dall’importanza geopolitica cruciale. L’Afghanistan, infatti, è al centro di ben cinque potenze nucleari (Russia, Cina, Iran, Kazakistan e Tagikistan) e crocevia di imponenti oleodotti che collegano il Mar Caspio con l’Oceano Indiano. Evidentemente troppo perchè la superpotenza americana non ci mettesse le mani instaurando un governo amico guidato da un certo Karzai, non a caso già a libro paga della Unocal.

Gli interessi economici in quella regione sono pertanto talmente palesi e documentati che è impossibile pensare agli Usa come semplici garanti della sicurezza e della libertà mondiali contro lo spauracchio del terrorismo. Chossudovsky sottolinea inoltre come le menti che decidono le politiche estere degli Stati Uniti sono da rintracciare nelle banche e le istituzioni finanziarie, nelle multinazionali del petrolio e dell’energia e nei magnati della editoria e comunicazione, che edulcorano le notizie al fine di raccontare al mondo le verità più comode.

Molte relazioni dello stesso Congresso americano e reportage giornalistici concordano nell’affermare che le amministrazioni statunitensi e la CIA hanno utilizzato i proventi del narcotraffico e i soldi dei contribuenti americani per ottenere l’appoggio delle milizie islamiche nei conflitti in Bosnia, Kosovo, Macedonia, Cecenia, con il chiaro intento di destabilizzare le politiche dei paesi non allineati con le idee del Libero Mercato e della globalizzazione economica e accaparrarsi militarmente regioni funzionali alle mire di pochi centri nevralgici del potere economico-finanziario internazionale. In questo inquietante quadro, in cui guerra e globalizzazione procedono di pari passo, i politici che tutti noi conosciamo, da Reagan ad Obama, sono semplici maschere holliwoodiane, che spesso dimostrano anche di essere impreparati sui temi di politica estera. Come quando Bush, in risposta ad un giornalista durante la campagna elettorale del 2000, scambiò i Taliban per un gruppo rock.

Seguendo questo filo conduttore, che porta inevitabilmente anche ad approfondire le circostanze dei rapporti diplomatici e di intelligence che precedettero gli attentati al World Trade Center, Michel Chossudovsky firma un lavoro di ricerca di capitale importanza, una lezione di antiretorica da cui tutti dovremmo apprendere, un esempio cristallino di analisi geopolitica lucida e documentata, un resoconto storico lancinante, crudo, realista, un manuale pratico indispensabile per capire il mondo in cui viviamo e in cui faremo vivere i nostri figli.

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Banca Rotta, show finanziario a teatro

Posted by Marco su 4 giugno, 2009

crisi finanziaria

Parlare di crisi economica è diventato un esercizio molto facile. E’ sufficiente dire che ci troviamo in una congiuntura mondiale negativa, la Borsa crolla, il mercato è fermo, le imprese licenziano e non si arriva a fine mese, le vacanze durano meno, il Suv va in permuta, la spesa al discount e la bottega sotto casa che chiude. C’è la ‘crisi’, ripetono le tv e i giornali. Ma cos’è questa crisi? Cosa l’ha generata davvero? Questo è più difficile da spiegare. Provano a farlo Eugenio Benetazzo e David Parenzo, il primo operatore di borsa indipendente, il secondo giornalista di Telelombardia, mettendo in scena uno show finanziario, uno spettacolo che ha come obiettivo primario promuovere il libro intervista ‘Banca Rotta’, di cui si è già parlato in questo blog, ma anche quello di divulgare materie ostiche come economia e finanza usando un linguaggio scevro di tecnicismi ma più diretto ed efficace. Lo spettacolo si regge sulla frizzante dicotomia tra l’analista informato e disilluso e il giornalista embedded, che crede ai dogmi del Sole24ore e rifugge le opinioni non allineate e le voci dissonanti. L’attuale crisi economica ci viene presentata dai media come una specie di vento di scirocco: non si vede, ma si sente. Non si capisce bene dove nasce, ma sappiamo dove va a finire e cosa provoca.

Usando una terminologia spesso allusiva e mostrando ironiche e talvolta dissacranti diapositive su schermo, Benetazzo passa in rassegna le ragioni che hanno portato l’economia a collassare, trascinando con sè i sogni di benessere che i sostenitori del libero mercato avevano indotto. L’entrata della Cina e l’India nel WTO e la continua delocalizzazione della produzione hanno costretto le imprese a chiudere gli stabilimenti in occidente per riaprirli nei paesi a manodopera a basso costo, mentre i prodotti venivano consumati nei paesi con più alta propensione al consumo, cioè quelli occidentali, dove però le aziende avevano chiuso e il tasso di disoccupazione era cresciuto. Questo meccanismo si è tradotto in paghe da fame per i lavoratori di paesi come Taiwan o Indonesia, schiavizzati e privi di ogni diritto e tutela sociale, e massivo credito al consumo, cioè indebitamento, nei paesi ricchi, su prodotti di ogni natura, persino al supermercato. L’incantesimo della globalizzazione ha generato l’illusione del benessere duraturo confidando nella tenuta dell’economia nel lungo periodo, mentre il lavoro mancava o diveniva precario, con il risultato di un aumento generalizzato del livello di debito fino al fenomeno capillare dei mutui inevasi e alla scomparsa del ceto medio, con un progressivo peggioramento delle condizioni psicologiche dei soggetti più deboli che sempre più spesso trovano nel suicidio l’unica soluzione ai problemi. Per non parlare delle tensioni sociali che rischiano di ingenerarsi quando l’oggetto del contendere è un debito insoluto.

Benetazzo avverte che bisogna stare alla larga dai facili inviti all’ottimismo provenienti dalla politica. Bisogna capire, innanzitutto, e guardare in faccia la realtà. Oggi le mense della Caritas non sono frequentate solo da clochard, ma anche da padri e madri di famiglia che qualche anno fa poteva dirsi benestante. Ricordo un documentario straziante trasmesso dalla Rai in una terza serata inoltrata di un venerdi di qualche mese fa, che mostrava donne e uomini distinti fare la spesa tra gli scaffali della Caritas. Attualmente ci sono tanti professionisti senza lavoro e anziani con pensioni irrisorie (400 euro al mese) che non riescono più a vivere dignitosamente. In Italia però questa realtà viene mostrata in tv solo all’una di notte nel weekend, cioè dopo una settimana di inviti a spendere per superare la crisi e puntate monotematiche di Matrix e Porta a Porta su Barbara d’Urso o sulle diete dei vip.

Negli ultimi mesi ci sono stati disordini sociali legati alla crisi economica in numerosi paesi, ricorda Benetazzo. In Inghilterra, Islanda, Grecia, in Russia e nell’Europa dell’Est la gente è scesa in strada a protestare contro la politica economica dei loro governi. In Francia si è giunti perfino a sequestrare un manager che minacciava licenziamenti. In Italia invece, a dispetto dei timori di qualche politico, non è successo nulla di rilevante. Non ancora, almeno. Per adesso, gli unici argomenti che tengono banco nell’ex Belpaese sono le orge di Villa Certosa e la nuova squadra di Kakà.

Non ha senso parlare dei metodi per difendersi dalla crisi se prima non si analizzano i modelli economici fallimentari che l’hanno generata, ci si confronta con il reale stato delle cose e si individuano i responsabili. La Borsa, questa sconosciuta. Eppure, ricorda Benetazzo, esperto operatore finanziario, la Borsa è il termometro dell’economia reale. Non produce ricchezza, ma la sposta e segnala in anticipo gli scossoni all’economia reale. Gli scenari internazionali preannunciano un futuro in cui le monete uniche la faranno da padrona. Gli States e il Canada stanno già preparando la strada all’Amero, moneta unica che fonderà le due economie d’oltreoceano. E l’Euro insegna. Nell’America Latina ci sarà il Sucre, conio che unificherà gli scambi commerciali di Bolivia, Cuba, Repubblica Dominicana, Honduras, Nicaragua, Venezuela ed Ecuador. Tra tre anni, prevede Benetazzo, che parlava di crisi economica già nel 2006, il rapporto debito/Pil in Italia sarà al 125%. L’Argentina del default l’aveva al 130%. L’Italia potrebbe diventare la nuova Argentina, quindi. Abbiamo tutte le carte in regola: politici corrotti, imprese chiuse e famiglie sul lastrico. Ma per la consapevolezza della gente ripassare più tardi.

Lo show finanziario messo in piedi da Benetazzo e Parenzo non era quello che mi aspettavo. Avrei preferito che questi argomenti fossero trattati con maggiore serietà e compostezza, per evitare il rischio di trasferire al pubblico quel senso di impotenza che si traduce in una risata liberatoria. Non ne abbiamo bisogno, perchè tutti noi stiamo già annaspando in un fiume impetuoso e volgare di ignoranza. E non mi riferisco ai reality show, ma alle penose performance televisive dei politici, che dimenticano troppo spesso di rappresentare una nazione intera e non se stessi o il partito di riferimento, e ai giornalisti, il più delle volte propensi al raccontare quello che vedono tutti piuttosto che indagare i fatti. Forse il nostro Paese paga la totale assenza di intellettuali, come ricorda Oliviero Beha nel suo ultimo libro, o una libertà di espressione narcotizzata da interessi in conflitto con il potere. Il mondo cambia un pò tutti i giorni, davanti agli occhi, e in barba al cervello.

Concludo con alcune parole di Giorgio Gaber, un uomo che aveva capito tante cose, in una canzone-prosa intitolata ‘Il Mercato’, che introduce lo spettacolo e di cui consiglio, prima dell’ascolto, la lettura integrale del testo.

“Il mercato è un ordigno innescato
un circuito completo
è la grande invenzione
è l’atomica dei più potenti
è una competizione tra le più disumane
senza pietà per il massacro dei perdenti”

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Geometria del Male

Posted by Marco su 26 marzo, 2009

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Navigando in Rete si scoprono storie incredibili. Siamo abituati a pensare che siano vere solo le storie che ci raccontano Gianni Minoli o Maurizio Costanzo in tv. Eppure esistono vite che paiono romanzi di avventura, che spezzano i consolidati dogmi del pensiero comune, che giacciono in silenzio al chiuso di un cassetto della scrivania di qualche giornalista o nei ripiani polverosi di una ricercata libreria. E’ il caso di Sigismondo Panvini, nato a Palermo nel 1950, dottore commercialista ed ex consulente della commissione regionale antimafia, nonchè amministratore giudiziario di beni sequestrati di provenienza mafiosa. Panvini ha svolto con impegno il suo delicato lavoro fino al 1995, anno in cui fu rapito da una travolgente passione per gli studi esoterici, che lo ha indotto ad abbandonare il suo ufficio per rifugiarsi in campagna e concentrarsi sui libri di storia antica e filosofia delle religioni. Geometria del Male nasce proprio dall’isolamento che l’autore ha scelto di dare alla sua esistenza, nella costante ricerca della verità che si nasconde dietro la mafia, intesa non già come capillare organizzazione criminale bombarola e assassina, ma come antica tradizione esoterica di derivazione templare a livello mondiale. Utilizzando il modello del romanzo di inchiesta, già sperimentato, ad esempio, da Ferruccio Pinotti ne La società del sapere, Panvini affida al notaio Ugo Capretti l’ingrato compito di leggere il testamento del professor Caruso, appena deceduto in circostanze misteriose poco dopo la morte del suo assistente. Le pagine del testamento del professore raccolgono una mole incredibile di informazioni, frutto di un accurato lavoro di indagine sulle origini della mafia, che però ha condotto Caruso alla scoperta di sconcertanti segreti celati per secoli all’interno di una pergamena del 1240 scritta da Armand de Perigord, gran Maestro dell’ordine dei Templari, e custodita in una abbazia benedettina dove Caruso era riuscito a farsi ospitare per un periodo. La prima parte del libro è un viaggio appassionante attraverso la storia delle associazioni massoniche mondialiste, i cui discendenti occupano oggi i posti più importanti delle istituzioni. La storia dell’umanità, dalla Rivoluzione Americana all’unità d’Italia ad opera di Garibaldi, dalle Guerre Mondiali alla Rivoluzione Francesce, è intrisa di influenze massoniche finalizzate esclusivamente alla instaurazione del Novo ordo Seculorum, teorema criminale formulato nel 1770 dal fondatore dell’ordine degli Illuminati di Baviera Johann Adam Weishaupt all’interno del suo ‘Testamento di Satana’, e pianificato pochi anni dopo insieme al potente banchiere Mayer Amschel Rothschild. Il Novo ordo Seculorum o Nuovo Ordine Mondiale è un cospirazione neo templare che prevede l’asservimento dei popoli della terra ad un unico grande potere centrale, di cui l’uomo sarà schiavo inconsapevole. Secondo questi piani, l’uomo verrà assoggettato ai progetti globalisti nella politica, nella economia, nella vita sociale e privata. La popolazione mondiale sarà inesorabilmente depauperata e poi decimata attraverso improvvisi mutamenti climatici, diffusione controllata di virus coltivati in laboratorio e guerre distruttive provocate ad arte. Ma l’uomo non saprà nulla di tutto questo, perchè le massonerie controlleranno anche l’opinione pubblica attraverso la stampa e devieranno deliberatamente le menti del popolo verso frivole distrazioni. In questo modo egli non potrà ribellarsi, perchè ignorante. L’attuazione del progetto globale non può prescindere dal potere economico insito nelle banche e nelle istituzioni finanziarie. Queste, dalla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694) fino alla nascita del FMI e della Banca Mondiale (1945), non sono altro che l’avamposto di élite segrete che creano e manipolano il denaro senza alcuna legittimazione democratica, controllano le economie e le risorse del pianeta, secretano importanti scoperte nel campo medico e scientifico in nome della tutela dei loro interessi, incrementano i profitti con i traffici illegali gestiti dalle propaggini masso-mafiose, si assicurano appoggi politici posizionando uomini di fiducia nei ruoli più cruciali degli apparati di governo. Banche, mafia e politica danno corpo ad un triangolo di potere che Panvini definisce appunto la ‘Geometria del Male’. Dopo la seconda parte del libro, in cui si approfondiscono i tratti magico-alchemici delle società segrete di cui sopra e che sembra destinata al lettore più esperto, le indagini del professor Caruso continuano con la registrazione nascosta di una riunione massonica tenutasi a Malta, in cui vengono pronunciate parole sconvolgenti che rappresentano una summa del potere criminale delle massonerie mondiali e del profondo diprezzo che queste nutrono verso il genere umano. Agli occhi di chi legge i giornali e guarda i tg queste argomentazioni corrono il rischio di apparire come il frutto della paranoia dell’autore e dei suoi lettori. Ma quando ci si prende la briga di ricercare riscontri nella vita cosiddetta ‘reale’, allora le cose possono cambiare, e tutto quello che prima sembrava avvolto da un alone fantastico può divenire improvvisamente plausibile. Basti pensare alla morte del giudice Falcone, avvenuta quando aveva deciso di orientare le indagini sui traffici bancari della mafia; alla pratica del signoraggio bancario e creditizio, attraverso le quali banche centrali e commerciali creano dal nulla e moltiplicano il denaro appropriandosi della sovranità monetaria e del potere di decidere autonomamente della vita di milioni di famiglie; alle vicende legate alla P2 in Italia, che hanno smascherato una serie di intrecci politico-finanziari-mafiosi che avevano lo scopo dichiarato di soggiogare le istituzioni e i media sulla base dei criteri elencati in un ‘Piano di Rinascita’ antidemocratico; ai devastanti ‘programmi di aggiustamento strutturale’, attraverso cui il FMI e la Banca Mondiale, organizzazioni finanziare internazionali di matrice anglo-americana, stringono nella morsa del debito l’economia dei paesi in via di sviluppo nell’ambito della lotta per il controllo mondiale delle risorse, come testimoniato già da grandi intellettuali e reporter del nostro tempo come Michael Chossudovsky, Noam Chomsky e John Pilger; alla cortina di silenzio e disinformazione caduta sugli studi del dott. Hamer, del premio nobel Pauling, del dott. Rath o dell’italiano Giuseppe Nacci, tutti rivolti alla ricerca delle cause e dei rimedi delle malattie cardiovascolari, del cancro o dell’Aids, che rivelerebbero le ragioni del proliferare indiscriminato di farmaci mirati alla cura dei sintomi e non alla malattia ad opera delle immorali multinazionali del farmaco, interessate maggiormente al profitto che alla salute dell’uomo; alle riunioni segrete del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, società semiufficiali composte dai più importanti esponenti internazionali dell’industria e della finanza, incalzati oggi da indomiti giornalisti come Jim Tucker e Alex Jones; al progetto americano HAARP, sofisticato strumento in grado di provocare uragani e terremoti a scopi militari; alle spudorate menzogne nascoste dietro le guerre in Afghanistan e Iraq, costate milioni di morti civili e fiumi di dollari freschi per spese di ricostruzione nelle casse della Halliburton dell’ex vice presidente USA Dick Cheney…E potrei continuare. E’ necessario rivedere l’intero impianto delle nostre convinzioni, alimentare lo spirito critico e conquistare la libertà intellettuale, passaggio obbligato verso la rottura della geometria del potere.

Quello che dobbiamo fare è capire il perchè…(Sigismondo Panvini, ‘Geometria del Male’)

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Banca Rotta

Posted by Marco su 18 marzo, 2009

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Di Eugenio Benetazzo ho già parlato diffusamente in precedenti post. Mi limito qui a dire, per chi non lo conoscesse ancora, che è un giovane esperto di finanza, broker indipendente e analista economico divulgativo. Tiene seminari in tutta Italia, scrive saggi e partecipa a trasmissioni televisive, in particolare su circuiti regionali privati. Già nel 2005, in tempi non sospetti, mentre i giornalisti economici embedded de Il Sole 24ore o gli editorialisti di Repubblica e Corsera si dimenavano in analisi e previsioni a breve termine, Benetazzo delineava gli scenari a cui stiamo assistendo oggi: la crisi dei mutui, la stretta del credito, il fallimento dei grandi gruppi bancari. Nel 2006, infatti, pubblicava un libro dal titolo: “Duri e puri. Aspettando un nuovo 1929”. Se il servizio pubblico offrisse un servizio pubblico inviterebbe personaggi come Benetazzo ogni giorno in tv in questo periodo. Purtroppo, però, la tv che conta gli ha permesso una sola e fugace apparizione. Benetazzo appartiene a quella schiera di professionisti che in Rete hanno guadagnato credibilità e popolarità con la forza delle idee e della indipendenza intellettuale, e dei quali questo blog, dalla sua nascita, cerca di diffondere i contenuti. L’ultimo lavoro di Eugenio Benetazzo è Banca Rotta, un libro-intervista in cui il broker veneto, rispondendo alle domande del giornalista e conduttore di Iceberg su TeleNordEst David Parenzo, dipinge con chiarezza e dovizia dei particolari il quadro della situazione economico-finanziaria del nostro paese, guidando il lettore attraverso le insidie pratico-concettuali di mutui subprime, polizze index linked e fondi di tutela dei depositi. Chi è abituato a leggere i soliti giornali si accorge subito che il piglio con cui gli argomenti vengono trattati è diverso. Non troverete forbite e tecnicistiche frasi ipotetiche che lasciano il dubbio che possa accadere tutto e il contrario di tutto, ma parole semplici che descrivono il cuore del problema e come venirne fuori, o per lo meno difendersi. In questo breve ‘manuale di sopravvivenza economica alla crisi’, come recita il sottotitolo di copertina, è possibile reperire consigli e chiarimenti essenziali per capire ciò che sta accadendo nei mercati mondiali e quali accorgimenti il piccolo risparmiatore può usare per evitare il collasso. Il primo strumento per difendersi dalla crisi è e resta comunque l’informazione, quella libera e indipendente. Benetazzo non lo vedremo mai a Matrix o l’Infedele, teatri di burattini addestrati a disquisire della leadership di Berlusconi o dello scioglimento di Alleanza Nazionale, come prevedeva l’indegno copione dell’altra sera, ma è possibile ascoltarlo e vederlo sul suo canale YouTube o leggerlo sul suo sito. Lasciate partire le ‘video pillole’ di Benetazzo o gli spezzoni di Iceberg su TNE nell’esatto istante in cui inizia la sigla di ‘Porta a Porta’. Poi alzate il volume delle casse del pc e togliete l’audio alla televisione. L’effetto sarà quello di assistere finalmente ad un vero approfondimento politico e una tv dalla parte del cittadino. Almeno fino a quando Simona Izzo non ci racconterà che ha dovuto rinunciare al Suv a causa della crisi economica.

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Perchè ci odiano

Posted by Marco su 17 febbraio, 2009

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Pochi giorni dopo i misteriosi attentati contro gli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush, in un discorso a camere riunite al Congresso a proposito della incombente minaccia del terrorismo internazionale di matrice islamica, ebbe a domandarsi: “Perchè ci odiano?“. A questo quesito, Bush junior, in una sorta di dialogo con se stesso, rispose: “Odiano ciò che vedono in questa camera: un governo democraticamente eletto. I loro leaders si auto-eleggono. Odiano le nostre libertà, la nostra libertà di religione, la nostra libertà di parola, la nostra libertà di votare e di riunirci e di essere in disaccordo gli uni con gli altri”. A bocce ferme e lontano dalle opinioni dal sapore ideologico dei salotti televisivi, Paolo Barnard tenta di rispondere alla domanda di Bush. Lo fa con un saggio che non vuole essere un esercizio della logica e della ragione, uno sfogo ideologico o la mera esposizione di un punto di vista sulla situazione geopolitica internazionale, ma una elencazione di fatti, documenti, citazioni e incontri avvenuti nel corso di incredibili esperienze che hanno visto il reporter freelance sfidare situazioni al limite rischiando più volte la sua incolumità. Sembra quasi di leggere un romanzo d’avventura quando Barnard racconta dell’intervista a Rufina Amaya, unica sopravvissuta di un feroce massacro di 1200 contadini salvadoregni ad opera di terroristi addestrati e armati dagli americani, raggiunta arrampicandosi su una frana sotto un nubifragio. Le innegabili responsabilità dei governi americani degli ultimi sessant’anni vengono incontrastabilmente smascherate citando, tra le altre cose, le vicende di Orlando Bosch e Emmanuel Constant, terroristi sanguinari al soldo della CIA, che negli anni ’60 e ’70 trucidarono interi villaggi e comunità, compresi donne e bambini, con l’obiettivo di rovesciare i governi cubani e haitiani e convertirli al cosiddetto Libero Mercato, perseguendo i soliti criminali interessi delle istituzioni finanziarie internazionali, e che oggi trascorrono serenamente i loro giorni in quel di Miami e New York coperti dal governo complice di Washington. Tutto questo mentre Bush annuncia al mondo che, nella sua Guerra al Terrorismo, non farà distinzioni tra i terroristi e chi li ospita. Questo libro si presenta come un diario di bordo in cui l’autore annota i progressi della sua inchiesta sulle nefandezze celate sotto la coperta della bramosia di potere a stelle e strisce. E non solo. Come Barnard scrive nella prima di copertina: Se vogliamo sconfiggere il terrorismo dobbiamo smettere di essere terroristi. E fermare Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna, Russia”. Il reporter ha spulciato decine di archivi segreti portando alla luce numerosi documenti ufficiali che provano i rapporti tra ufficiali britannici e americani, da una parte, e guerriglieri e dittatori sanguinari dall’altra. Documenti ‘Top Secret’ che attestano gli ingenti finanziamenti che permettono all’esercito di Israele di continuare a seminare terrore in Palestina. La storia che Barnard racconta del conflitto in Medioriente stride fortemente con quella narrata dai principali organi di informazione. Da più parti si giustificano gli attacchi israeliani come giusta reazione agli attentati dei palestinesi di Hamas. Ma cosi non è, spiega Barnard. La storia del conflitto israelo-palestinese è infarcita di omissis e falsità. I soprusi degli arabi iniziano un secolo fa, quando Theodor Hertzl teorizzò l’allontanamento dei palestinesi dalle loro terre per consentire la creazione di uno Stato d’Israele che unisse sotto un’unica bandiera gli ebrei sparsi in tutto il mondo, dando origine al movimento del Sionismo con il primo congresso di Basilea del 1897. Molte dichiarazioni sioniste, puntualmente riportate da Barnard, testimoniano che la scelta dei territori occupati dai villaggi palestinesi come sede del nascente Stato ebraico non prende spunto dalle Sacre Scritture, ma è frutto di decisioni dettate dall’opportunità del momento. La Palestina era soltanto una delle opzioni dei sionisti, tra cui vi era anche l’Argentina. L’espropriazione delle terre palestinesi fu condotta da spietate bande armate ebree, come Irgun e Stern, commettendo atrocità di ogni genere nei confronti di un popolo che aveva l’unica colpa di non essere organizzato né politicamente né militarmente per poter organizzare una qualunque resistenza, e che quindi era totalmente inerme. Mi piacerebbe sapere cosa pensano oggi i sostenitori tout court della causa israeliana riguardo alle parole di Aharon Cizling, primo ministro dell’agricoltura dello Stato di Israele, quando disse, il 17 novembre 1948, all’indomani della deportazione dei palestinesi: “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa”. Barnard tiene a precisare, però, che la sua non vuole essere una difesa o una giustificazione dell’altrettanto criminale terrorismo palestinese a danno della popolazione israeliana degli anni successivi all’occupazione dei Territori del 1948, ma è semplicemente un tentativo di riportare un barlume di verità e obiettività su una storia fin troppo mistificata dalla propaganda mediatica occidentale: in sostanza, il terrorismo palestinese è sbagliato, ma comprensibile. Attraverso le dichiarazioni di chi vive dentro il conflitto in Medioriente e sostenuto da fonti non sospette, quali quelle americane, inglesi e israeliane, Paolo Barnard imbastisce una preziosa lezione di storia contemporanea, che da qualche settimana è possibile anche ascoltare direttamente dalla sua voce in una serie di video pubblicati sul suo canale YouTube. Questi video, insieme alla toccante presentazione del libro a Mezzolara (BO) , da oggi saranno sempre presenti su questo blog. Perchè queste verità siano sempre a portata di mano. Il saggio si conclude con un reportage di Giorgio Fornoni sulla Cecenia devastata dalle pulizie etniche operate dai soldati russi. Anche Fornoni, come Barnard, proviene da Report ed ha realizzato decine di reportage straordinari da ogni angolo del mondo. ‘Perchè ci odiano?’ è un viaggio sconvolgente all’interno della malvagia dell’uomo, della sua spietatezza, della sua ipocrisia. Armato di coraggio, tenacia nella ricerca della verità e giustizia, oltre che di talento giornalistico, Paolo Barnard riesce nell’impresa di descrivere il Male dei nostri tempi, una sorta di (in)cubo dalle infinite facce, un prisma che rifrange la vita in uno spettro colorato di morte, menzogna e disinformazione. Questo lavoro si lega bene al libro di Michel Chossudovsky ‘Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale’, arricchendo l’idea di uno scenario internazionale che vede un manipolo di menti criminali annidate a Washington e Londra, che si servono di bracci ‘ufficiali’, come FMI e Banca Mondiale, e bracci ‘non ufficiali’, come le milizie armate addestrate dalla CIA, per diffondere una cultura imperialista su scala globale con il fine occulto di ottenere il controllo mondiale delle risorse e delle politiche. Da ultimo, invito chi legge questo blog a considerare i libri di cui si parla come mattoni di consapevolezza connessi tra loro a formare un grande castello di conoscenza che siamo chiamati a impegnarci nel diffondere.

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Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale

Posted by Marco su 5 febbraio, 2009

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Michel Chossudovsky insegna economia nell’Università di Ottawa, in Canada. E’ un profondo conoscitore della finanza internazionale ed esperto del cosiddetto fenomeno della globalizzazione economica. Il suo libro ‘Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale’, edizione arricchita del precedente ‘Globalizzazione della povertà’, è una feroce e documentata denuncia rivolta contro i sostenitori del libero mercato e l’apertura delle frontiere nazionali agli scambi commerciali. Siamo tutti ormai abituati a pensare che l’unica strada possibile per una sana economia sia il capitalismo senza freni, la deregolamentazione finanziaria, il liberismo economico e la concorrenza sfrenata sui mercati. Con le menti intorpidite dal mainstream mediatico, crediamo gli uomini dell’alta finanza, gli immobiliaristi, i banchieri o i broker di borsa uomini di successo, cervelli superdotati in grado di accumulare ricchezze inimmaginabili per il piccolo imprenditore o l’impiegato delle poste. Tutto questo in parte è vero. Eccezion fatta per qualche inevitabile scandalo e bancarotte improvvise, gli uomini di cui sopra sono milionari e spesso molto potenti. Ma tutta questa ricchezza da dove proviene? Quale sistema permette loro di accumulare tanto danaro? E, soprattutto, questo sistema, se esiste, chi danneggia? Voglio dire: oggi un abile trader di borsa o un banchiere può ottenere guadagni molto superiori ad un piccolo imprenditore titolare di una fabbrica di tessuti. Questo, però, guadagna producendo ricchezza (tessuti) e offrendo lavoro alla gente, il ché lubrifica l’economia e produce benessere sociale. Il primo, invece, lavora esclusivamente per i suoi interessi. La sua attività produce introiti che gli permetteranno di acquistare sontuose ville vista oceano, yacht e auto lussuose, oppure investire i guadagni per ottenerne di ulteriori, gonfiare pericolose bolle speculative, finanziare campagne elettorali e governi. Da qui, ad investire nel mercato delle armi per sostenere i regimi militari e terroristici e ricattare gli stati per trarne profitto, il passo è breve. Esiste una soglia superata la quale il danaro si trasforma in potere. Nel suo saggio, Chossudovsky descrive dettagliatamente i metodi attraverso i quali organizzazioni sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale decidono da oltre mezzo secolo le politiche economiche globali. Dai Paesi dell’Africa subsahariana a quelli latinoamericani, dai Balcani alla Corea del Sud: lo schema è sempre il solito, come le medesime sono le menti che danno vita a questo squallido teatro di abuso di potere, inganno e sfruttamento. Il FMI e la Banca Mondiale irrompono nelle politiche locali prestando denaro agli stati, spesso dilaniati da lotte intestine o da carestie, gravandoli di debiti quasi sempre inestinguibili se non sotto il ricatto dell’accettazione di strategici ‘Programmi di aggiustamento strutturale’, ovvero linee guida da attuare per favorire investimenti stranieri, aumentare le esportazioni, alleggerire i deficit di bilancio. Chossudovsky enumera una serie incredibile di disastri causati da questi ‘shock economici’, che stravolgono la politica e la società di un paese affamandone la popolazione, devastando gli apparati pubblici, licenziando migliaia di lavoratori, indebolendo la rete di imprenditori locali e appropriandosi delle risorse naturali e ambientali del territorio. La Somalia, il Rwanda, il Messico, gli stessi Stati Uniti e il Canada, sono paesi economicamente allo sbando a causa di queste scellerate politiche economiche, palesemente finalizzate all’arricchimento di una elìte privilegiata di banchieri internazionali e azionisti di grandi multinazionali di cui la gente non conosce le facce e i nomi. Gli accordi di libera circolazione del lavoro sanciti dal Trattato di Maastricht e la conseguente apertura delle frontiere nei paesi dell’Unione Europea, così come gli accordi commerciali NAFTA nel Nordamerica, sono misure indirizzate, non già a sanare l’economia globale, ma ad accentrare le ricchezze in pochi centri di potere. FMI e Banca Mondiale sono organi tecnocratici nati dalla conferenza di Bretton Woods nel 1944 allo scopo di sostenere lo sviluppo delle popolazioni mondiali, ma da allora il mondo non ha visto altro che guerra, morte, devastazioni e fame. Per non parlare della grave crisi economica che stiamo vivendo in questi ultimi mesi. Allora chi controlla queste organizzazioni? Chi valuta il loro operato? Chi le elegge? Chi le finanzia? Chi c’è dietro? I media non si occupano di queste cose. L’attenzione pubblica viene sempre deviata su altri argomenti. Chossudovsky spiega che in Rwanda, nel 1994, si consumò un genocidio tra i più grandi della storia moderna, ma i media lo presentarono come una semplice lotta fratricida tra diverse etnie (Hutu e Tutsi), ignorando che le vere ragioni dei massacri erano da rintracciare nelle rigide misure economiche che il governo, su indicazione dei tecnici del FMI e della Banca Mondiale, varò gettando la popolazione nella disperazione e nella miseria. Allora bisogna chiedersi perchè tutto questo. Esiste un grande progetto di dominio globale, un piano criminoso che riguarda tutti i continenti e che in breve, se nessuno farà nulla, ci porterà ad un Governo Mondiale gestito da un gruppo di banchieri e affaristi internazionali. Una sola banca, un unico Stato e una sola e ridotta popolazione. Il Nuovo Ordine Mondiale è una realtà che lentamente si sta concretizzando. I segnali sono molteplici. Il piano è in fase avanzata. Negli Stati Uniti ne sono al corrente cronisti e intellettuali, che si stanno già mobilitando. In Italia ne parlano tanti blog, nonchè stimati giornalisti e professionisti. E’ necessario che si diffonda la consapevolezza della nostra ignoranza. Il libro di Chossudovsky smaschera con acume e competenza alcuni dei meccanismi che stanno imbrigliando l’umanità in una rete di menzogne e soprusi per raggiungere questo obiettivo. Ma tanti sono ancora gli aspetti da capire e le trame da svelare. Se Roberto Saviano ha venduto quasi due milioni di copie denunciando la camorra italiana senza però spingersi al di là dei confini campani, la visione globale e la chiarezza argomentativa di questo saggio dovrebbero valere a Michel Chossudovsky almeno il premio Pulitzer.

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La società del sapere

Posted by Marco su 4 gennaio, 2009

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La passione per la saggistica politica ed economica e l’interesse per le inchieste giornalistiche su questioni occultate dai media mi sta lentamente allontanando dalla lettura dei romanzi. Fino a quando ho appreso dell’esistenza del libro di Ferruccio Pinotti ‘La società del sapere’, che rappresenta il giusto equilibrio tra inchiesta e narrativa, collocandosi nella categoria ‘romanzo di inchiesta’. Pinotti è un grande giornalista, autore di libri importanti sul tema della massoneria (Fratelli d’Italia, Opus Dei), dei poteri occulti (Poteri Forti) e della pedofilia (Olocausto bianco). E’ un giornalista che lavora dietro le quinte, che non appare in tv, nè sulle riviste. Il suo lavoro è raccontare i fatti più oscuri e segreti della nostra società, cercando di gettare un pò di luce sui fitti misteri che avvolgono i centri del potere nazionale e internazionale, non fermandosi neanche di fronte ai dettagli più macabri e scabrosi. I suoi libri avrebbero un peso enorme sulla consapevolezza di ognuno di noi se facessero parte del bagaglio culturale di massa. ‘La società del sapere’ è innanzitutto un romanzo. Si racconta la sconvolgente storia di Fabrizio Corsini, un professore dell’Università di Harvard di origini italiane, che viene chiamato dalla magistratura ad indagare su una serie di misteriosi suicidi avvenuta all’interno di una delle più prestigiose università europee: La Scuola di Alti Studi Europei. L’istituto si trova in Toscana, sulle colline di Fiesole. Per non destare sospetti sul vero scopo del suo ingresso nella Scuola, al professore sarà assegnato un corso didattico attraverso il quale Corsini potrà raccogliere informazioni dagli allievi che sceglieranno di seguirlo. Per il professor Corsini l’esperienza nella Scuola sarà traumatica. Egli dovrà scontrarsi con la reticenza di allievi e funzionari a parlare dei suicidi seriali che da tempo interessano l’istituto, che un tempo ospitava un convento. Ma il muro di omertà presto si infrange davanti alla insistenza di Corsini ed alla disperazione repressa degli amici dei ragazzi morti suicidi, dietro ai quali si nascondono storie incredibili e scandalose. Nonostante lo stile narrativo non sia quello di un romanziere, Pinotti riesce a rendere la lettura avvincente e appassionante sin dall’inizio, snocciolando la storia con ritmo e limitando le pause descrittive a passi molto brevi. ‘La società del sapere’ non è un romanzo da leggere come un qualsiasi giallo di Stephen King o best seller di Ken Follett. Occorre una profonda conoscenza dell’autore, in relazione in particolare alla natura delle sue inchieste ed all’amore per la verità che pervade ogni suo libro. Pinotti ha descritto nei dettagli la perversione pedofila di uomini importanti e potenti, le trame occulte ordite da massoni e da vertici delle istituzioni, fino ai misteriosi legami tra le mafie, la politica e esponenti del mondo della finanza. Alla luce di tutto ciò, ‘La società del sapere’ si deve leggere come un racconto-verità che, usando le tecniche narrative, descrive lo spietato cinismo che si cela negli ambienti delle università più celebrate del mondo, dalle quali escono gli uomini che oggi costituiscono le elìte di potere internazionale. La simbolica Scuola di Alti Studi Europei si configura come una fucina di pseudotalenti formati sulla base di criteri immorali e deviati, basati sull’arrivismo a tutti costi, sul successo ottenuto sulla pelle dei propri compagni di corso e sulle promozioni guadagnate cedendo il proprio corpo alle perversioni sessuali di illustri e affermati professori. Con il classico piglio del giornalista di inchiesta, Pinotti dipinge una realtà difficile da accettare, in particolare se si pensa che gran parte degli studenti formatisi all’interno di queste macchine generatrici di mostri oggi sono stimati professori, dirigenti di multinazionali, banchieri e finanzieri ai quali demandiamo, immersi in una profonda illusione democratica, le questioni più importanti della nostra vita.

«Certe storie sono difficili da raccontare. Sono storie inquietanti, che dovrebbero essere scavate attraverso un’inchiesta, con gli strumenti dell’indagine giornalistica più approfondita. Ma sono così complesse che ti scivolano tra le dita. Anche se cerchi di afferrarle, si negano all’analisi razionale. Si rifiutano di essere inquadrate e catalogate dagli strumenti giudiziari. Ma proprio perché sono nascoste, seppellite in un angolo della memoria collettiva, queste storie devono essere raccontate. Bisogna farlo per una ragione di impegno civile, perché certi eventi sono simbolo, metafora di qualcosa di più ampio». Ferruccio Pinotti.

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