Spazio Libero

La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (Giuseppe Prezzolini, 1980)

Il Giornale

Posted by Marco su 25 giugno, 2008

Filippo Facci ha prodotto altre due ‘perle di giornalismo’ pubblicate sul quotidiano di casa Berlusconi. La prima titola ‘Ossessioni di famiglia’, la seconda ‘Fatevi inquadrare buffoni’. Nel primo articolo, il giornalista craxiano convinto immagina l’esame di un aspirante giornalista a cui vengono elencati tutti i processi di Berlusconi con il loro esito e infine chiesto di commentare l’editoriale di Famiglia Cristiana titolato “Berlusconi ossessionato dai pm”. Lo scopo di questa prestazione, più da blogger perditempo che da giornalista, è naturalmente vittimizzare Berlusconi sostenendo la tesi della persecuzione giudiziaria e della politicizzazione della magistratura. Facci, però, dimentica due cose. Non cita la condanna amnistiata per falsa testimonianza sui fatti della P2 del 1990 e, soprattutto, non ricorda che la prescrizione e l’amnistia non sono assoluzioni, ma semplicemente una non punibilità per decorrenza dei termini, nel primo caso, e un condono della pena con estinzione del reato decisi dallo Stato per motivi di natura sociale e storica nel secondo caso. Insomma, il reato c’è, ma non è punibile. Un concetto chiaro, direi. Ma Facci non lo spiega perché altrimenti l’articolo perderebbe il suo scopo disinformativo usando così il medesimo metodo di cui ferocemente accusa Travaglio. Se il giornalista non informa correttamente, il fruitore dell’informazione o resta informato male o crea l’informazione in piena autonomia, spesso adattandola alle proprie personali sensazioni. Una delle vittime della disinformazione facciana si chiama ‘Wolf’, che nei commenti infatti scrive:“A tutti i pierini che fanno le solite sciocche precisazioni su prescrizioni ed assoluzioni. Se il reato è prescritto l’assoluzione è conseguente e dovuta. Vale a dire che il giudice assolve interrompendo lo stesso processo di conseguenza l’accertamento del reato non c’é, l’assolto è assolto, questa la sostanza senza altre questioni. Se la legge fosse stata uguale per tutti Berlusconi non avrebbe manco ricevuto un solo avviso di garanzia. Per reati simili Gianni Agnelli non è manco mai stato sentito. Ma che ve lo dico a fare, voi siete quelli delle manette, quelli con descolarizzazione incipiente e senso della giustizia pari a zero. Regards”. Assodato quindi che il biondo ladro di caviale nei supermercati non è un giornalista, passiamo alla seconda perla. Facci si riferisce, senza spiegarlo, allo striscione apparso sul palazzo di Giustizia di Milano che recitava: ‘Fatti processare buffone’. Scrive: “C’è un ricorrente gruppo di persone (sempre quelle da 15 anni più qualche innesto generazionale) le quali ogni tanto si ritrovano a far casino con striscioni, bandiere, nessuna rinnovata significanza e tuttavia un consumato tempismo e senso della notizia. Fanno bene, se si divertono”. Gli autori dello striscione a cui è rivolto lo sprezzo di Facci appartengono al gruppo QuiMilanoLibera, composto da ragazzi e non che da anni si attivano con manifestazioni civili, interviste e articoli pubblicati in Rete per difendere la legalità e la Costituzione italiana contro gli abusi della politica. E’ gente stufa di vedere il nostro Paese continuamente stuprato dai soliti personaggi. Non spaccano vetrine e non menano le mani. Facci questo lo ignora. O forse lo sa, ma non vuole riconoscerlo. L’unica cosa che gli interessa è servire il padrone e abbaiare contro chiunque gli si avvicini. Questo è quello che accade oggi in Italia: da una parte il politico o il giornalista servo (Facci), dall’altra l’elettore ignorante (Wolf) e, sempre più spesso, presuntuoso e saccente. Il Giornale oggi sembra una villa abbandonata e infestata dai topi. C’è il topo Giordano, il topo Sgarbi, il topo Facci, il topo Baget Bozzo e il topo Cirino Pomicino. Quest’ultimo si vergogna talmente tanto del suo nome (come biasimarlo!) che si firma ‘Geronimo’.

Pubblico un estratto dell’ultimo articolo scritto su Il Giornale da Indro Montanelli, direttore quando la villa era funzionante e pulita.

Questo è l’ultimo articolo che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto per vent’anni […]. Sia chiara una cosa: nessuno mi ha scacciato. Sono io che mi ritiro per una di quelle situazioni d’incompatibilità di cui i lettori avranno preso atto dallo scambio di lettere, da noi pubblicate ieri, fra me e l’editore. Di questo editore, ne ho conosciuti due. Uno è stato l’amico che mi venne incontro nel momento in cui tutti mi voltavano le spalle: che non si è mai avvalso di questo titolo di credito per limitare la mia indipendenza, che ha sempre mostrato nei miei riguardi un rispetto confinante e talvolta sconfinante nella deferenza […]. Eppoi ne ho conosciuto un altro: quello che, trasformatosi in capo-partito, ha cercato di ridurre il Giornale ad organo di questo partito suggerendogli non soltanto le posizioni da prendere – e sulle quali non c’erano in fondo grosse divergenze – ma perfino il linguaggio da usare, e che, a lasciarlo fare, avrebbe finito per impormi anche la “divisa”del suo partito, il suo look. Tralascio le rappresaglie contro la mia renitenza all’arruolamento, come gli attacchi dei suoi Grisi televisivi alla mia persona. Ma non posso sorvolare sull’ultima e più grave provocazione: la promessa alla redazione, alla mia redazione, di cospicui benefici se si fosse adeguata ai suoi gusti e desideri, cioè se si fosse ribellata a quelli miei. A questo punto non avevo più scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi. O andarmene. Me ne vado […]. Anche a costo di ridurlo, per i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro giornale. Si chiamerà La Voce. In ricordo non di quella di Sinatra. Ma di quella del mio vecchio maestro – maestro soprattutto di libertà e indipendenza – Prezzolini.

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Una Risposta to “Il Giornale”

  1. Franz QML said

    Grazie !
    franz, quimilanolibera

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