Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Funny Games

Posted by Marco su 2 settembre, 2008

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Facce pulite, modi gentili, abiti e guanti bianchi. Così, due ragazzi sterminano un gruppo di famiglie americane benestanti nelle loro villette a ridosso del lago. Si presentano chiedendo delle uova, ma poi si insinuano lentamente in casa per seminare terrore e morte. Al centro della storia la classica famiglia borghese americana che i film a stelle e strisce ci hanno per anni insegnato a considerare come l’immagine di un’America grassa e facoltosa: mamma giovane e bella, padre in gamba, figlio di dieci anni ma dallo sguardo già maturo, cane, fuoristrada, barca e casa sul lago. Le camere che indugiano sui coltelli da cucina fanno capire sin dalle prime immagini che il sangue non mancherà. I primi venti minuti sono irritanti ed estenuanti. I due freddi e grotteschi protagonisti ubriacano di finte cortesie e atteggiamenti cordiali una bella Naomi Watts che, incredula e irritata, seguita a preparare da mangiare mentre i due assassini già meditano i ‘giochi’ che si apprestano a fare. La pantomima finisce quando il cane, dopo un lamento, smette all’improvviso di abbaiare e Tim Roth, intento a preparare la barca in compagnia del figlio, decide di entrare in casa a vedere cosa succede. Da questo momento inizia una escalation di violenza che porterà alla morte l’intera famiglia, mentre i due si dirigono con la barca a ‘far visita’ alla prossima villetta. Funny Games è un film crudo e straziante. E’ un atto di ribellione alla società del benessere e del consumo, agli stereotipi e al normale corso degli eventi. Il tono beffardo e cinico diventa surreale e fantastico quando Paul (Michael Pitt) ‘resuscita’ il suo amico, colpito da una fucilata, semplicemente riavvolgendo il nastro del film in cui si trova, danzando così lungo il confine, già numerose volte battuto, tra la realtà e la finzione. Nonostante le intense interpretazioni di Tim Roth e Naomi Watts, il film manca di originalità e spessore. Il contrasto espresso dalla contrapposizione tra la musica classica di Mascagni, che introduce il film, e il fracasso dei Naked city con John Zorn, che fa da colonna sonora alla breve fuga del bambino, unitamente alla pallida filosofia sulla realtà e la finzione, non alzano il livello generale della pellicola, che resta confinata nel genere thriller a tinte horror. Un film inutile. Specie se si pensa che è un remake di un originale girato solo undici anni fa dallo stesso regista austriaco. Voto: 5.

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