Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Archive for the ‘Economia e Finanza’ Category

Banca Rotta, show finanziario a teatro

Posted by Marco su 4 giugno, 2009

crisi finanziaria

Parlare di crisi economica è diventato un esercizio molto facile. E’ sufficiente dire che ci troviamo in una congiuntura mondiale negativa, la Borsa crolla, il mercato è fermo, le imprese licenziano e non si arriva a fine mese, le vacanze durano meno, il Suv va in permuta, la spesa al discount e la bottega sotto casa che chiude. C’è la ‘crisi’, ripetono le tv e i giornali. Ma cos’è questa crisi? Cosa l’ha generata davvero? Questo è più difficile da spiegare. Provano a farlo Eugenio Benetazzo e David Parenzo, il primo operatore di borsa indipendente, il secondo giornalista di Telelombardia, mettendo in scena uno show finanziario, uno spettacolo che ha come obiettivo primario promuovere il libro intervista ‘Banca Rotta’, di cui si è già parlato in questo blog, ma anche quello di divulgare materie ostiche come economia e finanza usando un linguaggio scevro di tecnicismi ma più diretto ed efficace. Lo spettacolo si regge sulla frizzante dicotomia tra l’analista informato e disilluso e il giornalista embedded, che crede ai dogmi del Sole24ore e rifugge le opinioni non allineate e le voci dissonanti. L’attuale crisi economica ci viene presentata dai media come una specie di vento di scirocco: non si vede, ma si sente. Non si capisce bene dove nasce, ma sappiamo dove va a finire e cosa provoca.

Usando una terminologia spesso allusiva e mostrando ironiche e talvolta dissacranti diapositive su schermo, Benetazzo passa in rassegna le ragioni che hanno portato l’economia a collassare, trascinando con sè i sogni di benessere che i sostenitori del libero mercato avevano indotto. L’entrata della Cina e l’India nel WTO e la continua delocalizzazione della produzione hanno costretto le imprese a chiudere gli stabilimenti in occidente per riaprirli nei paesi a manodopera a basso costo, mentre i prodotti venivano consumati nei paesi con più alta propensione al consumo, cioè quelli occidentali, dove però le aziende avevano chiuso e il tasso di disoccupazione era cresciuto. Questo meccanismo si è tradotto in paghe da fame per i lavoratori di paesi come Taiwan o Indonesia, schiavizzati e privi di ogni diritto e tutela sociale, e massivo credito al consumo, cioè indebitamento, nei paesi ricchi, su prodotti di ogni natura, persino al supermercato. L’incantesimo della globalizzazione ha generato l’illusione del benessere duraturo confidando nella tenuta dell’economia nel lungo periodo, mentre il lavoro mancava o diveniva precario, con il risultato di un aumento generalizzato del livello di debito fino al fenomeno capillare dei mutui inevasi e alla scomparsa del ceto medio, con un progressivo peggioramento delle condizioni psicologiche dei soggetti più deboli che sempre più spesso trovano nel suicidio l’unica soluzione ai problemi. Per non parlare delle tensioni sociali che rischiano di ingenerarsi quando l’oggetto del contendere è un debito insoluto.

Benetazzo avverte che bisogna stare alla larga dai facili inviti all’ottimismo provenienti dalla politica. Bisogna capire, innanzitutto, e guardare in faccia la realtà. Oggi le mense della Caritas non sono frequentate solo da clochard, ma anche da padri e madri di famiglia che qualche anno fa poteva dirsi benestante. Ricordo un documentario straziante trasmesso dalla Rai in una terza serata inoltrata di un venerdi di qualche mese fa, che mostrava donne e uomini distinti fare la spesa tra gli scaffali della Caritas. Attualmente ci sono tanti professionisti senza lavoro e anziani con pensioni irrisorie (400 euro al mese) che non riescono più a vivere dignitosamente. In Italia però questa realtà viene mostrata in tv solo all’una di notte nel weekend, cioè dopo una settimana di inviti a spendere per superare la crisi e puntate monotematiche di Matrix e Porta a Porta su Barbara d’Urso o sulle diete dei vip.

Negli ultimi mesi ci sono stati disordini sociali legati alla crisi economica in numerosi paesi, ricorda Benetazzo. In Inghilterra, Islanda, Grecia, in Russia e nell’Europa dell’Est la gente è scesa in strada a protestare contro la politica economica dei loro governi. In Francia si è giunti perfino a sequestrare un manager che minacciava licenziamenti. In Italia invece, a dispetto dei timori di qualche politico, non è successo nulla di rilevante. Non ancora, almeno. Per adesso, gli unici argomenti che tengono banco nell’ex Belpaese sono le orge di Villa Certosa e la nuova squadra di Kakà.

Non ha senso parlare dei metodi per difendersi dalla crisi se prima non si analizzano i modelli economici fallimentari che l’hanno generata, ci si confronta con il reale stato delle cose e si individuano i responsabili. La Borsa, questa sconosciuta. Eppure, ricorda Benetazzo, esperto operatore finanziario, la Borsa è il termometro dell’economia reale. Non produce ricchezza, ma la sposta e segnala in anticipo gli scossoni all’economia reale. Gli scenari internazionali preannunciano un futuro in cui le monete uniche la faranno da padrona. Gli States e il Canada stanno già preparando la strada all’Amero, moneta unica che fonderà le due economie d’oltreoceano. E l’Euro insegna. Nell’America Latina ci sarà il Sucre, conio che unificherà gli scambi commerciali di Bolivia, Cuba, Repubblica Dominicana, Honduras, Nicaragua, Venezuela ed Ecuador. Tra tre anni, prevede Benetazzo, che parlava di crisi economica già nel 2006, il rapporto debito/Pil in Italia sarà al 125%. L’Argentina del default l’aveva al 130%. L’Italia potrebbe diventare la nuova Argentina, quindi. Abbiamo tutte le carte in regola: politici corrotti, imprese chiuse e famiglie sul lastrico. Ma per la consapevolezza della gente ripassare più tardi.

Lo show finanziario messo in piedi da Benetazzo e Parenzo non era quello che mi aspettavo. Avrei preferito che questi argomenti fossero trattati con maggiore serietà e compostezza, per evitare il rischio di trasferire al pubblico quel senso di impotenza che si traduce in una risata liberatoria. Non ne abbiamo bisogno, perchè tutti noi stiamo già annaspando in un fiume impetuoso e volgare di ignoranza. E non mi riferisco ai reality show, ma alle penose performance televisive dei politici, che dimenticano troppo spesso di rappresentare una nazione intera e non se stessi o il partito di riferimento, e ai giornalisti, il più delle volte propensi al raccontare quello che vedono tutti piuttosto che indagare i fatti. Forse il nostro Paese paga la totale assenza di intellettuali, come ricorda Oliviero Beha nel suo ultimo libro, o una libertà di espressione narcotizzata da interessi in conflitto con il potere. Il mondo cambia un pò tutti i giorni, davanti agli occhi, e in barba al cervello.

Concludo con alcune parole di Giorgio Gaber, un uomo che aveva capito tante cose, in una canzone-prosa intitolata ‘Il Mercato’, che introduce lo spettacolo e di cui consiglio, prima dell’ascolto, la lettura integrale del testo.

“Il mercato è un ordigno innescato
un circuito completo
è la grande invenzione
è l’atomica dei più potenti
è una competizione tra le più disumane
senza pietà per il massacro dei perdenti”

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Banca Rotta

Posted by Marco su 18 marzo, 2009

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Di Eugenio Benetazzo ho già parlato diffusamente in precedenti post. Mi limito qui a dire, per chi non lo conoscesse ancora, che è un giovane esperto di finanza, broker indipendente e analista economico divulgativo. Tiene seminari in tutta Italia, scrive saggi e partecipa a trasmissioni televisive, in particolare su circuiti regionali privati. Già nel 2005, in tempi non sospetti, mentre i giornalisti economici embedded de Il Sole 24ore o gli editorialisti di Repubblica e Corsera si dimenavano in analisi e previsioni a breve termine, Benetazzo delineava gli scenari a cui stiamo assistendo oggi: la crisi dei mutui, la stretta del credito, il fallimento dei grandi gruppi bancari. Nel 2006, infatti, pubblicava un libro dal titolo: “Duri e puri. Aspettando un nuovo 1929”. Se il servizio pubblico offrisse un servizio pubblico inviterebbe personaggi come Benetazzo ogni giorno in tv in questo periodo. Purtroppo, però, la tv che conta gli ha permesso una sola e fugace apparizione. Benetazzo appartiene a quella schiera di professionisti che in Rete hanno guadagnato credibilità e popolarità con la forza delle idee e della indipendenza intellettuale, e dei quali questo blog, dalla sua nascita, cerca di diffondere i contenuti. L’ultimo lavoro di Eugenio Benetazzo è Banca Rotta, un libro-intervista in cui il broker veneto, rispondendo alle domande del giornalista e conduttore di Iceberg su TeleNordEst David Parenzo, dipinge con chiarezza e dovizia dei particolari il quadro della situazione economico-finanziaria del nostro paese, guidando il lettore attraverso le insidie pratico-concettuali di mutui subprime, polizze index linked e fondi di tutela dei depositi. Chi è abituato a leggere i soliti giornali si accorge subito che il piglio con cui gli argomenti vengono trattati è diverso. Non troverete forbite e tecnicistiche frasi ipotetiche che lasciano il dubbio che possa accadere tutto e il contrario di tutto, ma parole semplici che descrivono il cuore del problema e come venirne fuori, o per lo meno difendersi. In questo breve ‘manuale di sopravvivenza economica alla crisi’, come recita il sottotitolo di copertina, è possibile reperire consigli e chiarimenti essenziali per capire ciò che sta accadendo nei mercati mondiali e quali accorgimenti il piccolo risparmiatore può usare per evitare il collasso. Il primo strumento per difendersi dalla crisi è e resta comunque l’informazione, quella libera e indipendente. Benetazzo non lo vedremo mai a Matrix o l’Infedele, teatri di burattini addestrati a disquisire della leadership di Berlusconi o dello scioglimento di Alleanza Nazionale, come prevedeva l’indegno copione dell’altra sera, ma è possibile ascoltarlo e vederlo sul suo canale YouTube o leggerlo sul suo sito. Lasciate partire le ‘video pillole’ di Benetazzo o gli spezzoni di Iceberg su TNE nell’esatto istante in cui inizia la sigla di ‘Porta a Porta’. Poi alzate il volume delle casse del pc e togliete l’audio alla televisione. L’effetto sarà quello di assistere finalmente ad un vero approfondimento politico e una tv dalla parte del cittadino. Almeno fino a quando Simona Izzo non ci racconterà che ha dovuto rinunciare al Suv a causa della crisi economica.

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Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale

Posted by Marco su 5 febbraio, 2009

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Michel Chossudovsky insegna economia nell’Università di Ottawa, in Canada. E’ un profondo conoscitore della finanza internazionale ed esperto del cosiddetto fenomeno della globalizzazione economica. Il suo libro ‘Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale’, edizione arricchita del precedente ‘Globalizzazione della povertà’, è una feroce e documentata denuncia rivolta contro i sostenitori del libero mercato e l’apertura delle frontiere nazionali agli scambi commerciali. Siamo tutti ormai abituati a pensare che l’unica strada possibile per una sana economia sia il capitalismo senza freni, la deregolamentazione finanziaria, il liberismo economico e la concorrenza sfrenata sui mercati. Con le menti intorpidite dal mainstream mediatico, crediamo gli uomini dell’alta finanza, gli immobiliaristi, i banchieri o i broker di borsa uomini di successo, cervelli superdotati in grado di accumulare ricchezze inimmaginabili per il piccolo imprenditore o l’impiegato delle poste. Tutto questo in parte è vero. Eccezion fatta per qualche inevitabile scandalo e bancarotte improvvise, gli uomini di cui sopra sono milionari e spesso molto potenti. Ma tutta questa ricchezza da dove proviene? Quale sistema permette loro di accumulare tanto danaro? E, soprattutto, questo sistema, se esiste, chi danneggia? Voglio dire: oggi un abile trader di borsa o un banchiere può ottenere guadagni molto superiori ad un piccolo imprenditore titolare di una fabbrica di tessuti. Questo, però, guadagna producendo ricchezza (tessuti) e offrendo lavoro alla gente, il ché lubrifica l’economia e produce benessere sociale. Il primo, invece, lavora esclusivamente per i suoi interessi. La sua attività produce introiti che gli permetteranno di acquistare sontuose ville vista oceano, yacht e auto lussuose, oppure investire i guadagni per ottenerne di ulteriori, gonfiare pericolose bolle speculative, finanziare campagne elettorali e governi. Da qui, ad investire nel mercato delle armi per sostenere i regimi militari e terroristici e ricattare gli stati per trarne profitto, il passo è breve. Esiste una soglia superata la quale il danaro si trasforma in potere. Nel suo saggio, Chossudovsky descrive dettagliatamente i metodi attraverso i quali organizzazioni sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale decidono da oltre mezzo secolo le politiche economiche globali. Dai Paesi dell’Africa subsahariana a quelli latinoamericani, dai Balcani alla Corea del Sud: lo schema è sempre il solito, come le medesime sono le menti che danno vita a questo squallido teatro di abuso di potere, inganno e sfruttamento. Il FMI e la Banca Mondiale irrompono nelle politiche locali prestando denaro agli stati, spesso dilaniati da lotte intestine o da carestie, gravandoli di debiti quasi sempre inestinguibili se non sotto il ricatto dell’accettazione di strategici ‘Programmi di aggiustamento strutturale’, ovvero linee guida da attuare per favorire investimenti stranieri, aumentare le esportazioni, alleggerire i deficit di bilancio. Chossudovsky enumera una serie incredibile di disastri causati da questi ‘shock economici’, che stravolgono la politica e la società di un paese affamandone la popolazione, devastando gli apparati pubblici, licenziando migliaia di lavoratori, indebolendo la rete di imprenditori locali e appropriandosi delle risorse naturali e ambientali del territorio. La Somalia, il Rwanda, il Messico, gli stessi Stati Uniti e il Canada, sono paesi economicamente allo sbando a causa di queste scellerate politiche economiche, palesemente finalizzate all’arricchimento di una elìte privilegiata di banchieri internazionali e azionisti di grandi multinazionali di cui la gente non conosce le facce e i nomi. Gli accordi di libera circolazione del lavoro sanciti dal Trattato di Maastricht e la conseguente apertura delle frontiere nei paesi dell’Unione Europea, così come gli accordi commerciali NAFTA nel Nordamerica, sono misure indirizzate, non già a sanare l’economia globale, ma ad accentrare le ricchezze in pochi centri di potere. FMI e Banca Mondiale sono organi tecnocratici nati dalla conferenza di Bretton Woods nel 1944 allo scopo di sostenere lo sviluppo delle popolazioni mondiali, ma da allora il mondo non ha visto altro che guerra, morte, devastazioni e fame. Per non parlare della grave crisi economica che stiamo vivendo in questi ultimi mesi. Allora chi controlla queste organizzazioni? Chi valuta il loro operato? Chi le elegge? Chi le finanzia? Chi c’è dietro? I media non si occupano di queste cose. L’attenzione pubblica viene sempre deviata su altri argomenti. Chossudovsky spiega che in Rwanda, nel 1994, si consumò un genocidio tra i più grandi della storia moderna, ma i media lo presentarono come una semplice lotta fratricida tra diverse etnie (Hutu e Tutsi), ignorando che le vere ragioni dei massacri erano da rintracciare nelle rigide misure economiche che il governo, su indicazione dei tecnici del FMI e della Banca Mondiale, varò gettando la popolazione nella disperazione e nella miseria. Allora bisogna chiedersi perchè tutto questo. Esiste un grande progetto di dominio globale, un piano criminoso che riguarda tutti i continenti e che in breve, se nessuno farà nulla, ci porterà ad un Governo Mondiale gestito da un gruppo di banchieri e affaristi internazionali. Una sola banca, un unico Stato e una sola e ridotta popolazione. Il Nuovo Ordine Mondiale è una realtà che lentamente si sta concretizzando. I segnali sono molteplici. Il piano è in fase avanzata. Negli Stati Uniti ne sono al corrente cronisti e intellettuali, che si stanno già mobilitando. In Italia ne parlano tanti blog, nonchè stimati giornalisti e professionisti. E’ necessario che si diffonda la consapevolezza della nostra ignoranza. Il libro di Chossudovsky smaschera con acume e competenza alcuni dei meccanismi che stanno imbrigliando l’umanità in una rete di menzogne e soprusi per raggiungere questo obiettivo. Ma tanti sono ancora gli aspetti da capire e le trame da svelare. Se Roberto Saviano ha venduto quasi due milioni di copie denunciando la camorra italiana senza però spingersi al di là dei confini campani, la visione globale e la chiarezza argomentativa di questo saggio dovrebbero valere a Michel Chossudovsky almeno il premio Pulitzer.

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Moneta locale e signoraggio

Posted by Marco su 11 dicembre, 2008

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Se Berlusconi suggerisce di spendere a chi non ha soldi e Tremonti introduce la social card per gli ultrassessantacinquenni con al massimo seimila euro di reddito annuo, due figli a carico, capelli castani, occhiali, pollice opponibile e labbro leporino, c’è anche chi tenta di combatterla con strumenti seri e puntando al cuore del problema. Parlo del progetto Scec, Solidarietà ChE Cammina. Prendendo le mosse dalle teorie di Giacinto Auriti sulla proprietà della moneta e sul valore indotto su di essa mediante la sua convenzionale accettazione come mezzo di scambio da parte di chi la utilizza, lo Scec si presenta come una moneta locale distribuita gratuitamente agli iscritti all’Associazione Arcipelago Scec. Lo Scec funzionerà come un buono sconto. Ogni aderente può pagare una merce usando lo Scec insieme all’euro. Pagando cioè una percentuale dell’importo totale in Scec e la restante in euro. Le percentuali sono fissate dai negozianti che aderiscono al circuito con un tetto del 20%. Lo Scec può essere usato come mezzo di pagamento, unitamente all’euro, da singoli cittadini o da esercizi commerciali. Il commerciante che riceverà Scec potrà utilizzarli a sua volta per acquistare merce dai fornitori iscritti all’Arcipelago della propria regione. In questo modo, secondo i promotori dell’iniziativa, si aiuteranno le famiglie in difficoltà incentivandole all’acquisto di prodotti locali stimolando così l’economia della propria regione. Gli aderenti al circuito Scec si recheranno dal piccolo commerciante sotto casa piuttosto che all’ipermercato perchè sanno di poter usare la nuova moneta e quindi risparmiare. Il piccolo commerciante vedrà così aumentare la propria clientela a svantaggio della grande distribuzione. Si creerebbe quindi un circolo virtuoso che vedrebbe crescere le microeconomie regionali e la possibilità di spesa delle famiglie. Inoltre, lo Scec ha la finalità di introdurre una moneta libera dal debito creato all’atto dell’emissione dalla Banca centrale. Una moneta cioè che nasca di proprietà dei cittadini, che l’accettano come mezzo di pagamento ‘inducendole un valore’, e non dei banchieri che la stampano e la prestano ad usura ai governi incassando il signoraggio sull’emissione. Naturalmente esistono anche forti dubbi sulla buona riuscita del progetto Scec. Dubbi legati alla logica di distribuzione delle nuove banconote, al loro controllo, alle possibili falsificazioni, ecc. Il primo detrattore del progetto Scec è Sandro Pascucci, una persona dai modi discutibili (ho avuto personalmente con lui un aspro scambio di opinioni tramite mail) ma animato da uno spirito tenace che da anni lo accompagna nella lotta contro i signori dell’economia, identificati da lui con l’acronimo IGB, Il Grasso Banchiere, che schiavizzano i popoli perpetrando la truffa del signoraggio. Dal suo sito non perde occasione per criticare i promotori del progetto Scec, in particolare rivendicando le tesi di Auriti secondo Pascucci indegnamente usate come base teorica per giustificare l’utilizzo della nuova moneta locale. Il nocciolo della questione è nella differenza tra moneta complementare e moneta alternativa. La prima, ed è il caso dello Scec, è una moneta che entra in circolo parallelamente a quella a corso forzoso, cioè l’euro. La seconda, invece, rappresenta appunto una alternativa al normale mezzo di pagamento. La moneta alternativa prevede la sostituzione del vecchio conio con uno nuovo. Questo è quello che è accaduto con il Simec (SIMboli EConometrici di valore indotto), introdotto nel 2000 dal prof. Giacinto Auriti a Guardiagrele (CH), in uno storico esperimento che purtroppo è rimasto unico in Italia. Il Simec poteva essere scambiato con la Lira con un rapporto di cambio paritario. L’associazione antiusura di Auriti restituiva cioè 100 mila simec in cambio di 100 mila lire, mentre sul mercato il simec assumeva un valore doppio raddoppiando di fatto il potere d’acquisto della gente. Consiglio di leggere questa vecchia intervista fatta ad Auriti in cui il professore spiega le ragioni del Simec, il suo funzionamento e le sue vicissitudini giudiziarie e guardare il video in basso a sinistra in cui, con estrema semplicità e chiarezza, Auriti espone le ragioni per cui lo Stato deve immediatamente impadronirsi della sovranità monetaria e stampare moneta per conto del popolo che rappresenta. Un video, questo, che personalmente trasmetterei a reti unificate al posto dei soliti noiosi, stucchevoli e ormai irritanti moniti e auspici del Presidente della Repubblica durante il messaggio di fine anno. Pascucci, seppur brusco e offensivo nei modi, è nel giusto quando afferma che lo Scec non è il Simec, e la causa del signoraggio e le tesi di Auriti vengono impropriamente usate dai sostenitori dello Scec. Il Simec, cioè una moneta di proprietà del popolo che le dà valore accettandola come mezzo di scambio commerciale, è l’unica soluzione al problema del signoraggio della Banca centrale che pretende la restituzione del prestito del denaro che stampa a basso costo, cioè gli euro che usiamo tutti i giorni, comportandosi come proprietaria di quel denaro in virtù di una convertibilità in oro estinta ormai dal 1971 e per questo non più ricordata dalla scritta ‘Pagabili a vista al portatore’, un tempo presente su tutte le banconote. Lo Scec è una lodevole iniziativa, ma non deve essere spacciata come una vittoria contro la truffa del signoraggio perchè non è altro che una implicita accettazione dello status quo, nonchè una resa al potere delle banche. Né può avere la pretesa di ispirarsi all’opera di Auriti, che sfidò lo Stato, la Banca d’Italia e la magistratura senza lucrare, a sue spese e nell’interesse pubblico. La moneta locale resta comunque una buona soluzione per attutire l’impatto della recessione, molto più della social card e di demagogici inviti alla fiducia. Molti paesi al mondo già la adottano. In Italia gli Scec sono già in distribuzione a Napoli, Pistoia, Prato, Grosseto, Firenze e Terni. In Veneto, invece, la distribuzione della nuova moneta è iniziata da pochi giorni, mentre nelle altre regioni si preparano a partire. Qui trovate un’importante rassegna stampa di articoli apparsi sui giornali locali che testimoniano i primi ottimi risultati del progetto Scec. E’ inutile dire che, fatta eccezione per qualche trasmissione a basso audience, né in tv né sui giornali se ne parla. Ai poteri che controllano i media e ai giornalisti asserviti non interessano i meccanismi di difesa dalla crisi economica nati dal basso. I giornalisti sono pagati soltanto per tenere in piedi uno stupido teatrino di politici arroganti e incompetenti che litigano davanti alle telecamere e amoreggiano dietro. Si parla di crisi interrogando direttori di testate economiche e professori universitari con la pancia piena o usando le testimonianze di famiglie che non possono più pagare il mutuo, mentre si finge di non accorgersi di un valido sistema per aumentare il potere d’acquisto dei consumatori. La famiglia che non arriva a fine mese fa più notizia più di quella che cerca di difendersi usando una nuova moneta.

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Le menti migliori

Posted by Marco su 3 dicembre, 2008

https://i1.wp.com/graphics8.nytimes.com/images/2008/11/07/us/politics/geithner190.jpghttps://i2.wp.com/www.sacramento.wliinc3.com/Perspectives/SummersLawrence_w.jpg

Barack Obama, l’uomo della speranza, delle rivincite razziali, del risorgimento economico, degli aiuti ai ceti bassi e il catalizzatore della nuova ondata di ottimismo all’origine dei sogni erotici di Riotta e Vespa, ha presentato la nuova squadra di governo che avrebbe l’arduo compito di traghettare gli States, e quindi il mondo intero, fuori dalla crisi economica. Tra gli uomini e le donne del team spiccano due personaggi in particolare, indicati da Obama come ‘le menti migliori’ da sfruttare contro la recessione economica: Timothy Geithner (a sinistra nella foto) e Larry Summers (a destra nella foto). Il primo sarà il prossimo segretario del Tesoro, il secondo Direttore del Consiglio Economico Nazionale. In Italia questi nomi non dicono nulla. Noi siamo alle prese con i ‘pizzini’ di La Torre e i capricci di Villari, due uomini importanti meno di un giocattolo rotto nella spazzatura al cospetto dei due di cui sopra. Il primo è presidente della Federal Reserve Bank, la Banca Centrale USA. La FED è il gruppo finanziario più potente al mondo. Non è federale, cioè della federazione degli stati, come ingannevolmente il suo nome suggerisce, ma è privata. I suoi azionisti sono banchieri internazionali appartenenti all’asse Londra-Washington. I profitti della FED partono dalle tasche dei contribuenti americani per finire in quelle delle grandi famiglie dei Rothschild, Rockefeller, J.P. Morgan, Goldman e Sachs. La Federal Reserve stampa i bigliettoni verdi detti ‘dollari’ e li presta allo Stato compiacente gravandoli di interesse a carico dei cittadini. Si appropria illegalmente del valore della moneta incassando il signoraggio sulla emissione e sfruttando un meccanismo consolidato da secoli e difeso anche col sangue di John Fitzgerald Kennedy. L’attività di emissione della moneta, la sua distribuzione e la raccolta degli interessi sul debito sono al centro di spirali di potere su sfera mondiale e rappresentano il cuore del business delle banche centrali di tutto il mondo e la maggiore fonte di profitto dei loro azionisti. Larry Summers è stato già segretario del Tesoro nell’amministrazione Clinton. E’ un protetto di Rockefeller, capostipite della storica dinastia che oggi è uno dei più importanti epicentri del potere occulto globale. Summers è stato rettore dell’università di Harvard e chief economist della Banca Mondiale. Geithner, invece, è stato direttore del Dipartimento Revisione e Sviluppo del Fondo Monetario Internazionale. La Banca Mondiale e il FMI sono due enti burocratici nati sul finire della Seconda Guerra Mondiale a Bretton Woods, nel New Hampshire. Questi due enti, a cui nel 1995 si aggiunse l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), sono i promotori della liberalizzazione dei mercati, della globalizzazione del commercio e della imposizione di politiche economiche, detti ‘programmi di aggiustamento strutturale’, che hanno causato, a partire dagli anni Ottanta, debito, povertà, carestie e guerre in molte parti del mondo. Accompagnati dalle teorie economiche di questi ‘luminari’ partoriti dalle più prestigiose università americane e inglesi, i tentacoli delle istituzioni di Bretton Woods si estendono ovunque. Si tratta di organizzazioni internazionali filo-massoniche che instillano nelle società e nei governi la cultura del debito e della fiducia nel mercato globale. Gli uomini che dettano le regole monetarie e commerciali sono cinici e spietati. Non rispettano alcuna legge etica ed agiscono esclusivamente in nome della carriera e del profitto. Larry Summers, ad esempio, nel 1991 fece parlare di sè per un memorandum in cui espose la sua agghiacciante teoria relativa allo smaltimento di rifiuti tossici. Il neo consigliere economico di Obama sosteneva (e nulla fa pensare che oggi la pensi diversamente) che i paesi sottosviluppati siano anche sottoinquinati. Secondo Summers, i rifiuti tossici provenienti dai paesi industrializzati del Nord del mondo è giusto che siano scaricati nei paesi poveri e a bassa densità di popolazione come l’Africa, per il semplice motivo che “la richiesta di un ambiente pulito per motivi estetici e di salute è direttamente proporzionale al reddito di una nazione”. In breve, l’idea di quest’uomo, di cui nessuno purtroppo si prende la briga di spulciare il passato, è quella di avvelenare le terre della gente povera perchè tanto, prima o poi, moriranno e non avranno più bisogno di aria pulita. L’aberrante idea di Summers fu per fortuna resa pubblica e condannata apertamente dall’allora ministro dell’Ambiente del Brasile José Lutzenburger, che non a caso fu allontanato subito dopo. L’ex dirigente della Banca Mondiale si distinse anche per aver affermato che le donne sono ‘biologicamente inferiori all’uomo’. Dichiarazione che lo costrinse a lasciare il rettorato di Harvard nel mezzo di furiose polemiche. Larry Summers fa parte di quella schiera di affaristi senza scrupoli che tendono a fare di tutto il mondo un unico grande Paese, in cui le merci sono scambiate su mercati globalizzati penalizzando le economie nazionali. I giornalisti non indagano, le tv non gli dedicano programmi, l’opinione pubblica è completamente all’oscuro della loro identità ed estrazione. Banca Mondiale, FMI, WTO e le banche centrali sono centri di potere assimilabili ai partiti, ma completamente antidemocratici. Non sono legittimati dalla gente, che però si trova costretta a subire le loro scelte in materia di economia, che è alla base di ogni mutamento sociale e infrastrutturale. Essi sono paraventi dietro i quali si nascondono dei fantasmi, uomini senza volto e senza nome, le ‘menti’ che governano il mondo. Quelle menti di cui oggi il presidente del presunto cambiamento Barack Obama si sta circondando, cedendo ad un ricatto non difficile da immaginare se pensiamo che i maggiori finanziatori della sua campagna elettorale sono state le banche. Il futuro non sarà migliore. Perchè cambia la faccia, ma non il cervello. No, he can’t.

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Bankitalia, zì badrona

Posted by Marco su 27 ottobre, 2008

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Le ultime parole del vicedirettore di Bankitalia Ignazio Visco sono intollerabili. Mentre la crisi della finanza internazionale si prepara a colpire l’economia reale, Bankitalia, organismo teoricamente incaricato di limitare l’inflazione e vigilare sulle banche commerciali del nostro Paese, si permette di ricordare che è necessario ‘lavorare di più e più a lungo’. I consumi sono crollati; la fine del mese è un miraggio; i mutui diventano insostenibili anche da famiglie che un tempo erano considerate benestanti; il precariato è la parola d’ordine nelle aziende, a loro volta sempre più indebitate con le banche; i pignoramenti delle case sono in crescita; la pensione è vista dalle nuove generazioni come un semplice retaggio del passato; il lavoro nero o un secondo lavoro si rendono indispensabili per vivere dignitosamente; chi non ha voglia o tempo di fare un secondo lavoro si indebita, e non per comprare una nuova automobile o fare i lavori in casa, ma per acquistare beni di prima necessità; i divorzi aumentano e la famiglia è sempre più disgregata perchè i genitori passano le loro giornate prevalentemente in ufficio piuttosto che a casa con i figli; e cosa ha da dirci la nostra Banca Centrale? “Lavorate di più”. Allora è bene capire qual’è il pulpito da cui viene questo ‘invito’, che suona tanto come una scudisciata sui reni. La Banca d’Italia è una società per azioni che, in barba alla Costituzione e per conto della BCE, si è appropriata della sovranità monetaria esercitando il diritto di battere moneta e prestarla ad interesse allo Stato generando con un meccanismo virtuoso (per i banchieri) un debito pubblico inestinguibile. Nessun Tremonti e nessun Padoa Schioppa potrà mai abbattere quel debito per un semplice motivo, un motivo che un giornalista informato e coraggioso potrebbe spiegare in un minuto. La Banca Centrale presta denaro allo Stato chiedendo come rimborso, oltre al denaro prestato, altro denaro come interesse. Ma, ipotizzando che lo Stato riesca a restituire tutto il capitale preso a prestito, gli interessi non potrebbero mai essere pagati per il semplice fatto che quel denaro non esiste, in quanto l’unico organismo autorizzato a battere moneta è la Banca Centrale. Il risultato è che lo Stato Italiano, per pagare gli interessi alla Banca Centrale (80 miliardi di euro l’anno), deve procacciarsi altro denaro. E a chi si dovrà rivolgere per ottenere quei soldi? Alla Banca d’Italia, ovviamente. E sotto interessi, che non saranno mai pagati, se non chiedendo altri soldi…E così via. Lo Stato per pagare lo strozzino di Bankitalia, che rappresenta gli interessi degli strozzini della BCE, deve chiedere soldi ai cittadini, che sostengono lo Stato pagando le tasse con il sudore della loro fronte e che arrivano a fine mese solo chiedendo prestiti alle banche commerciali, che sono azioniste di Banca d’Italia, che è azionista della Banca Centrale Europea. Non so a voi, ma a me gira un pò la testa. I soldi delle nostre tasse vanno a finire nelle tasche dei banchieri internazionali della BCE e di Bankitalia. Viviamo in una Repubblica fondata sul lavoro, ma i banchieri non lavorano! E chiedono alla gente di lavorare ‘di più e più a lungo’. Essi si arrischiscono con i soldi derivanti dal signoraggio, una rendita di posizione incostituzionale e truffaldina, attraverso la quale controllano il potere politico e schiavizzano i popoli curandosi soltanto che la loro attenzione si sposti verso il calcio, il Superenalotto e i reality show. Più il popolo è ignorante e più il potere è garantito. Una prova? Ecco cosa offre al lettore il Corriere della Sera, gestito dalle banche, per ‘orientarsi nella crisi’: un dizionario con i termini economici più usati. Alla voce ‘BCE’ troviamo la seguente definizione: “Banca centrale europea, che ha sede a Francoforte (Germania). Definisce e attua la politica economica e monetaria dell’Unione europea, fissa il tasso ufficiale di sconto che vale per tutti i Paesi membri e garantisce la stabilità dei prezzi. Il presidente è Jean Claude Trichet“. Nessun cenno alla assoluta indipendenza della BCE dagli organismi politici nazionali, alla segretezza delle loro riunioni, alla mancata legittimazione democratica dei suoi membri, alla sua assoluta esclusività nell’emissione monetaria con conseguente intascamento dei profitti derivanti dal signoraggio bancario, al suo azionariato composto dalle banche centrali dei Paesi europei, tra cui anche l’Inghilterra, che non adotta l’Euro, ma gode della redistribuzione del signoraggio derivante dalla sua emissione. Nulla di tutto ciò su Corriere.it. Però possiamo cliccare sul calendario di Sara Varone, sulle foto di Massimo Ciavarro all’Isola dei Famosi e sulla classifica del campionato di calcio. Il dibattito politico è pilotato ad arte. Prima Alitalia, poi la crisi finanziaria, adesso la scuola. Non si risolve mai nulla, ma la sensazione generale è che i nodi vengano sempre al pettine. Dunque, la situazione è la seguente. Ci sono tre giocatori al tavolo: il cittadino, il politico, il banchiere. Il primo fantastica su cosa farebbe se vincesse i 100 milioni del Superenalotto, il secondo si affanna a dimostrare che al Circo Massimo possono entrare più di 2 milioni di persone, il terzo bara e vince sempre, decidendo delle sorti dei primi due. Rien ne va plus!

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Benetazzo ad Anno Zero. Quando la tv non rispetta la Rete.

Posted by Marco su 13 ottobre, 2008

Con mia grande sorpresa, venerdi sera Eugenio Benetazzo era ospite di Anno Zero su Raidue. ‘Finalmente una voce indipendente, una voce fuori dal coro!’, ho pensato. Era ora che uno tra i personaggi più stimati e popolari in Rete si confrontasse con la tv e i suoi soldati mediatici. L’attesa per le sue parole era tanta. Oggetto della puntata era la crisi finanziaria che tiene banco in questi giorni. Una crisi che Benetazzo aveva previsto molti mesi prima. Pane per i suoi denti, quindi. Ma il suo intervento, dal pulpito della balconata riservata al pubblico, è stato relegato in fondo alla trasmissione, negli ultimi minuti che precedono le consuete vignette di Vauro che concludono la trasmissione. Infatti, dopo una frettolosa e superficiale presentazione del personaggio, a cura di una giovane presentatrice che dimentica perfino di citare il nome di Benetazzo, il giovane e ‘anonimo’ esperto di finanza inizia ad elencare le cause che a suo dire hanno portato alla crisi attuale. Le sue parole però vengono continuamente interrotte e coperte dalla voce di Santoro, spalleggiato dalla impreparata presentatrice, che liquida in maniera altezzosa e saccente le argomentazioni di Benetazzo incitandolo a chiudere presto il suo intervento nonostante durasse già pochi minuti. Benetazzo, quindi, visibilmente emozionato, si è trovato costretto a condensare il suo pensiero, vasto, documentato e oggetto di show finanziari e libri, in pochi istanti, con il risultato scontato di apparire semplicemente un pazzo catastrofista. Stessa sorte, ricordo, toccò a Piero Ricca, a cui fu riservato un posto tra il pubblico e pochi minuti di intervento. L’atteggiamento irriguardoso di Santoro, in perfetto stile Costanzo, nei confronti di Benetazzo è sintomatico di una televisione tendenzialmente distante dal mondo della Rete e che manca di raccogliere i segnali innovativi e intelligenti che spesso il web offre. Restando fermo dell’opinione che la televisione italiana abbia un forte bisogno di Anno Zero e del suo giornalismo di inchiesta, ritengo grave, per un programma che si fa paladino di Beppe Grillo e Marco Travaglio, che devono tanto della loro popolarità alla Rete, non dare spazio e importanza a personaggi come Piero Ricca e Eugenio Benetazzo.

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Nostradamus Benetazzo

Posted by Marco su 6 ottobre, 2008

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Già qualche mese fa avevo parlato di lui. Eugenio Benetazzo è un giovane esperto di economia che da anni gira l’Italia con uno ‘show finanziario’ itinerante in cui parla di banche, signoraggio ed economia internazionale. Ha pubblicato anche numerosi libri i quali purtroppo sono sconosciuti ai più. Benetazzo è una figura indipendente. Non è legato ad alcun gruppo bancario, editoriale o politico. Divulga le sue tesi attraverso reti televisive private, un canale youtube, un sito web, seminari e libri. Nonostante la sua vasta opera divulgativa, Benetazzo e i suoi argomenti restano pane per pochi denti. Il motivo di questo è facilmente comprensibile non appena si ha modo di ascoltarlo. Benetazzo parla di un futuro che ci riporterà al passato, alla miseria del passato, della scomparsa del ceto medio a vantaggio della borghesia capitalistica, della fine del petrolio che ci farà precipitare all’età della pietra, delle banche che stanno mangiando le nostre vite e della fine del turbocapitalismo che condurrà ad una catastrofe economica che oggi incombe sulle nostre teste e che porterà conseguenze forse più devastanti della crisi del ’29. E, dal momento che i polmoni della borsa mondiale respirano grazie alle aspettative ed agli umori degli azionisti, è facile capire che un personaggio come Benetazzo difficilmente lo vedremo scrivere sul Corsera o apparire a Porta a Porta. Benetazzo non si limita a fare oscure previsioni future, ma analizza e spiega i motivi principali che hanno condotto la nostra società, le nostre abitudini, i nostri fragili dogmi, a fallire in maniera, a suo dire, ormai inesorabile. Le sue analisi, le sue indicazioni, le sue rivelazioni, sono di una gravità e semplicità disarmanti. Qualche anno fa poteva sembrare eccessivamente pessimista, ma i recenti crolli finanziari dovrebbero spingere chi conosceva Benetazzo già allora a rileggere i suoi articoli e rivedere i suoi video. Ecco cosa scriveva nell’agosto 2007. “Ecco che cosa sono la FED e la BCE: chiacchere e distintivo. Innanzi al più grande bubbone finanziario degli ultimi anni che sta ormai per esplodere, se ne escono con affermazioni del tipo, state tranquilli, non vi preoccupate tanto l’economia è sana, l’Europa non rischia nulla !”;”[…] Alla fine Camelot è crollata: il castello di debiti costruito su fondamenta di altri debiti cartacei (coperti a loro volta da un fiume di strumenti derivati: l’altra bolla che dovrà scoppiare) ha dimostrato tutta la sua fragilità. Ecco che cosa ha sostenuto l’economia, il PIL, gli indici di borsa ed il rally immobiliare: il ricorso al debito sfrenato. Tutto a tutti, anche senza garanzie o per dirla all’americana, tutto a tutti grazie ai NINA (acronimo di none income, none assets) ovvero prestiti rilasciati anche a chi non ha reddito certo e non dispone di garanzie reali (fate attenzione comunque perchè anche in Italia li abbiamo, solo che si chiamano con un altro nome, di solito il nome delle finanziarie che li erogano !)”; “Particolarmente in Europa in queste ultime ore stanno tentando di rincuorare gli animi e le speranze di investitori e risparmiatori, affermando che la situazione in Eurolandia non è così grave come in USA: è vero non è grave, è gravissima !“; “Iniettare liquidità nel sistema significa dare denaro ad una ristretta elite di banche in momentanea difficoltà finanziaria a discapito del resto del mondo in modo tale che non si abbia una percezione immediata di questa operazione. Il tutto è alquanto scandaloso in quanto anzichè creare denaro (dal nulla) per aiutare chi ha contratto un debito per l’acquisto della prima casa (di fatto il debitore con un bisogno sociale primario), si preferisce sostenere e supportare il sistema bancario (quindi il creditore con una finalità puramente speculativa) il quale si trova in difficoltà perché il debitore a fatica riesce a restituire il denaro preso a prestito. A mio modo di vedere, l’unico rischio reale che corre veramente il sistema bancario è quello di una rivoluzione popolare”. Fino a quando in tv ci saranno Vespa e Brunetta a rassicurare senza argomenti ma con placidi sorrisi i risparmiatori italiani, la rivoluzione popolare è scongiurata.
RISPARMIATORE ITALIANO: “Cos’è stato? Che è successo?”
VESPA E BRUNETTA: “Sssst, bel risparmiatore italiano. Dormi, non è successo niente”
RISPARMIATORE ITALIANO: “Ma ho sentito qualcosa…Cos’era?”
VESPA E BRUNETTA: “Niente. Solo un brutto sogno. Dormi ora, Renato e Bruno restano qui vicino a te”.
I toni apocalittici sono valsi a Benetazzo la definizione ‘Beppe Grillo dell’economia’. Beppe Grillo, però, prima di diventare il predicatore che conosciamo, godeva già della fama di comico televisivo, per cui ha avuto gioco facile nel fare proseliti. Benetazzo, invece, è partito dall’ombra e nell’ombra rischia di restare se i media non gli offrirano lo spazio che merita.

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Analisi di una analisi

Posted by Marco su 25 luglio, 2008

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Mentre Berlusconi, ricordando l’annuncio trionfale di Bush Junior che sulla portaerei dichiarava la vittoria americana sulle truppe irachene, celebra la fine della emergenza rifiuti in Campania senza avere conferma da nessun abitante di Chiaiano o Napoli, Alfano studia una legge che depenalizzi l’omicidio di ex militanti del Partito Comunista, Letta e Minniti giocano a fare i ministri, Funari abbandona la scena e Mentana fa vedere a tutti chi è più stakanovista, le notizie economiche si rincorrono. BCE, FMI, Bankitalia Spa, Governo concordano nel dire che l’Italia versa in gravissime condizioni. Ma come fanno gli italiani, in fila per comprare l’IPhone, ad accorgersi che è cacca quella che mangiano e non una partita scadente di Nutella? I più informati leggono le analisi finanziarie sui giornali. Leggono Il Sole 24ore, Repubblica e il Corsera. Oggi voglio analizzare due tipologie di analisi economico-finanziarie: la prima è quella ufficiale, che la stampa diffonde a chi volesse tentare di capirci qualcosa sborsando un euro per il quotidiano; la seconda è l’analisi indipendente, a portata di click, che un qualsiasi internauta di media cultura può consultare liberamente e gratuitamente. Non compro più i giornali perché preferisco spendere i miei soldi al cinema, quindi, per la stampa, ho scelto due articoli comparsi sul sito de La Repubblica e Il Sole 24ore, che quasi sempre comunque corrispondono a quelli stampati. Massimo Giannini, vice-direttore di Repubblica, dopo aver sciorinato cifre e percentuali, scrive:Non è un Paese per forti. E non è una fotografia catastrofista, quella sviluppata a Palazzo Koch. È la pura e dura realtà. Aggravata da una crisi finanziaria globale che comincia solo ora a scaricare i suoi costi sull’economia reale dei singoli Paesi. Di fronte a tutto questo, l’Italia è a dir poco impreparata”. L’Italia è vittima, quindi. L’idea di Giannini che il Paese stia subendo la ‘crisi globale’ davanti alla quale non sa come reagire nonostante al Governo ci siano, e ci siano stati, politici di esperienza internazionale. Subito dopo, Giannini cambia idea: la responsabilità è della politica. “Certo non tutto quello che accade è colpa del centrodestra al potere. Ci sono colpe antiche: quelle sì, tutte rigorosamente bipartisan. Ma oggi tra le cifre del governatore e i numeri del governo si apre un abisso. Di consapevolezza e di ragionevolezza. È vero che stavolta il Cavaliere e il suo ministro del Tesoro non hanno promesso agli italiani il Paradiso terrestre, come fecero colpevolmente nel 2001. Ma è altrettanto vero che, davanti alla criticità del quadro, il Dpef e la stessa Finanziaria triennale appaiono (questi sì) poco più che “aspirine” somministrate a un malato in fase pre-agonica“. Quali sono le ‘colpe antiche’ della politica? Perchè Giannini non spiega il motivo per cui le misure adottate dal Governo sono insufficienti? E perchè l’Italia è ‘un malato in fase pre-agonica’? Cosa l’ha portata fino a questo punto? Un giornalista non dovrebbe limitarsi a raccontare le sue sensazioni, perchè altrimenti la sua funzione non sarebbe molto diversa da quella del pensionato che, seduto sulla panchina, discetta di politica mentre i piccioni gli svolazzano sulla testa. Passiamo ora al quotidiano economico Il Sole24ore, da cui ci aspetterebbe una maggiore chiarezza di analisi unitamente ad un elevato livello di dettaglio. A proposito della crisi dei consumi delle famiglie italiane e della inflazione inarrestabile nell’area Euro, F. Pammolli e N. C. Salerno scrivono: “Ne deriva un messaggio tanto ovvio quanto inconfutabile: il contrasto dell’inflazione e la ripresa della crescita reale sono interesse di tutti, per chi domanda e per chi offre. Da sentieri involutivi dell’economia (bassi redditi => bassi consumi => basse vendite => bassa produzione => disoccupazione) la collettività ne esce profondamente impoverita nel suo complesso. È necessario un atto di responsabilità di tutti, accettando la regola monetaria correttamente imposta dalla Banca Centrale, e condividendo e supportando le azioni di apertura a concorrenza dei mercati dei beni e dei servizi”. Perchè la regola monetaria imposta dalla BCE sarebbe corretta? E come può un’analisi economica pubblicata sul primo quotidiano italiano di finanza terminare con una chiosa generalista e vuota come ‘E’ necessario un atto di responsabilità di tutti’? Ritengo che dietro ai numeri, i grafici, i tecnicismi e l’aspetto settoriale de Il Sole 24ore si nasconda una falsa competenza e una pochezza argomentativa dettata probabilmente dalla volontà di chi controlla i media di celare le vere ragioni della crisi lasciando l’opinione pubblica galleggiare nel limbo della disinformazione pilotata. Passiamo alle analisi indipendenti della Rete. Maurizio Blondet, direttore del giornale on-line Effedieffe.com, spiegando cosa fa davvero la Banca Centrale Europea, scrive: “Claude Trichet, il capo della Banca Centrale Europea  […] , equivocando il senso dei rincari (dovuti a petrolio, quindi fuori della sua possibilità di azione), ha scelto di combattere un’inflazione che non esiste in termini monetari, mantenendo altissimi i tassi d’interesse. Il 4.5%, misura «irresponsabile» l’ha definita Zapatero, perchè condanna alla recessione la Spagna, dove il 20% dell’economia è costituito dall’edilizia, e dove quasi un milione di case sono invendute perchè i mutui sono troppo cari. Trichet, duro nella sua dottrina, mantenendo assurdamente divaricato il differenziale tra il tasso europeo e i Buoni del Tesoro americani, ha ottenuto solo una cosa: che fiumi di denaro rovente si sono rifugiati nell’euro abbandonando il dollaro che rende meno e si squaglia; con ciò, ottenendo un euro assurdamente forte, che strangola le esportazioni. Al punto che l’Europa crolla a picco prima ancora dell’America. Il solo dato positivo è che gli speculatori, ormai, ritengono l’euro sopravvalutato del 20-30%. Entro due anni lo abbandoneranno, e l’euro tornerà debole – com’è debole l’economia reale europea – e tornerà competitivo. Se saremo ancora vivi, s’intende. Per allora, il dollaro sarà sparito come riserva mondiale, e colossi come Cina e Giappone – che siedono su montagne di dollari – avranno ancora voglia di comprare le cravatte di Armani al 20% di sconto? Saremo competitivi, ma nel gelo globale del consumo. Trichet sta cercando di domare il rincaro del greggio provocando l’ulteriore abbassamento dei salari reali in Europa, già erosi dall’inflazione reale degli anni scorsi: fa calare la benzina togliendoci i soldi per comprarla, e anche il posto di lavoro da cui prendiamo i salari. E’ una scelta inumana, ossia da banchiere e burocrate. Spunta in ritardo, come nel 1929, la coscienza che è in atto non una recessione, ma la Depressione”. Toni da Cassandra, direbbero i minimalisti. Non ho mai visto nessuno, però, smentire queste tesi con argomenti altrettanto convincenti. Eugenio Benetazzo, trader professionista e acuto, coraggioso e indipendente analista finanziario, relativamente al rischio di un nuovo 1929,  scrive: “Fateci caso che la storia si sta ripetendo! Istituzioni e banche centrali che garantiscono che il peggio è passato e soprattutto che l’Europa più di tanto non subirà le conseguenze della crisi di liquidità del sistema bancario statunitense. Peccato però che i fatti contraddicano le loro incoraggianti affermazioni: sappiate a tal fine che la BCE ha effettuato interventi di liquidità molto più corposi rispetto alla FED, in buona sostanza ha immesso molto più denaro di quanto ne ha reso disponibile la stessa FED. E come se questo non bastasse assistiamo al teatrino dei mass media che parlano di iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali come se fossero un toccasano per il malato moribondo: tutt’altro. Iniettare liquidità non è di certo una manovra salutare a lungo termine, può consentire una momentanea stabilizzazione della crisi in corso, ma successivamente comporta una inevitabile aumento dell’inflazione con contestuale instabilità dei mercati: in buona sostanza si dovranno alzare ancora i tassi di interesse per raffreddare l’intero sistema, magari molto di più di quanto si era precedentemente annunciato. L’ipotesi di un tasso di sconto al 6 % in Eurolandia comincia a farsi sempre più plausibilie“.

Sensazioni, approssimazione e diplomazia da una parte; chiarezza, argomenti e franchezza dall’altra. E’ chiaro da che parte stare.

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Euroschiavi

Posted by Marco su 11 luglio, 2008

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Ci sono libri che aprono la mente, che schiudono al lettore nuovi orizzonti del pensiero e della immaginazione. Libri portatori di informazioni che altrove è impossibile o quasi reperire. Libri che, una volta letti, si ha voglia di approfondire altrove per accertarsi che ciò che è scritto corrisponde al vero. Uno di questi libri è ‘Euroschiavi’, scritto da Marco Della Luna e Antonio Miclavez. L’argomento può sembrare ostico e noioso, ma quando l’incalzare dei fatti raccontati, unitamente alla portata, alla concretezza ed alla disarmante semplicità e crudezza delle tesi esposte iniziano a far presa, è difficile abbandonare la lettura. Alla stregua di un libro giallo.

Tre i punti chiave di ‘Euroschiavi’: Banca d’Italia, debito pubblico e signoraggio. La Banca d’Italia è un istitituto di diritto pubblico a capitale quasi interamente privato, che stampa banconote al costo tipografico e li presta allo Stato in cambio di obbligazioni sulle quali ogni anno questo restituisce circa 75 miliardi di euro di interessi che vengono direttamente drenati dalla collettività agendo sul prelievo fiscale. Il debito pubblico non è altro che l’importo che lo Stato deve versare alle banche. Un debito che lo Stato non riuscirà mai ad estinguere, ma solo, e a fatica, a pagarne gli interessi. Il prelievo fiscale aumenta insieme al debito pubblico, che aumenta ogni anno. Le tasse degli onesti lavoratori, degli imprenditori e degli artigiani finiscono nelle tasche dei banchieri della Banca d’Italia, invece di essere reinvestite nei servizi, nelle infrastrutture, nella sanità, nei tribunali, nelle scuole e negli ospedali. Il denaro che il lavoratore guadagna finisce nei conti segreti di uomini che, senza alcuna legittimazione democratica, si appropriano del valore della moneta arrogandosi il diritto di decidere delle sorti della economia del Paese e quindi della vita di tutti noi. Tutto questo si può tradurre con la parola signoraggio, tecnicamente differenza tra il valore nominale ed il valore intrinseco della moneta, praticamente un illegittimo profitto di chi detiene il potere di battere moneta. Questo potere, sancito dalla Costituzione, appartiene al popolo sovrano. E’ lo Stato, in rappresentanza del popolo, ad avere diritto ad emettere moneta ed a distribuirla senza alcun interesse per rilanciare la crescita, la produttività e il benessere. Questo non porterà inflazione. L’inflazione è un eccesso di moneta circolante rispetto alla quantità di beni prodotti. E, come sosteneva Keynes, se ad un aumento della quantità di moneta circolante corrisponde un eguale aumento dei beni non si ha inflazione. Attualmente, al contrario di quello che le quotidiane esternazioni di SuperMario Draghi e i politici, non siamo in inflazione, ma in deflazione monetaria. Esiste cioè una quantità di moneta inferiore alla quantità dei beni disponibili. Aumentano, infatti, le giacenze nei magazzini. Gli imprenditori sono scoraggiati e non producono più perché nessuno ha soldi necessari a comprare. Serve moneta e lo Stato dovrebbe sopperire alla sua carenza. E invece cosa fa? Attraverso personaggi come Ciampi (ex Governatore di Bankitalia, poi Presidente del Consiglio, poi Capo dello Stato), Prodi (consulente Goldman-Sachs e noto amico dei banchieri e delle multinazionali), Padoa Schioppa (ex vice-presidente della BCE), vende l’anima alle banche che godono della disperata situazione sociale perché vedono aumentare i clienti che ricorrono a prestiti per far fronte alle spese necessarie. Da anni, politica e finanza si scambiano favori in nome del profitto personale e dello sfruttamento e raggiro dell’intera popolazione che ignora questo immane e diabolico sistema che stritola le vite e mortifica la speranza. La parola chiave di ‘Euroschiavi’ è Euflazione, la giusta flazione, cioè una quantità di moneta circolante che corrisponda esattamente alla quantità di beni prodotti dal Paese. Perché non bisogna dimenticarsi che il denaro non è la ricchezza, ma la misura della ricchezza. E ogni Governo dovrebbe essere giudicato dalla sua capacità di instillare euflazione nella economia della nazione, e non dal carisma, antipatia o simpatia dei suoi rappresentanti. Le Banche centrali e commerciali, servendosi di meccanismi quali signoraggio e riserva frazionaria, moltiplicano esponenzialmente la moneta circolante priva di alcuna copertura depredando il popolo del potere d’acquisto e generando il cosiddetto fenomeno del ‘carovita’, parola che riempie spesso la bocca degli ospiti del salotto di Vespa che nulla sanno delle vere ragioni dell’aumento dei prezzi e del marciume che il sistema bancario ha diffuso nelle nostre vite. Il sistema che sta portando l’Italia alla rovina si ripete anche in Europa e in Usa. La Banca Centrale Europea è una entità partorita dal Trattato di Maastricht nel 1992. E’ un consorzio di banchieri privati che si sono autoincaricati di governare le economie dei Paesi appartenenti all’Unione Europea, tra cui l’Italia. Il capitale sociale della BCE è suddiviso tra tutte le banche centrali dei Paesi aderenti all’Euro. L’Italia partecipa con una quota del 12,5%. I soldi delle nostre tasse finiscono beffardamente anche nei conti dei banchieri internazionali della BCE. Con buona pace dei poliziotti che non hanno soldi per rifornire le volanti o i presidi per ristrutturare le palestre. I banchieri della BCE, che i cittadini dell’area Euro ingrassano, non sono stati eletti in nessun collegio elettorale. I più non conoscono nemmeno le facce dei proprietari delle banche centrali a cui spetta il compito di fissare il TUS (Tasso Ufficiale di Sconto), e quindi le rate del mutuo, mantenere stabile il livello dei prezzi e vigilare sulle banche. Negli USA, lo stesso schema criminale si ripete con la Federal Riserve, mostro mitologico della finanza mondiale posseduto dalle famiglie dei banchieri più potenti e influenti del pianeta, come i Rothschild di Londra e Berlino, i Lazard Brothers di Paris, Israel Moses Seif in Italia, Kuhn, Loeb e Warburg della Germania, e i Lehman Brothers, Goldman, Sachs e le famiglie Rockefeller di New York. La Fed è l’unica corporazione americana totalmente privata a scopo di lucro esente dal pagamento di tasse federali e statali. Milioni di dollari stampati dal nulla e senza alcuna copertura che ogni anno le famiglie elencate sopra intascano e usano per comprare le democrazie e influenzare la politica dei continenti. Ci sono stati nella storia alcuni riformatori che si sono accorti di questo scandalo ed hanno tentato di cambiare lo stato delle cose riportando gli interessi dei cittadini al centro dell’attenzione. Uno su tutti, John Fitzgerald Kennedy. Il quale, firmando l’ordine esecutivo 11110, consentì alla Tesoreria di Stato di emettere banconote federali a copertura argentea esautorando di fatto il potere illegittimo della Federal Reserve. Ma sappiamo quale fu la fine di Kennedy e il mistero che avvolge la sua morte, dopo la quale furono ritirate tutte le banconote federali mentre l’ordine esecutivo 11110 rimane ancora valido ma disatteso da ormai mezzo secolo.

Tutto questo e tanto, tanto altro, è possibile leggere in ‘Euroschiavi’. Uno degli autori, Marco Della Luna, è avvocato del Foro di Mantova ed è considerato tra i massimi esperti di signoraggio bancario. Da anni è attivo con conferenze, libri e interviste su temi di finanza, politica e controllo mentale delle masse. Antonio Miclavez è un medico e imprenditore che da tempo denuncia il cancro del Sistema che allunga i suoi tentacoli anche nel mondo della medicina e delle industrie farmaceutiche. Segnalo una sua lunga intervista su Youtube in cui espone i temi di ‘Euroschiavi’. Colpisce il suo sguardo frustrato, disilluso, irritato e preoccupato, che lo distingue dai tanti pseudoesperti direttori, vice-direttori di giornali e professori universitari tirati a lucido che ammorbano la tv spacciando pure ovvietà per analisi finanziarie. Miclavez era candidato alle ultime elezioni per la Lista dei ‘Grilli parlanti’, che ha fatto parlare di sé più per la causa intentata da Beppe Grillo che per le tesi sostenute. Tesi importanti, ma purtroppo ignorate e oscurate dai battibecchi tra Veltroni e Berlusconi.

‘Euroschiavi’ è un libro non da leggere, ma da studiare. Aiuta a capire il mondo che ci circonda ed a leggere le notizie con occhi diversi. Notizie quali l’ultimo bollettino di Bankitalia che annuncia il nuovo record del debito pubblico, dopo la lettura di questo libro, avranno un peso totalmente diverso.

A dispetto del titolo, ‘Euroschiavi’ è un libro che rende liberi.

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