Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

SuperMario Draghi

Posted by Marco su 3 luglio, 2008

 

SuperMario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha presentato ieri la sua ‘grande ricetta’ per uscire dalla grave crisi economica in cui l’Italia sembra essersi impantanata. Sappiamo tutti che in ogni ricetta che si rispetti ci sono gli ingredienti, le loro quantità e i tempi di cottura. Nella ricetta di Draghi, invece, si legge solo: “Usare questo ingrediente, poi anche quest’altro e ancora questo”. Quanto, come e perché non ci è dato sapere. Plauso della Camera e incenso al nostro grande governatore che alcuni additano come il salvatore della Patria post-Berlusconi. Si dirà che Draghi non è il ministro del Tesoro perciò non è suo il compito di delineare la politica economica del governo. Ma allora qual è la ragione della sua audizione in Parlamento e dei suoi proclami contro la nazione e il governo? Innanzitutto, è bene chiarire chi è in realtà Mario Draghi. Draghi è l’amministratore delegato di Bankitalia Spa, una società privata di proprietà delle banche delle quali, per statuto, dovrebbe sorvegliare l’operato. Ma è nominato dall’assemblea degli azionisti, e cioè i proprietari delle banche detentrici delle quote. Rappresenta quindi un istituto di proprietà di grandi gruppi finanziari, tra cui anche assicurazioni e istituti di previdenza, che dovrebbe vigilare sull’operato di se stesso nell’interesse pubblico. Buffo, ma vero. Inoltre, la Banca d’Italia ha il potere di emettere moneta. Può cioè stamparla (forse nelle Filippine) con normali macchinari tipografici e prestarla. Attenzione, non cederla o venderla, ma prestarla. E prestarla al valore nominale della banconota. Attenzione, non valore intrinseco di produzione maggiorato del margine legittimo di guadagno, ma al valore stampigliato sulla carta. Bankitalia Spa si appropria così in maniera illegittima del valore della moneta stampata pretendendone la restituzione. E’ come se un tipografo stampasse 100 finte banconote in carta riciclata da 100 euro per il Monopoli e chiedesse dieci mila euro in cambio. E c’è di più. Oltre al capitale stampato dal nulla ad un costo irrisorio (30 cents a banconota), la Banca centrale pretende anche il pagamento di interessi. Il capitale restituito, che non si dovrebbe esitare a chiamare ‘malloppo’, rappresenta il signoraggio, differenza tra valore nominale e valore intrinseco di produzione della moneta, che i soci azionisti di Bankitalia Spa e il suo bel governatore si dividono alle spalle degli ignari cittadini impegnati a votare il sondaggio ‘Meglio Lippi o Donadoni?’. La moneta così prodotta serve allo Stato che per campare la chiede ‘in prestito’ generando debito pubblico. Questo debito viene finanziato col prelievo fiscale a carico di tutti noi. Le nostre tasse, i nostri soldi finiscono nelle tasche dei soci di Bankitalia Spa e di SuperMario. Alla luce di tutto questo analizziamo ora le parole di ieri del governatore della Banca d’Italia in un Parlamento alle prese con il Dpef. Ecco la profezia: “Nel corso del 2008 i conti pubblici dell’Italia peggioreranno”. Se i conti peggiorano è perché i nostri soldi li diamo a lui e ai suoi amici proprietari della Banca centrale invece di spenderli per finanziare sanità, scuole, ricerca e lavori pubblici. E’ come se lo strozzino dicesse allo ‘strozzato’: “Attento ché finisci i soldi”. E il consiglio: “La politica economica deve ora abbattere il debito e contribuire alla ripresa della crescita con servizi pubblici migliori e una riduzione del carico fiscale“. E come? Il carico fiscale è alto perché alti sono gli interessi sul debito che lo Stato annualmente paga alla Banca centrale. I servizi pubblici migliori si ottengono quando c’è disponibilità monetaria sufficiente a finanziarli. Se lo stato fa cassa aumentando tasse e imposte per poi destinare le entrate a pagare gli interessi alle banche, i servizi pubblici resteranno pessimi. E conferma di questo la si può trovare tutti i giorni guardandoci attorno. Lo Stato italiano ha 1600 miliardi di euro di debito pubblico. Questo significa che, anche se trattasi di moneta-debito, i soldi lo Stato li ha o li ha avuti. Ma, se i soldi ci sono o ci sono stati, perché le scuole sono sempre fatiscenti, gli ospedali sporchi e gli uffici giudiziari privi di cancelleria? Chiedere di abbattere il debito riducendo le tasse e migliorando i servizi è come chiedere di pedalare senza muoversi. E’ impossibile. A meno che a pedalare siano gli altri, e a guadagnare i banchieri.

Una Risposta to “SuperMario Draghi”

  1. […] “Nazioni arretrate” e “Nazioni Povere” scomparve dal dizionario degli economisti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Tale espressione fu rimpiazzata con “Nazioni in via di […]

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