Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Talk show politici e tappeti rossi

Posted by Marco su 11 marzo, 2010

Forse la decisione del cda della Rai di sospendere i talk show politici del servizio pubblico nel rispetto della par condicio elettorale non è così sbagliata. Berlusconi ha ragione quando definisce ‘pollai’ i salotti televisivi in cui il dibattito politico si trasforma in rissa verbale. Peccato, però, che molti di quei ‘polli’ lo rappresentano e, spesso, lo difendono. Nella parola talk show è comunque già inclusa l’accezione negativa con cui oggi si suole definire un pubblico confronto politico, una preziosa occasione di approfondimento puntualmente persa in prolisse quanto retoriche analisi di costume (la tossicodipendenza di Morgan) o dettagliate disamine dei gusti sessuali dei nostri rappresentanti in Parlamento.

La preoccupante tendenza dell’approfondimento politico televisivo verso toni sensazionalistici ha spostato l’attenzione dagli argomenti agli indici di ascolto. E si sa che lo share si alza se a farla da padrona sono gli scandali, meglio se sessuali. Di questa deriva ormai fa parte anche Anno Zero di Santoro, che da Sciuscià a Il Raggio verde ci ha abituato ad un giornalismo investigativo che dà voce al popolo, mentre oggi sembra più interessato a conservare il suo 20 per cento di share che a raccontare il paese. Una chiara dimostrazione di questo è stata l’ultima puntata dedicata al terremoto dell’Aquila e al presunto scambio di favori tra appaltatori e Bertolaso. Nonostante l’occasione per raccontare il disagio e l’esasperazione dei cittadini aquilani, alle prese con una ricostruzione ferma e una discutibile gestione del post-terremoto, fosse ghiotta, la puntata aveva come unico oggetto i centri benessere frequentati dal capo della Protezione civile e gli appalti truccati. Materiale, questo, delicato e importante, ma non quanto la vita di 46 mila aquilani, più della metà della popolazione, ancora in attesa di sistemazione a quasi un anno dal sisma, con centinaia di famiglie disgregate al seguito e attività commerciali interrotte.

I talk show politici, oltre ad essere scientificamente orientati verso argomenti di secondaria importanza (caso Boffo, trans, fatti di cronaca nera avvenuti decenni fa), rappresentano sempre un luogo sicuro per il potere. Trascurando Porta a Porta, la cui propensione allo zerbinismo è cosa nota, anche i programmi di La7 non sono da meno.

Due settimane fa la trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli Gruber ha infatti dato vita ad uno spettacolo disgustoso, una classica esibizione di asservimento ai poteri forti mascherata da approfondimento giornalistico. Si parlava della crisi economica con particolare riferimento ai recenti disordini in Grecia. A discuterne vi erano Stefano Folli, editorialista del Corriere della Sera, Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea e, in collegamento esterno, il giornalista economico Oscar Giannino. In studio regnava una atmosfera surreale. Si aveva l’impressione che nessuno padroneggiasse i temi da trattare. Mentre Bini Smaghi mostrava una dalemiana aria di superiorità, Stefano Folli preferiva non fare domande limitandosi a condividere con gli altri i suoi dubbi circa l’andamento generale dell’economia. La conduttrice tentava di stuzzicare Bini Smaghi chiedendo conto dei parametri di Maastricht, completamente saltati in gran parte d’Europa, senza mai dimenticare il sorriso smagliante di chi ringrazierebbe per la risposta anche se questa fosse un rutto. Nonostante le risposte dell’economista fiorentino fossero puntualmente evasive e irritanti, esse incontravano la reverenziale compiacenza dei ‘giornalisti’ presenti.

Interrogato sul futuro dei conti italiani e la lista nera dei PIIGS, acronimo inventato dai banchieri di Wall Street per indicare i paesi europei a più alto rischio di collasso (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), il ‘membro esecutore’ della BCE sminuiva l’importanza dei PIIGS confidando alla conduttrice e ad un attento Folli (significativa la sua postura con il busto proteso in avanti verso Bini Smaghi) di nutrire la speranza che la situazione economica italiana possa migliorare in futuro, perchè anche lui è padre di famiglia e vorrebbe vedere crescere i suoi figli in un paese migliore. Dall’esponente di una banca centrale che raccoglie capitali da tutte le banche centrali dell’Unione Europea per un totale di quasi 6 miliardi di euro era lecito aspettarsi risposte più competenti, e non quelle che darebbe un tabaccaio o un impiegato delle Poste.

Ma nessuno osava chiedere di più o muovere obiezioni. Neanche quando un servizio filmato descriveva Bankitalia come una ‘istituzione dello Stato’, ignorando la sua natura privatistica al 95%. Eppure le domande possibili erano tante. Ad esempio, si poteva chiedere a Bini Smaghi qual’è stato il ruolo degli speculatori finanziari e delle banche di investimento nella crescita incontrollata del debito pubblico greco e quali sono le eventuali contromisure che la BCE intende attuare; cosa si sono detti i maggiori fondi speculativi (hedge fund) riunitisi a Manhattan l’8 febbraio scorso con l’obiettivo di svalutare l’euro, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal; in un periodo in cui si discute tanto di democrazia e tutela del cittadino, com’è possibile che un ente privato come la BCE emetta moneta per conto di 500 milioni di persone senza legittimazione democratica (a proposito: qual’è la storia politico-istituzionale che ha portato lo stesso Lorenzo Bini Smaghi, discendente di una nobile famiglia toscana, ad entrare nel comitato esecutivo della BCE?), sfuggendo ad ogni controllo e prendendo decisioni vitali per l’economia di paesi interi in totale segretezza; perchè tra gli azionisti della BCE compaiono anche Inghilterra, Svezia e Danimarca, paesi non aderenti all’euro ma in grado di influire sulla politica monetaria dei paesi che usano la moneta unica; se ritiene che la BCE possa definirsi una ‘organizzazione internazionale che promuove la pace e la giustizia fra le Nazioni’, secondo quanto sancito dall’articolo 11 della Costituzione italiana che regola le limitazioni di sovranità. Nessuno di questi argomenti è stato toccato, nonostante uno dei principali editorialisti del quotidiano più importante d’Italia e un giornalista economico ritenuto un esperto in materia avessero la possibilità di intervenire.

Prima dei commiati finali, in cui l’economista si è detto desideroso di tornare in trasmissione al più presto (e ci credo), è da segnalare il momento in cui, alla domanda di Lilli Gruber circa la possibilità che Mario Draghi possa succedere a Berlusconi, Bini Smaghi si è lasciato sfuggire la frase: “certe decisioni non si prendono apertamente”. Non sia mai la gente dovesse capire come ci si spartisce il potere.

La tv è pericolosa. I suoi meccanismi vanno compresi e riconosciuti. E’ un’arma affilata nelle mani del potere. Non lasciamoci infilzare.

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