Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Archive for the ‘Appunti’ Category

Trasloco

Posted by Marco su 21 dicembre, 2010

A causa di una persecuzione giudiziaria internazionale ai danni del sottoscritto, il blog trasloca e cambia indirizzo. D’ora in poi, i cablogrammi di Spazio Libero saranno disponibili al civico www.marcomessina.it.

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Quando arriva la sera

Posted by Marco su 27 luglio, 2009

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Quando penso ai pittori, ai cineasti, agli scrittori, ai musicisti, penso spesso alla lentezza delle loro vite, alla spropositata quantità di tempo che essi dedicano alla meditazione, all’arte.  I ritmi forsennati e apparentemente insensati della metropoli non lasciano spazio all’arte, non necessariamente intesa come emanazione oggettiva di una capacità, ma anche solo come l’esercitazione della facoltà del pensiero, della riflessione, del guardare con altri occhi il mondo in cui viviamo o tentiamo di vivere. L’arrivismo che doma l’estro, l’abitudine che vince la passione, la noia che sostituisce l’entusiasmo, il raziocinio che irretisce lo spirito.

Far trionfare la voglia di fare arte all’interno di un contesto alienante e indifferente è impresa ardua. Lo sa bene Pierpaolo Lauriola, che con i Pliskin, trio musicale nato a Milano nel 2006, di cui è voce, chitarra e autore dei testi, incide Quando arriva la sera, un album emozionante e sincero. Al di là dell’amicizia che ci lega, Pierpaolo è un musicista vero, che sul palco non si esibisce, ma comunica e esprime. Lo dimostra il suo sguardo basso quando ringrazia al microfono i collaboratori dopo l’ultimo pezzo e la sua aria sempre dimessa nonostante gli applausi. Quando arriva la sera è stato un lavoro molto lungo, che ha richiesto tempo e dedizione. Roberto, il bassista del gruppo, ne parla infatti come di “un cantiere che rischiava di rimanere sempre aperto”. Ogni brano porta con sè un messaggio, una vibrazione, una storia. Nonostante questo sia soltanto il loro primo lavoro, la malinconica energia del rock dei Pliskin mostra una maturità artistica già acquisita. Tracce come Nel disincanto e Quando arriva la sera, che dà il titolo all’album, colpiscono da subito preparando abilmente la strada al viaggio attraverso i brani che seguono.

Il suo proverbiale ‘disincanto’ spinge Pierpaolo a dire che questo disco non ha alcuna ambizione ed è destinato ad una ristretta cerchia di amici. Io spero possa diventare anche qualcosa di più. E’ vero che il settore discografico pullula di artisti emergenti, di gruppi organizzati e finanziati che, mentre Pierpaolo, Luca e Roberto sono dietro una scrivania, si dedicano anima e corpo alla musica con le spalle ben protette, ma se alla musica di qualità si affianca un efficace passaparola, allora forse è lecito sperare in un ‘mattino nuovo’. E, comunque, se anche un solo brano dei Pliskin avrà impedito al rumore delle porte di un treno che si chiudono o al clacson di un auto bloccata nel traffico di spezzare un sogno, un piccolo successo forse sarà già stato raggiunto.

Oltre ad omaggiare un amico, questo post ha lo scopo di aiutare la musica autoprodotta italiana ad avere la diffusione che merita.

Quando arriva la sera dei Pliskin è liberamente scaricabile qui.

Spero che il fuoco duri oltre la fiamma,
prima di scomparire nella polvere della cenere.

Pierpaolo Lauriola, Quando arriva la sera (2009).

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La tv da buttare

Posted by Marco su 13 marzo, 2009

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In questo blog mi sono occupato spesso di come l’informazione italiana sia lontana dalla realtà e di quanto volgari e deliberatamente fuorvianti siano i talk show politici targati Rai, Mediaset o La7. Io uso la tv come un punching ball, un sacco pieno di sabbia su cui scaricare a pugni la mia rabbia intellettuale. Inizio la mattina con le farneticazioni sgrammaticate di Enrico Vaime su La7, in una rubrica di 10 minuti farcita di banalità e frasi fatte. In serata, dopo la ‘pausa lavoro’, parte l’approfondimento politico di Vespa e Mentana, quest’ultimo ormai passato dal ruolo di moderatore a quello di ospite in studio e sostituito dal fedele sostenitore dell’ex presidente Usa George W. Bush Alessio Vinci. Naturalmente non riesco a seguire interamente questi programmi, ma mi limito a saggiarne il sapore e poi, quasi sempre, buttare la minestra nel water. Nel caso di Vespa non si può parlare di approfondimento ma di sprofondamento del giornalismo politico e di cronaca, intervallato dalle solite markette promozionali. La coppia Mentana-Vinci non fa altrimenti: da Maria De Filippi al delitto di Novi Ligure è il trionfo costante di una informazione appiattita su standard da entertainment e sensazionalistici, degradando il giornalista al rango di cerimoniere della morbosità popolare. Stiamo vivendo un’epoca di sconvolgimenti radicali. Accadono fatti di cui i media non si accorgono. Si firmano accordi che potrebbero cambiare il nostro futuro, mentre nei nostri salotti, televisivi e non, si discute di Vanna Marchi e del Grande Fratello. Le tematiche vengono affrontate puntualmente con l’approccio sbagliato. Che si parli di crisi economica, eutanasia e nucleare, gli attori e il copione sono sempre gli stessi. Si discute di vigilanza Rai, vincerà il Pd o il Pdl?, senza dire che l’informazione pubblica deve essere svincolata dalla politica per poter essere definita tale. I dibattiti economici diventano risse attorno alla morbidezza del cuscino (i cosiddetti ammortizzatori sociali) che attutirà la caduta dell’Italia, evitando però di analizzare le vere cause della caduta e cosa fare perché questo non accada più. La demagogia politica galoppa con la social card, assegni di disoccupazione, da ultimo la franceschiniana elemosina dei ricchi, e non si cercano i responsabili del crollo dei mercati. In queste ore negli Usa il truffatore finanziario Bernard Madoff è costretto ad indossare un giubbotto antiproiettile per proteggersi dai risparmiatori che ha rovinato. In Italia Callisto Tanzi è libero e dirige serenamente una azienda di muffin. Ma la tv dedica ore di trasmissioni alle ronde padane e agli stupri dei romeni. Si continua tristemente a mestierare mentre i piccoli e medi imprenditori annaspano e le famiglie non tirano più a campare senza capire il perchè. E la cosa più sfiancante è che molti ancora si ostinano a tifare per la politica e guardare i tg. Non si spiega che il modello del capitalismo globale ha fallito su tutta la linea, che la delocalizzazione della produzione dai paesi industrializzati a quelli a manodopera a basso costo come Cina e India ha finito per impoverire tutti. Che la Banca centrale è una azienda privata nelle mani di chi per statuto dovrebbe controllare e stampa denaro per conto della BCE e a costo zero rivendendolo allo Stato al valore nominale più gli interessi, costringendolo a indebitarsi per 73 miliardi di euro l’anno pagati con le tasse degli italiani. Che le banche commerciali moltiplicano il denaro distribuito a debito con il meccanismo della riserva frazionaria, aumentando indefinitamente la massa monetaria e sottraendo potere d’acquisto alla gente. Prima c’era il credito al consumo, ora c’è la bancarotta. I periodi di inflazione e di deflazione che hanno caratterizzato la storia sono eventi controllati da chi detiene il potere di battere moneta, da chi esercita la sovranità monetaria. E la politica non può far nulla. I politici sono servitori dei banchieri che esercitano un potere che dovrebbe spettare allo Stato, cioè al popolo, che è sovrano. Chi le racconta queste cose in tv? Brunetta, Sgarbi, Giannini, Riotta, Polito, Klaus Davi? Enrico Vaime, forse? I giornalisti economici della Rai o La7 rispondono ai loro padroni o alla loro ignoranza. Non ho ancora visto un serio dibattito economico sulla crisi. Validi professionisti, da Eugenio Benetazzo a Marco Saba o Marco Della Luna, presi singolarmente avrebbero più cose da insegnarci in un quarto d’ora di quanto Eugenio Scalfari e Vittorio Zucconi non abbiano mai fatto in tutta la loro carriera. Capitolo nucleare. Poche settimane fa, tra una boutade e l’altra, Berlusconi ha firmato un accordo con Sarkozy che darà il via libera alla costruzione di 4 centrali nucleari con tecnologia francese entro il 2020, in barba ad un referendum con il quale nel 1987 la maggioranza degli italiani si espresse contro le centrali. Il governo pretende di fare il bello e il cattivo tempo in nome del mandato elettorale, quando gli conviene, ma se ne infischia se il padrone decide che è il caso farlo. In tv non ricordo un vero dibattito sulla questione. Nessun membro dell’attuale governo fantoccio, né di quello ombra, ha spiegato come e a che prezzo saranno smaltite le scorie nucleari e perchè quei soldi non vengono investiti nelle fonti rinnovabili come accade negli altri paesi. Nessun Floris ha mai pensato di invitare in studio un cittadino di Saluggia per raccontare come si vive accanto alle scorie, o consultare un esperto in materia come Marco Cedolin, o un biologo e autore di libri sul nucleare come Alberto Zoratti. Assistiamo inebetiti alla sfilata delle solite facce da culo alla Gasparri che, senza uno straccio di dato, rassicurano noi, beoti e poveracci, che oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante e il nucleare è più sicuro. Ok, fidiamoci. Però le scorie le sotterriamo sotto casa tua, prego. Ormai è notte. Spengo la luce. Il sacco punching ball dondola ancora al centro della stanza.

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Solo poche righe

Posted by Marco su 12 maggio, 2008

Questo blog nasce soprattutto come una valvola di sfogo. Ma nasce anche dalla volontà di condividere idee e opinioni sulle cose del mondo che ci interessano e diffondere le informazioni che faticano a circolare per contribuire in maniera più diretta ed efficace a migliorare la nostra realtà di quanto una croce sulla scheda elettorale non possa fare.

Marco

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