Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Il paradosso nucleare

Posted by Marco su 6 maggio, 2010

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare (TnP) è un accordo stipulato nel 1970 a cui aderiscono 189 paesi. Praticamente tutti, eccetto Israele, India, Pakistan e Corea del Nord. Lo scopo del trattato è il progressivo smantellamento delle testate nucleari esistenti e la promozione di un utilizzo pacifico del nucleare, fermo restante il divieto di condurre nuovi progetti di sviluppo di armi atomiche. Questo scopo, nobile e condivisibile sulla carta, inevitabilmente comporta che una mancata ratifica del trattato equivale a dichiarare guerra al resto del mondo o comunque a non condividerne le spinte pacificatrici. Con le dovute eccezioni, però. Dal momento che possiede testate nucleari e non ha ratificato il TnP, Israele dovrebbe infatti figurare nel novero degli ‘stati canaglia’ e meritare lo sdegno del segretario di Stato Hillary Clinton. Ma questo non accade, perchè Israele, nonostante tutto (inclusi gli insediamenti coloniali e le continue vessazioni ai danni dei palestinesi), è il partner storico degli USA e suo principale avamposto nel ricco Medio Oriente. Fin qui, nulla di particolarmente nuovo o sorprendente. Il vero paradosso si manifesta quando la disapprovazione degli USA e di altri paesi occidentali (tra cui l’Italia), i cui delegati hanno abbandonato la sala del Palazzo di Vetro dell’ONU in segno di protesta per le parole di Ahmadinejad, si riversa nei confronti di un paese che ha ratificato il TnP e che non possiede alcuna testata nucleare, cioè l’Iran.

La situazione è dunque la seguente: da un lato abbiamo un paese, gli Stati Uniti, che dichiarano di avere 5513 testate nucleari sul suo territorio, a cui si aggiungono altre in giro per il mondo, tra cui 480 solo in Europa; dall’altro l’Iran, un paese di cui non si ha notizia circa la detenzione di armi nucleari, che possiede uranio arricchito al 3% (20% è il limite per usi civili, più del 90% per usi militari) ed ha dichiarato più volte di portare avanti i suoi progetti nucleari per scopi esclusivamente civili (approvigionamento energetico), che ha acconsentito alle ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ed ha aderito al TnP. Ma, nonostante le evidenti disparità di condizioni, incredibilmente sono gli USA a fare la voce grossa all’indirizzo dell’Iran, colpevole di ‘non valorizzare il trattato di non proliferazione’. Un trattato che gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali hanno invece dimostrato di valorizzare mandando solo delegati o segretari all’assemblea ONU, al contrario dell’Iran, di cui Ahmadinejad era l’unico capo di Stato presente tra i paesi che lo hanno ratificato.

Qual’è la colpa di Ahmadinejad che starebbe per portare la corazzata moralizzatrice della c.d. comunità internazionale ad infliggere nuove sanzioni all’Iran? E’ tutto nelle parole pronunciate dal leader ayatollah davanti all’assemblea ONU, che potete ascoltare nel video in alto o leggere integralmente qui.

In sintesi, Ahmadinejad chiede che, unitamente alla non proliferazione nucleare, gli stati si impegnino sul disarmo, cioè sulla distruzione delle armi atomiche attualmente a disposizione negli arsenali; che l’AIEA espella dal suo interno gli Stati Uniti, perchè è irragionevole pensare che paesi che considerano le armi atomiche motivo di superiorità e arma di ricatto verso stati più deboli e che hanno già fatto uso della bomba atomica in Giappone e di uranio impoverito in Iraq possano autodisarmarsi ed essere credibili ed affidabili nel processo di non proliferazione nucleare; che gli USA ritirino le armi atomiche americane dal Giappone, Italia (50 ad Aviano, 40 a Ghedi Torre), Olanda e Germania; l’attuazione della risoluzione della conferenza del 1995 sulla Free Nuclear Zone in Medioriente (attualmente l’unica potenza nucleare del Medioriente è Israele, con più di 400 testate atomiche).

Inoltre, l’Iran ha accettato la proposta dell’AIEA di scambiare con l’estero materiale nucleare arricchito al 20% con materiale al 3%, per fugare i timori di quanti pensavano che lasciare la repubblica islamica arricchire l’uranio in casa propria costituisse una minaccia alla sicurezza globale. L’unica condizione che Ahmadinejad ha chiesto è stata che questo scambio avvenisse sul territorio iraniano, e non altrove, per consentire un migliore controllo. Mi sembra un atteggiamento collaborativo e ragionevole, che certo non viola i principi del TnP, ma che fa a pugni con l’idea artatamente costruita dai media che vuole un Iran alacremente al lavoro per costruire in gran segreto la bomba atomica e distruggere Israele. Le dichiarazioni di Obama e del suo segretario di Stato Hillary Clinton, che si sono affrettati a richiamare Ahmadinejad al “rispetto degli obblighi internazionali”, pena isolamento internazionale e diminuzione di sicurezza (sic) e prosperità (sanzioni, embarghi), accusandolo “di fare di tutto per distrarre l’attenzione dalle sue responsabilità mettendo a rischio il TnP”, sono da inquadrare proprio nell’ottica di conservazione di questa immagine posticcia, che ha come obiettivo l’accentuazione della contrapposizione fra Iran, libero e indipendente, e il resto del mondo globalizzato (leggi USA) in vista della prossima patetica guerra nella terra degli scià.

Fino a quando gli Stati Uniti non faranno i conti con il loro passato non potranno mai avere la presunzione nonché l’autorità morale di dettare il presente e pianificare il futuro di altri paesi, e l’unica cosa che saranno in grado di fare è abbassare la testa ed abbandonare la sala.

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