Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Il papà di Giovanna

Posted by Marco su 1 ottobre, 2008

https://i1.wp.com/www.mymovies.it/filmclub/2008/07/169/locandina.jpg

Ambientato ai tempi del Fascimo, l’ultimo lavoro di uno stanco Pupi Avati è ancora un polpettone che rovina quest’inizio di stagione cinematrografica italiana. Giovanna (Rohrwacher) è la figlia, bruttina e pò ritardata, di un professore di Lettere (Orlando). La giovane inizia a frequentare un allievo di suo padre di cui si innamora. Ma lui mostra interesse solo perchè il padre di Giovanna gli ha promesso in cambio l’ammissione agli esami. Il ragazzo, infatti, ha una relazione con la migliore amica di Giovanna, che suole incontrare segretamente in uno stanzino della palestra della scuola. Ed è qui che Giovanna sfoga la sua ira uccidendo la ragazza. Inizia così il calvario che porta Giovanna in un ospedale psichiatrico, seguita dal padre che lascia la moglie (Neri) tra le braccia del suo amico poliziotto (Greggio). Tutto questo tra i bombardamenti degli Alleati e gli annunci radiofonici di guerra. La scelta di ambientare il film durante la Seconda Guerra Mondiale è sostanzialmente pleonastica. La storia e i personaggi viaggiano su binari totalmente indipendenti dalla loro connotazione storica. L’alternarsi delle tristi e patetiche vicende vede il suo apice narrativo nella scena della confessione dell’omicidio da parte di Giovanna. Da questo momento in poi, infatti, il film trascina noiosamente l’attenzione dello spettatore fino alla banale conclusione. La nota più dolente del film è la scelta del cast. Fatta eccezione per la solita ottima recitazione di Silvio Orlando, Francesca Neri sembra a disagio nel personaggio, seppur questo sia notevolmente insipido e svogliato. Di Ezio Greggio vorrei dire tutto il male che c’è. Prima di vedere questo film credevo che la monoespressività fosse una caratteristica prettamente orientale, ma devo riconoscere che anche il nostro cinema può vantare almeno due attori con gravi problemi di elasticità facciale: Raoul Bova e Ezio Greggio. Come può un comico demenziale passare da ‘Il silenzio dei prosciutti’ ad un dramma familiare come questo film? Greggio riesce nell’impresa di conservare la stessa espressione di chi ha appena scoreggiato in ascensore sia davanti ad un piatto di spaghetti che ad un plotone d’esecuzione. La presenza del conduttore di Striscia la notizia in questo film si può spiegare soltanto come il risultato di una espressa volontà della Medusa, intenzionata a promuovere un’icona storica del gruppo Mediaset a cui appartiene, guarda caso proprio in concomitanza dell’inizio della ventesima edizione del tg satirico. E’ triste pensare che Avati si sia prestato a tutto questo. La presenza inutile di una Serena Grandi più brutta che mai completano il quadro di un film da dimenticare. Voto: 4.

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