Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Analisi di una analisi

Posted by Marco su 25 luglio, 2008

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Mentre Berlusconi, ricordando l’annuncio trionfale di Bush Junior che sulla portaerei dichiarava la vittoria americana sulle truppe irachene, celebra la fine della emergenza rifiuti in Campania senza avere conferma da nessun abitante di Chiaiano o Napoli, Alfano studia una legge che depenalizzi l’omicidio di ex militanti del Partito Comunista, Letta e Minniti giocano a fare i ministri, Funari abbandona la scena e Mentana fa vedere a tutti chi è più stakanovista, le notizie economiche si rincorrono. BCE, FMI, Bankitalia Spa, Governo concordano nel dire che l’Italia versa in gravissime condizioni. Ma come fanno gli italiani, in fila per comprare l’IPhone, ad accorgersi che è cacca quella che mangiano e non una partita scadente di Nutella? I più informati leggono le analisi finanziarie sui giornali. Leggono Il Sole 24ore, Repubblica e il Corsera. Oggi voglio analizzare due tipologie di analisi economico-finanziarie: la prima è quella ufficiale, che la stampa diffonde a chi volesse tentare di capirci qualcosa sborsando un euro per il quotidiano; la seconda è l’analisi indipendente, a portata di click, che un qualsiasi internauta di media cultura può consultare liberamente e gratuitamente. Non compro più i giornali perché preferisco spendere i miei soldi al cinema, quindi, per la stampa, ho scelto due articoli comparsi sul sito de La Repubblica e Il Sole 24ore, che quasi sempre comunque corrispondono a quelli stampati. Massimo Giannini, vice-direttore di Repubblica, dopo aver sciorinato cifre e percentuali, scrive:Non è un Paese per forti. E non è una fotografia catastrofista, quella sviluppata a Palazzo Koch. È la pura e dura realtà. Aggravata da una crisi finanziaria globale che comincia solo ora a scaricare i suoi costi sull’economia reale dei singoli Paesi. Di fronte a tutto questo, l’Italia è a dir poco impreparata”. L’Italia è vittima, quindi. L’idea di Giannini che il Paese stia subendo la ‘crisi globale’ davanti alla quale non sa come reagire nonostante al Governo ci siano, e ci siano stati, politici di esperienza internazionale. Subito dopo, Giannini cambia idea: la responsabilità è della politica. “Certo non tutto quello che accade è colpa del centrodestra al potere. Ci sono colpe antiche: quelle sì, tutte rigorosamente bipartisan. Ma oggi tra le cifre del governatore e i numeri del governo si apre un abisso. Di consapevolezza e di ragionevolezza. È vero che stavolta il Cavaliere e il suo ministro del Tesoro non hanno promesso agli italiani il Paradiso terrestre, come fecero colpevolmente nel 2001. Ma è altrettanto vero che, davanti alla criticità del quadro, il Dpef e la stessa Finanziaria triennale appaiono (questi sì) poco più che “aspirine” somministrate a un malato in fase pre-agonica“. Quali sono le ‘colpe antiche’ della politica? Perchè Giannini non spiega il motivo per cui le misure adottate dal Governo sono insufficienti? E perchè l’Italia è ‘un malato in fase pre-agonica’? Cosa l’ha portata fino a questo punto? Un giornalista non dovrebbe limitarsi a raccontare le sue sensazioni, perchè altrimenti la sua funzione non sarebbe molto diversa da quella del pensionato che, seduto sulla panchina, discetta di politica mentre i piccioni gli svolazzano sulla testa. Passiamo ora al quotidiano economico Il Sole24ore, da cui ci aspetterebbe una maggiore chiarezza di analisi unitamente ad un elevato livello di dettaglio. A proposito della crisi dei consumi delle famiglie italiane e della inflazione inarrestabile nell’area Euro, F. Pammolli e N. C. Salerno scrivono: “Ne deriva un messaggio tanto ovvio quanto inconfutabile: il contrasto dell’inflazione e la ripresa della crescita reale sono interesse di tutti, per chi domanda e per chi offre. Da sentieri involutivi dell’economia (bassi redditi => bassi consumi => basse vendite => bassa produzione => disoccupazione) la collettività ne esce profondamente impoverita nel suo complesso. È necessario un atto di responsabilità di tutti, accettando la regola monetaria correttamente imposta dalla Banca Centrale, e condividendo e supportando le azioni di apertura a concorrenza dei mercati dei beni e dei servizi”. Perchè la regola monetaria imposta dalla BCE sarebbe corretta? E come può un’analisi economica pubblicata sul primo quotidiano italiano di finanza terminare con una chiosa generalista e vuota come ‘E’ necessario un atto di responsabilità di tutti’? Ritengo che dietro ai numeri, i grafici, i tecnicismi e l’aspetto settoriale de Il Sole 24ore si nasconda una falsa competenza e una pochezza argomentativa dettata probabilmente dalla volontà di chi controlla i media di celare le vere ragioni della crisi lasciando l’opinione pubblica galleggiare nel limbo della disinformazione pilotata. Passiamo alle analisi indipendenti della Rete. Maurizio Blondet, direttore del giornale on-line Effedieffe.com, spiegando cosa fa davvero la Banca Centrale Europea, scrive: “Claude Trichet, il capo della Banca Centrale Europea  […] , equivocando il senso dei rincari (dovuti a petrolio, quindi fuori della sua possibilità di azione), ha scelto di combattere un’inflazione che non esiste in termini monetari, mantenendo altissimi i tassi d’interesse. Il 4.5%, misura «irresponsabile» l’ha definita Zapatero, perchè condanna alla recessione la Spagna, dove il 20% dell’economia è costituito dall’edilizia, e dove quasi un milione di case sono invendute perchè i mutui sono troppo cari. Trichet, duro nella sua dottrina, mantenendo assurdamente divaricato il differenziale tra il tasso europeo e i Buoni del Tesoro americani, ha ottenuto solo una cosa: che fiumi di denaro rovente si sono rifugiati nell’euro abbandonando il dollaro che rende meno e si squaglia; con ciò, ottenendo un euro assurdamente forte, che strangola le esportazioni. Al punto che l’Europa crolla a picco prima ancora dell’America. Il solo dato positivo è che gli speculatori, ormai, ritengono l’euro sopravvalutato del 20-30%. Entro due anni lo abbandoneranno, e l’euro tornerà debole – com’è debole l’economia reale europea – e tornerà competitivo. Se saremo ancora vivi, s’intende. Per allora, il dollaro sarà sparito come riserva mondiale, e colossi come Cina e Giappone – che siedono su montagne di dollari – avranno ancora voglia di comprare le cravatte di Armani al 20% di sconto? Saremo competitivi, ma nel gelo globale del consumo. Trichet sta cercando di domare il rincaro del greggio provocando l’ulteriore abbassamento dei salari reali in Europa, già erosi dall’inflazione reale degli anni scorsi: fa calare la benzina togliendoci i soldi per comprarla, e anche il posto di lavoro da cui prendiamo i salari. E’ una scelta inumana, ossia da banchiere e burocrate. Spunta in ritardo, come nel 1929, la coscienza che è in atto non una recessione, ma la Depressione”. Toni da Cassandra, direbbero i minimalisti. Non ho mai visto nessuno, però, smentire queste tesi con argomenti altrettanto convincenti. Eugenio Benetazzo, trader professionista e acuto, coraggioso e indipendente analista finanziario, relativamente al rischio di un nuovo 1929,  scrive: “Fateci caso che la storia si sta ripetendo! Istituzioni e banche centrali che garantiscono che il peggio è passato e soprattutto che l’Europa più di tanto non subirà le conseguenze della crisi di liquidità del sistema bancario statunitense. Peccato però che i fatti contraddicano le loro incoraggianti affermazioni: sappiate a tal fine che la BCE ha effettuato interventi di liquidità molto più corposi rispetto alla FED, in buona sostanza ha immesso molto più denaro di quanto ne ha reso disponibile la stessa FED. E come se questo non bastasse assistiamo al teatrino dei mass media che parlano di iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali come se fossero un toccasano per il malato moribondo: tutt’altro. Iniettare liquidità non è di certo una manovra salutare a lungo termine, può consentire una momentanea stabilizzazione della crisi in corso, ma successivamente comporta una inevitabile aumento dell’inflazione con contestuale instabilità dei mercati: in buona sostanza si dovranno alzare ancora i tassi di interesse per raffreddare l’intero sistema, magari molto di più di quanto si era precedentemente annunciato. L’ipotesi di un tasso di sconto al 6 % in Eurolandia comincia a farsi sempre più plausibilie“.

Sensazioni, approssimazione e diplomazia da una parte; chiarezza, argomenti e franchezza dall’altra. E’ chiaro da che parte stare.

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