Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Il concerto

Posted by Marco su 27 marzo, 2010

Andrei è l’ex direttore d’orchestra del Teatro Bolshoi di Mosca, scioltasi trent’anni fa a causa della persecuzione ebrea messa in atto dal regime comunista di Breznev. Da allora Andrei Pavlov non si è più occupato di musica, limitandosi mestamente a ripulire l’ufficio del nuovo e arcigno direttore del teatro. Ma la voglia di rivalsa è tanta, fino a trovare il suo sfogo nel momento in cui un fax dal Teatro Le Chatelet di Parigi diventa l’occasione propizia per riunire la vecchia orchestra. Da qui ha inizio una frenetica ed esilarante corsa contro il tempo durante la quale Andrei e il sanguigno amico violoncellista Sasha Grossman contattano, dapprima l’impresario Gavrilov, professionista scafato e nostalgico del PCUS, e successivamente ogni elemento della vecchia formazione musicale del Boshoi, nel frattempo divenuti tassista, suonatore ai funerali, sarta e doppiatori di film porno. L’unico componente estraneo alla storica formazione orchestrale è la giovane violinista Anne-Marie Jacquet (Melanie Laurent), già star della musica classica di statura internazionale, a cui viene affidato il compito di colmare il vuoto lasciato dalla violinista precedente, morta di stenti nei gulag sovietici, e che troverà in questa esperienza risposte inaspettate ad interrogativi che la perseguitano da tempo.

Una storia raccontata con ritmo e vigore, ironia ed eleganza, attraverso un crescendo emotivo e narrativo che coinvolge e travolge lo spettatore raggiungendo il suo apice nel fatidico momento del concerto, in cui le note di Tchaikovsky trasformano quella che sembrava una rozza e sgangherata armata Brancaleone di ex musicisti in una orchestra straordinaria e raffinata in grado di stupire il pubblico del Teatro Le Chatelet, ma anche in sala.

Il concerto di Radu Mihaileanu conferisce alla musica un ruolo centrale e risolutivo, da vera protagonista. Essa diviene ancora di salvezza storica per il mito comunista, affossato dalla solitudine dei gulag staliniani e dalle intolleranze di regime ma rinato nella metaforica comunione sinfonica di un’orchestra data per finita, e riveste il delicato ruolo di messaggera di verità inconfessabili.

Voto: 8.

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