Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Cui prodest?

Posted by Marco su 26 settembre, 2009

Qualche anno fa vedere in tv le esequie di Stato per i soldati morti in guerra mi commuoveva. Trovavo giusto onorare la memoria dei caduti, abbracciare le vedove e avvolgere le bare nel tricolore. I libri, i film e le medaglie del nonno ci hanno da sempre abituato a considerare la guerra un’arte nobile e una pratica inevitabile. Uno scotto da pagare per la libertà e il benessere. Poi si cresce e nascono i dubbi sul senso della guerra o delle cosiddette ‘missioni di pace’. L’Italia non ha dichiarato guerra a nessuno e non deve guardarsi da nessuna minaccia diretta, eppure i nostri soldati continuano a morire in territori di guerra, e lo Stato continua a spendere soldi pubblici per sostenere l’industria delle armi e finanziare le sue missioni.

Dal sito del Ministero della Difesa si legge che dal 1 gennaio 2008 fino al 31 ottobre 2009 lo Stato ha destinato più di 800 milioni di euro per le missioni ISAF e EUPOL AFGHANISTAN, operazioni di sostegno al governo ed alla polizia afgane. Un sostegno che in realtà non ci è stato mai chiesto, ma che noi offriamo lo stesso. Ovviamente a spese dei contribuenti, che vengono quotidianamente rabboniti con la retorica guerrafondaia mascherata da volontariato internazionale, una retorica tanto forte quanto falsa e dannosa. Da quando quelle stramaledette torri sono crollate, i grandi media non hanno fatto altro che diffondere l’idea che fosse giusto invadere l’Afghanistan per liberare i cittadini dalla minaccia talebana, per aiutare le donne islamiche ad emanciparsi o semplicemente catturare il grande terrorista Bin Laden. Dopo otto anni di guerra, nessuno di questi risultati è stato raggiunto. I Talebani continuano a padroneggiare, il commercio dell’oppio è più fiorente che mai, Bin Laden non ancora si trova, e per giunta migliaia di innocenti civili afgani sono caduti, e continuano a cadere, sotto i colpi dei caccia militari americani e della NATO. Sangue e instabilità sociale sono gli unici risultati realmente apprezzabili che oggi si possono ammirare in Afghanistan e in Iraq, due stati illegittimamente occupati dagli eserciti occidentali in nome della lotta al terrorismo. Ma anche due stati di straordinaria importanza dal punto di vista strategico. E allora la domanda è scontata. Perchè tutto questo? Cui prodest? Perchè lo Stato italiano si ostina a spendere centinaia di milioni di euro per sostenere guerre ingiuste, mentre si tagliano fondi alla scuola lasciando senza futuro migliaia di giovani precari e le piccole imprese elemosinano soldi alle banche per tirare a campare? Forse nel mirino dei signori della guerra non c’è soltanto la stabilità sociale dei paesi occupati, ma anche quella dei paesi che la guerra la finanziano.

La guerra o le missioni di pace sono come un vecchio giocattolo nelle mani della propaganda mediatica. Giovani meridionali che si arruolano perchè l’Esercito paga bene e c’hanno famiglia. Se poi cadono in disgrazia le televisioni indugiano sul bambino col basco per strappare la lacrimuccia e lo Stato li celebra come eroi della Patria, come se esistessero ancora valori nazionali in cui credere, che non siano quelli del profitto e del potere. Tutto ciò è disgustoso e diseducativo, perchè il bambino col basco da grande si arruolerà per vendicare il padre, senza preoccuparsi delle ragioni della guerra.

Pubblico la traduzione di un articolo apparso sul magazine inglese New Statesman e scritto da John Pilger, giornalista australiano e video-documentarista riconosciuto a livello internazionale.

La miglior reazione alle morti in guerra è la giusta informazione, non lacrime ipocrite.

PER MOLTI INGLESI, IL GIOCO DEI PARTITI E’ FINITO

di John Pilger

Nel giorno in cui Gordon Brown pronuncia il suo ‘massimo discorso politico’ sull’Afghanistan, ripetendo il suo surreale dogma in base al quale, se l’esercito britannico non combattese i cavernicoli Pashtun nella loro terra, dovrebbe combatterli qui da noi, la puzza di carne bruciata si diffonde lungo le rive del fiume Kunduz. Gli aerei da combattimento della NATO hanno fatto a pezzi i più poveri tra i poveri. Erano afgani che si precipitavano a prelevare carburante da due autobotti in stallo nel fiume. Molti di loro erano solo bambini che trasportavano secchi d’acqua e utensili da cucina. ‘Almeno’ 90 di loro sono rimasti uccisi, nonostante la NATO preferisca non contare i suoi nemici civili. “Sembrava l’inferno”, racconta Mohammed Daud, un testimone. “Mani, gambe e brandelli umani erano sparsi dappertutto”. Ma non c’è stata nessuna parata per loro in Wiltshire Street.

Ho visto qualcosa di simile nel sud-est asiatico. Una bomba incendiaria aveva raso al suolo più di un villaggio di paglia, e resti umani carbonizzati venivano appesi alle reti da pesca. Quelli ancora integri ma anneriti venivano distesi sulle reti, come grandi ragni neri. Non credevo che per comprendere il crimine fosse necessario esserne testimone. La questione morale è un problema per tutti, ma non per l’uomo moralmente corrotto e potente.

Subito dopo l’ennesima dimostrazione di quanto sia inopportuna la presenza delle truppe occidentali in Afghanistan, frutto di un piano ordito lontano da quel povero paese sofferente, Brown “autorizzava” nel luogo dell’attacco Nato un salvataggio in stile Rambo di Stephen Farrel, giornalista di nazionalità inglese e irlandese. Ma è stata un’impresa finita male. A rimetterci la vita sono stati un soldato inglese e la guida di Farrell, un giornalista afgano di nome Sultan Munadi, che, al contrario del giornalista, è stato abbandonato sul campo e poi ucciso. La famiglia di Munadi adesso ha imparato che una vita inglese vale di più di una afgana.

Durante i massacri della Grande Guerra, il Primo Ministro Lloyd George riferì: “Se la gente davvero sapesse [la verità], la guerra finirebbe domani. Ma naturalmente nessuno sa, e nessuno è in grado di sapere”. E’ vero allora che i cadaveri di un secolo fa non sono serviti a nulla se ancora oggi persone come Gordon Brown negano i loro bugiardi sotterfugi? La guerra in Afghanistan è una frode. Tutto è iniziato come una vendetta privata dell’America per gli attacchi dell’11 settembre 2001,  nei quali non un solo afgano fu coinvolto. Prima di allora, i Talebani, che sono afgani, non avevano alcun contrasto con gli americani, anzi, trattavano in segreto con l’amministrazione Clinton per un oleodotto di importanza strategica. Essi avrebbero acconsentito all’arresto di Osama Bin Laden ed al suo processo, ma la proposta fu rifiutata.

L’instaurazione di una presenza permanente USA/NATO all’interno di una regione ricca di risorse e di importanza strategica è la ragione principale della guerra. L’esercito inglese è in Afghanistan per volere di Washington. L’idea di prevenire l’attacco dei Talebani alle nostre città ricorda da vicino le parole di Lyndon B. Johnson quando disse: “Dobbiamo fermare i comunisti in Vietnam o ci ritroveremo presto a combatterli in California”.

Ma c’è una differenza. Rifiutando di ritirare le truppe, Brown rischia di scatenare una rivolta tra i musulmani inglesi che vedono la guerra come una crociata occidentale; e il sentiero imbroccato di recente dalla Corte della Corona lo spiega chiaramente. Così come gli è stato confermato dai servizi segreti e per la sicurezza della Corona inglese. E lo stesso è stato dichiarato pubblicamente dal consigliere per la sicurezza personale di Gordon Brown. Analogamente a Tony Blair per le bombe del 7 luglio 2007, ormai è solo di Brown la responsabilità della violenza e del dolore provocato alla sua gente.

Più delle spese eccessive dei suoi parlamentari, è proprio questa corruzione e banalizzazione della vita e della morte che caratterizza meglio il ‘modernizzato’ Partito Laburista, o il partito della guerra criminale. I delegati che stanno preparando le celebrazioni annuali del partito a Brighton lo capiranno? E’ comunque già abbastanza significativo che la maggior parte dei parlamentari del partito non si sia mai pronunciata sullo spargimento di sangue di Blair in Iraq mentre non esitarono a tributargli una standing ovation quando se ne andò. Solo una timida mozione della ‘gente comune’ potrebbe essere accolta. Questa afferma che “la maggioranza del popolo ritiene che la guerra in Afghanistan sia impossibile da vincere”. Non c’è in essa alcuna indicazione che la guerra sia sbagliata, immorale o basata su bugie analoghe a quelle che hanno giustificato l’uccisione di milioni di iracheni, “evento che ha prodotto più vittime del genocidio ruandese”, secondo una stima scientifica.

Questo è il principale motivo per cui il gioco dei politici è finito per molti inglesi, specie i giovani. Nel 2005, un sistema asservito ha permesso a Blair di vincere le elezioni con meno voti popolari rispetto alla catastrofica tornata elettorale dei Tory nel 1997. Il principale risultato del Nuovo Partito Laburista è la più bassa affluenza alle urne registrata dall’introduzione del suffragio universale. Oggi gli elettori vedono Brown regalare miliardi di sterline di denaro pubblico alle banche-casinò senza chiedere nulla in cambio,  dopo aver riconosciuto le loro pratiche come un esempio ‘per l’intera economia mondiale’. In occasione del recente G20 tenutosi a Londra, Brown si è distinto per essersi opposto, e aver cassato, una modesta proposta franco-tedesca per porre un limite ai bonus e alle sanzioni per le imprese che falliscono. Il gap tra i ricchi e i poveri in Gran Bretagna è oggi il più ampio dal 1968.

Gli effetti della politica del Nuovo Partito Laburista vanno dalla perdita del lavoro, dell’istruzione e della speranza per un giovane su cinque ai 12 milioni di sterline che Blair guadagna in un anno, “consigliando” i ricchi (dopo l’abbandono della carica di premier inglese Blair è stato consulente della JP Morgan, nda) e tenendo conferenze da 157 mila sterline. Tra i più radicali nelle fila dei consiglieri e cortigiani delle amministrazioni Brown e Blair, come Peter Mandelson, che ha avuto la sfortuna di lavorare con entrambi i premier, è forte la convinzione che il più importante traguardo raggiunto dal New Labour è quello di posizionarsi alla destra dei Tories, sebbene sia più corretto affermare che i due partiti maggiori sostengano le stesse posizioni, ad esempio minacciando tagli ai servizi pubblici per foraggiare le banche e i signori dell’oppio di Kabul. Senza contare i miliardi di tagli per finanziare la costruzione dei sommergibili nucleari Trident progettati per la vecchia guerra fredda.

Il gioco è finito. Il corporativismo e un militarismo rinvigorito si sono finalmente impadroniti della democrazia parlamentare realizzando uno storico cambiamento. Per gli afgani esplosi in mille pezzi nel nostro nome, la sola codarda mozione presentata durante la conferenza dei Labour è ormai tardiva.  Ma almeno la componente popolare del partito potrebbe chiedersi perchè.

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