Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Archive for agosto 2008

La Piovra

Posted by Marco su 26 agosto, 2008

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Un canale Rai satellitare sta trasmettendo in questi giorni le repliche, le ennesime repliche, della fortunata fiction La Piovra, una serie televisiva che negli anni ’80 spianò la strada a numerose fiction e film tv dei giorni nostri lanciando attori come Michele Placido e Remo Girone. La Piovra, oltre ad essere un prodotto televisivo di ottima fattura nonchè caratterizzato dai più alti indici di ascolto, rappresenta forse l’unico esempio di televisione di denuncia che sia mai apparsa nel nostro Paese. La Piovra raccontava gli intrecci tra l’alta finanza, rappresentata da un algido e spietato Tano Cariddi (Remo Girone), la politica e la mafia. Ognuno di questi tasselli erano poi assemblati dai poteri occulti della massoneria, che, attraverso personaggi fascinosi e misteriosi, quali Antonio Espinosa (Bruno Cremer), controllava di fatto tutti i meccanismi criminali che conducevano al controllo del potere e della ricchezza. Nei dialoghi tra il commissario Cattani (Michele Placido) e il senatore Ettore Salimbeni (Luigi Diberti), additato dalla mafia come proprio collaboratore, il commissario spiega come il disavanzo dell’intero Paese sarebbe risanato se il sistema delle tangenti pagate alla criminalità con i soldi pubblici attraverso personaggi delle istituzioni non esistesse. Così come Antonio Espinosa, collezionista d’arte e manovratore di affari sporchi, nel colloquio con Cattani al termine dell’ultima puntata de La Piovra 4, dice (non testualmente, vado a memoria): “La corruzione per la democrazia è come l’olio lubrificante per una macchina, puzza di sporco ma è indispensabile”. Espinosa parla in prima persona plurale esprimendo un misterioso senso di appartenenza ad un gruppo di persone che detengono il potere, uomini influenti che sono “troppo in alto” per poter essere fermati da un qualunque commissario di polizia che, seppur coraggioso e combattivo, non riuscirà mai a fermare la ‘macchina’ criminale. Scandita da una clessidra che segna il tempo a disposizione di Cattani, la conversazione procede mentre Espinosa mostra i fascicoli di politici, generali e uomini delle istituzioni di cui conosce tutti i segreti per ricattarli e piegarli alla sua volontà e seguita a descrivere la funzione unificatrice del triangolo finanza-politica-mafia svolta da un potere superiore, oscuro e apparentemente imbattibile, che molto verosimilmente può assimilarsi al potere massone. Come gli aveva preannunciato Espinosa, Cattani viene assassinato. Sapeva troppo ormai. Si era avvicinato troppo alla verità, quindi doveva morire. I nomi sono tutti ovviamente di fantasia, ma i fatti, le situazioni, i sistemi di potere raccontati da La Piovra rappresentano l’Italia di quegli anni. E non solo l’Italia. E non solo in quegli anni. Tre anni dopo La Piovra 4, Falcone e Borsellino muoiono mentre indagavano sui rapporti tra mafia e politica. Come il commissario Cattani. Prima di loro furono uccisi due stretti collaboratori dei magistrati, Cassarà e Montana. Esattamente come accade al personaggio interpretato da Placido, circa 10 anni prima ne La Piovra 3. Oggi sono cambiate molte cose. Si ha la sensazione che le stragi di Capaci e via D’Amelio abbiano insegnato che certi argomenti non devono essere affrontati. Soprattutto in tv, principale organo mediatico. Per questo motivo assistiamo al proliferare di fiction come La squadra, Carabinieri, Distretto di polizia, Il maresciallo Rocca, che puntano più su storie di bassa criminalità quali droga, violenza e prostituzione piuttosto che ad alti intrecci di potere. Oggi Cattani non morirebbe più, ma verrebbe trasferito in un’altra sede od ad un altro incarico. Come è stato fatto al pm De Magistris ed alla gip Forleo. Ma sulle loro indagini difficilmente vedremo mai una fiction o un documentario.

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Gossip politico

Posted by Marco su 16 agosto, 2008

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Se in estate i quotidiani di informazione dedicano ampi spazi alle Olimpiadi e al traffico stradale verso i luoghi di vacanza, le riviste di gossip pensano a fare politica. Naturalmente non parlando di inflazione, bonus-bebè, pensioni e grandi opere, ma mettendo a nudo la vita privata dei politici offrendo al lettore subdoli suggerimenti sulla integrità e credibilità del personaggio. Ecco così che la rivista ‘Chi’ pubblica immagini felici della famiglia di Silvio Berlusconi che, mano nella mano della sua Veronica Lario, si appresta a trascorrere una serata circondato dal calore dei suoi figli e allietato dalle note di un attempato chitarrista mentre Silvio canta e ride. Sfogliando ancora la rivista il cuore si intenerisce osservando il Presidente del Consiglio che scherza con il nipotino. Berlusconi, un uomo di successo nonché marito, padre e nonno modello, dunque. Continuando a sfogliare ‘Chi’ si scopre ancora che Di Pietro, leader del partito d’opposizione Idv e grande nemico di Berlusconi, bacia una misteriosa ragazza bruna mentre le didascalie ricordano con insistenza che l’ex pm è sposato con figli. Di Pietro, un fedifrago, quindi. La contrapposizione è fatta. L’obiettivo è raggiunto. I commenti degli elettori sotto l’ombrellone sono i seguenti: “Di Pietro, fa tanto il predicatore e poi tradisce la moglie..”; “Visto Berlusconi? Dicono tutti che se la spassa con le ragazze giovani e invece è lì che tiene la mano alla moglie e si diverte in famiglia”. E’ anche così che si mantiene il potere. Se aggiungiamo che la rivista ‘Chi’ appartiene al gruppo editoriale Mondadori, proprietà di Silvio Berlusconi acquisita attraverso la corruzione dei giudici Squillante e Metta da parte di Cesare Previti, braccio destro del premier, il quadro completo della nostra ‘democrazia’ è presto fatto.

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