Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

La pulizia etnica della Palestina

Posted by Marco su 25 settembre, 2010

Nel 1948 si è consumato uno dei più gravi crimini contro l’umanità che la storia ricordi. Il secondo conflitto mondiale era appena finito e un popolo, quello ebreo, decimato dalle persecuzioni naziste, cercava una terra dove stabilirsi, riunirsi e diventare Stato. La terra prescelta era quella indicata dalle sacre scritture: la Terra Promessa. Promessa da Dio ad un popolo che aveva subito la tragedia dell’Olocausto e meritava pace, serenità e futuro. Ogni cosa sembrava perfetta: dolore, sopruso, morte, e rinascita. Tutto nel nome di Dio, anzi Jahveh. Peccato che questo sia avvenuto a spese di un altro popolo, totalmente estraneo alle sofferenze degli ebrei: i Palestinesi. Questi si erano macchiati dell’unica colpa di trovarsi in una terra che i teorici del Sionismo avevano deciso dovesse diventare la loro terra, e dei loro discendenti. Lì, all’ombra degli aranceti, sarebbe nato uno Stato guidato da leader accomunati dalla ferrea volontà di nascondere e far dimenticare l’orribile e violenta genesi d’Israele.

La storia della Nabka (termine arabo cui si intende la ‘catastrofe’ o ‘tragedia’ del popolo palestinese) inizia nella Casa Rossa di Tel Aviv, edificio che ospitava il quartiere generale dell’Haganà, organizzazione armata clandestina sionista che, insieme all’Irgun e Stern, mise in atto il piano Dalet, il programma di sterminio e allontanamento dei Palestinesi dalle loro terre. In pochi mesi i soldati israeliani distrussero 531 villaggi arabi e svuotarono 11 quartieri urbani. 800.000 palestinesi furono allontanati con la minaccia delle armi dalle loro case e da terre che rappresentavano la loro storia e la loro ricchezza, forti di una tradizione contadina tramandata per secoli attraverso le generazioni.

Safad, Giaffa, Deir Yassin, Acri, Baysan, Sirin, Dawaymeh. Villaggio dopo villaggio, agglomerato urbano dopo agglomerato urbano, le armate ebraiche annientarono il popolo palestinese inanellando una serie incredibile di efferati rastrellamenti e gettando migliaia di famiglie in un baratro di disperazione, solitudine e morte per molti anni a venire.

Le ragioni di questi atti terroristici risiedono nelle idee di uomini come Theodore Herzl e Leo Moztkin, che alla fine del diciannovesimo secolo posero le basi del Sionismo. Il progetto sionista consisteva essenzialmente nella creazione di uno stato ebraico indipendente e popolato interamente da persone di razza ebraica; questo stato sarebbe nato nelle terre di Palestina, secondo i sionisti per lo più deserte o popolate da sparute comunità di arabi senza arte né parte, quindi carne da macello per le armate giudee, che agli ordini di uomini come David Ben Gurion, Menachem Begin, Ariel Sharon, considerati ‘padri della patria’ nell’attuale Israele, si incaricarono di tradurre in azione le idee pianificate a tavolino dagli strateghi sionisti.

Partendo dai diari di Ben Gurion, da documenti ufficiali israeliani e dai racconti dei superstiti, lo storico israeliano Ilan Pappe, esibendo un raro coraggio nel mettere in discussione la legittimità del suo paese, ricostruisce la vera storia del conflitto israelo-palestinese, dalla lucida e cinica dearabizzazione della Palestina del 1948, resa possibile anche dalla complice indifferenza della Gran Bretagna mandataria e seguita da risoluzioni ONU tutt’altro che eque e pacificatrici, fino agli ipocriti negoziati di pace degli ultimi 20 anni, che hanno visto il presidente USA di turno tentare di mediare tra le parti in causa ignorando i punti fondamentali della questione mediorientale: il rientro dei profughi del ’48 e la definizione corretta dei confini preestistenti alla ‘Guerra dei Sei Giorni’ del 1967.

La grande verità che emerge da queste pagine è che tutta la questione israelo-palestinese sia stata posta dai media occidentali in maniera errata. Essi, infatti, ignorano sapientemente episodi cruciali del conflitto, la cui conoscenza oggi modificherebbe sensibilmente l’opinione pubblica internazionale sul tema. Non si può negoziare sul congelamento degli insediamenti coloniali e sui confini della Cisgiordania e della Striscia di Gaza senza ricordare che si sta parlando di territori che rappresentano solo il 22% della Palestina originaria. Sarebbe come occupare l’appartamento accanto e, cedendo alle pressioni di tutti i condomini, concedere al vicino, nel frattempo costretto a dormire sulle scale, di accettare un accordo col quale ci si impegna a restituirgli solo il tinello e lo sgabuzzino.

Esiste un torto a monte, un peccato originale che macchia la candida veste democratica di Israele, e cioè la storia di villaggi distrutti, case bruciate, esprori di terre, esecuzioni sommarie, stupri e deportazione di migliaia di profughi palestinesi, i cui discendenti oggi si stima siano 2,5 milioni. A questo è seguita una politica di continue minacce ed espansioni territoriali da parte di Israele, intervallate dalle rappresaglie spesso violente dei palestinesi, culminate con la guerra del ’67 e l’acquisizione di nuovi territori.

E’ importante capire questo prima di affrettarsi a condannare i rifiuti da parte dei vari leader palestinesi di apporre la firma su accordi di pace quasi sempre a loro sfavorevoli o etichettare come terrorismo gratuito episodi di resistenza palestinese contro la prepotenza israeliana. Oltre a raccontare un importante capitolo della storia recente, La pulizia etnica della Palestina aiuta a comprendere gli attuali equilibri politici che ruotano attorno alla questione del Medio Oriente e i possibili scenari futuri, e soprattutto a schivare le insidie dei mezzi di informazione occidentali, anche italiani, ormai smaccatamente vocati alla propaganda filo-atlantista.

22 settembre 2010, CNN. Larry King intervista Mahmud Ahmadinejad:

King: Gli Stati Uniti sostengono Israele perchè un’enorme quantità di persone è stata sterminata per il solo fatto di essere ciò che sono. I morti furono tra i sette e gli otto milioni. Noi siamo un paese umanitario, per questo aiutiamo Israele. Molti ebrei hanno scelto di vivere qui. E molti ebrei hanno creato uno stato in Israele perchè vogliono vivere in pace. Anche Castro ha dichiarato che esiste il problema dell’antisemitismo e tutti noi siamo chiamati a riconoscerlo.

Ahmadinejad: E’ davvero questa la motivazione dell’apporto che gli USA offrono a Israele, la difesa dei diritti umani?

King: Certamente.

Ahmadinejad: Dove furono uccise queste persone? Furono uccise in Palestina? Per mano dei Palestinesi?

King: Non è importante dove furono uccise, ma il fatto che morirono.

Ahmadinejad: Bene, allora, dal momento che in Iraq sono morte un milione di persone, per lei sarebbe un problema se gli iracheni decidessero di occupare gli Stati Uniti? Sono morti in Iraq. Lei accetterebbe il fatto che gli iracheni si stabilissero negli Stati Uniti?

King: Sta dicendo che gli Stati Uniti hanno commesso un genocidio? E’ questo che sta dicendo, vero?

Ahmadinejad: Si, ed è accaduto in Iraq come in Afghanistan. Ma questo è un altro discorso. Io voglio sapere da lei se, quando in un paese vengono violati i diritti umani delle persone, seguendo il suo ragionamento, ipotizzando quindi realistiche le sue affermazioni, questo autorizzerebbe gli oppressi ad andare ad occupare un’altro paese? Esiste una logica in tutto questo? Secondo lei, seguendo questa logica, ci sarebbe ancora un posto davvero sicuro nel mondo?

3 Risposte to “La pulizia etnica della Palestina”

  1. Massimo said

    in rete gira questo dossier sulle frottole del signoraggio:

    http://digilander.libero.it/togiga/signoraggio.pdf

    e un gruppo facebook che debunkera le idiozie dei complottisti:

    http://www.facebook.com/pages/Signoraggio-informazione-corretta/279217954594

    la teoria del complotto del signoraggio è una bufala di stampo neonazista

    http://signoraggisti.blogspot.com
    http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio
    http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio_in_Italia
    http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_del_complotto_sul_signoraggio

    occhio😉

    Segnalo anche questi video:











    Il signoraggio si studia nelle università, dietro di esso non c’è nessun complotto e soprattutto non c’entra una mazza con il debito pubblico. Magari sarebbe meglio ascoltare più professori universitari, tecnici ed esperti invece di credere a tutto quello che i complottisti mettono su internet

    Il concetto di signoraggio e quanto ruota attorno all’emissione di moneta ed alla sua gestione Banche/Stati, ha dato luogo a montature populiste dei furbetti di turno che portano a far credere concetti di pura fantasia ed inesistenti proiettandoli su piccolissime basi di verita’ alla gente.
    Trattandosi nella realta’ di un argomento piccolissimo, di nicchia, ma che si presta a mitiche e fantastiche interpretazioni, non trovando facilmente altre fonti esplicative adeguate in rete, la gente finisce col subirne il coinvolgimento nei proclami allarmistici dei parolai e venditori di fumo di turno, volti esclusivamente a far puntare l’attenzione di detta gente su un problema di fatto ridicolo, distogliendola dai problemi reali, concreti e ben piu’ imponenti, al fine renderli meno evidenti, meno discussi e di fatto meno comprensibili.

  2. Marco said

    Ciao Massimo.
    Interessanti i tuoi suggerimenti per informarsi sul signoraggio.
    Devo dirti però due cose:

    – Attenzione a definire di stampo neonazista tesi sostenute da esperti di finanza, imprenditori, avvocati, giuristi e professori universitari. Parlo di Benetazzo, Miclavez, Della Luna, Augusto Molinari, Giacinto Auriti.

    – Non so se te ne sei accorto, ma il post verteva su altro.

  3. […] […]

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