Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Archive for marzo 2009

La libertà di farsi prendere per il culo

Posted by Marco su 30 marzo, 2009

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Finalmente è nato il nuovo grande partito del centrodestra berlusconiano. Il partito che farà ‘risorgere’ l’Italia, che punterà sui giovani, come Tremonti, Fini e Schifani, e sulle donne, come Gasparri, La ‘Russa’ e la ‘Brunetta’. Sarà il partito della grande e probabilmente finale presa per il culo, una espressione forse volgare, ma che riassume bene il contenuto e l’unica forma con la quale è possibile descrivere il mega congresso del Popolo della Libertà. Era ora che il Cavaliere si liberasse delle ombre mafiose e piduiste che avvolgevano Forza Italia, e che Fini chiudesse con quella Fiamma tanto legata all’immagine dell’ormai rinnegato Duce. E’ tempo di indossare un nuovo abito, senza smettere quello vecchio. Perchè tanto, cari Gianfranco, Maurizio e Ignazio, vedrete che a Silvio basterà sostituire ‘Casa’ con ‘Popolo’ e ‘giudici’ con ‘comunisti’ perchè ci caschino ancora. Per 15 anni Berlusconi ha allevato un popolo di ignoranti, di elettori acritici ed eticamente poveri. Un popolo che forma la propria opinione guardando il Tg1 e leggendo Il Giornale e Panorama, che considera ‘Porta a Porta’ un serio programma di approfondimento politico; un popolo facilmente suggestionabile dalle parole ad effetto di un leader senza tempo, dai suoi crescendo vocali strappa applauso, dalle confortanti braccia levate al cielo davanti alle quali anche Benedetto XVI si è segnato la fronte. Per l’amor del cielo, però, sono liberi di essere presi per il culo, altrimenti non sarebbero il ‘popolo della libertà’. Il congresso del PdL è stata una buffonata fuori luogo, una fiera delle banalità, di parole ormai vuote e abusate. E’ tempo di licenziamenti e sussidi sociali, e sul palco si parla di libertà, democrazia, generosità, dedizione, solidarietà, lavoro, tolleranza, rispetto per la vita, famiglia, futuro. Che significa tutto questo, se non una continua e forzata illusione inoculata a mestiere? Gli argomenti latitano drammaticamente, ma il ‘popolo delle libertà’ si illude che i loro leader se ne stiano occupando. E con successo. La crisi economica in Italia è stata presentata come un ‘virus che colpisce un corpo sano ‘. Al ‘popolo’ basta sapere questo, più qualche piccola informazione aggiuntiva che il buon Bruno Vespa gli offrirà in tv prima di andare a dormire, per starsene buono. Intanto, nel Belpaese la disoccupazione cresce, il debito pubblico, frutto di un sistema bancario e monetario marcio, quel ‘corpo sano’ di cui parlava il premier, è ormai incurabilmente inesigibile e le previsioni sono tutt’altro che rosee. Ma al congresso si sorride, si applaude, si indossa il tailleur e la cravatta nuova, si auspica, ci si stringe la mano, ci si dà coraggio, ci si illude di star facendo politica ignorando il fatto di far parte di un circo che non fa più ridere neanche i bambini. Dopo la farsa dell’elezione del leader del partito, con il discorso conclusivo di Berlusconi si è toccato il fondo. Speravo avesse la decenza di limitarsi ai soliti concetti vaghi di cui sopra, e invece si è allargato ancora, andando ben oltre il seminato. Prescritto per tangenti, corruzione e falso in bilancio, condannato e amnistiato per falsa testimonianza, sotto inchiesta per corruzione ma immune grazie ad una legge approvata dal suo governo, Berlusconi ha avuto l’ardire di parlare di legalità e ‘lotta alla corruzione’. Perchè il suo partito è ricco di ‘valori’, facendo però molta attenzione ad usare questa parola perchè appartiene già ad un nemico. Riprendendo il famoso discorso della ‘discesa in campo’, lasciando in tal modo intendere chiaramente che, nonostante abbia governato per circa la metà del tempo da allora, la situazione è rimasta talmente uguale a quella del 1994 che non è neanche necessario inventarsi nuovi discorsi per accattivarsi quel pubblico ammaestrato, Berlusconi parla di ‘vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno’ e di ‘rispetto per l’ambiente’, solo pochi giorni dopo aver inaugurato un nuovo inceneritore ed aver rilanciato il nucleare con l’accordo italo-francese. Inceneritori e centrali nucleari, tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti e la produzione energetica considerate da altri paesi obsolete e a forte impatto ambientale, ma fiore all’occhiello del ‘mondo moderno’ del miracolo berlusconiano. Non contento di questo, l’invincibile Cavaliere del Lavoro massonico arriva financo a parlare di sovranità popolare: ‘la sovranità appartiene al Popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare‘, dice. Il popolo bue della libertà applaude, mentre i banchieri sghignazzano. Quando ascolto queste castronerie ipocrite il mio pensiero corre sempre a personaggi come Stefano Montanari e Antonio Miclavez. Il primo, esperto di polvere sottili e nanopatologo di livello internazionale. Il secondo, medico odontoiatra ed esperto di economia monetaria. Entrambi sono autori di testi scientifici divulgativi e saggi in materia di medicina ed economia. Non hanno niente in comune con i congressi, i correntoni, i rimpasti di governo. Sono uomini che hanno argomenti seri per spiegare, ad esempio, la nocività e l’inefficienza della pratica di incenerire i rifiuti, o la truffa che si nasconde dietro il sistema monetario e bancario attuale, nonché valide proposte alternative. Uomini poco interessati alle autocelebrazioni dei palazzetti e gli auditorium, che farebbero della politica un servizio, e non un mestiere. Pensate, Montanari e Miclavez erano entrambi candidati alle ultime elezioni politiche, mentre le telecamere erano tutte per la coppia Berlusconi-Veltroni. Potevamo scegliere un nanopatologo autore di testi scientifici o un medico autore di trattati economici, ma siamo stati indotti a scegliere tra un piduista scrittore di canzoni d’amore e un politicante romanziere. La libertà di farci prendere per il culo è dunque l’ultima cosa che ci resta. Meno male che Silvio c’è!

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Geometria del Male

Posted by Marco su 26 marzo, 2009

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Navigando in Rete si scoprono storie incredibili. Siamo abituati a pensare che siano vere solo le storie che ci raccontano Gianni Minoli o Maurizio Costanzo in tv. Eppure esistono vite che paiono romanzi di avventura, che spezzano i consolidati dogmi del pensiero comune, che giacciono in silenzio al chiuso di un cassetto della scrivania di qualche giornalista o nei ripiani polverosi di una ricercata libreria. E’ il caso di Sigismondo Panvini, nato a Palermo nel 1950, dottore commercialista ed ex consulente della commissione regionale antimafia, nonchè amministratore giudiziario di beni sequestrati di provenienza mafiosa. Panvini ha svolto con impegno il suo delicato lavoro fino al 1995, anno in cui fu rapito da una travolgente passione per gli studi esoterici, che lo ha indotto ad abbandonare il suo ufficio per rifugiarsi in campagna e concentrarsi sui libri di storia antica e filosofia delle religioni. Geometria del Male nasce proprio dall’isolamento che l’autore ha scelto di dare alla sua esistenza, nella costante ricerca della verità che si nasconde dietro la mafia, intesa non già come capillare organizzazione criminale bombarola e assassina, ma come antica tradizione esoterica di derivazione templare a livello mondiale. Utilizzando il modello del romanzo di inchiesta, già sperimentato, ad esempio, da Ferruccio Pinotti ne La società del sapere, Panvini affida al notaio Ugo Capretti l’ingrato compito di leggere il testamento del professor Caruso, appena deceduto in circostanze misteriose poco dopo la morte del suo assistente. Le pagine del testamento del professore raccolgono una mole incredibile di informazioni, frutto di un accurato lavoro di indagine sulle origini della mafia, che però ha condotto Caruso alla scoperta di sconcertanti segreti celati per secoli all’interno di una pergamena del 1240 scritta da Armand de Perigord, gran Maestro dell’ordine dei Templari, e custodita in una abbazia benedettina dove Caruso era riuscito a farsi ospitare per un periodo. La prima parte del libro è un viaggio appassionante attraverso la storia delle associazioni massoniche mondialiste, i cui discendenti occupano oggi i posti più importanti delle istituzioni. La storia dell’umanità, dalla Rivoluzione Americana all’unità d’Italia ad opera di Garibaldi, dalle Guerre Mondiali alla Rivoluzione Francesce, è intrisa di influenze massoniche finalizzate esclusivamente alla instaurazione del Novo ordo Seculorum, teorema criminale formulato nel 1770 dal fondatore dell’ordine degli Illuminati di Baviera Johann Adam Weishaupt all’interno del suo ‘Testamento di Satana’, e pianificato pochi anni dopo insieme al potente banchiere Mayer Amschel Rothschild. Il Novo ordo Seculorum o Nuovo Ordine Mondiale è un cospirazione neo templare che prevede l’asservimento dei popoli della terra ad un unico grande potere centrale, di cui l’uomo sarà schiavo inconsapevole. Secondo questi piani, l’uomo verrà assoggettato ai progetti globalisti nella politica, nella economia, nella vita sociale e privata. La popolazione mondiale sarà inesorabilmente depauperata e poi decimata attraverso improvvisi mutamenti climatici, diffusione controllata di virus coltivati in laboratorio e guerre distruttive provocate ad arte. Ma l’uomo non saprà nulla di tutto questo, perchè le massonerie controlleranno anche l’opinione pubblica attraverso la stampa e devieranno deliberatamente le menti del popolo verso frivole distrazioni. In questo modo egli non potrà ribellarsi, perchè ignorante. L’attuazione del progetto globale non può prescindere dal potere economico insito nelle banche e nelle istituzioni finanziarie. Queste, dalla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694) fino alla nascita del FMI e della Banca Mondiale (1945), non sono altro che l’avamposto di élite segrete che creano e manipolano il denaro senza alcuna legittimazione democratica, controllano le economie e le risorse del pianeta, secretano importanti scoperte nel campo medico e scientifico in nome della tutela dei loro interessi, incrementano i profitti con i traffici illegali gestiti dalle propaggini masso-mafiose, si assicurano appoggi politici posizionando uomini di fiducia nei ruoli più cruciali degli apparati di governo. Banche, mafia e politica danno corpo ad un triangolo di potere che Panvini definisce appunto la ‘Geometria del Male’. Dopo la seconda parte del libro, in cui si approfondiscono i tratti magico-alchemici delle società segrete di cui sopra e che sembra destinata al lettore più esperto, le indagini del professor Caruso continuano con la registrazione nascosta di una riunione massonica tenutasi a Malta, in cui vengono pronunciate parole sconvolgenti che rappresentano una summa del potere criminale delle massonerie mondiali e del profondo diprezzo che queste nutrono verso il genere umano. Agli occhi di chi legge i giornali e guarda i tg queste argomentazioni corrono il rischio di apparire come il frutto della paranoia dell’autore e dei suoi lettori. Ma quando ci si prende la briga di ricercare riscontri nella vita cosiddetta ‘reale’, allora le cose possono cambiare, e tutto quello che prima sembrava avvolto da un alone fantastico può divenire improvvisamente plausibile. Basti pensare alla morte del giudice Falcone, avvenuta quando aveva deciso di orientare le indagini sui traffici bancari della mafia; alla pratica del signoraggio bancario e creditizio, attraverso le quali banche centrali e commerciali creano dal nulla e moltiplicano il denaro appropriandosi della sovranità monetaria e del potere di decidere autonomamente della vita di milioni di famiglie; alle vicende legate alla P2 in Italia, che hanno smascherato una serie di intrecci politico-finanziari-mafiosi che avevano lo scopo dichiarato di soggiogare le istituzioni e i media sulla base dei criteri elencati in un ‘Piano di Rinascita’ antidemocratico; ai devastanti ‘programmi di aggiustamento strutturale’, attraverso cui il FMI e la Banca Mondiale, organizzazioni finanziare internazionali di matrice anglo-americana, stringono nella morsa del debito l’economia dei paesi in via di sviluppo nell’ambito della lotta per il controllo mondiale delle risorse, come testimoniato già da grandi intellettuali e reporter del nostro tempo come Michael Chossudovsky, Noam Chomsky e John Pilger; alla cortina di silenzio e disinformazione caduta sugli studi del dott. Hamer, del premio nobel Pauling, del dott. Rath o dell’italiano Giuseppe Nacci, tutti rivolti alla ricerca delle cause e dei rimedi delle malattie cardiovascolari, del cancro o dell’Aids, che rivelerebbero le ragioni del proliferare indiscriminato di farmaci mirati alla cura dei sintomi e non alla malattia ad opera delle immorali multinazionali del farmaco, interessate maggiormente al profitto che alla salute dell’uomo; alle riunioni segrete del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, società semiufficiali composte dai più importanti esponenti internazionali dell’industria e della finanza, incalzati oggi da indomiti giornalisti come Jim Tucker e Alex Jones; al progetto americano HAARP, sofisticato strumento in grado di provocare uragani e terremoti a scopi militari; alle spudorate menzogne nascoste dietro le guerre in Afghanistan e Iraq, costate milioni di morti civili e fiumi di dollari freschi per spese di ricostruzione nelle casse della Halliburton dell’ex vice presidente USA Dick Cheney…E potrei continuare. E’ necessario rivedere l’intero impianto delle nostre convinzioni, alimentare lo spirito critico e conquistare la libertà intellettuale, passaggio obbligato verso la rottura della geometria del potere.

Quello che dobbiamo fare è capire il perchè…(Sigismondo Panvini, ‘Geometria del Male’)

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Banca Rotta

Posted by Marco su 18 marzo, 2009

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Di Eugenio Benetazzo ho già parlato diffusamente in precedenti post. Mi limito qui a dire, per chi non lo conoscesse ancora, che è un giovane esperto di finanza, broker indipendente e analista economico divulgativo. Tiene seminari in tutta Italia, scrive saggi e partecipa a trasmissioni televisive, in particolare su circuiti regionali privati. Già nel 2005, in tempi non sospetti, mentre i giornalisti economici embedded de Il Sole 24ore o gli editorialisti di Repubblica e Corsera si dimenavano in analisi e previsioni a breve termine, Benetazzo delineava gli scenari a cui stiamo assistendo oggi: la crisi dei mutui, la stretta del credito, il fallimento dei grandi gruppi bancari. Nel 2006, infatti, pubblicava un libro dal titolo: “Duri e puri. Aspettando un nuovo 1929”. Se il servizio pubblico offrisse un servizio pubblico inviterebbe personaggi come Benetazzo ogni giorno in tv in questo periodo. Purtroppo, però, la tv che conta gli ha permesso una sola e fugace apparizione. Benetazzo appartiene a quella schiera di professionisti che in Rete hanno guadagnato credibilità e popolarità con la forza delle idee e della indipendenza intellettuale, e dei quali questo blog, dalla sua nascita, cerca di diffondere i contenuti. L’ultimo lavoro di Eugenio Benetazzo è Banca Rotta, un libro-intervista in cui il broker veneto, rispondendo alle domande del giornalista e conduttore di Iceberg su TeleNordEst David Parenzo, dipinge con chiarezza e dovizia dei particolari il quadro della situazione economico-finanziaria del nostro paese, guidando il lettore attraverso le insidie pratico-concettuali di mutui subprime, polizze index linked e fondi di tutela dei depositi. Chi è abituato a leggere i soliti giornali si accorge subito che il piglio con cui gli argomenti vengono trattati è diverso. Non troverete forbite e tecnicistiche frasi ipotetiche che lasciano il dubbio che possa accadere tutto e il contrario di tutto, ma parole semplici che descrivono il cuore del problema e come venirne fuori, o per lo meno difendersi. In questo breve ‘manuale di sopravvivenza economica alla crisi’, come recita il sottotitolo di copertina, è possibile reperire consigli e chiarimenti essenziali per capire ciò che sta accadendo nei mercati mondiali e quali accorgimenti il piccolo risparmiatore può usare per evitare il collasso. Il primo strumento per difendersi dalla crisi è e resta comunque l’informazione, quella libera e indipendente. Benetazzo non lo vedremo mai a Matrix o l’Infedele, teatri di burattini addestrati a disquisire della leadership di Berlusconi o dello scioglimento di Alleanza Nazionale, come prevedeva l’indegno copione dell’altra sera, ma è possibile ascoltarlo e vederlo sul suo canale YouTube o leggerlo sul suo sito. Lasciate partire le ‘video pillole’ di Benetazzo o gli spezzoni di Iceberg su TNE nell’esatto istante in cui inizia la sigla di ‘Porta a Porta’. Poi alzate il volume delle casse del pc e togliete l’audio alla televisione. L’effetto sarà quello di assistere finalmente ad un vero approfondimento politico e una tv dalla parte del cittadino. Almeno fino a quando Simona Izzo non ci racconterà che ha dovuto rinunciare al Suv a causa della crisi economica.

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La tv da buttare

Posted by Marco su 13 marzo, 2009

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In questo blog mi sono occupato spesso di come l’informazione italiana sia lontana dalla realtà e di quanto volgari e deliberatamente fuorvianti siano i talk show politici targati Rai, Mediaset o La7. Io uso la tv come un punching ball, un sacco pieno di sabbia su cui scaricare a pugni la mia rabbia intellettuale. Inizio la mattina con le farneticazioni sgrammaticate di Enrico Vaime su La7, in una rubrica di 10 minuti farcita di banalità e frasi fatte. In serata, dopo la ‘pausa lavoro’, parte l’approfondimento politico di Vespa e Mentana, quest’ultimo ormai passato dal ruolo di moderatore a quello di ospite in studio e sostituito dal fedele sostenitore dell’ex presidente Usa George W. Bush Alessio Vinci. Naturalmente non riesco a seguire interamente questi programmi, ma mi limito a saggiarne il sapore e poi, quasi sempre, buttare la minestra nel water. Nel caso di Vespa non si può parlare di approfondimento ma di sprofondamento del giornalismo politico e di cronaca, intervallato dalle solite markette promozionali. La coppia Mentana-Vinci non fa altrimenti: da Maria De Filippi al delitto di Novi Ligure è il trionfo costante di una informazione appiattita su standard da entertainment e sensazionalistici, degradando il giornalista al rango di cerimoniere della morbosità popolare. Stiamo vivendo un’epoca di sconvolgimenti radicali. Accadono fatti di cui i media non si accorgono. Si firmano accordi che potrebbero cambiare il nostro futuro, mentre nei nostri salotti, televisivi e non, si discute di Vanna Marchi e del Grande Fratello. Le tematiche vengono affrontate puntualmente con l’approccio sbagliato. Che si parli di crisi economica, eutanasia e nucleare, gli attori e il copione sono sempre gli stessi. Si discute di vigilanza Rai, vincerà il Pd o il Pdl?, senza dire che l’informazione pubblica deve essere svincolata dalla politica per poter essere definita tale. I dibattiti economici diventano risse attorno alla morbidezza del cuscino (i cosiddetti ammortizzatori sociali) che attutirà la caduta dell’Italia, evitando però di analizzare le vere cause della caduta e cosa fare perché questo non accada più. La demagogia politica galoppa con la social card, assegni di disoccupazione, da ultimo la franceschiniana elemosina dei ricchi, e non si cercano i responsabili del crollo dei mercati. In queste ore negli Usa il truffatore finanziario Bernard Madoff è costretto ad indossare un giubbotto antiproiettile per proteggersi dai risparmiatori che ha rovinato. In Italia Callisto Tanzi è libero e dirige serenamente una azienda di muffin. Ma la tv dedica ore di trasmissioni alle ronde padane e agli stupri dei romeni. Si continua tristemente a mestierare mentre i piccoli e medi imprenditori annaspano e le famiglie non tirano più a campare senza capire il perchè. E la cosa più sfiancante è che molti ancora si ostinano a tifare per la politica e guardare i tg. Non si spiega che il modello del capitalismo globale ha fallito su tutta la linea, che la delocalizzazione della produzione dai paesi industrializzati a quelli a manodopera a basso costo come Cina e India ha finito per impoverire tutti. Che la Banca centrale è una azienda privata nelle mani di chi per statuto dovrebbe controllare e stampa denaro per conto della BCE e a costo zero rivendendolo allo Stato al valore nominale più gli interessi, costringendolo a indebitarsi per 73 miliardi di euro l’anno pagati con le tasse degli italiani. Che le banche commerciali moltiplicano il denaro distribuito a debito con il meccanismo della riserva frazionaria, aumentando indefinitamente la massa monetaria e sottraendo potere d’acquisto alla gente. Prima c’era il credito al consumo, ora c’è la bancarotta. I periodi di inflazione e di deflazione che hanno caratterizzato la storia sono eventi controllati da chi detiene il potere di battere moneta, da chi esercita la sovranità monetaria. E la politica non può far nulla. I politici sono servitori dei banchieri che esercitano un potere che dovrebbe spettare allo Stato, cioè al popolo, che è sovrano. Chi le racconta queste cose in tv? Brunetta, Sgarbi, Giannini, Riotta, Polito, Klaus Davi? Enrico Vaime, forse? I giornalisti economici della Rai o La7 rispondono ai loro padroni o alla loro ignoranza. Non ho ancora visto un serio dibattito economico sulla crisi. Validi professionisti, da Eugenio Benetazzo a Marco Saba o Marco Della Luna, presi singolarmente avrebbero più cose da insegnarci in un quarto d’ora di quanto Eugenio Scalfari e Vittorio Zucconi non abbiano mai fatto in tutta la loro carriera. Capitolo nucleare. Poche settimane fa, tra una boutade e l’altra, Berlusconi ha firmato un accordo con Sarkozy che darà il via libera alla costruzione di 4 centrali nucleari con tecnologia francese entro il 2020, in barba ad un referendum con il quale nel 1987 la maggioranza degli italiani si espresse contro le centrali. Il governo pretende di fare il bello e il cattivo tempo in nome del mandato elettorale, quando gli conviene, ma se ne infischia se il padrone decide che è il caso farlo. In tv non ricordo un vero dibattito sulla questione. Nessun membro dell’attuale governo fantoccio, né di quello ombra, ha spiegato come e a che prezzo saranno smaltite le scorie nucleari e perchè quei soldi non vengono investiti nelle fonti rinnovabili come accade negli altri paesi. Nessun Floris ha mai pensato di invitare in studio un cittadino di Saluggia per raccontare come si vive accanto alle scorie, o consultare un esperto in materia come Marco Cedolin, o un biologo e autore di libri sul nucleare come Alberto Zoratti. Assistiamo inebetiti alla sfilata delle solite facce da culo alla Gasparri che, senza uno straccio di dato, rassicurano noi, beoti e poveracci, che oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante e il nucleare è più sicuro. Ok, fidiamoci. Però le scorie le sotterriamo sotto casa tua, prego. Ormai è notte. Spengo la luce. Il sacco punching ball dondola ancora al centro della stanza.

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The Reader

Posted by Marco su 10 marzo, 2009

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Come già sostenevo a proposito di Un bambino con il pigiama a righe, di film sul nazismo e la Seconda Guerra Mondiale la cinematografia mondiale ne ha prodotti tanti, troppi. Le locations, i costumi e le connotazioni storiche sono quindi cosa nota. Di contro, ciò che può distinguere un buon film dagli altri è l’orginalità del soggetto, ovvero la caratteristica di far luce sul particolare periodo storico attraverso un diverso punto di vista, come nel caso degli occhi di Bruno nel lungometraggio di Herman, del pianoforte del ‘Pianista’ di Roman Polansky o del cuore di Oskar Schindler nell’indimenticabile film di Spielberg. The Reader, invece, affronta il tema attraverso la storia di Michael Berg, un ragazzo (interpretato in età adulta da Ralph Fiennes) che incontra Hanna (Kate Winslet), una donna molto più matura di lui, con la quale intrattiene una relazione basata solo su sesso e letteratura. La prima parte del film è una estenuante sequenza di amplessi intervallati da appassionate letture di libri e fumetti. Nella seconda, la scena si sposta in tribunale, dove Hanna si appresta ad essere condannata per crimini legati ai campi di sterminio nazisti. Nonostante le buone interpretazioni di Ralph Fiennes e Kate Winslet, la storia manca di energia e ritmo. La fase erotica del film giunge quando i contorni dei personaggi non sono ancora ben definiti, e questo spiana la strada ai primi sbadigli. La regia di Stephen Daldry, già ammirato nell’ottimo Billy Elliot, non riesce a donare alla pellicola quello slancio che si renderebbe necessario per smorzare i profondi toni melodrammatici che lentamente assume il racconto. La struttura del film induce a pensare che, senza il riferimento alla strage nazista, la pellicola sarebbe implosa. La storia, infatti, prende corpo solo quando si scopre che Hanna, abbandonato Michael e il suo lavoro da controllore ferroviario, diventa sorvegliante in un lager nazista e poi principale indiziata per i reati commenti al di là del filo spinato. Questo è davvero troppo poco per definire The Reader ‘un capolavoro’. Voto: 5.

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E’ ora di dire la verità su Israele

Posted by Marco su 6 marzo, 2009

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Le notizie raccontate dai tg e dai giornali ormai sono abiti firmati: dopo un pò passano di moda e nessuno più se ne occupa. Dopo la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi e dopo che si è disinformato a volontà sulla questione affrettandosi a schierarsi a favore di questa o quella parte, senza sembrare mai troppo estremisti, la guerra in Palestina è tornata nell’oblio. Perchè tanto, lì, tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo e non si risolverà mai nulla. Per questo motivo ho scelto di andare un pò controcorrente indossando un vecchio capo non più trendy e tradurre questo interessante articolo di David Icke, scrittore e documentarista inglese in materia di globalismo e poteri occulti. Le crude immagini che accompagnano il testo sono liberamente tratte dal suo sito. Invito chiunque avrà la pazienza di leggere l’articolo a rintracciare le somiglianze con quanto scritto e detto a riguardo da Paolo Barnard, di cui ho già parlato in un precedente post. Perchè è facile delegittimare qualcuno che osasse sostenere tesi alternative; nel caso di David Icke, ad esempio, basterebbe citare la teoria dei ‘rettiliani’ per far cadere la sua credibilità agli occhi di tanti. Ma quando più autori, partendo da storie personali diverse e usando gli stessi criteri di obiettività e trasparenza, giungono alle stesse conclusioni, allora, forse, parte della verità sarà già stata svelata.

E’ ORA DI DIRE LA VERITA‘ SU ISRAELE…SENZA TEMERE CENSURE. I CENSORI NON SONO D’ACCORDO? PAZIENZA.
di David Icke
10 gennaio 2009

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I territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania

Ciao a tutti…La popolazione del campo di concentramento noto come ‘Gaza’ viene in queste ore ripetutamente bombardata via aria e via terra dai bulli di Tel Aviv. I più avanzati aerei da combattimento e carri armati israeliani colpiscono obiettivi civili in questo devastato territorio che è ormai ridotto ad una prigione per esseri umani che il governo israeliano preferirebbe vedere morti. Il mondo assiste allo spettacolo di un popolo, i Palestinesi, continuamente colpito e distrutto da tiranni che agiscono in nome del vero potere nazionale: la Casata dei Rothschild. Siete voi, contribuenti americani e non, a pagare questo massacro premeditato. Gli aiuti americani a Israele ammontano a circa un terzo di tutti i finanziamenti esteri d’oltreoceano, nonostante gli israeliani costituiscano appena lo 0,001 percento della popolazione globale e possiedano il più alto reddito pro-capite nel mondo. E tutto questo senza considerare le donazioni delle multinazionali statunitensi e dei privati, che sono persino deducibili dalle tasse quando sono destinate all’esercito israeliano, come non accade in israel-icke_3nessuna altra nazione. Secondo i dati del 2007, il governo degli Stati Uniti ha dato più di 6,8 milioni di dollari al giorno al ricco Israele, riservando solo 300 mila dollari al povero e disperato popolo di Gaza e della West Bank [1]. L’esercito americano ha ‘favorito’ la crescita dell’esercito israeliano per più di un quarto attraverso l’erogazione media di 3 miliardi di dollari l’anno fino al 2007, cifra garantita per altri 10 anni. Questi ed altri sostegni fanno di Israele il più grande beneficiario dei finanziamenti militari degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Gli Usa sono anche i più grandi fornitori dello Stato d’Israele di aerei da combattimento, munizioni e altre tecnologie militari. Come risultato, Israele possiede la più grande flotta di F-16 del mondo, eccezion fatta per l’aviazione USA. John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, nel loro libro The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, scrivono: “Dalla Guerra del Kippur del 1973, Washington ha concesso ad Israele più finanziamenti che ad ogni altro stato. Dal 1976, Israele è il principale destinatario, su base annua, di assistenza economica e militare diretta degli Stati Uniti, e il primo in assoluto dalla Seconda Guerra Mondiale. I finanziamenti americani diretti ad Israele superano di gran lunga i 140 miliardi di dollari riferiti al valore che la valuta verde assumeva nel 2003. Israele riceve circa 3 miliardi di dollari ogni anno, che corrispondono approssimativamente ad un quinto dell’intero budget di cui gli USA dispongono per la politica estera. Il che equivale a dire che gli Stati Uniti offrono ad ogni cittadino israeliano un sussidio pari a 500 dollari l’anno. Questa generosità appare ancora più incredibile se si pensa che oggi lo Stato di Israele è una ricca potenza industriale con un reddito pro-capite pari alla Corea del Sud o la Spagna”. Perchè lo fanno? Perchè la Casata dei Rothschild controlla Israele e tutto il sistema politico americano? La rete che collega le due parti si chiama ‘Sionismo’ ed è una invenzione dei Rothschild, così come lo stesso Stato di Israele. Il potere della trama occulta dei Rothschild coinvolge Israele, Stati Uniti, Europa e anche oltre, seguendo gli stessi metodi che adottano i soldati israeliani quando attaccando i bambini inermi di Gaza. Mentre scrivo il numero di morti supera gli 800 palestinesi, tra questi donne e bambini, con migiaia di feriti, molti dei quali resi ormai invalidi a vita. Stanno bombardando innocenti disarmati che non avranno mai una spiegazione credibile alla prepotenza israeliana. Oh, uomini impavidi di Israele; oh, come Dio sarebbe fiero di voi: ‘Quando il Signore israel-icke_4tuo Dio ti avrà fatto entrare in queste nazioni e le avrai conquistate, tu dovrai completamente distruggerle. Nessun accordo con loro e nessuna pietà dovrai mostrare’. Deuteronomio, 7:1-4. Tutto quello che vediamo a Gaza, e abbiamo visto molte altre volte, in Palestina come in Libano, non è altro che lo sterminio descritto nel Vecchio Testamento: un freddo, organizzato e spietato sterminio. ‘Fu così che inviarono 12 mila soldati a Jabesh Gilead [2] con l’ordine di uccidere chiunque si trovasse in quel luogo, anche donne e bambini. “Questo è tutto quello che dovete fare”, dissero. “Uccidere tutti i maschi e le israel-icke_5femmine che non sono vergini”.’ Giudici, 21:10-24. ‘Dopo ascoltai il Signore dire agli altri uomini: “Seguite lui attraverso la città e ammazzate tutti quelli che non portano il segno sulla fronte. Non mostrate compassione; nessuna pietà! Uccideteli tutti, vecchi e giovani, ragazze e donne e bambini anche piccoli. Ma non toccate nessuno con il segno sulla fronte. Il vostro compito inizia proprio da qui, dal Tempio”. Così iniziarono uccidendo 70 capi. “Profanate il Tempio!”, ordinò il Signore. “Riempite i cortili di cadaveri! Andate!”. Così andarono e fecero come era stato loro ordinato’. Ezechiele, 9:5-7. Sono infinite le somiglianze tra il Dio sanguinario narrato nel Vecchio Testamento e le spietate e prive di anima Intelligenze Artificiali di Israele, o, per meglio definirle, i burattini dei Rothschild, perchè non hanno più cuore, nè comprensione o pietà di quanto non ne possa avere un pc da tavolo. Immaginate se l’Iran o qualunque altro stato al di fuori di Israele e USA (entrambi risorse Rothschild) facessero ciò che l’esercito israeliano sta facendo a Gaza. Ci sarebbe un’ondata di indignazione mondiale, non soltanto da Tel Aviv e Washington, si approverebbero risoluzioni ONU di ferma condanna nei confronti del Paese coinvolto e si discuterebbe della necessità di sanzioni o di intervento militare per ‘salvare gli innocenti’. Ma quando è Israele a farlo si assiste soltanto a pallidi richiami per una tregua, o auspici perchè termini la violenza ‘comprendendo le ragioni di Israele’, oppure, per far presto, come nel caso del Presidente del ‘Cambiamento’ Obama, silenzio. Questo è soltanto una piccola parte di ciò che altri si troverebbero ad affrontare dal momento che Israele è proprietà dei Rothschild e quindi non è soggetta alle stesse regole che tutti gli altri paesi devono invece rispettare. Come disse il precedente Primo Ministro d’Israele, Ariel Sharon: “Israele può avere il diritto di mettere gli altri in discussione, ma nessuno ha il diritto di mettere in discussione il popolo ebreo e lo Stato di Israele”. E il Primo Ministro Golda Meir, reiterando la stessa arroganza sionista: “Questa nazione esiste come adempimento di un promessa fatta da Dio. Sarebbe ridicolo chiederle di render conto della sua legittimità”. Ah, ma è tutto scritto nel Vecchio Testamento? Eureka, benissimo, allora fa quello che ti pare! La ‘Casa degli Ebrei’ è all’origine di una organizzazione verticistica con a capo i Rothschild composta da una rete globale di società segrete di famiglie di diversa estrazione nota col nome di Illuminati. Durante gli attacchi israeliani in Libano nel 2006, lo scrittore ebreo Barry Chamish raccontò di un incontro avuto con il nipote di Evelyn Rothschild, che lasciò la famiglia per diventare un Mormone (in realtà non l’ha fatto,israel-icke_6 ma è convinto del contrario). Chamish disse che questo nipote venne a conoscenza del fatto che soltanto 7 famiglie stessero godendosi i ‘frutti’ della guerra con il Libano. L’uomo aveva detto, a proposito dei Rothschild: “Israele è il loro giocattolo personale. Li rende ricchi e potenti. Non può essere distrutto”. I Rothschild finanziarono i primi insediamenti europei in Israele, manipolarono gli eventi in Germania favorendo gli orribili trattamenti a cui furono sottoposti gli ebrei e altri, e poi israel-icke_11usarono questo come pretesto per raggiungere il loro grande obiettivo a lungo termine: una roccaforte Rothschild-Illuminati in Palestina usando la popolazione ebrea come carne da macello da usare e abusare laddove necessario. Essi chiamarono il loro piano ‘Sionismo’. Questo termine è spesso usato per definire il popolo ebreo nella sua totalità, ma in realtà è un movimento politico ideato e sostenuto dalla Dinastia dei Rothschild e osteggiato da molti ebrei. I bulli israeliani spendono la maggior parte del loro tempo a condannare il terrorismo di altri paesi ignorando il fatto che il loro Stato fu creato attraverso incredibili atti di terrorismo compiuti da milizie armate come Irgun, Haganah e Stern, le cui stragi hanno permesso la nascita di Israele e del suo esercito, quello stesso esercito che oggi bombarda Gaza. Tra i principali leader di questi e altri gruppi terroristici spiccano i nomi di Menachem Begin, Yitzhak Shamir e Ariel Sharon, macellai che presto divennero Primo Ministro d’Israele e che ebbero perfino la faccia tosta di condannare il terrorismo arabo. Questi macellai oggi perseverano nel loro obiettivo di distruggere il popolo palestinese. Dopo che il Sionismo targato Rothschild ebbe realizzato lo Stato d’Israele nel 1948, si stima che 800 mila palestinesi divennero profughi fuggendo da quella che era stata la loro nazione. I loro discendenti si dice siano alcuni milioni. Oggi il mondo semplicemente resta a guardare, perchè lo Stato di Israele è ormai istituito per legge e nessuno più osa parlare di giustizia, legalità, decenza o pietà. Il progetto di annientare progressivamente il popolo palestinese inizia molto tempo prima della nascita dello Stato d’Israele. La Dichiarazione di Balfour del 1917, con la quale il governo britannico controllato dai Rothschild sosteneva la creazione della ‘Casa degli Ebrei’ in Palestina, recitava che ‘nessuno potrà intaccare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebree presenti in Palestina’. Ma il braccio destro dei Rothschild Chaim Weizmann avrebbe dichiarato successivamente: “Con tutto il rispetto nei confronti della questione araba,  il governo del Regno Unito ci ha detto che esistono anche diverse centinaia di migliaia di negri in quei luoghi e questo non costituisce un problema”. Da allora i palestinesi un problema non lo sono più stato e l’obiettivo di distruggerli è ora più che mai vicino. Un altro Primo Ministro d’Israele, ancora un terrorista che risponde al nome di David Ben-Gurion, non ha mai fatto mistero di questi propositi. Riguardo a Ben-Gurion, il precedente Primo Ministro, Yitzhak Rabin, in una versione senza censure delle sue memorie, pubblicata sul New York Times il 23 ottobre 1979, scrive: ‘Noi marciavamo là fuori e Ben Gurion ci accompagnava. Allon ripropose la sua domanda: “Che ne facciamo dei palestinesi?”. Ben-Gurion, con un cenno della mano, disse: “Scacciateli tutti!”. L’attuale ondata di attacchi nei confronti dei palestinesi di Gaza è soltanto l’ultima fase del loro distruzione pianificata. Gli israeliani hanno costretto i palestinesi a vivere in una sottile striscia di terra che è diventata un grande campo di concentramento in cui controllano tutto ciò che entra e esce, cioè persone, forniture di cibo, medicinali e ogni altro bene essenziale per la israel-icke_7sopravvivenza. Quando Israele ha chiuso i varchi, i palestinesi si sono ritrovati in trappola e in balia della insensibilità e spietatezza del governo e dell’esercito di Tel Aviv sotto la direzione dei Rothschild. israel-icke_9Uno scrittore ha recentemente descritto le condizioni in cui versano gli abitanti di Gaza nel modo seguente: ‘…Gli artigli di Israele chiudono Gaza come una bara sotto un assedio che continua da quasi tre anni, con una intensità tale che oggi il tasso di malnutrizione di Gaza è paragonabile a quello dell’Africa sub-sahariana, le acque di fogna scorrono a cielo aperto lungo le strade e inquinano il mare, le case vengono spianate con un omicidio di massa dopo l’altro; uomini, donne e bambini vengono fatti alzare da terra e poi uccisi; i bambini sono resi sordi a causa del continuo fragore delle bombe, la grande maggioranza di loro soffre di sindrome da stress post traumatico e molti di loro non hanno altra scelta che divenire “martiri”…’. E ora è anche peggio. Come può un intero popolo subire una così grande ingiustizia? A questa domanda è possibile rispondere soltanto attraverso la presa di conoscenza che i sionisti pensano davvero che esista un Popolo Eletto da Dio e che quindi i palestinesi sono da considerarsi poco più che bestie. Il Primo Ministro israeliano e terrorista Menachem Begin, in un discorso al parlamento definì i palestinesi ‘animali che camminano su due gambe’. L’ altro Primo Ministro e terrorista Yitzhak Shamir, invece disse ai coloni ebrei nel 1988 che i palestinesi ‘dovranno essere schiacciati come cavallette…le teste fracassate contro le rocce e i muri’. Il primo ministro israeliano e terroristat Ariel Sharon, successivamente ministro degli Esteri di Israele, confermò nel 1998 quale fosse il vero piano per i palestinesi: “Il governo di Israele ha il compito di spiegare alla pubblica opinione, con chiarezza e coraggio, alcune cose che nel tempo sono state dimenticate. La prima di queste è che non esiste Sionismo, colonializzazione, o Stato ebraico senza l’allontanamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”. Il piano consiste nell’uccidere o scacciare i palestinesi usando la povertà, la fame e la guerra e permettere così al Sionismo di divenire il ‘Grande Israele’. Quel piano è oggi a buon punto. All’inizio del 2008, il direttore dell’ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite disse che era ‘sconvolto’ dalla ‘triste e miserabile’ condizioni di Gaza. Il Sottosegretario Generale John Holmes condannò Israele per la chiusura dei varchi limitando i rifornimenti di cibo e altri materiali, che è quello che oggi sta accadendo. Egli disse: “Tutto questo rende indecente la situazione umanitaria qui a Gaza, il che significa che la gente non è più in grado di vivere degnamente come è loro diritto”. Ma loro sono soltanto ‘animali che camminano su due gambe’, giusto?
Richard Falk, relatore sui territori occupati per conto del Consiglio Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha anch’egli aspramente criticato l’operato di Israele a Gaza. Ma lui è ebreo, e quindi molto più pericoloso perchè il governo di Israele non lo può bollare come ‘antisemita’. O forse è uno che ‘odia se stesso’, cioè l’etichetta data a quegli ebrei che osano criticare Israele. L’audacia di Falk nel criticare la Terra Promessa nelle vesti di ufficiale ONU gli costò un fermo di 20 ore e il divieto di entrare in Palestina allo scopo di impedirgli di fare il suo lavoro e quindi documentare le condizioni di vita del popolo palestinese durante gli attuali attacchi militari aerei e terrestri. Il divieto di entrare gli arrivò nella metà di dicembre 2008, giusto in tempo per non assistere all’ultimo bombardamento su Gaza che gli israeliani sapevano bene sarebbe avvenuto. Clicca qui per vedere un intervista a Richard Falk.
13L’amministrazione Bush negli ultimi otto anni è stata dominata dai neo-conservatori, i cosiddetti ‘Neocon’, un gruppo ramificato di uomini composto da personalità aventi la doppia cittadinanza americana e israeliana e/o da sionisti come Paul Wolfowitz, Richard Pearle, Dov Zackheim, William Kristol, Robert Kagan, Elliot Abrams, Douglas Feith, John Bolton, Robert B. Zoellick, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e altri. Il padrino dei ‘neo-con’ è Leo Strauss, un ‘filosofo’ ebreo nato in Germania, che è dell’idea che l’umanità debba essere governata da una ‘elìte religiosa’. Ma naturalmente la stagione sionista nell’ammistrazione americana è conclusa perchè ‘Mr Cambiamento’ sta per entrare in cabina di comando. Allarme…magari. Barack Obama sta riempiendo la sua ‘nuova’ amministrazione con sionisti come Rahm Emanuel, nuovo Capo di Gabinetto della Casa Bianca. Il padre di Emanuele, Benjamin, è un sionista estremista che faceva parte del gruppo terrorista Irgun in Palestina di cui ho accennato prima e, in virtù di questo, è lecito aspettarsi una forte influenza pro-israeliana nella politica esteisrael-icke_10ra della nuova amministrazione americana relativamente al conflitto in Medioriente. Non dobbiamo stupirci, quindi, del silenzio di Obama durante il bombardamento israeliano di Gaza. Questa la dichiarazione di Obama sulla crisi palestinese (vedi foto accanto): “Hey, non ho nulla da dire. Sto per fare un ‘par’ qui….Chiedete al mio Capo di Gabinetto, lui è un rabbioso sionista e suo padre ha contribuito alla nascita di Israele, perciò sa benissimo quello che sta accadendo”. Il nuovo governo degli Stati Uniti si appresta a diventare schiavo di Israele per il semplice fatto che, per assicurarsi la presidenza, Obama ha avuto bisogno della approvazione della intera lobby sionista americana. Il suo vice-presidente, Joe Biden, è da tempo porta borse di Israele. Disse su una televisione israeliana: “Sono un sionista, non bisogna essere necessariamente ebrei per dirsi sionisti”. Il Segretario di Stato Hillary Clinton è un altro burattino di Israele che promise di annientare l’Iran qualora scatenasse un attacco nucleare contro la nazione scelta da Dio. Vorrebbe dire anche che annienterebbe Israele se lanciasse un attacco nucleare sull’Iran? Nossignore.
I palestinesi non hanno mai avuto alcuna possibilità perchè il tavolo delle trattative viene regolarmente boicottato, le regole del gioco truccate ed è sempre stato così. All’epoca della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Britannico controllato dai Rothschild promise ai Palestinesi l’indipendenza in cambio di un sostegno nella guerra contro l’Impero Turco-Ottomano. Gli arabi palestinesi accettarono e, coordinati dal Tenente Colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come ‘Lawrence d’Arabia’, sconfissero l’Impero Ottomano. Ma la loro ricompensa non fu l’indipendenza: furono assoggettati prima al Mandato della Corona britannica e poi all’Israele sionista. I palestinesi furono ingannati, come ammise Lawrence poco più tardi, e sono stati sempre ingannati a partire da allora. Tutte le ‘road maps’ o i ‘processi di pace’ sono sempre pensati per non raggiungere alcun obiettivo. Il loro unico interesse è quello di mantenere lo status quo fino a quando dei palestinesi non resterà più nulla.
Israele giustifica sempre le sue stragi come ‘rappresaglia’ contro le offensive del gruppo palestinese di Hamas, che ufficialmente controlla le ‘autorità’ di Gaza, anche se la parola ‘controllo’ non viene mai usata quando Israele decide chi e cosa deve uscire e entrare israel-icke_15nella Striscia di Gaza. Gli attivisti di Hamas hanno sparato razzi rudimentali uccidendo al massimo 4 persone. Terribile, vero, e non dovrebbe accadere. Non ho alcuna simpatia per Hamas, che è, a suo modo, un’altra tirannia, ma chiedetevi questo: “Cosa fareste nei panni dei palestinesi dopo 60 anni di soprusi e persecuzioni mentre il mondo sta a guardare?”. Rimuovi l’ingiustizia e verranno a cadere le motivazioni alla base della violenza scatenata da quella ingiustizia. Metti un popolo che si trova a scegliere tra l’accettazione del suo triste destino e aprire il fuoco e vedrai che alcuni si sentiranno costretti a sparare. Ma invece di affrontare le vere cause del problema, ovvero l’ingiustizia, Israele risponde con bombardamenti a taisrael-icke_14ppeto causando la morte di più di 800 persone e il ferimento di altre migliaia in pochi giorni, almeno il 90% dei quali sono uomini, donne e bambini che non c’entrano assolutamente niente con i lanci dei razzi. Nel 2007 sono stati uccisi 24 palestinesi per ogni israeliano. Questo è qualcosa di più che semplice ‘autodifesa’.
In accordo alle parole pronunciate due settimane prima dell’offensiva terrestre dal rappresentante ebreo delle Nazioni Unite Richard Falk: “Gli attacchi aerei dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza rappresentano una grave e massiccia violazione delle norme umanitarie internazionali definite dalla Convenzione di Ginevra, con riferimento sia alle costrizioni imposte da uno stato invasore che alla condotta di guerra…Queste violazioni comprendono:
– Punizione collettiva: l’intera popolazione di 1,5 milioni di persone della Striscia di Gaza è colpita a causa dell’azione di pochi militanti.
– Obiettivi civili: i missili israeliani vengono sparati contro aree civili in una delle zone a più alta densità di popolazione del mondo, certamente la più alta del Medioriente.
– Sproporzionata risposta militare: i missili aerei non hanno distrutto soltanto ogni ufficio della polizia e della sicurezza del governo eletto di Gaza, ma hanno anche ucciso e ferito centinaia di civili; un missile, stando a quanto riportato, ha colpito un gruppo di studenti che cercavano di raggiungere l’università”.

Tutta questa ferocia scagliata contro i palestinesi prende spunto dalla campagna di violenza dei gruppi terroristici sionisti per fondare lo Stato di Israele e dalla paura di essere chiamato ‘antisemita’ di chi si preoccupa di porre fine a questo male infinito. La dinastia dei Rothschild ha creato un network consolidato di associazioni ‘anti-odio’, come l’ADL (Lega Anti-Diffamazione) e moltre altre, con lo scopo di etichettare, negli Stati Uniti come in altri luoghi, come ‘antisemita’ o ‘razzista’ chiunque osasse criticare Israele o i suoi interessi. Politici (nonostante molti siano già stati terrorizzati e ridotti al silenzio), professori universitari, persone come me, e chiunque altro fosse intenzionato a rendere pubbliche queste israel-icke_16convinzioni, viene immediatamente condannato dall’ADL e accusato calunniosamente di ‘razzismo’ e di essere pilotato dalla ‘estrema sinistra’ per mettere in pericolo Israele e gli ebrei. E’ incredibile come queste menti malate possano pensare di essere un popolo eletto e soprattutto accusare gli altri di razzismo. Gli ebrei che sfidano la tirannia, come il superbo Norman Finkelstein, sono indicati come ‘disprezzatori di se stessi’ e, come risultato, spesso perdono il lavoro e il sostentamento. Le organizzazioni ‘anti-odio’ dei Rothschild fanno sfigurare ogni loro Grande Fratello.
Ma noi non possiamo, e NON DOBBIAMO, restare in silenzio sulla tragedia palestinese perchè abbiamo paura di cosa potrebbe accadere a noi stessi. Cosa siamo, conigli??
Non si tratta di razzismo; si tratta di fascismo e del costante attacco contro un popolo inerme e disperato. Non me ne frega niente di quello che ADL possa pensare di ciò che dico, o di coloro cosiddetti ‘di sinistra’ che ripetono a pappagallo le loro infantili propagande. Bisogna parlare e perciò qualcuno dovrà pur farlo. E, comunque, a tutti quelli che stanno attuando il progetto sionista, che è solo una parte di un progetto globale di ben più grande portata organizzato insieme alle famiglie degli Illuminati, non interessa nulla degli ebrei. Essi sono piuttosto un sacrificio di poca importanza nel nome di un obiettivo più grande. Come disse il Primo Ministro israeliano e terrorista David Ben-Gurion: “Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione perchè a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”. Che razza di mente malata può partorire un pensiero simile? La razza che ha guidato Israele dal 1948 sembrerebbe essere la risposta. Bisogna abbandonare quelle ridicole e infantili etichette come Ebreo, Gentile[3] o Musulmano e altre stronzate ingannevoli e unirci nel nome della pace e della giustizia per tutti. Non c’è una ingiustizia ebrea o una ingiustizia palestinese, c’è semplicemente ingiustizia. Giustizia per una parte e nessuna giustizia per l’altra significa giustizia per nessuno. La parola giustizia assume un significato solo quando è uguale per tutti, e il popolo palestinese non l’avrà mai finchè il mondo resterà in silenzio e volgerà lo sguardo dall’altra parte.

[1] Il termine inglese ‘West Bank’ indica ‘la sponda occidentale del fiume Giordano’, cioè la zona meglio nota col termine Cisgiordania.
[2] Jabesh-Gilead è un’antica città situata sulle sponde del fiume Giordano di cui si narra nel Vecchio Testamento.
[3] Per l’Ebraismo la parola ‘Gentile’ indica colui che non è ebreo.

L’articolo originale è consultabile qui.

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Boris Godunov

Posted by Marco su 3 marzo, 2009

furaboris

Il 23 ottobre 2002 un gruppo di terroristi ceceni prese in ostaggio circa 800 persone che si trovavano all’interno del Teatro Dubrovska di Mosca durante il musical ‘Nord-Ost’. I terroristi chiedevano il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia e la liberazione di alcuni prigionieri connazionali. Le trattative durarono tre giorni, fino a quando un comando speciale dei servizi segreti russi diffuse del gas anestetico nel teatro prima di irrompere e catturare i terroristi. L’episodio costò la vita a più di cento persone, mentre altre rimasero invalide, anche se i dati sulle vittime e la dinamica dell’irruzione non sono certi perchè filtrati dalla propaganda filo-governativa russa. Sette anni dopo, la compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus tenta di far rivivere quegli episodi riproducendo i drammatici e interminabili istanti raccontati da un sopravvissuto. Boris Godunov è prima di tutto una esperienza. Diretti da Alex Ollè e David Plana, La Fura simula l’occupazione improvvisa del teatro calando lo spettatore in una atmosfera di panico surreale. L’ingresso in scena di Oscar, il capo dei terroristi ceceni, provoca subito spavento e incredulità quando, camminando tra i corridoi del teatro, armato di mitra e carico di esplosivi, spiega agli ostaggi gli obiettivi del gesto dando inizio all’incubo del sequestro. Assumendo connotati cinematografici, la simulazione dell’attacco al teatro viene spesso intervallata da scene proiettate su schermo che descrivono la tensione di quelle ore vissute anche dagli organi di goveno russi, indecisi se cedere ai ricatti dei terroristi ceceni o imporre la loro forza rischiando la vita degli ostaggi, mentre la stampa nazionale manipola le dichiarazioni dei sequestratori caricandone gli istinti omicidi. Il panico degli spettatori del teatro moscovita si intreccia con il dramma degli attori che, prima dell’irruzione del gruppo terrorista, stavano mettendo in scena il ‘Boris Godunov’, dramma teatrale di Puskin ispirato alla storia di uno zar di Russia del XVII° secolo. La scelta del ‘Boris Godunov’, in luogo del musical ‘Nord Ost’, rientra nella libertà degli autori di rivisitare l’accaduto ricercando parallelismi storici. L’obiettivo dichiarato dell’opera, ascoltando le parole del regista Ollè, è quello di trasmettere allo spettatore parte del terrore che gli ostaggi del Dubrovska vissero durante il sequestro. Obiettivo raggiunto con successo, se pensiamo agli occhi minacciosi dei terroristi che scrutano con aria minacciosa e circospetta gli spettatori in sala attraverso i loro passamontagna e ai fucili che lambiscono i sedili del teatro durante tutto il corso della rappresentazione. Ma il grintoso impatto scaturito dall’effetto combinato dei suoni e dal realismo dei costumi e delle attrezzature di scena perde vigore quando lo stupore iniziale lascia il posto all’ascolto del ‘Godunov’, disturbato dal contrasto tra la lingua madre della compagnia teatrale catalana e l’idioma originale e del dramma di Puskin e dei terroristi ceceni. L’effetto realistico subisce una forzatura nelle sequenze girate all’esterno del teatro, dove le camere riprendono gli attori intenti a pattugliare il teatro indugiando sui particolari della struttura che ospita lo spettacolo, tra cui manifesti promozionali. E’ interessante assistere invece alle diatribe interne al gruppo ceceno, alle prese con ripensamenti e tormenti interiori di donne, insolitamente numerose in un gruppo armato, i cui sogni sono stati mandati in frantumi dalla guerra, da cui non vedono altra via di uscita che un gesto plateale. Emozionante, a proposito, la scena che vede protagonisti un attore del teatro e una terrorista ex attrice che confessa la sua angoscia per le sorti della Cecenia e le paure per un futuro svuotato di ogni speranza. Il ‘docu-drama’ di La Fura dels Baus colpisce nel sensazionalismo e nello shock emozionale, centrando il ‘drama’, ma delude nel ‘docu’, cioè nel curare l’aspetto storico-documentaristico, lasciando lo spettatore stordito ma fondamentalmente disinformato sui fatti. Sconsigliato ai deboli di cuore e a chi vuol conoscere le ragioni della Guerra in Cecenia.

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