Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Il ricordo di Indro Montanelli

Posted by Marco su 21 aprile, 2009

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La mia tv è momentaneamente guasta, ma i potenti mezzi della Rete mi consentono ugualmente di non perdere importanti pillole del nostro giornalismo del tubo catodico. Ieri mi sono imbattuto in uno speciale del Tg2 intitolato ‘Punti di vista’, condotto dal giornalista Maurizio Martinelli. L’argomento della trasmissione era Indro Montanelli in occasione del centenario della sua nascita. Montanelli è stato senza ombra di dubbio tra i più grandi giornalisti che l’Italia abbia mai conosciuto. La lucidità e la onestà intellettuale con le quali giudicava la politica oggi farebbero di lui un marziano in terra. A parlare della vita di Montanelli, in studio è stato chiamato Roberto Gervaso, giornalista noto per la conduzione di alcuni programmi di approfondimento sulle reti del Biscione, per la papillon, ma anche, e soprattutto direi, per essere stato il vice Gelli nella P2 ed aver presentato al Gran Maestro il giovane imprenditore Silvio Berlusconi. Il ricordo di Montanelli è stato approssimativo e distratto. Gervaso, amico e collaboratore del giornalista di Fucecchio, si è limitato a ricordare quando lo chiamava ‘Robertino’, i suoi incontri galanti e altri aneddoti dell’epoca. Pochi e troppo rapidi invece i cenni alla lunga carriera di Indro Montanelli. Una carriera la cui descrizione non può prescindere però dal nodo cruciale che visse nei primi anni novanta, quando il suo editore decise di scendere in politica condizionando i lavori del quotidiano che dirigeva. In quel momento nacque lo scontro tra Montanelli e Berlusconi, tra un uomo fortemente intenzionato a difendere la sua libertà professionale e uno pronto a calpestarla in nome dei propri interessi. La disputa culminò con le dimissioni di Montanelli che seguirono l’irruzione di Berlusconi nella redazione de Il Giornale con la quale intimò ai giornalisti riuniti in assemblea che da allora in avanti si sarebbe dovuto appoggiare la linea politica del suo nuovo partito. Alla rottura tra Montanelli e Berlusconi seguirono numerose dichiarazioni al vetriolo del primo nei confronti del secondo. Si ricordano in particolare: “Io voglio che vinca (riferito a Berlusconi, ndt), faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”. Questa è quella che preferisco: “La scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.  E ancora. Era il 25 marzo 2001, la vigilia delle elezioni politiche: “È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. “Chiagne e fotte”, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni”. Ricordare il centenario della nascita di Montanelli senza menzionare le sue parole a proposito della classe politica che oggi ci governa e del suo leader primo ministro sarebbe una grave inadempienza. Così come grave sarebbe lasciare che nessuno commemori un grande giornalista e personaggio del nostro tempo come il giornalista toscano. Vedremo se in questi giorni (domani è la ricorrenza) ‘Porta a Porta’, dopo puntate monografiche dedicate a Mike Bongiorno e Raffaellà Carrà, avrà il coraggio di parlarne in maniera esaustiva. O anche semplicemente parlarne. Ma purtroppo so già cosa accadrà. Bruno Vespa, comunque, già si prepara discettando amabilmente di creme di bellezza con Rosanna Lambertucci.

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