Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Notizie tossiche

Posted by Marco su 17 settembre, 2008

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Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi, giornalisti de L’Espresso, sono gli autori di una scottante inchiesta sul traffico di rifiuti tossici in Campania pubblicata dal periodico la scorsa settimana. Al centro dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore che si dice inventore di questo business. Vassallo descrive minuziosamente il mercato dei rifiuti nocivi che, tra il 1987 e il 2005, ha coinvolto numerose industrie interessate allo smaltimento dei rifiuti pericolosi a basso costo. La camorra, rappresentata dal clan dei Casalesi, ha sempre diretto le operazioni, comprando la complicità di sindaci, politici, burocrati, tecnici e forze dell’ordine e fissando i prezzi al chilo dei rifiuti da smaltire. Lo sversamento illegale era effettuato all’interno di discariche abusive, cave e terreni i cui proprietari venivano lautamente ricompensati o, qualora questi opponevano resistenza all’avvelenamento della propria terra e quindi dei prodotti coltivati, indotti a concedere la liberatoria con l’aiuto di una mitraglietta puntata alla testa. Vassallo dichiara di aver lavorato vent’anni per Francesco Bidognetti che, insieme a Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’, domina il clan di Casal di Principe. Ma il business dei rifiuti tossici ha attratto anche altri clan della camorra come i Mallardo. L’imprenditore rivela di aver fatto parte degli organi di controllo del consorzio Eco4, gestito dai fratelli Michele e Sergio Orsi, il primo dei quali è stato ucciso dalla camorra l’1 giugno 2008 prima di deporre in tribunale nell’ambito di un processo sullo smaltimento illegale dei rifiuti. Per avvicinarsi alla politica, Vassallo si tesserò con il partito di Forza Italia e ora fa nomi e cognomi di tutti coloro che ha incontrato lungo la sua strada di morte e veleno: Nicola Cosentino, deputato nelle file della Pdl, coordinatore regionale di Forza Italia e attuale sottosegretario all’Economie e Finanza, recentemente accompagnatore del Berlusconi festante per le strade tornate pulite di Napoli, controllava la società Eco4 tutelando gli interessi dei casalesi forse anche in virtù del vincolo di parentela che lo lega al clan camorristico; Mario Landolfi, deputato Pdl, indagato per corruzione e truffa e per aver agevolato clan mafiosi; l’architetto Bovier del Commissariato di governo, l’ingegnere Avallone dell’Arpac (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania), l’avvocato Cipriano Chianese e Gaetano Cerci, quest’ultimo vicino all’entourage di Licio Gelli. I liquidi nocivi provenivano dapprima dalle numerose concerie della Toscana, una zona ad alta vocazione massonica, un particolare questo da non sottovalutare se si pensa che questi delitti non sono da imputare soltanto ai camorristi con la mitraglietta in mano ma anche e soprattutto ai colletti bianchi in grado di manovrare affari illeciti rimuovendo ostacoli di carattere burocratico-istituzionale altrimenti insuperabili, poi anche da altre industrie del nord e della stessa Campania. Insomma, un gruppo di potere, composto da criminali e uomini delle istituzioni ancora oggi nei posti di comando, ha per anni trasformato la Campania in una gigantesca discarica abusiva, lucrando milioni di euro, seminando morte e terrore e ignorando le norme elementari di sicurezza ambientale in materia di controllo del percolato e filtrazione nelle falde acquifere, che probabilmente i campani e tutti coloro che consumeranno i prodotti agricoli provenienti da quelle terre ne avvertiranno le nefaste conseguenza nei prossimi anni. Questo è uno scandalo enorme che rappresenta l’iceberg che si nasconde sotto la punta della cosiddetta ‘emergenza rifiuti’, materia della scorsa campagna elettorale. E’ uno scandalo di tale portata che gli organi di informazione dovrebbero amplificare almeno nella stessa misura con la quale oggi si parla di Alitalia e la crisi finanziaria americana. Ma cosa accade invece? I media tacciono, mentre 18 agenti della Gdf sono penetrati nelle abitazioni di De Feo e Fittipaldi alla ricerca dei documenti compromettenti. Io non so se hanno perquisito anche le abitazioni di Cosentino, Landolfi, Bovier, Avallone, Chianese e Cerci. Quel che so è che nel nostro Paese tutto funziona al contrario e qualcuno prima o poi dovrà renderne conto.

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