Un giorno perfetto
Pubblicato da Marco su 15 Settembre, 2008

E’ sempre il solito copione. Coppia in crisi, figli alle prese con i loro problemi generazionali, un soggetto tratto dalla letteratura romantica moderna, qualche bravo attore attirato dal nome del regista e tanta, tanta noia. La locandina di questo film è ingannevole. La famiglia al centro della storia è disgregata. Il tono delle scene è profondamente drammatico fino a sfociare in una tragedia annunciata dalla scena iniziale che introduce il film con un flash back, strumento registico ormai abusato e assolutamente inutile in questo film. Come inutili sono tanti altri personaggi insieme ai loro intrecci. Dalla paramedica Angela Finocchiaro, onnipresente attrice che in questo film concede solo due espressioni e tre battute, a Nicole Grimaudo, qui alle prese col personaggio di una ragazza, prematuramente divenuta donna, che resta incinta di un uomo molto più maturo di lei, impegnato in politica e alle prese con un figlio ribelle che, guarda un pò che sorpresa, si innamora della sua matrigna. I protagonisti del film sono chiaramente il prodotto di modelli provenienti dal cinema americano dal quale, forse senza saperlo, il sopravvalutato regista turco Ozpetek è stato fortemente condizionato. Ecco, infatti, che gli occhiali, la simpatia e la dolcezza del bambino, di nome Kevin (anche il nome è a stelle e strisce), ricordano molto da vicino il figlio di Renè Zellweger in Jerry Maguire. Valentina, la sorella, è invece la copia di Thore Birc in American Beauty, alla quale si aggiunge perfino l’amica infoiata. Il film termina con una serie di pistolettate più utili a svegliare gli spettatori addormentati che a risolvere la trama. ‘Un giorno perfetto’ appare anche come ciò che un turco vede spiando i mali della nostra società dal buco della serratura. C’è il tema del lavoro precario, delle coppie che divorziano, delle tragedie familiari e della politica di facciata di chi tenta di salvarsi dai guai giudiziari con un pugno di voti. Insomma, un guazzabuglio di trito e ritrito, di minestre riscaldate e di intrecci che ricordano più le soap opera che il cinema d’autore. E’ chiaro che parte del cinema italiano si è dato ormai alla fiction, alle produzioni commerciali, perdendo di vista l’arte di fare cinema con originalità, intelligenza e delicatezza, caratteristiche che rendono unico il cinema europeo. E’ ora di battere strade nuove, di cercare soggetti diversi e di finirla con i drammi domestici, generazionali e di coppia. Che si lascino alla tv quelle storie. Ieri sarebbe stata una bella giornata, ‘un giorno perfetto’, direi, se non avessi scelto di guardare questo film. Voto: 3.











