Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

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L’impotenza delle elezioni

Posted by Marco su 9 novembre, 2010

Negli Stati Uniti le elezioni di mid-term sono considerate un importante ‘termometro’ del gradimento politico della classe dirigente, più concreto e credibile di qualunque sondaggio italiano di Manheimer o Pagnoncelli. Poteva essere una buona occasione per i media nostrani di esaminare lo stato della società e dell’economia degli Stati Uniti, eppure, al di là dei soliti enfatici collegamenti di Giovanna Botteri al Tg3, non mi è parso di vedere altro. Forse un pò per non intaccare il mito di Obama, uscito con le ossa rotte dalle elezioni dopo aver perso il controllo della Camera del Congresso, un pò anche perchè troppo presi dalle entusiasmanti querelle Berlusconi-escort, Berlusconi-Fini, Berlusconi-gay.

Capire come se la passano i più democratici dei democratici nella culla del capitalismo globalizzato è fondamentale per comprendere anche la situazione italiana, che in molti aspetti, nonostante l’italiano appaia spesso come il più corrotto, frivolo e manipolabile, riproduce fedelmente quella statunitense.

L’analisi che segue è una fotografia lucida e cruda degli Stati Uniti amministrati dal premio Nobel Obama, con particolare riferimento al sistema di potere vigente, non solo quello politico, e alla continuità con le politiche dei precedenti governi, a dispetto delle apparenti contrapposizioni ideologiche e della illusoria chimera del cambiamento.

L’IMPOTENZA DELLE ELEZIONI

Gli americani senza lavoro, senza reddito, senza casa, senza speranza …

di Paul Craig Roberts

URL di questo articolo: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21760

Global Research, 4 NOVEMBRE 2010

Nel suo romanzo storico, Il Gattopardo, Giuseppe di Lampedusa scrive che le cose devono cambiare perché rimangano le stesse. Questo è esattamente ciò che è accaduto nelle elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti il 2 novembre scorso.

La delocalizzazione del lavoro, che ha iniziato a diffondersi su larga scala dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ha unito il Partito Democratico e il Partito Repubblicano in un solo partito con due nomi. Il tramonto dell’URSS ha cambiato l’atteggiamento dell’India socialista e della Cina comunista aprendo questi paesi, con le loro grandi riserve di forza lavoro in eccesso, ai capitali occidentali.

Spronati da Wall Street e Wal-Mart, il settore manifatturiero ha spostato la produzione nei mercati statunitensi offshore per aumentare i profitti e gli utili degli azionisti servendosi di manodopera a basso costo. Contestualmente, la diminuzione della forza lavoro statunitense ha ridotto il potere politico dei sindacati e la capacità degli stessi di finanziare il Partito Democratico. Il risultato finale è stato quello di rendere i Democratici e i Repubblicani dipendenti dalle stesse fonti di finanziamento.

Prima di questi sviluppi, le due parti, nonostante le loro somiglianze, rappresentavano diversi interessi e fungevano l’uno da controllore dell’altro. I Democratici difendevano il lavoro e concentravano la loro azione politica sulla fornitura di una rete di sicurezza sociale. Social Security, Medicare, Medicaid, buoni pasto, assicurazione contro la disoccupazione, sussidi per la casa, istruzione e diritti civili erano i principali temi trattati dai Democratici. I Democratici erano impegnati in una politica di piena occupazione e avrebbero accettato anche un po’ di inflazione pur di ottenere maggiore occupazione.

I Repubblicani rappresentavano il business. Erano interessati soprattutto nel porre un freno al governo in ogni sua manifestazione, dalla spesa pubblica alle politiche di regolamentazione sociale. La politica economica del Repubblicani consisteva nel battersi per ridurre il deficit di bilancio federale.

Queste differenze hanno portato competizione politica.

Oggi entrambe le parti dipendono finanziariamente da Wall Street, dal complesso militare e della sicurezza, dall’AIPAC [lobby ebraica], dall’industria petrolifera, dal mercato agroalimentare, dall’industria farmaceutica e dal settore assicurativo. Le campagne elettorali non si sviluppano più in dibattiti incentrati sulle tematiche politiche, ma sono diventate una gara a chi getta più fango addosso all’avversario.

La rabbia degli elettori è rivolta contro i politici attualmente in carica, il che è proprio quello che abbiamo visto alle recenti elezioni. I candidati del Tea party hanno infatti sconfitto i Repubblicani nelle primarie e i Repubblicani hanno sconfitto i Democratici nelle elezioni del Congresso.

D’altra parte, le politiche dei due partiti non cambieranno nella sostanza. Il cambiamento consisterà semplicemente nel fatto che i Repubblicani saranno maggiormente inclini rispetto ai Democratici a smantellare il più rapidamente possibile la rete di sicurezza sociale ed eliminare gli ultimi resti delle libertà civili. E questo avverrà mentre i potenti oligarchi privati continueranno a scrivere le leggi che il Congresso vota e il Presidente firma. I nuovi membri del Congresso scopriranno presto che la loro rielezione dipenderà dalla capacità di piegarsi alle volontà delle oligarchie di potere.

Questo potrebbe sembrare duro e pessimista. Ma volgiamo un attimo lo sguardo al passato recente. Nella sua campagna per la presidenza, George W. Bush criticava l’allora presidente uscente Bill Clinton per le sue politiche estere promettendo di ridimensionare il ruolo di poliziotto del mondo incarnato dagli Stati Uniti. Ma una volta in carica, Bush si mostrò fedele alla politica neocon ‘di imposizione dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti per via militare, il che significa occupazione di terre straniere, creazione di governi fantoccio e interventi finanziari per condizionare le elezioni di paesi esteri’.
Obama ha promesso il cambiamento. Egli ha promesso di chiudere la prigione di Guantanamo e di portare le truppe a casa, e invece ha rilanciato la guerra in Afghanistan e iniziato nuove guerre in Pakistan e Yemen, mentre prosegue la politica del predecessore Bush di minaccia verso l’Iran e di accerchiamento militare della Russia.

Senza lavoro, reddito, casa, prospettive e senza la speranza di carriera per i loro figli, gli americani oggi sono arrabbiati. Ma il sistema politico non offre loro alcuna possibilità di portare avanti un cambiamento. Possono cambiare i servi eletti degli oligarchi, ma non la politica e chi comanda davvero.

La situazione americana è terribile. La più immediata conseguenza che ha portato l’avvento di internet ad alta velocità è stata che, alla perdita di posti di lavoro negli stabilimenti produttivi, è seguita l’emorragia occupazionale nel settore dei servizi, quali l’ingegneria del software, che un tempo era un trampolino di lancio per i laureati americani. La classe media oggi non ha prospettive. La forza lavoro americana e la distribuzione del reddito è simile a quella di un paese del terzo mondo, con reddito e ricchezza concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto della popolazione è impiegata in lavori domestici. Negli ultimi anni la creazione netta di nuovi posti di lavoro si è concentrata su umili occupazioni sottopagate, come cameriere, barista, infermiere di ambulatorio e impiegati nella vendita al dettaglio. La popolazione e i nuovi operatori del mercato del lavoro continuano a crescere molto più rapidamente delle opportunità di lavoro.

Perchè questi temi vengano presi in considerazione ci sarebbe bisogno di maggiore consapevolezza da parte della politica della crisi profonda che stiamo vivendo. Si potrebbe forse ricorrere alla tassazione per incentivare le società americane a produrre internamente i prodotti e servizi destinati ai mercati USA. Tuttavia, le multinazionali e Wall Street si opporrebbero a questo cambiamento.

La diminuzione di gettito fiscale derivante dalla perdita di posti di lavoro, i salvataggi bancari, i programmi di stimolo economico e le guerre hanno moltiplicato da tre a quattro volte il deficit di bilancio degli Stati Uniti. Il disavanzo è ormai troppo grande per essere finanziato dal surplus commerciale della Cina, Giappone e OPEC. Di conseguenza, la Federal Reserve sta portando a termine un massiccio programma di acquisto di buoni del Tesoro e altri titoli di debito. La proroga di tali acquisti minaccia il valore del dollaro e il suo ruolo come valuta di riserva. Se il biglietto verde perde la sua credibilità di moneta di riserva, la fuga dal dollaro potrebbe incidere pesantemente sui redditi da pensione degli americani e sulla capacità del governo degli Stati Uniti di autofinanziarsi.

Eppure, tutte queste politiche distruttive continuano. Non vi è alcun nuova regolamentazione del settore finanziario, perché la finanza non lo permetterà. Le guerre proseguono inesorabilmente, perché i profitti servono a finanziare il complesso militare e della sicurezza e a promuovere gli ufficiali militari ad un grado più elevato e con più alti livelli pensionistici. Elementi all’interno del governo spingono per l’invio di truppe in Pakistan e in Yemen. La guerra con l’Iran è ancora sul tavolo. Ed è in corso la demonizzazione della Cina, che è vista come la causa dei problemi economici degli Stati Uniti.

Critici e Informatori vengono eliminati. Il personale militare che diffonde le prove di crimini di guerra viene condotto agli arresti. Il Congresso chiede che siano giustiziati. Il fondatore di Wikileaks sta cercando di far perdere le proprie tracce, mentre i neoconservatori scrivono articoli con cui chiedono la sua testa agli assassini della CIA. I media che hanno appoggiato le fughe di notizie a quanto pare sono stati minacciati dal capo del Pentagono Robert Gates. Secondo il sito Antiwar.com, il 29 luglio Gates “ha ribadito che non sarebbe fuori dagli obiettivi della CIA il fondatore di Wikileaks Julian Assange o uno qualunque della miriade di mezzi di comunicazione che hanno riferito sulle fuga di notizie”. http://news.antiwar.com/2010/07 / 29/gates-wont-rule-out-targeting-assange-media-in-leak-investigation/

Il controllo degli oligarchi si estende anche ai media. L’amministrazione Clinton ha permesso ad un ristretto numero di grandi corporation di possedere i media americani. I dirigenti delle società pubblicitarie, e non i giornalisti, detengono il controllo dei nuovi media americani, e il valore delle mega-corporazioni dipende dalle concessioni governative. L’interesse dei media è quindi intrecciato a quello del governo e degli oligarchi.

In cima a tutti gli altri fattori che hanno reso le elezioni americane di medio termine prive di senso, c’è la disinformazione che impedisce agli elettori di ricevere le informazioni corrette da parte dei media sui problemi che essi e il paese devono affrontare.

Dal momento che la situazione economica è destinata a peggiorare, la rabbia crescerà. Ma gli oligarchi terranno lontani da se stessi questa rabbia e la dirigeranno verso gli elementi più vulnerabili della popolazione e verso i “nemici stranieri”.

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Haiti e la solidarietà postuma

Posted by Marco su 1 febbraio, 2010

La tragedia di Haiti sta lentamente scivolando nell’oblio, come tanti fatti di un mondo che appare sempre più lontano dal virtualismo goliardico a cui siamo abituati. Nei giorni scorsi i media hanno pensato di ‘coprire’ il terremoto di Haiti con un continuo tran tran di notizie di clamorosi salvataggi di neonati e guerriglie in strada per accaparrarsi un pezzo di pane. Fermo restando il diritto all’informazione e il rispetto per le vittime, questo giornalismo ci fa male e non serve a nulla. Per la stessa ragione per la quale, se la nostra casa rischiasse di saltare in aria per una fuga di gas, prima di verificare che il criceto respiri ancora o il cappotto non abbia perso l’odore di tintoria, dovremmo pensare ad aprire la finestra e chiudere la valvola dei fornelli.

Mi spiego. L’opinione pubblica italiana, ma anche il resto dell’Occidente ‘civilizzato’, ha scoperto solo in questi giorni le condizione disumane in cui versavano gli abitanti di Port-au-Prince prima del sisma del 12 gennaio scorso. I reporter ‘alla Toni Capuozzo’ ci hanno raccontato per ore la precarietà delle abitazioni dei terremotati haitiani, indicando questa come la causa principale delle gravissime perdite umane seguite al terremoto. Ma, come accade puntualmente, non si fa mai un passo indietro, non ci si pone mai le domande giuste. Per ignoranza o servilismo, questo ancora non riesco a capirlo. Haiti, come del resto tanti altri paesi poveri e sottosviluppati, è in realtà un paese con un settore agricolo dal potenziale molto alto e situato in una posizione strategicamente importante per gli scambi commerciali. Anni di sfruttamento, dapprima europeo e successivamente americano, hanno però contribuito a conservare l’ex penisola Hispaniola in uno stato di povertà assoluta e di insubordinazione ai poteri forti del Libero Mercato e del predominio militare.

Haiti ha conosciuto le dittature di Duvalier padre e Duvalier figlio (Papa Doc e Baby Doc), uomini al servizio degli interessi americani che negli anni ’70 e metà anni ’80 hanno spalancato le porte alla ‘democratizzazione’ voluta dal capitalismo made in USA e Londra. Le politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, bracci attuatori dei globalizzatori economici, hanno spinto l’economia di Haiti verso un baratro di fame e miseria, mentre i ‘Totons Macoute’ e le FRAPH, organizzazioni paramilitari addestrate dalla CIA, compivano atroci massacri ai danni della popolazione haitiana sotto la dittatura della dinastia Duvalier. Le FRAPH (Front pour l’avancement et le progrès d’Haiti) erano comandate da Emmanuel Constant, sanguinario terrorista che oggi vive serenamente a Queens, New York, nel paese culla della ‘più grande democrazia del mondo’, patria dei presidenti Clinton e Bush junior che non concessero l’estradizione di Constant, preoccupati di ciò che egli potesse rivelare circa i rapporti tra la CIA e gli stermini haitiani del periodo duvalieriano. Clinton e Bush junior, i due ex presidenti a cui Obama ha deciso di affidare la ricostruzione di Haiti. E’ come lasciare la cura dei propri figli a Marc Dutroux.

Ma questo è un passato che non deve riemergere. E’ una storia che non dev’essere raccontata, anche se Haiti dovesse tornare improvvisamente di attualità. Washington è il Bene, mentre qui parliamo di terrorismo. E nella lotta al Terrore o si è con noi o contro di noi, come soleva ripetere George W. Bush. Il mantra da recitare, per tutti gli appassionati del Tg5 e di Toni Capuozzo, è che i terroristi sono in Yemen e Afghanistan, altro che New York.

Dopo la dittatura dei Duvalier, Haiti ritrovò la speranza nel sacerdote cattolico Jean-Bertrand Aristide, carismatico leader che riuscì a raccogliere il consenso popolare e farsi eleggere democraticamente nel 1991. Tra le prime azioni di Aristide ci fu lo scioglimento degli apparati militari ereditati dalla dittatura, a cui successero una serie di misure a favore del popolo. Questo irritò non poco i fanatici del liberismo senza regole né scrupoli di Washington, che si attivarono presto per destituire Aristide ben due volte (1991, pochi mesi dopo la sua elezione, e 2004), prima di confinarlo definitivamente in Africa. Come spiegano bene i saggi di Andrew Gavin Marshall, il più grande timore degli USA è quello di isolarsi, di non riuscire a far comprendere al mondo i ‘vantaggi’ del mercato libero e la logica dello sfruttamento delle risorse umane. Essi sono disposti ad investire milioni di dollari in ipocriti finanziamenti per la promozione del marchio ‘democrazia&libertà’ e nell’organizzazione di milizie armate con licenza di uccidere pur di evitare che la democrazia, quella vera, del popolo, impedisca l’espandersi dell’influenza americana nei tessuti economici e sociali e l’affermarsi del suo monopolio economico e culturale nei paesi non ancora allineati. Come ricorda Alex Jones nel suo ultimo straordinario documentario Fall of the Republic, a loro non interessa il denaro, ma il potere.

Quando si parla di Haiti, oggi, è doveroso spiegare, con parole chiare e facendo nomi e cognomi, come hanno agito i responsabili della vera distruzione di Port-au-Prince. Non si può non parlare dei programmi di aggiustamento strutturale ordinati dalle alte sfere internazionali del FMI e della BM, che hanno indotto l’economia del paese caraibico a collassare, spingendo le masse popolari che vivevano nelle campagne impoverite verso la capitale alla ricerca di un lavoro, che spesso trovavano nelle fabbriche delocalizzate delle multinazionali, fiore all’occhiello dell’industria globalizzata. Spiega Noam Chomsky: “Nel corso degli anni ’80, il fondamentalismo del Fondo Monetario Internazionale cominciò ad avere anche ad Haiti i suoi noti effetti: sotto l’impatto dei programmi di aggiustamento strutturale che portarono al declino della produzione agricola insieme a quello degli investimenti, dei commerci e dei consumi, l’economia entrò in una spirale discendente e la povertà si andò diffondendo sempre più. Quando, nel 1986, ‘Baby Doc’ Duvalier fu cacciato, il 60% della popolazione aveva, secondo la Banca Mondiale, un reddito annuale pro capite di 60 dollari”.

Qualche giorno fa, sulla rivista inglese New Statesman, John Pilger, giornalista investigativo e documentarista di fama internazionale ha scritto: “L’ultima volta che andai ad Haiti vidi ragazze molto giovani chine di fronte a macchine saldatrici ronzanti e sibilanti all’interno dello stabilimento Superior Baseball di Port-au-Prince. Molte di loro avevano gli occhi gonfi e le braccia lacerate. Avevo con me una macchina fotografica e mi hanno sbattuto fuori. Haiti è il posto in cui l’America produce le attrezzature per il suo sacro gioco nazionale, a costo praticamente nullo. E’ il luogo in cui la Walt Disney cuce i pigiami di Mickey Mouse, a costo praticamente nullo. Gli Stati Uniti detengono il controllo dei mercati haitiani di zucchero, bauxite e sisal. La coltivazione del riso è stata sostituita dal riso americano d’importazione, provocando l’esodo di massa verso le città all’interno di alloggi fatiscenti”.

La nostra solidarietà arriva sempre in ritardo. Dov’eravamo quando quelle ragazze haitiane si ammazzavano di lavoro davanti alle macchine saldatrici e andavano a dormire all’interno di baracche umide e ammassate della periferia di Port-au-Prince oggi ridotte ad un cumulo di macerie? E, soprattuto, perchè gli Stati Uniti, così bramosi oggi di ‘aiutare e ricostruire’, naturalmente manu militari, pensavano piuttosto ad esportare la democrazia in territori lontani migliaia di miglia, invece di risollevare le sorti di un paese a poche centinaia di km da Miami?

Non lo sapremo mai, se continuiamo a guardare i tg della sera.

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E’ ora di dire la verità su Israele

Posted by Marco su 6 marzo, 2009

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Le notizie raccontate dai tg e dai giornali ormai sono abiti firmati: dopo un pò passano di moda e nessuno più se ne occupa. Dopo la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi e dopo che si è disinformato a volontà sulla questione affrettandosi a schierarsi a favore di questa o quella parte, senza sembrare mai troppo estremisti, la guerra in Palestina è tornata nell’oblio. Perchè tanto, lì, tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo e non si risolverà mai nulla. Per questo motivo ho scelto di andare un pò controcorrente indossando un vecchio capo non più trendy e tradurre questo interessante articolo di David Icke, scrittore e documentarista inglese in materia di globalismo e poteri occulti. Le crude immagini che accompagnano il testo sono liberamente tratte dal suo sito. Invito chiunque avrà la pazienza di leggere l’articolo a rintracciare le somiglianze con quanto scritto e detto a riguardo da Paolo Barnard, di cui ho già parlato in un precedente post. Perchè è facile delegittimare qualcuno che osasse sostenere tesi alternative; nel caso di David Icke, ad esempio, basterebbe citare la teoria dei ‘rettiliani’ per far cadere la sua credibilità agli occhi di tanti. Ma quando più autori, partendo da storie personali diverse e usando gli stessi criteri di obiettività e trasparenza, giungono alle stesse conclusioni, allora, forse, parte della verità sarà già stata svelata.

E’ ORA DI DIRE LA VERITA‘ SU ISRAELE…SENZA TEMERE CENSURE. I CENSORI NON SONO D’ACCORDO? PAZIENZA.
di David Icke
10 gennaio 2009

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I territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania

Ciao a tutti…La popolazione del campo di concentramento noto come ‘Gaza’ viene in queste ore ripetutamente bombardata via aria e via terra dai bulli di Tel Aviv. I più avanzati aerei da combattimento e carri armati israeliani colpiscono obiettivi civili in questo devastato territorio che è ormai ridotto ad una prigione per esseri umani che il governo israeliano preferirebbe vedere morti. Il mondo assiste allo spettacolo di un popolo, i Palestinesi, continuamente colpito e distrutto da tiranni che agiscono in nome del vero potere nazionale: la Casata dei Rothschild. Siete voi, contribuenti americani e non, a pagare questo massacro premeditato. Gli aiuti americani a Israele ammontano a circa un terzo di tutti i finanziamenti esteri d’oltreoceano, nonostante gli israeliani costituiscano appena lo 0,001 percento della popolazione globale e possiedano il più alto reddito pro-capite nel mondo. E tutto questo senza considerare le donazioni delle multinazionali statunitensi e dei privati, che sono persino deducibili dalle tasse quando sono destinate all’esercito israeliano, come non accade in israel-icke_3nessuna altra nazione. Secondo i dati del 2007, il governo degli Stati Uniti ha dato più di 6,8 milioni di dollari al giorno al ricco Israele, riservando solo 300 mila dollari al povero e disperato popolo di Gaza e della West Bank [1]. L’esercito americano ha ‘favorito’ la crescita dell’esercito israeliano per più di un quarto attraverso l’erogazione media di 3 miliardi di dollari l’anno fino al 2007, cifra garantita per altri 10 anni. Questi ed altri sostegni fanno di Israele il più grande beneficiario dei finanziamenti militari degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Gli Usa sono anche i più grandi fornitori dello Stato d’Israele di aerei da combattimento, munizioni e altre tecnologie militari. Come risultato, Israele possiede la più grande flotta di F-16 del mondo, eccezion fatta per l’aviazione USA. John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, nel loro libro The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, scrivono: “Dalla Guerra del Kippur del 1973, Washington ha concesso ad Israele più finanziamenti che ad ogni altro stato. Dal 1976, Israele è il principale destinatario, su base annua, di assistenza economica e militare diretta degli Stati Uniti, e il primo in assoluto dalla Seconda Guerra Mondiale. I finanziamenti americani diretti ad Israele superano di gran lunga i 140 miliardi di dollari riferiti al valore che la valuta verde assumeva nel 2003. Israele riceve circa 3 miliardi di dollari ogni anno, che corrispondono approssimativamente ad un quinto dell’intero budget di cui gli USA dispongono per la politica estera. Il che equivale a dire che gli Stati Uniti offrono ad ogni cittadino israeliano un sussidio pari a 500 dollari l’anno. Questa generosità appare ancora più incredibile se si pensa che oggi lo Stato di Israele è una ricca potenza industriale con un reddito pro-capite pari alla Corea del Sud o la Spagna”. Perchè lo fanno? Perchè la Casata dei Rothschild controlla Israele e tutto il sistema politico americano? La rete che collega le due parti si chiama ‘Sionismo’ ed è una invenzione dei Rothschild, così come lo stesso Stato di Israele. Il potere della trama occulta dei Rothschild coinvolge Israele, Stati Uniti, Europa e anche oltre, seguendo gli stessi metodi che adottano i soldati israeliani quando attaccando i bambini inermi di Gaza. Mentre scrivo il numero di morti supera gli 800 palestinesi, tra questi donne e bambini, con migiaia di feriti, molti dei quali resi ormai invalidi a vita. Stanno bombardando innocenti disarmati che non avranno mai una spiegazione credibile alla prepotenza israeliana. Oh, uomini impavidi di Israele; oh, come Dio sarebbe fiero di voi: ‘Quando il Signore israel-icke_4tuo Dio ti avrà fatto entrare in queste nazioni e le avrai conquistate, tu dovrai completamente distruggerle. Nessun accordo con loro e nessuna pietà dovrai mostrare’. Deuteronomio, 7:1-4. Tutto quello che vediamo a Gaza, e abbiamo visto molte altre volte, in Palestina come in Libano, non è altro che lo sterminio descritto nel Vecchio Testamento: un freddo, organizzato e spietato sterminio. ‘Fu così che inviarono 12 mila soldati a Jabesh Gilead [2] con l’ordine di uccidere chiunque si trovasse in quel luogo, anche donne e bambini. “Questo è tutto quello che dovete fare”, dissero. “Uccidere tutti i maschi e le israel-icke_5femmine che non sono vergini”.’ Giudici, 21:10-24. ‘Dopo ascoltai il Signore dire agli altri uomini: “Seguite lui attraverso la città e ammazzate tutti quelli che non portano il segno sulla fronte. Non mostrate compassione; nessuna pietà! Uccideteli tutti, vecchi e giovani, ragazze e donne e bambini anche piccoli. Ma non toccate nessuno con il segno sulla fronte. Il vostro compito inizia proprio da qui, dal Tempio”. Così iniziarono uccidendo 70 capi. “Profanate il Tempio!”, ordinò il Signore. “Riempite i cortili di cadaveri! Andate!”. Così andarono e fecero come era stato loro ordinato’. Ezechiele, 9:5-7. Sono infinite le somiglianze tra il Dio sanguinario narrato nel Vecchio Testamento e le spietate e prive di anima Intelligenze Artificiali di Israele, o, per meglio definirle, i burattini dei Rothschild, perchè non hanno più cuore, nè comprensione o pietà di quanto non ne possa avere un pc da tavolo. Immaginate se l’Iran o qualunque altro stato al di fuori di Israele e USA (entrambi risorse Rothschild) facessero ciò che l’esercito israeliano sta facendo a Gaza. Ci sarebbe un’ondata di indignazione mondiale, non soltanto da Tel Aviv e Washington, si approverebbero risoluzioni ONU di ferma condanna nei confronti del Paese coinvolto e si discuterebbe della necessità di sanzioni o di intervento militare per ‘salvare gli innocenti’. Ma quando è Israele a farlo si assiste soltanto a pallidi richiami per una tregua, o auspici perchè termini la violenza ‘comprendendo le ragioni di Israele’, oppure, per far presto, come nel caso del Presidente del ‘Cambiamento’ Obama, silenzio. Questo è soltanto una piccola parte di ciò che altri si troverebbero ad affrontare dal momento che Israele è proprietà dei Rothschild e quindi non è soggetta alle stesse regole che tutti gli altri paesi devono invece rispettare. Come disse il precedente Primo Ministro d’Israele, Ariel Sharon: “Israele può avere il diritto di mettere gli altri in discussione, ma nessuno ha il diritto di mettere in discussione il popolo ebreo e lo Stato di Israele”. E il Primo Ministro Golda Meir, reiterando la stessa arroganza sionista: “Questa nazione esiste come adempimento di un promessa fatta da Dio. Sarebbe ridicolo chiederle di render conto della sua legittimità”. Ah, ma è tutto scritto nel Vecchio Testamento? Eureka, benissimo, allora fa quello che ti pare! La ‘Casa degli Ebrei’ è all’origine di una organizzazione verticistica con a capo i Rothschild composta da una rete globale di società segrete di famiglie di diversa estrazione nota col nome di Illuminati. Durante gli attacchi israeliani in Libano nel 2006, lo scrittore ebreo Barry Chamish raccontò di un incontro avuto con il nipote di Evelyn Rothschild, che lasciò la famiglia per diventare un Mormone (in realtà non l’ha fatto,israel-icke_6 ma è convinto del contrario). Chamish disse che questo nipote venne a conoscenza del fatto che soltanto 7 famiglie stessero godendosi i ‘frutti’ della guerra con il Libano. L’uomo aveva detto, a proposito dei Rothschild: “Israele è il loro giocattolo personale. Li rende ricchi e potenti. Non può essere distrutto”. I Rothschild finanziarono i primi insediamenti europei in Israele, manipolarono gli eventi in Germania favorendo gli orribili trattamenti a cui furono sottoposti gli ebrei e altri, e poi israel-icke_11usarono questo come pretesto per raggiungere il loro grande obiettivo a lungo termine: una roccaforte Rothschild-Illuminati in Palestina usando la popolazione ebrea come carne da macello da usare e abusare laddove necessario. Essi chiamarono il loro piano ‘Sionismo’. Questo termine è spesso usato per definire il popolo ebreo nella sua totalità, ma in realtà è un movimento politico ideato e sostenuto dalla Dinastia dei Rothschild e osteggiato da molti ebrei. I bulli israeliani spendono la maggior parte del loro tempo a condannare il terrorismo di altri paesi ignorando il fatto che il loro Stato fu creato attraverso incredibili atti di terrorismo compiuti da milizie armate come Irgun, Haganah e Stern, le cui stragi hanno permesso la nascita di Israele e del suo esercito, quello stesso esercito che oggi bombarda Gaza. Tra i principali leader di questi e altri gruppi terroristici spiccano i nomi di Menachem Begin, Yitzhak Shamir e Ariel Sharon, macellai che presto divennero Primo Ministro d’Israele e che ebbero perfino la faccia tosta di condannare il terrorismo arabo. Questi macellai oggi perseverano nel loro obiettivo di distruggere il popolo palestinese. Dopo che il Sionismo targato Rothschild ebbe realizzato lo Stato d’Israele nel 1948, si stima che 800 mila palestinesi divennero profughi fuggendo da quella che era stata la loro nazione. I loro discendenti si dice siano alcuni milioni. Oggi il mondo semplicemente resta a guardare, perchè lo Stato di Israele è ormai istituito per legge e nessuno più osa parlare di giustizia, legalità, decenza o pietà. Il progetto di annientare progressivamente il popolo palestinese inizia molto tempo prima della nascita dello Stato d’Israele. La Dichiarazione di Balfour del 1917, con la quale il governo britannico controllato dai Rothschild sosteneva la creazione della ‘Casa degli Ebrei’ in Palestina, recitava che ‘nessuno potrà intaccare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebree presenti in Palestina’. Ma il braccio destro dei Rothschild Chaim Weizmann avrebbe dichiarato successivamente: “Con tutto il rispetto nei confronti della questione araba,  il governo del Regno Unito ci ha detto che esistono anche diverse centinaia di migliaia di negri in quei luoghi e questo non costituisce un problema”. Da allora i palestinesi un problema non lo sono più stato e l’obiettivo di distruggerli è ora più che mai vicino. Un altro Primo Ministro d’Israele, ancora un terrorista che risponde al nome di David Ben-Gurion, non ha mai fatto mistero di questi propositi. Riguardo a Ben-Gurion, il precedente Primo Ministro, Yitzhak Rabin, in una versione senza censure delle sue memorie, pubblicata sul New York Times il 23 ottobre 1979, scrive: ‘Noi marciavamo là fuori e Ben Gurion ci accompagnava. Allon ripropose la sua domanda: “Che ne facciamo dei palestinesi?”. Ben-Gurion, con un cenno della mano, disse: “Scacciateli tutti!”. L’attuale ondata di attacchi nei confronti dei palestinesi di Gaza è soltanto l’ultima fase del loro distruzione pianificata. Gli israeliani hanno costretto i palestinesi a vivere in una sottile striscia di terra che è diventata un grande campo di concentramento in cui controllano tutto ciò che entra e esce, cioè persone, forniture di cibo, medicinali e ogni altro bene essenziale per la israel-icke_7sopravvivenza. Quando Israele ha chiuso i varchi, i palestinesi si sono ritrovati in trappola e in balia della insensibilità e spietatezza del governo e dell’esercito di Tel Aviv sotto la direzione dei Rothschild. israel-icke_9Uno scrittore ha recentemente descritto le condizioni in cui versano gli abitanti di Gaza nel modo seguente: ‘…Gli artigli di Israele chiudono Gaza come una bara sotto un assedio che continua da quasi tre anni, con una intensità tale che oggi il tasso di malnutrizione di Gaza è paragonabile a quello dell’Africa sub-sahariana, le acque di fogna scorrono a cielo aperto lungo le strade e inquinano il mare, le case vengono spianate con un omicidio di massa dopo l’altro; uomini, donne e bambini vengono fatti alzare da terra e poi uccisi; i bambini sono resi sordi a causa del continuo fragore delle bombe, la grande maggioranza di loro soffre di sindrome da stress post traumatico e molti di loro non hanno altra scelta che divenire “martiri”…’. E ora è anche peggio. Come può un intero popolo subire una così grande ingiustizia? A questa domanda è possibile rispondere soltanto attraverso la presa di conoscenza che i sionisti pensano davvero che esista un Popolo Eletto da Dio e che quindi i palestinesi sono da considerarsi poco più che bestie. Il Primo Ministro israeliano e terrorista Menachem Begin, in un discorso al parlamento definì i palestinesi ‘animali che camminano su due gambe’. L’ altro Primo Ministro e terrorista Yitzhak Shamir, invece disse ai coloni ebrei nel 1988 che i palestinesi ‘dovranno essere schiacciati come cavallette…le teste fracassate contro le rocce e i muri’. Il primo ministro israeliano e terroristat Ariel Sharon, successivamente ministro degli Esteri di Israele, confermò nel 1998 quale fosse il vero piano per i palestinesi: “Il governo di Israele ha il compito di spiegare alla pubblica opinione, con chiarezza e coraggio, alcune cose che nel tempo sono state dimenticate. La prima di queste è che non esiste Sionismo, colonializzazione, o Stato ebraico senza l’allontanamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”. Il piano consiste nell’uccidere o scacciare i palestinesi usando la povertà, la fame e la guerra e permettere così al Sionismo di divenire il ‘Grande Israele’. Quel piano è oggi a buon punto. All’inizio del 2008, il direttore dell’ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite disse che era ‘sconvolto’ dalla ‘triste e miserabile’ condizioni di Gaza. Il Sottosegretario Generale John Holmes condannò Israele per la chiusura dei varchi limitando i rifornimenti di cibo e altri materiali, che è quello che oggi sta accadendo. Egli disse: “Tutto questo rende indecente la situazione umanitaria qui a Gaza, il che significa che la gente non è più in grado di vivere degnamente come è loro diritto”. Ma loro sono soltanto ‘animali che camminano su due gambe’, giusto?
Richard Falk, relatore sui territori occupati per conto del Consiglio Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha anch’egli aspramente criticato l’operato di Israele a Gaza. Ma lui è ebreo, e quindi molto più pericoloso perchè il governo di Israele non lo può bollare come ‘antisemita’. O forse è uno che ‘odia se stesso’, cioè l’etichetta data a quegli ebrei che osano criticare Israele. L’audacia di Falk nel criticare la Terra Promessa nelle vesti di ufficiale ONU gli costò un fermo di 20 ore e il divieto di entrare in Palestina allo scopo di impedirgli di fare il suo lavoro e quindi documentare le condizioni di vita del popolo palestinese durante gli attuali attacchi militari aerei e terrestri. Il divieto di entrare gli arrivò nella metà di dicembre 2008, giusto in tempo per non assistere all’ultimo bombardamento su Gaza che gli israeliani sapevano bene sarebbe avvenuto. Clicca qui per vedere un intervista a Richard Falk.
13L’amministrazione Bush negli ultimi otto anni è stata dominata dai neo-conservatori, i cosiddetti ‘Neocon’, un gruppo ramificato di uomini composto da personalità aventi la doppia cittadinanza americana e israeliana e/o da sionisti come Paul Wolfowitz, Richard Pearle, Dov Zackheim, William Kristol, Robert Kagan, Elliot Abrams, Douglas Feith, John Bolton, Robert B. Zoellick, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e altri. Il padrino dei ‘neo-con’ è Leo Strauss, un ‘filosofo’ ebreo nato in Germania, che è dell’idea che l’umanità debba essere governata da una ‘elìte religiosa’. Ma naturalmente la stagione sionista nell’ammistrazione americana è conclusa perchè ‘Mr Cambiamento’ sta per entrare in cabina di comando. Allarme…magari. Barack Obama sta riempiendo la sua ‘nuova’ amministrazione con sionisti come Rahm Emanuel, nuovo Capo di Gabinetto della Casa Bianca. Il padre di Emanuele, Benjamin, è un sionista estremista che faceva parte del gruppo terrorista Irgun in Palestina di cui ho accennato prima e, in virtù di questo, è lecito aspettarsi una forte influenza pro-israeliana nella politica esteisrael-icke_10ra della nuova amministrazione americana relativamente al conflitto in Medioriente. Non dobbiamo stupirci, quindi, del silenzio di Obama durante il bombardamento israeliano di Gaza. Questa la dichiarazione di Obama sulla crisi palestinese (vedi foto accanto): “Hey, non ho nulla da dire. Sto per fare un ‘par’ qui….Chiedete al mio Capo di Gabinetto, lui è un rabbioso sionista e suo padre ha contribuito alla nascita di Israele, perciò sa benissimo quello che sta accadendo”. Il nuovo governo degli Stati Uniti si appresta a diventare schiavo di Israele per il semplice fatto che, per assicurarsi la presidenza, Obama ha avuto bisogno della approvazione della intera lobby sionista americana. Il suo vice-presidente, Joe Biden, è da tempo porta borse di Israele. Disse su una televisione israeliana: “Sono un sionista, non bisogna essere necessariamente ebrei per dirsi sionisti”. Il Segretario di Stato Hillary Clinton è un altro burattino di Israele che promise di annientare l’Iran qualora scatenasse un attacco nucleare contro la nazione scelta da Dio. Vorrebbe dire anche che annienterebbe Israele se lanciasse un attacco nucleare sull’Iran? Nossignore.
I palestinesi non hanno mai avuto alcuna possibilità perchè il tavolo delle trattative viene regolarmente boicottato, le regole del gioco truccate ed è sempre stato così. All’epoca della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Britannico controllato dai Rothschild promise ai Palestinesi l’indipendenza in cambio di un sostegno nella guerra contro l’Impero Turco-Ottomano. Gli arabi palestinesi accettarono e, coordinati dal Tenente Colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come ‘Lawrence d’Arabia’, sconfissero l’Impero Ottomano. Ma la loro ricompensa non fu l’indipendenza: furono assoggettati prima al Mandato della Corona britannica e poi all’Israele sionista. I palestinesi furono ingannati, come ammise Lawrence poco più tardi, e sono stati sempre ingannati a partire da allora. Tutte le ‘road maps’ o i ‘processi di pace’ sono sempre pensati per non raggiungere alcun obiettivo. Il loro unico interesse è quello di mantenere lo status quo fino a quando dei palestinesi non resterà più nulla.
Israele giustifica sempre le sue stragi come ‘rappresaglia’ contro le offensive del gruppo palestinese di Hamas, che ufficialmente controlla le ‘autorità’ di Gaza, anche se la parola ‘controllo’ non viene mai usata quando Israele decide chi e cosa deve uscire e entrare israel-icke_15nella Striscia di Gaza. Gli attivisti di Hamas hanno sparato razzi rudimentali uccidendo al massimo 4 persone. Terribile, vero, e non dovrebbe accadere. Non ho alcuna simpatia per Hamas, che è, a suo modo, un’altra tirannia, ma chiedetevi questo: “Cosa fareste nei panni dei palestinesi dopo 60 anni di soprusi e persecuzioni mentre il mondo sta a guardare?”. Rimuovi l’ingiustizia e verranno a cadere le motivazioni alla base della violenza scatenata da quella ingiustizia. Metti un popolo che si trova a scegliere tra l’accettazione del suo triste destino e aprire il fuoco e vedrai che alcuni si sentiranno costretti a sparare. Ma invece di affrontare le vere cause del problema, ovvero l’ingiustizia, Israele risponde con bombardamenti a taisrael-icke_14ppeto causando la morte di più di 800 persone e il ferimento di altre migliaia in pochi giorni, almeno il 90% dei quali sono uomini, donne e bambini che non c’entrano assolutamente niente con i lanci dei razzi. Nel 2007 sono stati uccisi 24 palestinesi per ogni israeliano. Questo è qualcosa di più che semplice ‘autodifesa’.
In accordo alle parole pronunciate due settimane prima dell’offensiva terrestre dal rappresentante ebreo delle Nazioni Unite Richard Falk: “Gli attacchi aerei dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza rappresentano una grave e massiccia violazione delle norme umanitarie internazionali definite dalla Convenzione di Ginevra, con riferimento sia alle costrizioni imposte da uno stato invasore che alla condotta di guerra…Queste violazioni comprendono:
– Punizione collettiva: l’intera popolazione di 1,5 milioni di persone della Striscia di Gaza è colpita a causa dell’azione di pochi militanti.
– Obiettivi civili: i missili israeliani vengono sparati contro aree civili in una delle zone a più alta densità di popolazione del mondo, certamente la più alta del Medioriente.
– Sproporzionata risposta militare: i missili aerei non hanno distrutto soltanto ogni ufficio della polizia e della sicurezza del governo eletto di Gaza, ma hanno anche ucciso e ferito centinaia di civili; un missile, stando a quanto riportato, ha colpito un gruppo di studenti che cercavano di raggiungere l’università”.

Tutta questa ferocia scagliata contro i palestinesi prende spunto dalla campagna di violenza dei gruppi terroristici sionisti per fondare lo Stato di Israele e dalla paura di essere chiamato ‘antisemita’ di chi si preoccupa di porre fine a questo male infinito. La dinastia dei Rothschild ha creato un network consolidato di associazioni ‘anti-odio’, come l’ADL (Lega Anti-Diffamazione) e moltre altre, con lo scopo di etichettare, negli Stati Uniti come in altri luoghi, come ‘antisemita’ o ‘razzista’ chiunque osasse criticare Israele o i suoi interessi. Politici (nonostante molti siano già stati terrorizzati e ridotti al silenzio), professori universitari, persone come me, e chiunque altro fosse intenzionato a rendere pubbliche queste israel-icke_16convinzioni, viene immediatamente condannato dall’ADL e accusato calunniosamente di ‘razzismo’ e di essere pilotato dalla ‘estrema sinistra’ per mettere in pericolo Israele e gli ebrei. E’ incredibile come queste menti malate possano pensare di essere un popolo eletto e soprattutto accusare gli altri di razzismo. Gli ebrei che sfidano la tirannia, come il superbo Norman Finkelstein, sono indicati come ‘disprezzatori di se stessi’ e, come risultato, spesso perdono il lavoro e il sostentamento. Le organizzazioni ‘anti-odio’ dei Rothschild fanno sfigurare ogni loro Grande Fratello.
Ma noi non possiamo, e NON DOBBIAMO, restare in silenzio sulla tragedia palestinese perchè abbiamo paura di cosa potrebbe accadere a noi stessi. Cosa siamo, conigli??
Non si tratta di razzismo; si tratta di fascismo e del costante attacco contro un popolo inerme e disperato. Non me ne frega niente di quello che ADL possa pensare di ciò che dico, o di coloro cosiddetti ‘di sinistra’ che ripetono a pappagallo le loro infantili propagande. Bisogna parlare e perciò qualcuno dovrà pur farlo. E, comunque, a tutti quelli che stanno attuando il progetto sionista, che è solo una parte di un progetto globale di ben più grande portata organizzato insieme alle famiglie degli Illuminati, non interessa nulla degli ebrei. Essi sono piuttosto un sacrificio di poca importanza nel nome di un obiettivo più grande. Come disse il Primo Ministro israeliano e terrorista David Ben-Gurion: “Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione perchè a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”. Che razza di mente malata può partorire un pensiero simile? La razza che ha guidato Israele dal 1948 sembrerebbe essere la risposta. Bisogna abbandonare quelle ridicole e infantili etichette come Ebreo, Gentile[3] o Musulmano e altre stronzate ingannevoli e unirci nel nome della pace e della giustizia per tutti. Non c’è una ingiustizia ebrea o una ingiustizia palestinese, c’è semplicemente ingiustizia. Giustizia per una parte e nessuna giustizia per l’altra significa giustizia per nessuno. La parola giustizia assume un significato solo quando è uguale per tutti, e il popolo palestinese non l’avrà mai finchè il mondo resterà in silenzio e volgerà lo sguardo dall’altra parte.

[1] Il termine inglese ‘West Bank’ indica ‘la sponda occidentale del fiume Giordano’, cioè la zona meglio nota col termine Cisgiordania.
[2] Jabesh-Gilead è un’antica città situata sulle sponde del fiume Giordano di cui si narra nel Vecchio Testamento.
[3] Per l’Ebraismo la parola ‘Gentile’ indica colui che non è ebreo.

L’articolo originale è consultabile qui.

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Delirio

Posted by Marco su 27 gennaio, 2009

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La necessità di schierarsi su ogni questione, i pregiudizi che viziano i dibattiti, i giudizi affrettati che suonano come premature condanne inappellabili, le opinioni espresse per partito preso e le forzature di chi è d’accordo ma deve gioco forza dissentire per non cadere in contraddizione con quanto detto in passato, rischiano spesso di rovinare il lavoro di chi si impegna, senza alcuna pretesa di successo, a diffondere una informazione alternativa e sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti importanti. Beppe Grillo è oggi divenuto il simbolo della cosiddetta ‘antipolitica’. E’ stato definito ‘guru’, ‘aizzapopolo’, ‘populista’, ‘demogago’, e chissà cos’altro. Sono stati scritti fiumi di inchiostro sulle sue presunte volgarità e su una possibile deriva antidemocratica e qualunquista della politica. Il rischio peggiore che corre chiunque si appresti ad ascoltare Grillo è quello di lasciarsi influenzare dalla moltitudine di opinioni sul suo conto. Perchè è chiaro che, se Grillo riempie le piazze e i palazzetti sparando a zero su banchieri, politici e giornalisti, in ordine gerarchico di Sistema, questi istintivamente reagiscono attaccando a loro volta con querele, dichiarazioni al veleno o censure mediatiche. E, dal momento che il cittadino si informa prevalentemente dalla tv, generatore principale di opinione pubblica interamente nelle mani del Sistema di cui sopra, di Grillo conosce prima le reazioni che ha scatenato e, solo in seguito, in pillole e in forma ridotta, le tesi all’origine della discussione. Nell’ultimo ‘Delirio’ di Beppe Grillo, il comico genovese parla infatti di come le tv e i giornali hanno raccontato gli eventi di piazza che ha organizzato. I ‘V-day’ sono stati descritti dalla stampa come manifestazioni di piazza all’insegna dell’insulto e del qualunquismo, mentre sul palco, tra tecnici di settore e rappresentanti della società civile, l’avvocato Vassalle ad esempio spiegava come fare causa alle banche ed ottenere la restituzione dei risparmi investiti in bond argentini. La rabbia di Grillo si scaglia anche contro coloro i quali lo accusano di arricchirsi. “E’ vero!”, ammette, “Sono ricco. Ma lavoro da 40 anni e con i soldi che mi date pago gli avvocati per gestire le querele che mi arrivano e li faccio fruttare proponendo leggi e raccogliendo firme che personalmente deposito in Cassazione”. A proposito della raccolta firme per i referendum, Grillo racconta, tra l’ilarità generale, il suo surreale incontro con il giudice Carnevale quando gli consegnò le firme raccolte e sottolinea i motivi per i quali, a suo parere, le modifiche di legge proposte (abolizione Ordine dei giornalisti, abolizione finanziamento all’editoria, abrogazione legge Gasparri) non vengono discusse. “Per discutere una legge deve essere presente il primo firmatario. E sapete chi è il primo firmatario?”, dice Grillo, piegando la schiena e sgranando gli occhi nella sua classica espressione, “Sono io!”. Lo spettacolo di Grillo non risparmia l’Alitalia e i principali attori della querelle che tiene banco nell’attualità da molte settimane. In particolare, di Ligresti e Colaninno, imprenditori della famosa cordata CAI, Grillo mostra sullo schermo i curricula giudiziari, mettendo a nudo l’inettitudine dei banchieri ai quali affidiamo i nostri soldi e della classe politica che li innalza a ‘salvatori della Patria’ e con loro scambia favori e conclude affari. Per chi conosce Grillo, il blog e tutte le sue battaglie, molte battute del suo spettacolo sono note e prevedibili. Fatta eccezione per la Biowashball, la miracolosa sfera di plastica in grado di lavare i tessuti in lavatrice senza l’ausilio di additivi chimici, che già qualche mese fa scomodò persino la Rai che imbastì una trasmissione (Mi manda Raitre) per sbugiardare Grillo riguardo ai suoi poteri pulenti, il numero uno dei blogger italiani presenta altri oggetti tecnologici ed ad impatto ambientale ridotto davvero interessanti e sostanzialmente sconosciuti ai più. Nella serata a cui ho assistito, e cioè quella al Datch Forum di Milano del 23 gennaio scorso, oltre alla sua carismatica e travolgente comicità, Grillo ha mostrato anche i suoi limiti. Limiti che probabilmente egli stesso ha deciso di non valicare. Mi riferisco alla questione del signoraggio bancario, immane frode finanziaria figlia di un vuoto legislativo che Grillo conosce bene, avendo conosciuto personalmente il prof. Auriti e avendone parlato con discreta dovizia di particolari in alcuni spettacoli precedenti. Ad un certo punto della serata, un ragazzo infatti gli urla di parlare di signoraggio e riserva frazionaria, ma Grillo molto abilmente si smarca con un paio di frasi sulla stampa delle banconote confuse nella frenesia del discorso e, ad un secondo deciso invito del ragazzo, con un distratto e successiavamente disatteso ‘poi ne parliamo’. Personalmente sono rimasto deluso dalla misura con cui ha elogiato il neo presidente americano Barack Obama, presentandolo come esempio da imitare per i nostri politici per le misure (allo stato attuale solo annunciate) in materia ambientale, per le professionalità di cui si è circondato e la sua estrazione popolare. Grillo dimentica, o forse vuole dimenticare, che Obama, nei ruoli chiave della gestione economica degli States, ha scelto, o è stato indotto a scegliere, uomini con un background a dir poco discutibile e che della recente crisi finanziaria avrebbero molto da spiegare, avendo ricoperto in passato ruoli di spicco all’interno di organismi monetari cruciali quali Fed, FMI e Banca Mondiale, come ho già illustrato in passato in questo post. Inoltre, Grillo dimentica, o forse vuole dimenticare, che Obama ha vinto soprattutto grazie a corposi finanziamenti provenienti da banche, multinazionali e lobbies, bersagli principali delle sue critiche in Italia. Dipingere Obama come l”uomo nuovo’, l’esempio da imitare, il politico proveniente dal basso e vicino all’esigenze del cittadino è fuorviante, oltre che falso. E, soprattutto, significa cadere nella rete della falsa informazione di propaganda. E questo Grillo dovrebbe saperlo bene. Il fenomeno Beppe Grillo va dunque inteso essenzialmente per quello che è: il risultato della intraprendenza di un cittadino ben informato che sfrutta la sua grande popolarità per condurre battaglie a suo avviso giuste e smuovere l’opinione pubblica. La sua sfera di influenza è a forte connotazione nazionale, però. Al di fuori di essa, esistono uomini in grado di prendere il suo testimone e portare avanti la causa con molta più efficacia.

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Le menti migliori

Posted by Marco su 3 dicembre, 2008

https://i1.wp.com/graphics8.nytimes.com/images/2008/11/07/us/politics/geithner190.jpghttps://i2.wp.com/www.sacramento.wliinc3.com/Perspectives/SummersLawrence_w.jpg

Barack Obama, l’uomo della speranza, delle rivincite razziali, del risorgimento economico, degli aiuti ai ceti bassi e il catalizzatore della nuova ondata di ottimismo all’origine dei sogni erotici di Riotta e Vespa, ha presentato la nuova squadra di governo che avrebbe l’arduo compito di traghettare gli States, e quindi il mondo intero, fuori dalla crisi economica. Tra gli uomini e le donne del team spiccano due personaggi in particolare, indicati da Obama come ‘le menti migliori’ da sfruttare contro la recessione economica: Timothy Geithner (a sinistra nella foto) e Larry Summers (a destra nella foto). Il primo sarà il prossimo segretario del Tesoro, il secondo Direttore del Consiglio Economico Nazionale. In Italia questi nomi non dicono nulla. Noi siamo alle prese con i ‘pizzini’ di La Torre e i capricci di Villari, due uomini importanti meno di un giocattolo rotto nella spazzatura al cospetto dei due di cui sopra. Il primo è presidente della Federal Reserve Bank, la Banca Centrale USA. La FED è il gruppo finanziario più potente al mondo. Non è federale, cioè della federazione degli stati, come ingannevolmente il suo nome suggerisce, ma è privata. I suoi azionisti sono banchieri internazionali appartenenti all’asse Londra-Washington. I profitti della FED partono dalle tasche dei contribuenti americani per finire in quelle delle grandi famiglie dei Rothschild, Rockefeller, J.P. Morgan, Goldman e Sachs. La Federal Reserve stampa i bigliettoni verdi detti ‘dollari’ e li presta allo Stato compiacente gravandoli di interesse a carico dei cittadini. Si appropria illegalmente del valore della moneta incassando il signoraggio sulla emissione e sfruttando un meccanismo consolidato da secoli e difeso anche col sangue di John Fitzgerald Kennedy. L’attività di emissione della moneta, la sua distribuzione e la raccolta degli interessi sul debito sono al centro di spirali di potere su sfera mondiale e rappresentano il cuore del business delle banche centrali di tutto il mondo e la maggiore fonte di profitto dei loro azionisti. Larry Summers è stato già segretario del Tesoro nell’amministrazione Clinton. E’ un protetto di Rockefeller, capostipite della storica dinastia che oggi è uno dei più importanti epicentri del potere occulto globale. Summers è stato rettore dell’università di Harvard e chief economist della Banca Mondiale. Geithner, invece, è stato direttore del Dipartimento Revisione e Sviluppo del Fondo Monetario Internazionale. La Banca Mondiale e il FMI sono due enti burocratici nati sul finire della Seconda Guerra Mondiale a Bretton Woods, nel New Hampshire. Questi due enti, a cui nel 1995 si aggiunse l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), sono i promotori della liberalizzazione dei mercati, della globalizzazione del commercio e della imposizione di politiche economiche, detti ‘programmi di aggiustamento strutturale’, che hanno causato, a partire dagli anni Ottanta, debito, povertà, carestie e guerre in molte parti del mondo. Accompagnati dalle teorie economiche di questi ‘luminari’ partoriti dalle più prestigiose università americane e inglesi, i tentacoli delle istituzioni di Bretton Woods si estendono ovunque. Si tratta di organizzazioni internazionali filo-massoniche che instillano nelle società e nei governi la cultura del debito e della fiducia nel mercato globale. Gli uomini che dettano le regole monetarie e commerciali sono cinici e spietati. Non rispettano alcuna legge etica ed agiscono esclusivamente in nome della carriera e del profitto. Larry Summers, ad esempio, nel 1991 fece parlare di sè per un memorandum in cui espose la sua agghiacciante teoria relativa allo smaltimento di rifiuti tossici. Il neo consigliere economico di Obama sosteneva (e nulla fa pensare che oggi la pensi diversamente) che i paesi sottosviluppati siano anche sottoinquinati. Secondo Summers, i rifiuti tossici provenienti dai paesi industrializzati del Nord del mondo è giusto che siano scaricati nei paesi poveri e a bassa densità di popolazione come l’Africa, per il semplice motivo che “la richiesta di un ambiente pulito per motivi estetici e di salute è direttamente proporzionale al reddito di una nazione”. In breve, l’idea di quest’uomo, di cui nessuno purtroppo si prende la briga di spulciare il passato, è quella di avvelenare le terre della gente povera perchè tanto, prima o poi, moriranno e non avranno più bisogno di aria pulita. L’aberrante idea di Summers fu per fortuna resa pubblica e condannata apertamente dall’allora ministro dell’Ambiente del Brasile José Lutzenburger, che non a caso fu allontanato subito dopo. L’ex dirigente della Banca Mondiale si distinse anche per aver affermato che le donne sono ‘biologicamente inferiori all’uomo’. Dichiarazione che lo costrinse a lasciare il rettorato di Harvard nel mezzo di furiose polemiche. Larry Summers fa parte di quella schiera di affaristi senza scrupoli che tendono a fare di tutto il mondo un unico grande Paese, in cui le merci sono scambiate su mercati globalizzati penalizzando le economie nazionali. I giornalisti non indagano, le tv non gli dedicano programmi, l’opinione pubblica è completamente all’oscuro della loro identità ed estrazione. Banca Mondiale, FMI, WTO e le banche centrali sono centri di potere assimilabili ai partiti, ma completamente antidemocratici. Non sono legittimati dalla gente, che però si trova costretta a subire le loro scelte in materia di economia, che è alla base di ogni mutamento sociale e infrastrutturale. Essi sono paraventi dietro i quali si nascondono dei fantasmi, uomini senza volto e senza nome, le ‘menti’ che governano il mondo. Quelle menti di cui oggi il presidente del presunto cambiamento Barack Obama si sta circondando, cedendo ad un ricatto non difficile da immaginare se pensiamo che i maggiori finanziatori della sua campagna elettorale sono state le banche. Il futuro non sarà migliore. Perchè cambia la faccia, ma non il cervello. No, he can’t.

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