Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

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The Matrix

Posted by Marco su 15 ottobre, 2010

Continua su Repubblica l’ipocrita crociata contro il revisionismo dell’Olocausto. Ad alzare la voce questa volta è il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, che ha invitato il governo a prendere provvedimenti contro i ‘negazionisti’ della Shoah. Governo che ha prontamente risposto, tramite una lettera firmata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, promettendo massimo impegno nel contrastare l’ignoranza e la cecità ideologica di questi storici revisionisti senza scrupoli. A Letta si sono presto accodati scondinzolanti i presidenti di Camera e Senato, bramosi di sodomizzare ancora una volta la Costituzione con una legge ad hoc. A seguire, con un incredibile e commovente afflato unanime parlamentare, tutta l’opposizione, anche la quella ‘vera’ dell’Idv, che per l’occasione si è riunita sotto lo slogan ‘La Costituzione non si tocca, ma una palpatina ogni tanto non si nega a nessuno’, si è scagliata contro i negazionisti dell’Olocausto, colpevoli di idiozia acuta perchè ‘negano la verità’ ricercandola. Tra i numerosi interventi di queste ore, particolarmente divertente è quello di Fabio Mussi, presidente del comitato scientifico di Sinistra e Libertà, il quale, perso nella sua cosmica ignoranza sull’argomento, ha dichiarato che in un paese civile di una legge contro i negazionisti non ci sarebbe bisogno, tacciando di inciviltà la Francia, che già sbatte in galera chi nega l’Olocausto, e dimostrando di non sapere che molte tesi revisioniste sono avallate da esperti e ingegneri che lui dovrebbe rappresentare nel suo partito.

Oggi ho vissuto un’esperienza mistica. Tutto è iniziato con la lettura di questo articolo:

Shoah, Letta rassicura Pacifici

“Governo contro negazionismo”

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio risponde alla lettera del presidente della comunità ebraica di Roma, pubblicata da Repubblica. “Nulla di intentato perché prevalga la verità”. Chi nega lo sterminio degli ebrei lo fa per “ignoranza” e “cecità ideologica”

ROMA Il governo è impegnato per la verità, contro il negazionismo. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in una lettera in risposta a quellapubblicata da Repubblica e firmata dal presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici. In cui, in occasione della ricorrenza della deportazione degli ebrei romani da parte dei nazifascisti, avvenuta nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, Pacifici chiede di approvare una legge per punire chi nega la Shoah. Il riferimento è all’ultimo caso, la lezione del professor Claudio Moffa all’università di Teramo.

“Le posso assicurare – scrive Letta – che il governo non lascerà nulla di intentato perché prevalgano sempre la verità e la storia, unite a un sentimento di profonda pietà per i nostri concittadini scomparsi, così da costruire un futuro di pace  e di amore per tutta l’umanità e per la città di Roma”. “Con il passare degli anni e l’avvicendarsi delle generazioni sottolinea Letta -, aumenta la responsabilità di chi ha avuto la dolorosa opportunità di conoscere, direttamente o attraverso testimonianze, quanto accaduto in quei giorni”. “Ciascuno di noi, tanto più se rappresenta le istituzioni – garantisce il sottosegretario -, sente pressante l’obbligo di denunciare” quelle atrocità.

“Vorremmo, signor presidente – scrive ancora Letta rivolgendosi a Pacifici -, che la celebrazione di questa dolorosa ricorrenza rafforzasse l’impegno del nostro paese nel contrastare voci negazioniste persino nelle università, fortunatamente in modo isolato, ma presenti in misura più preoccupante nella rete web. Voci che contraddicono la storia. Consideriamo queste posizioni – ammonisce il sottosegretario – frutto dell’ignoranza e di una cecità ideologica che si rifiuta di riconoscere come l’umanità sia capace di commettere crimini orrendi, se perde la cognizione che ogni singolo essere umano è persona con una sua dignità e diritti inviolabili”.

Terminata la lettura, ho iniziato a frugare freneticamente tra le mie cose alla ricerca di una pillola, una pillola rossa. Quando finalmente l’avevo sul palmo della mia mano, un sorriso di compiacimento mi si è stampato sul viso. Ho chiuso gli occhi, aperto la bocca e, dopo pochi secondi, la miracolosa capsula era già nel mio stomaco. Ad un tratto nulla mi sembrava come prima. I muri, l’aria, gli odori, i colori, tutto mi sembrava nuovo, attraente, migliore, e giusto. Sembrava un sogno, un piacevole sogno. Poi ho riaperto il sito di Repubblica e ho cliccato di nuovo l’articolo sulla Shoah. Ed ecco cosa ho trovato:

Shoah, Letta blocca Pacifici

“Governo a favore della libertà di espressione”

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio risponde alla lettera del presidente della comunità ebraica di Roma, pubblicata da Repubblica. “Nulla di intentato perché prevalga la verità”. Chi nega la libertà di ricerca sullo sterminio degli ebrei lo fa per “ignoranza” e “cecità ideologica”

ROMA – Il governo è impegnato per la verità, contro gli antinegazionisti. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in una lettera in risposta a quella pubblicata da Repubblica e firmata dal presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici. In cui, in occasione della ricorrenza della deportazione degli ebrei romani da parte dei nazifascisti, avvenuta nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, Pacifici chiede di approvare una legge per punire chi nega la Shoah. Il riferimento è all’ultimo caso, la lezione del professor Claudio Moffa all’università di Teramo.

“Devo ricordarLe – scrive Letta – che il governo non lascerà nulla di intentato perché prevalgano sempre la verità e la storia, unite a un sentimento di profonda solidarietà per coloro i quali sono perseguitati per aver pubblicato o diffuso studi revisionisti, così da costruire un futuro di libertà e di giustizia per tutta l’umanità e per la città di Roma”. “Con il passare degli anni e l’avvicendarsi delle generazioni sottolinea Letta -, aumenta la responsabilità di chi si fa carico di approfondire la conoscenza di quanto accaduto in quei giorni”. “Ciascuno di noi, tanto più se rappresenta le istituzioni – garantisce il sottosegretario -, sente pressante l’obbligo di denunciare” ogni limitazione alla libertà di espressione e di ricerca.

“Vorremmo, signor presidente – scrive ancora Letta rivolgendosi a Pacifici -, che la celebrazione di questa dolorosa ricorrenza non venga strumentalizzata per attaccare voci contrastanti la versione ufficiale della Shoah persino nelle università, anche se in casi sporadici, ma fortunatamente presenti in misura più capillare nella rete web. Voci che contraddicono la storiografia ufficiale. Consideriamo la Sua posizione – ammonisce il sottosegretario – frutto dell’ignoranza e di una cecità ideologica che si rifiuta di riconoscere come l’umanità sia capace di commettere crimini orrendi, se perde la cognizione che ogni singolo essere umano è persona con un suo pensiero critico e diritti inviolabili”.

Mi sono rimaste ancora un paio di pillole, qualcuno ne vuole?

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Cogito ergo dubito

Posted by Marco su 8 ottobre, 2010

Sul sito Repubblica.it ieri è apparso un articolo che riguarda un professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, prof. Claudio Moffa, che il 25 settembre scorso ha tenuto una lezione sull’Olocausto, con particolare riferimento alle tesi che negano la versione ufficiale e comunemente accettata sui tragici avvenimenti che insanguinarono l’Europa nel corso del secondo conflitto mondiale. Alcune delle frasi choc pronunciate dal prof. Moffa, che tanto scandalo sembrano destare nella redazione de La Repubblica, sono le seguenti: “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei’”; “L’edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz  è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas. Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”.

Il disappunto dell’autore dell’articolo, Marco Pasqua, si manifesta inizialmente quando scrive: “[…] il video è pubblicato sulle pagine web del docente, sulle quali appaiono frequentemente articoli in difesa della libertà di espressione, fatta coincidere, in questo caso, con la libertà di negare l’Olocausto”. Si lascia intendere che non può esistere la libertà di negare l’Olocausto. Fare ricerca e dimostrare l’infondatezza o la falsità di fatti storici che, seppur universalmente riconosciuti, non sono mai stati indagati sino in fondo, secondo Repubblica non farebbe parte della libertà di espressione? Il secondo quotidiano più importante d’Italia sarebbe quindi a favore del reato di opinione? O, peggio, di indagine? Sarà questo allora il motivo per cui Repubblica ignora che in Francia esiste la legge Gayssot che dichiara reato mettere in dubbio l’esistenza dei crimini nazisti. E ignora soprattutto il fatto che un ingegnere chimico francese di 41 anni, Vincent Reynouard, è attualmente in carcere per aver diffuso un opuscolo con cui proponeva il suo punto di vista sull’Olocausto nazista. Nessun omicidio, né alcuna violenza. Solo un’opinione. Per Reynouard nessun Saviano si straccia le vesti per difendere la sua libertà d’espressione.

E’ questa la coerenza di Repubblica: da una parte si raccolgono firme per difendere una condannata per omicidio in Iran e dall’altra si mette alla gogna un professore italiano con l’accusa di aver reso partecipe i propri allievi delle sue ricerche storiche.

E’ il paradosso. E non finisce qui. In un passaggio successivo, Pasqua si spinge ad invocare il contraddittorio alle parole di Moffa, dimostrando di aver conseguito il patentino di giornalista senza aver mai frequentato un’aula universitaria, perchè altrimenti saprebbe che regolarmente le lezioni si svolgono senza contraddittorio (mi sembra di riascoltare gli attacchi furibondi alle trasmissioni televisive di Luttazzi, reo di fare ‘satira senza contraddittorio’).

Le ultime chicche di Pasqua per screditare Moffa sono, in primo luogo, il suo ‘elogio ad Ahmadinejad’, come se il leader iraniano fosse il primo della lista dei ricercati dell’FBI, e, in secondo, le parole del presidente della Comunità Ebraica Renzo Gattegna, che si chiede quali siano le “reali intenzioni” dei revisionisti della Shoah. Le intenzioni sono spiegate chiaramente dal professor Moffa, il quale, citando lo storico ebreo Norman Finkelstein e il suo libro ‘L’industria dell’Olocausto’, parla di “un arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo (lo Stato di Israele, nda) ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l’immunità alle critiche”. Oltre al legittimo desiderio di fare chiarezza su avvenimenti storici di così grande portata, lo scopo del revisionismo dello sterminio ebreo è essenzialmente politico, cioè dimostrare quanto incerte siano le basi da cui prendono le mosse i sentimenti di solidarietà e comprensione che da sempre siamo abituati a nutrire verso il popolo ebreo e lo stato d’Israele, fino a giustificare o ignorare ogni sorta di crimini e abusi di cui il paese giudeo si è reso protagonista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

Il clima di intolleranza sollevato da Repubblica verso le divergenze dal pensiero unico indotto viene esacerbato dai commenti degli utenti, che si lasciano andare a insulti, auspici di una subitanea condanna della magistratura (con quale reato?) e inviti ad andare a vivere in Iran, neanche fosse la Cambogia di Pol Pot, peraltro ignorando che proprio su Repubblica qualche giorno fa un giornalista raccontava di un tranquillo viaggio in moto attraverso l’Iran, il paese canaglia nemico dell’Occidente, durante il quale ha ricevuto solo ‘amicizia e ospitalità’. Ma naturalmente questo articolo non prevedeva commenti.

Leggo proprio ora che anche i politici, dal ministro dell’Istruzione a esponenti dell’opposizione, stanno alzando la voce all’indirizzo di Moffa, per il quale si prevedono provvedimenti. Le accuse sono davvero strampalate e mostrano chiaramente che non si sa di cosa si sta parlando. Si va dall’apologia del nazismo (semmai è il contrario, i revisionisti ne ridimensionano la forza) all’odio razziale (come può una ricerca storica produrre odio razziale?) fino all’accusa di ‘dire che la Shoah non è mai esistita’ (i revisionisti non negano l’Olocausto, ma ne contestano i numeri e la storiografia).

Il dubbio è un toccasana per la mente, specie quella di uno studente universitario.

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