Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

La società del sapere

Posted by Marco su 4 gennaio, 2009

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La passione per la saggistica politica ed economica e l’interesse per le inchieste giornalistiche su questioni occultate dai media mi sta lentamente allontanando dalla lettura dei romanzi. Fino a quando ho appreso dell’esistenza del libro di Ferruccio Pinotti ‘La società del sapere’, che rappresenta il giusto equilibrio tra inchiesta e narrativa, collocandosi nella categoria ‘romanzo di inchiesta’. Pinotti è un grande giornalista, autore di libri importanti sul tema della massoneria (Fratelli d’Italia, Opus Dei), dei poteri occulti (Poteri Forti) e della pedofilia (Olocausto bianco). E’ un giornalista che lavora dietro le quinte, che non appare in tv, nè sulle riviste. Il suo lavoro è raccontare i fatti più oscuri e segreti della nostra società, cercando di gettare un pò di luce sui fitti misteri che avvolgono i centri del potere nazionale e internazionale, non fermandosi neanche di fronte ai dettagli più macabri e scabrosi. I suoi libri avrebbero un peso enorme sulla consapevolezza di ognuno di noi se facessero parte del bagaglio culturale di massa. ‘La società del sapere’ è innanzitutto un romanzo. Si racconta la sconvolgente storia di Fabrizio Corsini, un professore dell’Università di Harvard di origini italiane, che viene chiamato dalla magistratura ad indagare su una serie di misteriosi suicidi avvenuta all’interno di una delle più prestigiose università europee: La Scuola di Alti Studi Europei. L’istituto si trova in Toscana, sulle colline di Fiesole. Per non destare sospetti sul vero scopo del suo ingresso nella Scuola, al professore sarà assegnato un corso didattico attraverso il quale Corsini potrà raccogliere informazioni dagli allievi che sceglieranno di seguirlo. Per il professor Corsini l’esperienza nella Scuola sarà traumatica. Egli dovrà scontrarsi con la reticenza di allievi e funzionari a parlare dei suicidi seriali che da tempo interessano l’istituto, che un tempo ospitava un convento. Ma il muro di omertà presto si infrange davanti alla insistenza di Corsini ed alla disperazione repressa degli amici dei ragazzi morti suicidi, dietro ai quali si nascondono storie incredibili e scandalose. Nonostante lo stile narrativo non sia quello di un romanziere, Pinotti riesce a rendere la lettura avvincente e appassionante sin dall’inizio, snocciolando la storia con ritmo e limitando le pause descrittive a passi molto brevi. ‘La società del sapere’ non è un romanzo da leggere come un qualsiasi giallo di Stephen King o best seller di Ken Follett. Occorre una profonda conoscenza dell’autore, in relazione in particolare alla natura delle sue inchieste ed all’amore per la verità che pervade ogni suo libro. Pinotti ha descritto nei dettagli la perversione pedofila di uomini importanti e potenti, le trame occulte ordite da massoni e da vertici delle istituzioni, fino ai misteriosi legami tra le mafie, la politica e esponenti del mondo della finanza. Alla luce di tutto ciò, ‘La società del sapere’ si deve leggere come un racconto-verità che, usando le tecniche narrative, descrive lo spietato cinismo che si cela negli ambienti delle università più celebrate del mondo, dalle quali escono gli uomini che oggi costituiscono le elìte di potere internazionale. La simbolica Scuola di Alti Studi Europei si configura come una fucina di pseudotalenti formati sulla base di criteri immorali e deviati, basati sull’arrivismo a tutti costi, sul successo ottenuto sulla pelle dei propri compagni di corso e sulle promozioni guadagnate cedendo il proprio corpo alle perversioni sessuali di illustri e affermati professori. Con il classico piglio del giornalista di inchiesta, Pinotti dipinge una realtà difficile da accettare, in particolare se si pensa che gran parte degli studenti formatisi all’interno di queste macchine generatrici di mostri oggi sono stimati professori, dirigenti di multinazionali, banchieri e finanzieri ai quali demandiamo, immersi in una profonda illusione democratica, le questioni più importanti della nostra vita.

«Certe storie sono difficili da raccontare. Sono storie inquietanti, che dovrebbero essere scavate attraverso un’inchiesta, con gli strumenti dell’indagine giornalistica più approfondita. Ma sono così complesse che ti scivolano tra le dita. Anche se cerchi di afferrarle, si negano all’analisi razionale. Si rifiutano di essere inquadrate e catalogate dagli strumenti giudiziari. Ma proprio perché sono nascoste, seppellite in un angolo della memoria collettiva, queste storie devono essere raccontate. Bisogna farlo per una ragione di impegno civile, perché certi eventi sono simbolo, metafora di qualcosa di più ampio». Ferruccio Pinotti.

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