Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Un sistema da ricostruire

Posted by Marco su 29 agosto, 2009

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Resto sempre più sconvolto dalla leggerezza con cui le istituzioni, microfonate dai soliti media acritici ed inultilmente enfatici, rilasciano dichiarazioni fasulle e di facciata. Trovo snervante e offensivo sentir continuamente usare parole come “timida ripresa economica”, “deboli segnali di ripresa”, “ripresa: si, ma dal 2010”. Non ha alcun significato dire che il paziente forse guarirà senza specificare quale malattia lo ha colpito e in quali circostanze l’ha contratta. Ci si sente colti e informati oggi a parlare di crisi economica. “Si sente la crisi?” e “Non si sente la crisi?” sono diventate le domande più gettonate dell’informazione di massa. Ma si sente cosa? Di cosa parliamo davvero? Draghi, invece di spiegare cosa ha provocato la crisi economica attuale e rivelare chi sono i responsabili, ha da poco dichiarato: “Il peggio è passato. Ora rischi per le imprese”. Se le imprese che chiudono e i lavoratori con famiglie a carico restano a casa, con tutti i disagi che ne derivano, non sono il ‘peggio’ che possa capitare ad una società civile, allora cosa lo è, secondo il governatore della Banca d’Italia? Un amico banchiere che smette di giocare con i derivati perchè va in bancarotta e torna a casa con una liquidazione milionaria, forse? Se queste sono le parole del massimo esponente di una istituzione che dovrebbe garantire solidità alla nostra economia, e quindi il nostro benessere, siamo messi davvero male.

Napolitano, che di economia forse non ne sa più di me, pochi giorni fa ha invitato tutti a leggere costantemente la Costituzione. Ma è una Costituzione che non ha più senso, perchè violata in numerosi suoi punti. All’articolo 5, la Carta recita che l’Italia è una e indivisibile, ma oggi è governata da uomini che vorrebbero dividerla e, accanto alla parola “Carta”, scriverebbero volentieri “Igienica”, e non “Costituzionale”. L’articolo 1 afferma che il popolo è sovrano, ma la sovranità monetaria, parte integrante della sovranità popolare, il potere cioè di battere moneta e reggere le redini dell’economia del Paese, è affidata alle banche private, che creano denaro dal nulla senza controllo, allargando a dismisura la base monetaria in cambio di semplici promesse di pagamento di ignari cittadini o imprenditori bisognosi di credito. Da sempre mi chiedo da dove provengano tutti i soldi che le banche prestano. Oggi ho la risposta: nascono e basta, e su questo le banche lucrano gli interessi violando così un altro principio della Costituzione, sempre all’articolo 1, cioè quello secondo cui la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, e non su una posizione di privilegio che offre la prerogativa di creare moneta. Per non parlare del famigerato Lodo Alfano, che annulla l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, baluardo dello stato di diritto. Non rileggerò quindi la Costituzione, caro Napolitano. Sarebbe come sfogliare un numero di Tv Sorrisi e Canzoni di 10 anni fa.

In Italia c’è forte bisogno di parlare di problemi seri, concreti, con cui la gente deve gioco forza confrontarsi per garantire un futuro dignitoso a loro stessi e ai propri figli.

Sui blog infuria da anni un dibatto sulla questione monetaria e il signoraggio bancario. La materia economia ci è sempre stata presentata come ostica e inaccessibile per chi non ha studiato. Ma non è così. Con un pò di pazienza e buone letture facilmente reperibili in Rete è possibile farsi un’idea, più o meno esaustiva, del signoraggio bancario e di come un gruppo di banchieri privati abbia il potere di decidere di gettare sul lastrico una famiglia o un’impresa. Per iniziare, si possono vedere interessanti documentari video americani come Zeitgeist o Money as Debt, oppure ascoltare le parole di esperti come Della Luna, Saba o Benetazzo, seguire le interessanti lezioni del compianto prof. Auriti, che mise in atto un rivoluzionario esperimento monetario nel suo paese natale in Abruzzo riscuotendo un grande successo prima di essere inspiegabilmente bloccato dalla Guardia di Finanza, si può studiare la citazione per danni nei confronti di Bankitalia da parte dell’avvocato Arrigo Molinari, che morì poco dopo in una pozza di sangue, o semplicemente affidarsi alle parole di Alessandro Bono, 27enne laureato in economia che spiega il signoraggio bancario partendo dai testi didattici ufficiali. In Rete sono presenti svariate discussioni sull’argomento nelle quali è possibile trovare anche tesi definite impropriamente ‘anti-complottiste’ o argomentazioni moderate e autoreveli, come quelle dell’economista Lino Rossi. Ognuno può quindi farsi una sua libera opinione e condividerla con altri, per affinarla e consolidarla, o eventualmente cambiarla. Questo ruolo potrebbe svolgerlo anche la tv, con maggiore efficacia e capillarità, se solo favorisse dibattiti più reali e meno anacronistici. In tv ho visto parlare di signoraggio solo nella trasmissione Rebus di Maurizio Decollanz in onda su OdeonTv, un programma che attinge alla Rete a piene mani. Rebus, però, a differenza di Ballarò e Porta a Porta, è poco conosciuto. Non fa opinione pubblica e per giunta rischia di chiudere i battenti.

La questione monetaria è fondamentale per comprendere il significato del denaro che usiamo quotidianamente, cioè il frutto del nostro lavoro, la nostra vita. E il lavoro è un altro argomento che latita nei dibattiti cosiddetti politici o culturali. Quest’anno, ad esempio, i tagli alla scuola produrrano una riduzione di organico di 42100 unità, fino ad arrivare a 87000 l’anno prossimo. Questo significa che quasi 90000 insegnanti, che oggi lavorano, domani potrebbero non farlo più, anche se in possesso di lauree, specializzazioni e corsi speciali, come il salatissimo quanto inutile F.O.R.C.O.M. Chi lo spiega ad Antonella Zaccaria, insegnante precaria, che lo Stato deve risanare i conti pubblici, a spese sue, dei suoi figli e dei suoi sogni? Migliaia di insegnanti hanno passato tutta l’estate con gli occhi puntati sulle diaboliche graduatorie e l’angoscia di non avere una cattedra per il prossimo anno accademico. Avrei voluto vedere un dibattito pubblico, magari in tv al posto di una replica della replica del Maresciallo Rocca, tra la Gelmini, Tremonti, Berlusconi e Napolitano, da una parte, e una delegazione di docenti precari incazzati dall’altra. Si tratta del popolo sovrano che chiede il lavoro su cui si fonda la nostra Repubblica. Dovrebbero suonare familiari queste parole a Napolitano. Ma la tv era in ferie, insieme ai nostri presidenti e ministri, e gli unici spazi informativi erano tutti per la love story dell’estate tra George Clooney e Elisabetta Canalis e quel dannato montepremi del superenalotto.

Dopo i soldi e il lavoro, gli altri temi che a mio avviso dovrebbero essere snocciolati continuamente da tutti i principali organi di informazione sono la salute e l’energia.

Cosa ne è dell’influenza suina? Quanti sono i morti? Non si capisce più nulla. Michel Chossudovsky, docente universitario canadese ed analista politico internazionale, di cui già si è già parlato su questo blog, avverte che l’OMS sta barando sui dati epidemiologici dell’influenza H1N1 e afferma che essa fa parte di una strategia globale mirata a distrarre la popolazione dalle indigenze che la crisi economico-sociale di questi mesi sta causando. La giornalista investigativa austriaca Jane Burgermeister, collaboratrice di riviste di scienza come Nature e British Medical Journal, ha invece denunciato all’FBI, l’OMS, l’ONU e numerosi funzionari e rappresentanti di governo per aver messo in atto politiche bioterroristiche sostenendo, tra altri capi d’accusa, di avere le prove che l’OMS spedì alla nota casa farmaceutica Baxter, nella sua sede in Austria, il virus vivo dell’influenza aviaria, che poi è stato mandato in giro per il mondo senza le necessarie misure di sicurezza rischiando una pandemia. Ci sarebbe materiale sufficiente a mettere in dubbio tutto ciò che è stato detto finora sull’ultima presunta emergenza sanitaria. Ma non ci è dato sapere nulla. E’ già deciso che nel prossimo autunno in Italia partiranno le vaccinazioni contro l’influenza suina. Big Pharma ringrazia. Punto.

Capitolo energia. Nel 1987 ci fu un referendum con cui gli italiani rinunciarono al nucleare. Oggi, insieme alla Costituzione di Napolitano, quella libera espressione del popolo è stata dimenticata dal Governo, che ha firmato un accordo con i russi per l’apertura a breve di nuove centrali nucleari. Ma l’uranio non rinnovabile quanto ci costerà quando diventerà rarissimo? E le scorie? Non ricordo nessun responsabile di governo che abbia offerto una chiara spiegazione in merito. Nè i giornalisti l’hanno mai chiesta. E’ così e basta. In Rete però, Claudio Messora ha realizzato una interessante intervista a Michele Boato, esperto di energie rinnovabili, che si dice sorpreso di come proprio l’Italia, il ‘paese del sole’, non investa sul fotovoltaico, che potrebbe soddisfare facilmente gran parte del nostro fabbisogno energetico e senza costi esorbitanti per i cittadini. A differenza dell’Italia, Danimarca, Svezia, Austria, Spagna e Germania hanno già rinunciato al nucleare per il rinnovabile. Per il Bene Comune, un partito piccolo con un programma moderno, ha indetto una petizione popolare contro il ritorno al nucleare.

Ma cos’è PBC? Dunque, PD non può essere. PDL, neanche. Ah, già! Dev’essere il solito guastafeste Di Pietro. No, ma lui è di IDV. Mah, non saprei.

Tutte queste informazioni sono presenti quasi esclusivamente in internet. Se riempissero i programmi di approfondimento, i tg o i giornali, si potrebbe assistere forse ad un cambiamento radicale di prospettive da parte dell’elettore, che ad un tratto non proverebbe più alcuna attrazione verso il mito di plastica del ‘self made man’ o dell’ideale di sinistra, ma sentirebbe spontaneamente il bisogno di affidare il voto ad un partito il cui programma includa soluzioni ai problemi di cui sopra.

Secondo Claudio Messora, che ha messo in piedi un blog talmente interessante che la Polizia Postale vuole sequestrarglielo, tra 3 o 5 anni i blog (e non Facebook) saranno la principale fonte di informazione, in luogo della stampa e della tv. Non so se ha ragione. Quello che so è che tra i blog e i comuni organi di informazione le differenze diventano sempre più marcate e il contrasto più aspro. Da una parte un torrente di informazioni, inchieste, scoperte ed elaborazioni concettuali mai banali, realizzate da utenti quasi sempre non iscritti a nessun albo professionale, giovani e determinati a capire i meccanismi politici ed economici che governano la società. Dall’altra una pletora starnazzante di testate giornalistiche che si fanno la guerra tra loro, spesso finanziate con denaro pubblico e divise da interessi privati e vecchie ideologie. I giornali e telegiornali fanno a gara nello screditare la Rete, parlandone solo a proposito di pedofilia on line, di maniaci della chat, truffe delle carte di credito, violazioni di copyright oppure, come va di moda oggi, dei famosi gruppi di Facebook che inneggiano alla mafia o all’odio razziale, accrescendo così il partito di chi pensa ad internet solo come ad un covo di delinquenti, cazzeggiatori e pervertiti.

E’ evidente che esiste la volontà di mantenere in vita un sistema che tenga all’oscuro la gente sulle questioni più importanti, che la metta nelle condizioni di dover lavorare tutto il giorno per avere una vita dignitosa, che neutralizzi il pensiero deviandolo su futili distrazioni come le lotterie e il gossip, che considera un obiettivo il risanamento dei conti pubblici a spese dei giovani insegnanti precari.

E’ un sistema malato, da ricostruire.

Vediamo oggi quali sono gli argomenti del giorno. Berlusconi e Bertone non ceneranno insieme, Berlusconi querela La Repubblica, Il Giornale litiga con Avvenire, laicità dello Stato, testamento biologico e etica.

Per carità, l’etica è importante. Ma chi ha messo in piedi questo sistema, che ne sa di etica?

4 Risposte to “Un sistema da ricostruire”

  1. Cosimo said

    Ciao Marco,
    è incredibile come le banche, tra le principali responsabili della crisi, si mettano a pontificare sulla situazione economica mondiale.
    Per quanto riguarda l’invito di Napolitano lo ritengo una delle rare dichiarazioni positive nel mare delle assurdità commesse dal presidente (in primis la firma fulminea del lodo Alfano). Infatti se il popol(in)o italiano amasse sul serio la nostra Costituzione certi politici si guarderebbero bene dal votare leggi-porcate per non pagare un conto salato nelle successive elezioni. La Costituzione contiene fior di diritti che tutti gli Italiani devono conoscere, pretendere e proteggere con il voto. I licenziamenti nel mondo della scuola associati con il taglio dei finanziamenti in questo settore è in linea con il progetto di ulteriore abbassamento del livello culturale della Nazione. E’ con l’ignoranza che si trasformano i cittadini in sudditi. A ciò poi si aggiunge il ruolo della TV che si è ridotta essenzialmente in una potente suggeritrice di falsi valori da assorbire e dei quali bisogna vantarsi di aver recepito. Quindi meno cultura e più fesserie nella testa degli Italiani, è così che la Casta cerca di lasciare immutata la situazione. Ovviamente gli insegnanti di religione (scelti dal Vaticano e pagati dallo Stato laico per Costituzione per un costo di 800 milioni di euro) non rischiano nulla: servono per un patetico tentativo di indottrinamento di una società sempre più secolarizzata.
    Per quanto riguarda il capitolo energia in Italia il fotovoltaico si sta sviluppando ma siamo ancora lontani dai numeri della meno soleggiata Germania, la prima della classe in questo campo. Questo è davvero scandaloso e fa capire il ritardo con l’Italia ha iniziato ad interessarsi al fotovoltaico.
    E poi lascia stare i media, che devono già occuparsi del superenalotto, del campionato di calcio delle love story dei VIP (ti ricordo che la “I” sta per “important”) del Grande Fratello, delle sparate della Lega ecc…; dove possono trovare il tempo da dedicare agli argomenti che hai evidenziato?🙂
    Saluti
    Cosimo

  2. Marco said

    Ciao Cosimo.
    Ormai sto constatando che i media convenzionali hanno rinunciato a rifare il trucco alle notizie preferendo non darle affatto. La Rete è l’unica via d’uscita ma ancora troppi non capiscono.

  3. E’ costantemente uno schifo.

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